L’onestà del camaleonte.

Maschera

Piccola premessa da paraculo: questo post è rimasto per molto tempo nelle bozze, una sorta di opera incompiuta, la mia piccolissima “Sagrada Familia”, perchè anche se parlo in terza persona è chiaramente personale, troppo personale, dietro l’insistenza di una mia nuova amica di blog (che rimarrà privata, si perchè incredibilmente ho anche una vita privata…ma poco) mi deciderò a pubblicarlo…prima o poi…

I cavalieri medievali indossavano l’armatura, riuscivano a compiere gesti eroici, uscire incolumi dalle insidie della battaglia grazie a quel pesante fardello che li proteggeva e permetteva loro di sopravvivere a quel mondo di duelli, spade, principesse e regni da salvare.
Oggi, le nostre armature sono le maschere che quotidianamente indossiamo per muoverci in campi di battaglia diversi ma non meno cruenti, perchè, siamo tutti dei guerrieri fragili con una corazza troppo leggera. E allora indossare una maschera rende ogni cosa molto più semplice. Aiuta a nascondere l’identità e a renderla irriconoscibile. Le maschere hanno da sempre permesso di fare ciò che ai volti è proibito.

Ne hai indossate tantissime e continui a creartele di nuove, ormai hai l’armadio pieno e le hai cambiate così tante che il ricordo del tuo viso originale sbiadisce ogni giorno di più. Sono diventate indispensabili, come la cocaina per un tossico, E allora quando ti trovi perso ne indossi una, perchè è molto più semplice essere il giullare di corte che Guy Fawkes, il Cappellaio matto che Giovanni Tolu, Bradley Cooper che Roy Lee Dennis.

Non puoi permetterti il lusso di farti trovare nudo e indifeso, perchè hai un disperato bisogno di amore e di accettazione, e allora ti lasci prendere la mano e le sovrapponi, una sull’altra e ti dici che quella sarà l’ultima, che sei tu che decidi e puoi smettere quando vuoi. E intanto te ne metti una nuova.
Ora sei il figlio devoto, poi il marito sui cui poter contare, poi il padre affettuoso, l’imbonitore capace, il duro, l’amico, il cialtrone, il serio, il misterioso, il figlio di puttana. Ma “Come sopportare in me questo estraneo? Questo estraneo che ero io stesso per me? Come non vederlo? Come non conoscerlo? Come restare per sempre condannato a portarmelo con me, in me, alla vista degli altri e fuori intanto dalla mia?” (L. Pirandello)

Indossare una maschera è un qualcosa di tangibile, o più spesso intangibile, utilizzato da ciascuno di noi per celare la propria identità, nella vita di tutti i giorni, nel mondo digitale-virtuale e nel mondo reale, online e offline.
Cerchiamo tutti di essere dei Romeo dal volto camuffato che riescono ad entrare in casa Capuleti e danzare con Giulietta riuscendo ad evitare la sfida con Tebaldo

E allora continuiamo a trascorrere così le nostre esistenze, intrappolati senza saper riconoscere e scindere il nostro vero animo dalla maschera che si porta e così, questa diventa l’arma che copre gli occhi, che riveste l’animo e oscura l’indole.
Perchè in fin dei conti non interessa quasi a nessuno scoprire cosa nascondi dietro, non c’è la curiosità di sbirciare oltre la tenda, perchè magari oltre la tenda non ci sono saltimbanchi e ballerine, ma solo visi comuni in attesa di essere truccati per andare in scena.
Perciò ci accontentiamo della realtà come appare e non ci preoccupiamo di altro, che va bene così, non sveliamo il mistero, è sempre meglio mostrare un volto che sorride piuttosto che un uomo che si dispera perchè rivuole la sua vita.

Forse siamo tutti degli impavidi cavalieri, o più semplicemente dei fuggiaschi che si adattano come camaleonti e plasmano la loro personalità per risultare più idonei e meno complicati, che poi spesso nascondersi e fuggire è comunque una forma d’arte o quantomeno di sopravvivenza.
Perciò niente moralismi sull’essere sinceri e mostrarsi per quello che siamo, per una volta cerchiamo di essere onesti, accettiamo a cuor leggero di lasciare nell’ombra Clark Kent e Don Diego della Vega, che non ci sono indifesi da salvare o ingiustizie da sanare, ma semplicemente situazioni diverse da affrontare. E poi, che vi credete, anche i moralisti hanno le loro belle gatte da pelare. Tutta gente seria che disquisisce di rock alla Jethro Tull e poi ascolta i Modà.In fin dei conti è giusto tenere nascosti alcuni segreti, non svelare tutto in un’unica soluzione, ma imparare a leggersi fra le righe, viaggiare a vista, con “questo boato che abbiamo sotto il respiro”, nel continuo gioco crudele della vita, che a volta ci fa uomini e a volte ci rende camaleonti.

