Mi pare di dimenticarmi qualcosa, ma non ricordo cosa.

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“Primo ottobre, è un giorno fantasioso, l’aria è mite, qualcuno fa l’estroso”, cantava un Francesco Nuti d’annata, probabilmente (anzi sicuramente) non era riferito a scenari e personaggi particolari, ma solo all’incombere dell’autunno, però io da buon dissidente disilluso leggermente incazzato, ne approfitto e ne farò un uso politically incorrect.

Si perchè è capitato che alcuni giorni fa mi sia seduto al tramonto sul pontile di Porto Santo Stefano, in faccia all’isola del Giglio, ed era identica a come la vedeva la principessa Soraya nel 1956, ma se mi fosse venuta la sciagurata idea di voltarmi di spalle, verso lo scellerato scempio architettonico di fine anni sessanta, mi sarei trasformato in pietra come se stessi guardando gli occhi della Medusa.

All’orizzonte invece brillava al sole calante quel brandello di terra, che lasciava vagare lo sguardo alla ricerca della torre del Saraceno e del faro del Fenaio. Loro c’erano già, hanno resistito a due guerre mondiali e a questa insopportabile Italia.

Poco distante da me si trovava un piccolo gruppo di persone, munite di binocolo. Se ne fregavano delle torri e dei fari, cercavano disperatamente “la nave”. Ecco, sono loro lo specchio di questo Paese, alla spasmodica ricerca della star del momento, intenti ad ammirare quell’esempio vergognoso di italico orgoglio, con lo stesso entusiasmo con il quale guarderebbero estasiati la Lollo “bersagliera” di “Pane, amore e fantasia”.

Se ti aggiri per le vie del paese, senti alcuni commercianti che parlano fra loro sottovoce e si lamentano un po’:  vorrebbero tenerla lì quella cazzo di nave, perchè porta gente, i traghetti sono sempre pieni, anche in inverno, a Giglio Porto c’è un viavai mai visto, in questi tempi di crisi è proprio quello che ci voleva. Dietro di loro il monte Argentario li osserva sornione e avrebbe una gran voglia di scuotere la testa e ingoiarseli come le zigulì.

Poi d’improvviso scendono i visitatori di ritorno dall’isola, muniti di telefonino e macchina fotografica, si scambiano impressioni da finti indignati, pubblicano la foto su facebook e ottengono più “mi piace” di quelle di Gino Strada con i bambini vittime delle mine anti uomo.

E allora ci dicono che dobbiamo essere orgogliosi, l’abbiamo raddrizzata ed è tutto merito nostro, lo stesso merito che l’ha fatta inclinare (ma questo non ce lo dicono), c’è di che vantarsi, e inchiniamoci allo strepitoso risultato ottenuto, anche se prima di noi qualcuno ha fatto l’inchino con risultati disastrosi (ma questo non ce lo dicono). Ma va bene così, il passato è passato e si sa, noi italiani siamo di memoria corta, (non a caso ammiriamo i pesci rossi) infatti ogni tanto ci dimentichiamo che un paio di poveri cristi sono ancora la sotto e gridano vendetta.

E a guardarla da lontano, anche l’isola ci osserva sconsolata, si scambia un cenno d’intesa con l’Argentario, allarga le braccia come a dire “che posso farci?…io c’era già da prima” e sospira inconsolabile nel vedere l’affanno di coloro che cercano giustificazioni, che ci ripetono come un mantra che dobbiamo essere orgogliosi, orgogliosi, orgogliosi… Bravi, fate bene, ripetiamolo di continuo perchè “Ripeti una bugia 100 volte e diventerà la verità”, diceva Goebbels. Anche se, fossi in voi, cari finti moralisti non dormirei sonni tranquilli, perchè non si sa mai quando qualche cadavere salterà fuori e verrà a mordervi il culo.

Ma forse alla fine, ci meritiamo questi personaggi qui: i capitani coraggiosi, le interviste di Barbara D’Urso, i venditori ambulanti che elargiscono magliette con su scritto “Torni a bordo cazzo!!!”, i politici e gli addetti ai lavori tronfi e soddisfatti che stappano champagne (francese) per un finto “successo” (italiano).

E qui devo ammettere che il buon “Cecco” si sbagliava quando diceva “qualcuno fa l’estroso”, aveva decisamente sottovalutato il numero degli… “estrosi”.

“A volte succede. Nei grandi amori o nelle più gravi crisi della Storia. Nei fallimenti, nei tradimenti, nella desolazione e nell’abbandono. Si raddrizza la schiena. Ci si rivolta.” (letta da qualche parte, ma non ricordo dove, sono italiano, ho la memoria corta).

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19 pensieri su “Mi pare di dimenticarmi qualcosa, ma non ricordo cosa.

  1. Alcuni anni fa mi feci una settimana di vacanza nel Parco del Gran Paradiso in Valle d’Aosta, giusto per fare un po’ di trekking, vedere qualche marmotta, qualche stambecco e pure qualche castello. Quando tornai a casa e dissi di essere stato anche a Cogne, tutti i miei colleghi mi chiesero se avevo visto la villetta della Franzoni…

  2. Un paese che per quel che mi riguarda, per chi lo rappresenta e soprattutto per chi lo abita … non merita più la maiuscola.
    Hai espresso benissimo un pensiero comune a pochi purtroppo.
    D’altra parte inseguiamo l’effimero e l’inutile.
    Scena di vita vissuta.
    Amsterdam.
    Casa di Anna Frank.
    Turista 1: noooo, tutta quella coda? E io dovrei farmi tutta quella coda per la casa di Anna Frank?
    Turista 2: no, figurati … a che ora passa il battello? Facciamo la crociera sul fiume.
    Ecco, è l’esempio tipico della cultura che esportiamo …
    E comunque, …
    a che ora inizia la partita?

    😦

  3. Incredibile! Ma non mi stupisco per niente. È la mente bacata della maggiorparte degli italiani che ragiona così. Non pensa nessuno alla tragedia o, peggio, a chi ha perso la vita su quella nave… Chisenefrega! Ora è una meta turistica. Non l’isola, la nave rimessa in “piedi”. Ma facciamocene una ragione, la gente non cambierà mai. Qui a pochi km da me ho l’altra attrazione turistica: No, non mi riferisco allo zoo di Fasano. Ma ad Avetrana, dove la piccola Sara fu uccisa dalla cugina e dalla zia che l’avevano cresciuta. No comment! Comunque hai scritto belle cose Pinocchio! Sei grande… Come sempre! :-*

  4. opperché e dici he Pinocchio e un c’è più? e c’è eccoooome, un lo vedi ‘ome sartella e sviola tra e carabinieri? e dice anche un sacco di bugie miste a tante ( forze troppe, verità) letta e digerita con gusto, anche se io al Giglio ci sono sempre andata in tempi non sospetti ( oddio, via mia ar tempo della Soraya!) e ora he c’è la ‘ariatide e un ci sono andata più
    cucù

    • Grazie, commento interessante, degno del miglior “Vernacoliere”, la storia di Pinocchio che non c’è più è un pò articolata, diciamo che è un piccolissimo omaggio ad un grande (per me) artista/amico (dhe, un mi fa’ di’ troppe ‘ose che la parte dell’omo misterioso fa ganzo abbestia). 🙂

    • Certo, però ci potrebbero essere altri sistemi per cercare di tirar su qualche euro, magari senza speculare sulle tragedie altrui, ecco, perchè sono sempre “altrui”, ci riguardano marginalmente, forse se la sotto ci fosse stato un tuo amico, un parente, un criceto o il gatto del vicino, forse dico, un pò ti incazzeresti. O no?

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