E se lo dice Paolo Fox…

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Ci siamo! Siamo arrivati (quasi) alla fine di questo anno.

Come tutti i “fine anno” è il tempo dei bilanci, dei buoni propositi per il futuro  e dell’oroscopo di Paolo Fox, che non s’è ancora capito perchè sia sempre vestito di bianco e soprattutto, perchè secondo lui non c’è mai un segno a cui va di schifo. Invece noi abbiamo la sensazione che ci abbiano cagato nello zodiaco.

Personalmente non amo i bilanci, a partire da quello famigliare, in compenso mi diverto un mondo a snocciolare liste di intenti farciti di buone intenzioni e sogni a basso costo, tipo colonizzare Marte..

Ma prima di ammorbarvi con i miei fioretti per l’anno venturo, mi voglio addentrare in un argomento parallelo, ma per questo non meno ammorbante: la notte di capodanno.

Secondo me hanno stufato i nemici del capodanno. Quando una frase la ripetono in tanti bisogna insospettirsi, c’è puzza di luogo comune.”Ah, che noia il capodanno, se potessi me ne starei a casa e me lo vivrei come un giorno normale, e poi cos’è questa storia che bisogna divertirsi a tutti i costi?”. Intendiamoci, il mio concetto di spiritualità è “leggermente” divergente da quello canonico e se ci fosse il buon Savonarola probabilmente finirei sul rogo, Ma la questione di fondo non è divertirsi, ma di fare cerimonia, di santificare una festa (nel senso più caciarone possibile del termine), altrimenti, le feste, che le fanno a fare? Il capodanno va celebrato, per cominciare l’anno nuovo con il giusto mood, perchè con le pieghe della bocca verso il basso, le sopracciglia inarcate, uno sbuffo tediato non si va da nessuna parte. Per me avere davanti un bel foglio bianco è stato da sempre fonte di ispirazione a aspettative, spesso disattese, ma non importa, non è questo che conta veramente, l’importante è averne. E’ l’occasione giusta per darsi appuntamenti positivi, per non lasciarsi trascinare dalla corrente di questi tempi bastardi, per sforzarci di non livellare tutto ad un piattume insopportabile.

L’equivoco sta forse nel fatto di voler caricare la notte di San Silvestro di troppe fantasie, nel cercare a tutti i costi la figata superpazzesca e possibilmente la figa che ci sta dietro. E invece basta un bel bottiglione, un vestito niente male e la solita compagnia di amici, con qualche aggiunta dell’ultimo minuto. Insomma, io faccio parte della categoria del “ci divertiamo con poco” e del “se sposti un po’ la seggiola stai comodo anche tu”, delle tombolate con i ceci e delle incazzature per aver perso il settebello e la primiera.

E’ vero, non è obbligatorio divertirsi a tutti i costi, ma neanche rompersi costantemente i coglioni. Ne abbiamo davanti di giornate senza senso, perché buttare via una notte speciale? Forza allora, muovere le chiappe e truccarsi, parruccarsi, cospargersi di brillantini (che vi ritroverete in posti inconfessabili molti giorni dopo i bagordi). Bisogna apparecchiare facce e tavole, e festeggiare l’ultimo dell’anno con fantasia, perché anche un pigiama-nutella-party può essere un bel capodanno. Anche una pizzata che finisce a Pommery sul comodino e Carlo Conti su Rai Uno puo’ essere un bel capodanno. Anche sperare che questa volta la crema al mascarpone abbia la consistenza (e non solo l’aspetto) commestibile può essere un bel capodanno. Anche cenare in giacca e cravatta con la vostra donna in abito lungo, da soli, nel vostro monolocale puo’ essere un bel capodanno. Si, anche presentarsi a letto con i boxer rossi e la scritta “apri e gusta” potrebbe risultare simpatico.

E ora veniamo ai miei dieci (ma potrei arrivare a cento, non sfidatemi) buoni propositi per il 2014.

  1. Imparare ad appendere un quadro.
  2. Mangiare le tagliatelle al ragù senza ridurre la camicia come la pelliccia della Pimpa.
  3. Capire che diavolo sia l’expo 2015 e soprattutto capire perchè ho una voglia incontrollata di andarci.
  4. Imparare a memoria il pin del bancomat.
  5. Vincere 5 euro al gratta e vinci.
  6. Fare un goal su punizione durante una partita a PES.
  7. Sapere dove si trova lo spinterogeno.
  8. Fare un giro sulle montagne russe di Gardaland senza chiudere gli occhi
  9. Mangiare un Buondì in cinque bocconi (sono esperimenti da non ripetere a casa).
  10. Trovare un Dio, prima che lui trovi me.

Ricordate che secondo la scaramanzia, per avere un anno felice, la prima persona che incontrate uscendo di casa il primo gennaio dovrebbe essere di sesso opposto. Ecco, per noi uomini sarebbe opportuno farlo senza mostrarle a tutti i costi i boxer rossi. O almeno, non nei primi cinque minuti.