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25 pensieri su “L’onestà del camaleonte.

  1. Togliersi le svariate maschere che ci costruiamo durante la crescita e la vita, e’ il primo passo, in assoluto più tangibile, del cammino verso l’amor proprio. Gli altri, o ci rispettano e ci amano per ciò che siamo, diversamente “cippa”.
    Stefania

  2. Sei molto romantico, con questo post. Quasi idealista! Io purtroppo non la vedo proprio come te… penso che la maggior parte delle persone che cambia ripetutamente maschera, o che ne sceglie alcune da indossare abitualmente, sia solo perchè sotto, non c’è nulla. Anzi: sotto a quelle maschere, c’è il nulla. E non le usano per mascherare qualcosa che vogliono celare… le usano per mostrare qualcosa che non c’è.
    Guarda, alla fine, piuttosto del nulla preferirei sapere che sotto la maschera c’è un appassionato di Modà!!!!

    • L’idea di fondo era quella di focalizzare l’attenzione su come ci plasmiamo a seconda delle situazioni e delle persone che abbiamo di fronte, sacrificando il nostro vero io…poi ovviamente scrivendo il post, ho divagato…come sempre.

  3. Ha una corona di freschi pensieri l’alba
    splende sulla cera bianca della mia maschera
    non è finta, né cucita, è una maschera vera
    quella che sotto la pelle ognuno cela.

    Burattini, maschere, arlecchini, nella danza macabra della vita difficile sapere quale sia la nostra vera meta, o la menzogna nella verità fuggita

    • Ecco, c’ho messo un sacco di tempo a scrivere questo post…poi arrivi te, fai un commento del genere e realizzo che avrei potuto aspettare tranquillamente altri cento anni. Questa si chiama…cattiveria!!! Grazie davvero, le tue sono parole speciali, non dovresti sprecarle per commentare le mie considerazioni deliranti. Grazie !

  4. Di solito non parlo di me nel commentare i post altrui (già sfrantumo abbastanza i coglioni nei miei), ma mi hai letto nel pensiero.
    Quando ho aperto il mio blog, il cui primo titolo era “confessioni anonime” (qualcuno avrà sperato di trovarci storie hot), avevo intenzione di dire tutto di me e invece sono finita per dire tutto, sì, ma della mia storia, che è diverso. Credevo che Harley Quinn e l’anonimato, paradossalmente, sarebbero riusciti a tirare fuori la mia identità (oltre a difendere la privacy della mia famiglia). E invece Harley Quinn è diventata l’ennesima maschera, forse solo un pò più trasparente, e io ho capito che la fatica vera è accettarsi, ammettere gli errori e le scelte fatte; ho capito che è molto più difficile mostrarsi a se stessi che agli altri.
    Sai qual è la mia canzone preferita in assoluto? “Oggi sono io” di Britti, sperando di imitarne il coraggio un giorno. Ho coltivato per un pò la passione del teatro e sul palco non mi sentivo mai inibita nell’azione, perché tanto non ero io…
    Il mio cognome lo scrivo solo sui documenti, mentre sui social network ne ho cambiati cinque inventati così come ho cambiato amicizie; “Ars” mi serve per non prendermi la responsabilità dei miei disegni invece. Riesco a scoprirmi contenta di “farfalla impazzita”, “Harley”, “Ars”, “Chiara”, ecc, ma tutte queste tizie non mi lasciano libera di essere contenta di me.
    Tolgo l’armatura e, disarmata, ti saluto. E scusa lo sfrantumo e la tristezza, ma mi è sfuggita la maschera.

    Stefania (io)

    • Grazie, non immagini il piacere che mi da questo tuo commento, ti conosco da poco (anche perchè sono io che ho aperto da pochi mesi il blog), ma leggerti è un’esperienza magnifica che mi apre la mente. Vedo che hai colto l’essenza di questo post (ammesso che ce ne sia una, ma ne dubito), la verità è che scrivere post seri, che mi riguardano personalmente, mi imbarazza, ma ogni tanto è anche interessante sfidare i propri limiti, indipendentemente dal risultato.
      Ciao Stefania, grazie di aver per un attimo gettato via la tua maschera, dovresti farlo più spesso, anche perchè quello che c’è sotto è bellissimo.