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Sogno di una notte di mezzo inverno.

Thanks

Questo è il mio primo Natale da blogghettaro, e questa cosa mi piace, ma è anche l’ultimo da trentenne, e questo mi piace già un po’ meno.

Si, ma questo non sarà un post sui tormenti di un giovane di “quasi quaranta”, anche perchè sono cinque anni che sto pensando ad un pezzo da scrivere per questo evento e non me lo brucerò certo in cinque righe di cavolate in croce.

No, questo vuole essere un post in vostro onore, si, perchè mi sento in debito con voi (anche con equitalia, quindi siete in buona compagnia), è il mio modo per ringraziarvi, oggi siamo, anzi siete, in 200, lo so, non è chissà che, si insomma, ci sono tanti di voi che hanno migliaia di followers, ma vi assicuro che quando decisi di aprire questo insulso blog non avevo idea di cosa stessi per fare, di ciò che mi aspettava e soprattutto non avevo idea delle persone che avrei incontrato sulla mia strada.

E poi siete arrivati voi, uno dopo l’altro, qualcuno si è perso per strada, con qualcun altro ho creato legami più stretti, è tutto in divenire ed è bello così.

Non voglio fare l’ipocrita dicendo che scrivo solo per me, non è vero, lo faccio perchè qualcuno legga e magari (inspiegabilmente) possa apprezzare, se volessi scrivere solo per me prenderi un quaderno e una bic da 50 centesimi e riempirei quelle pagine, come facevo a vent’anni. Certo, i miei amici più cari sono già corsi in cartoleria a comprarmi l’occorrente, ma voi sopportatemi, ogni tanto lasciate un “mi piace” e io son contento così.

Come diceva lo” zio Willy”: Se noi ombre vi abbiamo offeso, per poterci dare il perdono, fate conto di aver dormito, mentre queste visioni apparivano e che a mostrarvi paesaggi immaginari sia stato un sogno.
Signori, non ci rimproverate.
Se ci perdonate… rimedieremo!
Ascoltate l’onesto Puck: se avremo la grande sorte di sfuggire ai vostri insulti, potremo rimediare, signori. Che Puck non è un mentitore.
Quindi: buonanotte a tutti voi!
Datemi la mano e siamo amici! e Puck i danni vi rifonderà. (W. S.)

Questo è l’unico modo che conosco per ringraziarvi, perchè mi servite, perchè è bello sentirsi parte di qualcosa, perchè voi siete il mio sogno di mezzo inverno.

Ok, bimbi, vi saluto, ci sentiamo dopo Natale, non mangiate troppe lasagne e panettoni.

P.S. lo so, a questo punto ci starebbe bene un’espressione tipo “tanti auguri”, o cose simili, ma preferisco salutarvi come faccio con i miei amici più cari, semplicemente: fate i bravi.

Grazie.

Pillole di saggezza livornese

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Ok, dopo un certo numero di post semi-seri è giunto il momento di scriverne uno “cialtrone”.

Allora, ormai credo che sia chiaro a tutti che sono toscano, i più perspicaci avranno capito anche che vivo in provincia di Livorno. Ebbene, questo post vuole essere un omaggio alla mia città/provincia, perciò ho deciso di aumentare le vostre conoscenze culturali illuminandovi su alcuni pittoreschi modi di dire che potrebbero tornarvi utili nel caso vi capitasse di passare da queste parti. Detto in altre parole vi sto fornendo una mini guida per evitare perculeggiamenti trovandovi a parlare con qualche indigeno di queste zone.

Innanzi tutto, evitate assolutamente di “parlare bene” degli abitanti della provincia di Pisa, diciamo che…non corre buon sangue (per usare un eufemismo), in campo culinario potete andare sul sicuro ordinando un bel piatto di cacciucco e poi andare dal Civili (locale che ha fatto la storia di questa città) e ordinare un ponce. Ecco, dopo evitate di guidare e di accendervi una sigaretta…se non ci credete…provate pure, infine c’è un luogo di culto da visitare assolutamente: i 4 mori, monumento di dubbio gusto a cui nessuno sa dare un significato preciso, ma ormai c’è e buttarlo via non è il caso.

Premetto che evitare di essere scurrile sarà una bella faticaccia. Da queste parti non siamo molto raffinati, sono luoghi popolati da gente semplice che va a prendere l’aperitivo col trattore. Ah, dimenticavo, scriverò in dialetto e metterò accanto la traduzione. (forse) Ok,ci provo, auguratemi buona fortuna.

  • Sei simpati’o come un gatto attaccato a’ ‘oglioni – La tua antipatia mi sta enormemente infastidendo.
  • Si stava meglio quando si cenava co’ la paglia delle seggiole – Si stava meglio quando si stava peggio (un classico) spesso accompagnato da: “quando c’era Lui, caro lei…” il “lui” in questione è uno dei più famosi dittatori italiani, no…non quello contemporaneo…l’altro.
  • A entrà son zucchini a uscì son coomeri – ( coomeri = cocomeri/angurie) si dice riferito ad una situazione apparentemente facile da gestire che poi invece si rivela altamente impegnativa. (l’orfizio di entrata e (soprattutto) quello di uscita credo siano chiari a tutti)
  • Se le maiale volassero a te ti darebbero da mangià con la fionda – Se le fanciulle di facili costumi avessero il dono della levitazione, le altre persone ti fornirebbero il cibo tramite una piccola arma da lancio manuale. C’è anche una versione, per così dire, maschile:”se i cornuti volassero sarebbe sempre nuvoloso”.
  • Ma vòi insegnà a babbo a pipà? – non vorrai mica istruire tuo padre circa l’atto del concepimento?. Di solito si usa in presenza di una persona che pretende di insegnarti qualcosa di cui tu sei già docente universitario.
  • Vento di ponente: acqua fino a ‘oglioni e pesci niente. – Quando spira il vento di tramontana, il livello dell’acqua si alza e l’incauto pescatore potrebbe ritrovarsi con i genitali sommersi, del tutto o in parte, e con nessun pesce catturato.
  • Conti vanto ir 2 di brisca – (vanto=quanto)  Il tuo potere decisionale è praticamente nullo. Durante una partita, con il 2 di briscola non ci prendi neanche il biglietto del tram.
  • Tutto fà, disse quello che pisciava in mare – ho cercato di dare il mio contributo, anche se piccolo. Puo’ essere anche usato nella versione “meglio poco che niente”.
  • Te voi mangià l’ovo in culo alla gallina – (voi=vuoi) Tu sei troppo impaziente, i risultati arrivaranno, ma devi sapere aspettare.
  • Brutta di viso ma sotto ‘r paradiso.  – Dicesi di donna dai lineamenti poco piacenti, presupponendo che per bilanciare la cosa, la natura l’abbia dotata di fascino in zone meno visibili.
  • Meglio lei ignuda ‘he te vestit’ a festa! – E’ piu piacevole alla vista il corpo desnudo di quella fanciulla piuttosto che il tuo con abiti eleganti.
  • A Livorno, ‘r peggio portuale sona ‘r violino ‘o’ piedi.- A Livorno, siamo tutti veramente raffinati, basti pensare che il portuale più indecoroso suona il violino con gli arti inferiori.

Boia dhe bimbi, io c’ho provato, spero d’esse stato un ber ganzone. Che qui…un si frigge mi’a coll’acqua (questa era per i miei amici livornesi che sicuramente mi faranno un sacco di critiche…)

Per terminare l’opera vi invito a consultare il vocabolario livornese, edito in tutte le lingue del mondo. La leggenda narra che abbia venduto un paio di copie in più della Bibbia, ma non lo dicono in giro per timore di ritorsioni da parte di qualcuno in alto….molto in alto.

Infine vi invito caldamente ad allargare lo sguardo e gustarvi questa canzone de “i Licantropi”, probabilmente capirete “il giusto”..e forse è anche meglio così. Comunque se siete curiosi…son qui per rispondere a tutte le domande.

Naturalmente mi aspetto una lauta ricompensa da parte della pro-loco livornese.

Il Capostazione azzurro.

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Qualche settimana fa ho scritto questo post che conteneva alcune informazioni utili per decodificare il comportamento della maggior parte degli uomini. Bene, diciamo che c’ho preso gusto, perciò care donne, prendete carta e penna potrebbero servirvi. E non solo per fare la lista della spesa.

Che ci crediate o no, anche noi uomini siamo cresciuti con le favole, chi più chi meno. Ma, mentre voi avete passato la vostra adolescenza ad aspettare il principe azzurro, noi, abbiamo passato la nostra a cercare di diventarlo, ognuno a suo modo. E diciamocelo chiaramente, voi siete (e siete state) nettamente avvantaggiate, dovevate semplicemente aspettare, Certo, essere la più bella del reame, con tutti gli annessi e connessi e con l’ansia che ciò si porta con sè non deve essere stata una passeggiata di salute.

Noi ci siamo dovuti sbattezzare parecchio, anche perchè per essere principi serve un padre re. Il mio ad esempio faceva il ferroviere, cavolo, al massimo potevo diventare controllore. Se avevo fortuna, capostazione.

Le favole poi hanno uno schema ben preciso: il re di solito è malato e muore (babbo, è il momento di fare gesti scaramantici), la regina cattiva (mamma tranquilla, te sei buonissima, infatti nelle favole sei già nell’aldilà e babbo s’è sposato la matrigna) e la principessa indifesa da salvare. Che detto fra noi, non è indifesa proprio per niente, se la caverebbe benissimo, ma Cenerentola, Biancaneve, Raperonzolo e compagnia cantante ci hanno insegnato come va il mondo. Poi c’è il principe che è sempre bello, forte e giovane.