      • Sei davvero molto gentile. L’essenza del tuo post è forte e disarmante. I tuoi limiti li superi con ammirevole coraggio, sia con la serietà qui che con l’ironia negli altri post. C’è il bello e il brutto sotto queste nostre maschere, non è facile prenderne coscienza, di nessuno dei due. Grazie a te per questo momento di sincerità 🙂

  5. Da “molto giovane” ero un camaleonte, per forza di adattamento; poi ho capito che non andava, non mi piacevo e io prima di piacere agli altri devo piacere a me. Ora sono amaleonte solo quando mi vesto, un gioco, ma io sono io e la maschera la indosso solo a carnevale, quando mi maschero sempre al contrario di quello che sono. e allora anche in quel momento sono “smascherata”.

  6. E’ quel generalizzare utilizzando ‘tutti noi’ che non mi piace.
    Le persone oneste non indossano maschere, non ne hanno bisogno per esprimersi. E’ lecito il pudore di salvaguardare i propri sentimenti e dunque ben venga la riservatezza.
    Non so ma neppure da molto giovane ero capace di fare intendere altro di quel che ero.
    Poi va da sè che il trucco, il colore dei capelli, l’abbigliamento potrebbero essere un surrogato del camuffamento oppure sempicemente il piacere di giocare con sè stessi.

    sherabuonWE

    • Hai ragione, in realtà quel “tutti noi” è riferito a tutti noi che ci nascondiamo dietro una maschera, ma questa mia visione non è assolutamente negativa, è semplicemente una forma di autodifesa, non perchè siamo disonesti e abbiamo chissà quali nefandezze da nascondere, ma solo perchè siamo fragili, insicuri e leggermente a disagio in mezzo alla gente. La mia idea era questa…uff…lo sapevo che a scrivere questo post sarei entrato in un ginepraio… 🙂
      buonWEancheateeppyalluin.

  7. Questo è quello che mi piace del tuo blog: passi da articoli dissacranti ed ironici ad articoli come questi, riflessioni che hanno un tocco di universalità impossibile da non notare. Ed impossibile non sentirsi presi in causa.
    La miglior maschera del XXI secolo è il nickname, ti nascondi dietro ad esso come dietro ad Alamo e cerchi di respingere qualsiasi persona, commento o altro che possa anche solo avvicinarsi a te. Smesso il nick giri con facce adatte ad ogni occasione nel tuo taschino. Che sia necessità tua o necessità della società… nel secondo caso, paradossalmente, sei quasi scusato a mio parere, se la società non può/vuole vedere la tua faccia, vuol dire che, per sopravvivere degnamente, devi mascherarti da qualcosa di più consono. Di più “in linea” con quello che ti richiedono, no?
    Personalmente non ho mai parteggiato per i vincitori, la maschera del vincitore la lascio a chi, più di me, ha l’attitudine, la faccia tosta di presentarsi petto in fuori e mento in alto. Io prendo la maschera del perdente, di quello che sta leggermente fuori dall’occhio di bue, dal fascio della popolarità. E sorrido. O ghigno. Ma questo dipende come mi vedi.

    Ps: ma non mi troverai mai, e dico mai, a disquisire sui Modà! Piuttosto mi prendo e crocifiggo da solo. Passandomi anche l’aceto con la lancia! 😀 Questo te lo posso assicurare (ah, logico, questa parte del commento serviva a stemperare e mandare in vacca la serietà della prima parte).
    Pps: viva i Jethro Tull. Dannati i Modà! 😀 ahaahahahahah

    • Ecco, il tuo commento è molto più bello del mio post. Comunque, l’ho scritto con le canzoni che mi hai consigliato, sparate a palla nelle cuffie, perciò se il post dovesse essere particolarmente scadente, la colpa è soltanto tua. Ahahah.

      P.s. Come direbbe il buon Kekko (che già uno che si firma con tre K mi sta sui coglioni a prescindere)…”dimmelo dimmelo dove devo andare…”…ekko Kekko Kon la Kappa…io un’idea ce l’avrei…decidi tu se preferisci che te lo dica con la C o con la K.

      P.p.s. Sei un mito e un buon amico. Grazie.

      • Ehehehe… no no hai fatto un buon lavoro, mi prendo il merito per qualsiasi commento negativo ti arrivi. Quello si I commenti positivi sono solo per te 😉

        P.s: non sapevo chi fosse ‘sto Kekko. L’ho googelato e ho capito! Comunque direi che propendo con la K, anche perché da un tocco gggiovane che piace.

  8. Le maschere a volte ce le impone la società, a volte ce le mettiamo da soli per non far vedere quanto siamo fragili… Già riconoscere che tipo di maschera abbiamo è un primo passo…
    Accettare e superare le proprie fragilità sarà il traguardo che ci consentirà di gettare via le maschere… In questo momento penso di aver messo addosso diversi strati di maschere….

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