In questo quadro capite che non è colpa nostra se abbiamo abbinato l’idea di vecchiaia a quella di sfortuna e soprattutto l’idea di giovinezza a quella di successo. Questo stranamente ci porta a non essere molto contenti di invecchiare. Mai. Già a tredici anni ci spaventiamo dei primi peli sul viso, non li vogliamo, siamo ancora troppo giovani. Nello stesso momento la nostra futura principessa si sta sforzando di farsi crescere il seno.

Ma non sarà l’unico compromesso che dovremo fare con il nostro fisico, e soprattutto non sarà sicuramente quello più doloroso. Il vero e proprio dramma esistenziale coinciderà con la caduta dei primi capelli. All’inizio saremo solo un po’ stempiati e nessuno ci farà caso più di tanto. Per alcuni sarà una lenta decadenza, per altri più repentina. In entrambi i casi non è facile farsene una ragione, perchè anche coloro che resteranno con un certo numero di capelli non saranno felici di vederseli imbiancare.

E care principesse, non credeteci quando vi diciamo che comunque sia per noi non è un problema. Lo è eccome, stiamo solo cercando di accettare la nostra nuova condizione. Senza peraltro riuscirci.

Un altro favore. Non vi mettete a ridere quando ci vedete leggere il giornale con gli arti allungati fino all’impossibile. Non ci è calata la vista, si sono semplicemente accorciate le braccia. Questo è il terrore di tutti i ragazzi “dieci decimi”. Sappiatelo. E poi dai, sono le lobby della carta stampata che tendono a scrivere gli articoli con le sillabe sempre più piccole, per risparmiare. Insieme agli oculisti formano una vera e propria associazione a delinquere.

Quando eravamo ragazzi ci dicevamo sempre che prima di fidanzarsi con una ragazza sarebbe stato meglio vedere la madre, perchè tra quarant’anni sarebbe stata come lei. Ebbene, si dice che un uomo capisce che sta invecchiando quando si rende conto di assomigliare sempre di più a suo padre. Però per noi non è riferito esclusivamente all’aspetto fisico.

Perciò la regola d’oro è questa: non dite mai ad un uomo che sta invecchiando, vale per voi come per noi. Anche a nostra madre è concesso di dirci solo che stiamo crescendo fino a venti/venticinque anni, quando abbiamo ancora buone probabilità di riuscire a sconfiggere il drago e salvare la principessa. Insomma, noi evitiamo di fare battute sulla vostra età ( se non siamo particolarmente stronzi), voi fate altrattanto, quindi amate la nostra pancetta, passateci una mano fra i capelli brizzolati e diteci che assomigliamo a George Clooney, sorvolate sulla questione “occhiali”, inutile illuderci dicendo che ci donano, non ci crediamo e se prendiamo il borsone per andare a giocare a calcetto non diteci “attento a non farti male” ma più semplicemente “divertiti e cerca di fare tantissimi gol”. Voi trattateci come quindici anni fa e non preoccupatevi, saremo noi a trovare scuse per andare a letto presto o per evitare di uscire per l’aperitivo delle sei di sera. Perchè ci rendiamo conto che stiamo diventando re, giorno dopo giorno, e la cosa non ci piace affatto. Lo sappiamo noi e lo sapete voi.

Forse quasi nessuno sarà un vero principe, molti si accontenteranno di essere un semplice capostazione. La cosa che conta davvero è che per noi sarete sempre “la più bella del reame”.

Stasera mi ha fatto compagnia questa.

E’ nato prima Babbo Natale o Bruno Vespa?

babbo-natale-maniaco

E’ indubbiamente (quasi) Natale.

In questo particolare periodo dell’anno il genere umano si divide in due grandi categorie. Voi lo amate, lo aspettate per undici mesi con ansia e siete convinti che sia un periodo magico, giusto?
Ottimo. Siete festività-compatibili.

E’ splendido sentirsi così, immersi nella gioia degli acquisti, impazienti di addobbare la sala con festoni, ghirlande, angioletti, comprare l’abete i primi di settembre e piazzarlo fiero e maestoso vicino al divano già a metà novembre. C’è tutto un universo da vivere, fatto di regali, pacchettini, luminare, cene, panettoni aziendali e bottiglie di spumante. Ecco, se in questo tripudio di bontà, euforia, manicaretti e tanti cari auguri vi dovesse avanzare un briciolo di tempo, dedicate un pensiero, una parola gentile e una fetta di pandoro anche a noi: i festività-incompatibili.
Perchè, il nostro spirito natalizio è leggermente diverso. E’ vero, siamo incompatibili, ma ci stiamo lavorando su.

Di solito ci rendiamo conto che sta arrivando il Natale perchè vediamo Bruno Vespa che va a fare propaganda, quasi a reti unificate,al suo nuovo libro. Lo vedi dappertutto: a tutti i telegiornali, alle previsioni del tempo, ai programmi di cucina…Ieri sono entrato in un bar e ho chiesto un caffè macchiato, da dietro il bancone è spuntato Bruno Vespa dicendo “macchiato freddo o caldo?. A proposito, lo sai che ho scritto un nuovo libro?” Ecco, l’appuntamento con Vespa(siano), è seguito a ruota dal nuovo film di merda di Cristian De Sica, che dopo aver rotto le balle ai villaggi turistici di tutto il mondo, ora ha finalmente cambiato genere, niente più vacanze di natale, no, si è evoluto, ha deciso di rompere le balle proprio a tutti, in effetti, perchè limitarsi solo alle località turistiche?

Comunque sia, l’incombere della madre di tutte le festività, è per noi sempre motivo di ansia e spesso di liti familiari. Il nodo assoluto da sciogliere è sempre il solito: Natale dai miei, dai tuoi o da noi?. Questo argomento richiede spiccatissime doti diplomatiche, perchè creare tensioni insanabili ed essere estromessi dal testamento è un attimo. Il problema è che, per ogni festività-incompatibile c’è un intero nucleo famigliare che nutre sogni di zampognari, cornamuse e vestiti di babbo natale.

Insieme all’organizzazione logistica, viene il problema dei regali. Una tragedia per noi incompatibili.

Intendiamoci: ci piace fare i regali, anzi, ci piace il gesto di porgere il dono, ma non sopportiamo il gesto dell’acquisto, e non solo per mere questioni economiche.

Prima di tutto dobbiamo decidere cosa regalare, e più parenti abbiamo più testate nel muro dobbiamo battere. Di solito si cerca di prendere informazioni stando attenti agli apprezzamenti che vengono espressi, tipo “bella quella sciarpa…” perciò cari parenti e amici, occhio a quello che dite, perchè dal dieci di settembre in poi, siamo tutti con le orecchie alzate e potreste ritrovarvi sommersi di maglie e guanti. Per la serie “fai attenzione ai desideri che esprimi, potrebbero avverarsi”.  Se proprio non siamo riusciti a carpire informazioni utili (che nel mio caso avviene sistematicamente), facciamo la domanda diretta “cosa ti piace?” e di solito la risposta altrettanto diretta è “non mi serve niente”, che tradotto, sarebbe “ti ho fatto un regalo strepitoso e se tu non mi regali niente ci fai un figura di merda stratosferica”. Insomma, diciamocelo, è cattiveria bella e buona.

Perciò ci adoperiamo e con il morale di un cammello al polo nord, usciamo fuori con il termometro che segna meno due (ma ne percepiamo meno 127) e ci ritroviamo a naufragare in un mare di gente che da tanta parte delle vetrine il guardo esclude, come se non bastasse è tutto un tripudio di Jingle Bells e altre canzoncine di tal guisa cantate da Al Bano, che secondo me dopo l’Epifania viene smontato e rimesso in soffitta come gli abeti di plastica. Il pensiero corre veloce all’opzione “acquisti online”, ma visto che è il 24 (sera) i tempi di consegna non giocano a nostro favore. Comunque scegliamo il regalo, lo diamo alla persona di turno, emozionati e soddisfatti, con aspettative di apprezzamento altissime. Lui/lei lo scarta, lo scruta e…”ah, si, bellino, bellino, grazie” riponendolo di nascosto in un cassetto.

Vogliamo parlare di presepe e albero?. Ok, se ci tenete parliamone.

Il nostro albero è sempre lo stesso, da dodici anni a questa parte, lo riesumiamo dalla soffitta già con le palline appese ai rametti, è alto 12 centimetri, come puffo brontolole, con addobbi microscopici ma con al vertice una cometa a grandezza naturale.

Per non parlare del presepe: è fatto con statuine acquistate nel corso degli anni, da negozi diversi, comprese le ferramenta,  con il bambinello delle dimensioni di cicciobello, il bue e l’asinello in scala uno a centoventi milioni e tre scaricatori di porto di un metro e novanta che per arrotondare si vestono da re magi. Certo, se riesci a guardarlo dalla giusta prospettiva, tipo dalla cima dell’Everest, il complesso non è malaccio. Ecco, poi entri in casa del tuo vicino per fargli gli auguri, lui ti da una bottiglia di Cesarini Sforza e tu una di Bosca Anniversary comprata al discount per un euro e venti. Ispezioni la sua sala e vedi una perfetta ricostruzione di tutta la Terra Santa in scala 1:1 e un albero talmente grande che è visibile anche dalla Luna, come la muraglia cinese.

Per i compatibili il momento del pranzo poi è l’apoteosi del gusto. Nella mia famiglia andava di moda cucinare la faraona (non so perchè parlo al passato), che non ho mai capito che cavolo di animale sia, una gallina? una qualità di ovino? una mummia egizia?. Visto il sapore che aveva direi…risposta C. Con l’avvento dei vari Master chef, Clerici e sorella sfigata della Parodi, le abitudini sono cambiate (ecco perchè parlavo al passato): è tutto un fiorire di termini francesi, tipo “topinambur” e “sac a poche”. Il risultato è che continuo a non sapere cosa sto per mangiare, in compenso mi sta venendo la erre moscia.

Fosse per noi i preparativi per il pranzo natalizio si ridurrebbero ad un paio di sofficini di sottomarca preparati al microonde. Ma si sa, quando il Natale “comanda pietanza” noi rispondiamo solo….crostini!

Capite cari festività-compatibili? noi facciamo una fatica del diavolo per cercare di “natalizzarci”, perciò dai, dateci una mano, almeno a fare l’albero dai, appendete giusto un paio di palline, evitate di fare i preziosi e diteci che regalo desiderate veramente e se ci riuscite, non ci umiliate con un pranzo da centomila portate da far venire il magone a Joe Bastianich (vuoi che muoro?). Insomma, fate qualche cazzata anche voi, che so, fate finta di sbagliare apparecchiando la tavola con il coltello a sinistra. Cose così.

Dai. è Natale, siate buoni.

La baby box. Ovvero: italians do it better.

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Allora la questione è questa: pare che oggi sia uscito un articolo sul Corriere della sera, pare che questo articolo parli di un’abitudine del governo finlandese che consiste nel donare ad ogni nuovo nato una scatola di cartone contenente oggetti utili per il bambino, pare, e dico pare, che una certa Tiasmo e una certa Claire (ma probabilmente anche altri), abbiano voluto dimostrare ai finlandesi che, anche se curano l’igiene orale biascicando il vivident xylit, noi italiani ce ne battiamo le balle e facciamo la nostra scatola (virtuale) mettendoci dentro quello che ci pare. Nel frattempo ci laviamo i denti con la pasta d’acciughe.

Detto questo, quella che segue è la mia personalissima lista di cose che mettere nello scatolone di un neonato.

– una penna e un foglio. Perché se usati bene possono fare più male di una mazza chiodata.

– una foto di Benigni che tiene in braccio Berlinguer. Perché restare un pò bambino ti salverà.

– un cuscino e una coperta. Perché sognare ti renderà libero.

– un plettro. Per far vibrare le corde delle persone che incontrerai.

– un pugno di Cassius Clay. Per ricordarti che i dolori più grandi saranno quelli che ti faranno crescere.

– la borsa del ghiaccio. Perché dopo il cazzottone di Clay credo che ne avrai bisogno.

– una cuffia da piscina. Perché prima o poi nella vita ti devi buttare.

– un biglietto della lotteria, non vincente. Perché la fortuna devi creartela da solo, i soldi facili spesso sono una disgrazia.

– una mappa stradale. Perché è un attimo perdersi in questo mondo e chiedere ai passanti non è consigliabile.

– una chiave. Ma starà a te scoprire quale porta apre. Perché io posso darti gli strumenti, ma dovrai essere tu a saperli usare bene.

– un film di Troisi. Perché a essere sempre seri….sai che due coglioni.

– un pallone di cuoio. Così se incontrerai un bimbo finlandese potrete fare una partita e dato che i finlandesi a calcio sono negati, gli farai un culo così.

– un termometro. Per simulare una febbre improvvisa la mattina, prima del compito di matematica.

– un libro di grammatica. Perché potresti essere anche un genio, ma se coniughi male i verbi non sarai credibile. (Se lo avrei avuto anch’io potrei essere un fenomeno).

– Un mazzo di carte e un bicchiere di vino. Perché, in compagnia di un buon amico ti faranno stare bene. Anche se sa tanto di casa del popolo.

– un cd originale. Anche se non sarà facile trovarlo. Vederne uno equivale a fotografare lo Yeti.

– il numero di telefono della figlia della portinaia. Perché se assomiglia alla madre…ti darà grandi soddisfazioni.

– un biglietto di sola andata. Perché io devo lasciarti libero, sarai tu a decidere se tornare. In ogni caso sarò sempre qui.

Si, direi che la scatola è pronta. Solo una cosa, vorrei dire al bambino che verrà di non avere troppa fretta, di prendersela comoda, anche perché qui, obiettivamente, la situazione non è buona.

Ok, ora che ho completato la mia lista passo la palla a voi. Mi aspetto un bel tiro all’incrocio dei pali.

Tutta colpa della corteccia parietale.

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Parliamo di luoghi comuni. Wow che argomento originale. Tranquilli, non voglio assolutamente sfatarli, anche perchè sono quasi tutti veri, ma da uomo ci tenevo a sviscerarne alcuni che ci riguardano da vicino. Inizio a parlare al plurale perchè, se le amiche si vedono nel momento del bisogno (e infatti vanno al bagno in coppia), la solidarietà maschile serve a confortarci e a darci ragione l’un l’altro.

Noi uomini amiamo il calcio, le auto, le moto, la lotta, le costruzioni della Lego e i film di azione, si ok, anche film di “altro” genere, basta che ci sia movimento.

L’aspetto che ci differenzia maggiormente dalle donne è: il modo di comunicare!
Le donne comunicano tramite la parola, eh lo so, bella scoperta, raccontano cosa stanno vivendo, chiedendo consiglio, piangendo o sorridendo.
Noi uomini no. O almeno, non così tanto.
Non è che non proviamo emozioni e sentimenti, solo che non ci piace raccontarli. La maggior parte delle volte ci fan sentire esposti, indifesi, attaccabili.
La nostra corteccia parietale prende possesso del pensiero e noi non ci sentiamo a nostro agio a raccontarvi il nostro animo.
È allora che entra in ballo il calcio, l’auto e la Lego creator.
Noi ci esprimiamo così, è così che vi raccontiamo come stiamo. Può sembrare qualcosa di animale, forse anche sciocco, ma saremo così sempre, e si può solo accettare.

Se avremo voglia di stare con voi, di sentirvi parte di noi, non verremo a sederci sul divano raccontandovi quanto sia gioia per noi la vostra presenza, ma vi abbracceremo da dietro, o vi terremo la mano in strada.
A volte si pensa che noi uomini siamo chiusi, che abbiamo paura di esporci, che non abbiamo cuore.
Ricredetevi.
Ricredetevi perché, se imparerete a conoscerci, capirete che uomini e donne fanno la stessa cosa, solo si esprimono con linguaggi diversi. E mentre voi chiederete scusa noi laveremo magari i piatti a casa, o porteremo dei fiori, forse solo vi baceremo.
Mentre voi nella rabbia piangerete o urlerete noi prenderemo l’iphone e lo scaglieremo per terra mandandolo in frantumi, o saliremo in macchina guidando a centonovanta all’ora o a giocare a pallone con gli amici.

E se davanti ad un problema voi chiederete consigli alle amiche, noi andremo davanti alla nostra auto e ci sporcheremo le mani con l’olio del motore.
Certo, alcuni uomini parlano a parole più di altri, a seconda della sicurezza che hanno, ma se starete attente vi accorgerete che nei piatti lavati in silenzio, in quel calcio al pallone troppo forte perché entri in rete, quelle ore spese davanti ad un motore perfettamente funzionante armeggiando solo per sistemare ciò che è già sistemato, ci saranno le nostre scuse più sincere, tutta la foga della nostra rabbia, e l’ansia dei nostri problemi.
Vi svelo però un segreto.
Non chiedeteci mai come stiamo.
Non forzateci a raccontarvi nel dettaglio i tormenti della nostra anima e nei nostri pensieri.
Volete capirci?
Guardateci in quella partita di pallone, anche se magari il calcio non v’interessa. Asciugate i piatti che laveremo, e sapremo che avrete compreso le nostre scuse, chiedeteci come va il motore, e sapremo che ci siete accanto.
Alcune donne dicono che vorrebbero che i propri uomini le parlassero di più, raccontassero loro tutto ciò che sentono.
State attente a quello che desiderate, perché non lo volete davvero.
Sinceramente non volete davvero che il vostro amico, fratello, ragazzo o marito vi racconti qual è il suo tormento, cosa lo genera e come vorrà risolverlo. Non volete perché vi piace essere ascoltate, e noi uomini, se ci impegniamo, siamo anche bravi a farlo. Se fossimo noi quelli da ascoltare, se fossimo noi quelli che a volte han bisogno di piangere, i ruoli sarebbero invertiti, e a voi toccherebbe il calcio, la macchina e tutto il resto, e non lo volete davvero.

A volte serve un uomo per capire un uomo, non c’è altro da fare.
Voi stateci accanto, osservateci senza farci sentire sotto esame, e imparerete a comprenderci, a risponderci secondo il nostro linguaggio, noi ci impegneremo ad assumere il vostro e pian piano i linguaggi si mescoleranno, ma con calma.
Ogni cosa ha i suoi tempi.

A voi il compito di farci un solo, semplicissimo favore: accettare le nostre scuse come reali. Sappiamo, voi e noi, che non son vere, ma fingete di sì.
Vogliamo essere il principe, nella storia, nessuno spera di diventare il re.

Raccomandazioni per farmi arrivare lontano.

io e me

Ciao, Tu ancora non mi conosci, o meglio mi conosci già, ma non lo sai, in realtà siamo due facce della stessa medaglia, due linee parallelle che non si incontreranno mai. E se si incontrano, comunque non si salutano.

Tu sei un bambino di sei anni, vivi nel 1980, io sono lo stesso bambino ma ne ho quasi 40, ho già vissuto la tua vita e sono qui per darti un paio di dritte.

Quest’anno Babbo Natale ti porterà il Diaclone e diventerà pazzo per trovartelo, costerà una fortuna, ma anche se ha il mutuo da pagare riuscirà a fartelo avere, perchè Babbo Natale è infallibile, non ci son cazzi. Sarà l’ultimo natale in cui scriverai la tua letterina, dai non fare quella faccia, sono almeno sei mesi che non ci credi più, ma hai capito che per il momento ti conviene tenere segreta la cosa, si ma non preoccuparti, i regali continueranno ad arrivare, ah a proposito…anche della befana…ne vogliamo parlare? va bhe dai, ormai per quest’anno appendi la calza al termosifone, ma poi diglielo a quel pover’uomo di tuo padre che non importa che esca fuori a mezzanotte senza il piumino addosso per andare a prenderti le caramelle che tiene nascoste in garage da almeno sei mesi. Che poi a te quelle schifezze gommose manco ti piacciono, ma ormai devi stare al gioco e farai finta di mangiarle. invece le sputerai nella ciotola del gatto, che povera bestia, sta lievitando come le labbra di Moira Orfei.

A proposito del gatto: fossi in te eviterei di dargli una martellata sulla zampa, no, non fare quel broncio dispiaciuto, ti assicuro che lo farai, fra meno di un anno, mentre stai giocando con i playmobil, entrerà in camera tua e tu lo farai prigioniero costringendolo a dirti la parola d’ordine…che ovviamente sarà sbagliata. Si comunque sarà una botta lieve, se la caverà con poco, ma diciamo che un certo bonus di vite se l’è giocato.

Per una decina d’anni sarai un bambino estremamente timido, occhialuto, con una pettinatura assurda a “leccata di mucca”. Non spaventarti, considera che a 40 sarai ancora discretamente timido, la pettinatura sarà sempre decisamente assurda, ma con un certo brizzolato che fa tanto George Clooney “de’ noartri”, sarai occhialuto a tratti, perchè non li hai mai amati e non li amerai mai, ma non si puo passare tutta la vita andando a tastoni. O magari si puo’.
 Ma vai tranquillo, a 17 anni sboccerai. Andrai in giro con “il chiodo” (la giacca di pelle intendo, l’altro chiodo fisso lo avrai già da un paio d’anni), capelloni che sanno tanto di Napo Orsocapo e stivali Camperos neri che indosseresti anche in pieno Luglio. Che ho detto? “sbocciato”?…ecco, forse ho esagerato un po’. Certo però che la Ibanez blu elettrico che comprerai nel 1997 renderà il quadro più confortante, C’è da dire che non ti montaterai la testa, assolutamente no, ti sentirai direttamente Dio. L’amerai, come solo una cosa irraggiungibile puo’ essere amata, sentirla vibrare sotto le tue dita sarà come tuffarsi nella neve con la febbre a quaranta. Con lei romperai le palle a tutti i tuoi amici, suonerai in un liceo femminile di Copenaghen vestito da vichingo e strapperai un paio di baci ad una tipa sulla spiaggia. Vorrai strapparle anche altro, ma l’arrivo del suo ragazzo renderà tutto un tantino più complicato. Ecco, un suggerimento: anzichè correre verso il molo, prendi in direzione della pineta, magari sarai più fortunato ed eviterai di girare per una settimana con un occhio degno di un panda cinese.

A luglio dell’anno dopo fumerai la tua prima sigaretta, vomiterai anche i tortellini del veglione di capodanno, giurerai che non lo farai mai più. Eh, com’è andata?…meglio non sapere…cazzo, aspetta m’è cascata la cenere sulla tastiera…ok, dicevamo?…. Proverai anche un paio di sigarette…come dire…”addizionate”, si ok, un po’ più di un paio, ma durerà poco, come dici? se io ho smesso?, certo che ho smesso…da quanto?..oddio…ok, te lo dico da quanto…dunque…che ore sono?. No davvero ne fumerai meno di sei in tutta la tua vita. L’ultima da militare la notte del congedo. Giuro. Croce sul cuore.

Ti romperai una caviglia un primo maggio, il naso l’ultimo giorno di scuola e il crociato del ginocchio a trentasei anni facendo lo scemo sui rollerblade, che dai, lo sappiamo entrambi che a senso dell’equilibrio siamo davvero messi male.

Avrai pochissime ragazze, forse è anche per questo che continuerai a portare gli occhiali, sarai un po’ stronzo e un po’ vittima, direi che tutto sommato ci puoi anche stare, poteva andarti peggio.

Che altro…vediamo…ah si, un giorno aprirai un blog, come?, cos’è un blog?, eh, magari te lo dico fra una ventina d’anni, quando l’avrò capito anch’io.

Dai, è il momento dei saluti. Un giorno ci incontreremo e capiremo se siamo vissuti per davvero. Nel frattempo, cerca di fare buon viaggio. Prendila un po’ più con filosofia e non arrenderti. Mai.

Studia, mi raccomando, fammi arrivare il più lontano possibile, sano e salvo. E non mangiare tutta quella cioccolata, sennò arriverai a quarant’anni con un quindicina di chili da smaltire. Trattami bene,  

Ciao.

Fai il bravo.