La guerra degli indecisi

In un mondo che viaggia ad altissima velocità gli insicuri rappresentano un freno anomalo e di solito inaccettabile.

Le persone comuni prendono continuamente decisioni, nella maggior parte dei casi non stanno neanche lì a rifletterci, le prendono e basta. La pasta è insipida? Aggiungono il sale. Sono in ritardo a un appuntamento? Pestano sull’acceleratore. Barbara D’Urso intervista Daniele Interrante? Cambiano canale. Semplice, repentino e assolutamente indolore. Tipo il vaccino influenzale.

L’insicuro no. Per l’insicuro l’idea di dover decidere in fretta rappresenta l’inizio della guerra. Una guerra impàri fra lui e il resto del mondo. Un conflitto senza prigionieri e una sola vittima. Lui. Il pensiero di dover decidere è l’inizio di una disfatta annunciata.

Se lo spaghetto è insipido l’insicuro sta lì a rimuginare sulla quantità di sale da mettere. Il “quanto basta” riportato sulle ricette di cucina è un concetto troppo astratto, completamente fuori dalla sua portata cognitiva, tipo la mascherina chirurgica per Salvini, per intenderci. Il “quanto basta” è la voragine che si apre sotto i piedi dell’insicuro, facendolo sprofondare direttamente nel più spaventoso dei gironi infernali.«Ne prendo un pizzico dal barattolo della saliera? Sì, ma quanto “pizzico”, uno abbondante o uno medio?»«E se poi ne metto troppo e diventa immangiabile? Sarebbe un peccato, sono spaghetti alla carbonara, dovrei buttare tutto. Ok, le uova erano in offerta all’Esselunga, ma il guanciale no, quello era a prezzo pieno, che con quello che costa avrei speso meno a comprare il maiale vivo e poi smontarlo io, un po’ per volta». Di solito gli insicuri mangiano spaghetti, in bianco, se hanno una botta di autostima aggiungono un po’ d’olio, ma giusto un filo. Quanto basta, diciamo.

Se sono in ritardo, gli insicuri, arrancano, combattuti tra l’impulso primordiale di premere il pedale e far salire il contachilometri e il timore ancestrale di un possibile posto di blocco. Però, in quel caso, la paura che angustia l’insicuro, non risiede tanto nell’ansia di una sanzione, ma nel dover dare spiegazioni agli agenti della polizia stradale.

«Se mi fermano cosa dico? Ma soprattutto, “come” lo dico? Dovrò usare un tono accomodante? Risoluto? Serio? Sorridente? Affranto? Disperato? Cazzo me ne frega? E allora il PD?». Non ne esce.

Si fa domande, l’insicuro, ma soprattutto si logora nel trovare le risposte più giuste. «Mi alzo? Mi potrò sedere? Mangio? Respiro? Chi cazzo è Daniele Interrante?», per dirne alcune.Si crea problemi esistenziali, come se fosse alla disperata ricerca di una nuova tortura, una nuova guerra.L’aspetto fisico, anzi, più precisamente, l’aspetto estetico. È qui che l’insicuro esprime al meglio il suo potere di auto demolirsi, spesso anche con punizioni corporali.

«Come mi vesto? Elegante? Giacca e cravatta? E se poi sono l’unico ad avere la cravatta? Sarebbe come entrare nel parlamento degli Stati Uniti d’America vestito da sciamano. (per dire). Sì, ma se ci vado con jeans e maglione e poi sono tutti incravattati? Faccio una via di mezzo? Tipo sciamano ma con i pantaloni neri di Pal Zileri?». E poi capelli un po’ più lunghi o rasati? Barba o liscio? E se “barba” quanto lunga?

Volete far provare un’esperienza premorte a un insicuro? Dategli un compito da svolgere, uno qualsiasi, il primo che vi viene in mente, una roba banale, quasi mortificante.

«Mi togli quel piatto dal tavolo?» una cosa di una semplicità estrema. Provate. Provate a dirlo a un insicuro. Lo vedrete aggirarsi per casa come uno in piazza Mazzini che cerca un bar aperto alle ventitré. Un disadattato, totalmente incapace di trovare la giusta collocazione a quel maledetto piatto. Che se potesse se lo metterebbe fra le chiappe del culo pur di farlo sparire.

E quando è sconfitto, quando è davvero, irrimediabilmente, battuto inizia fare domande. E quello è il momento in cui perde completamente la dignità.

Usa un tono gentile, esageratamente gentile, che sfocia immancabilmente nello stucchevole.«Scusa, va bene se lo metto nella credenza? Meglio sul divano? Eh? Che dici? Lo porto su in soffitta? In cucina? In lavastoviglie? Nel microonde? Nella cuccia del cane? Nello zaino del bambino? Lo ingoio?», che tu lo guardi e alla fine gli dici «lascia stare, faccio io», che è l’espressione più vicina al «Vaffanculo».

Gli insicuri fanno fatica a farsi rispettare, nella maggior parti dei casi non ci provano neanche. Hanno l’angoscia profonda di chiedere indietro le cose che ti hanno prestato. Tu fumi, per esempio e chiedi l’accendino all’insicuro, lui sorride e te lo presta. Accendi la sigaretta, fai un paio di boccate, continui a parlare con lui, gesticoli, ti metti distrattamente l’accendino in tasca, continui a ridere, parlare, gesticolare, ti muovi, insomma, vivi. Lui no, lui è rimasto fermo al momento in cui ti sei appropriato dell’accendino, perché ora è costretto a richiedertelo, ma probabilmente non lo farà. Vive nel terrore costante di mancare di rispetto alle persone, di infastidirle, di urtare la loro suscettibilità. E allora starà tutto il giorno con la smania di fumare, con quell’onda crescente che sale incessante, quella voglia smisurata che ti prende quando vuoi fare qualcosa che in quel momento non puoi fare. Che ne so, mangiare il cioccolatino che ti sei dimenticato nella tasca della giacca, che se lo avessi non ci penseresti neanche a mangiarlo. Ma non ce l’hai e allora lo vuoi e la voglia cresce, il mondo ti sembra finito senza quel maledetto cioccolatino. Tu dopo un po’ saluti l’insicuro e te ne vai, con il suo accendino. E ignaro lo lasci lì, nel suo dolore, diventerà un tabagista incallito, rovinerai per sempre il suo stato di salute, lo costringerai a spendere migliaia di euro da uno psicanalista misogino che lo convincerà di aver avuto una vita di merda per colpa delle donne che ha frequentato. Avrai irrimediabilmente devastato l’esistenza dell’insicuro ed è un peccato, perché un accendino costa un euro. Il Bic un euro e trenta, per dire.

Agli insicuri è precluso qualsiasi gioco di squadra, il calcio per esempio, non possono praticarlo, ci hanno provato eh, ma poi rimanevano lì impalati, nel centro del campo, a scegliere il compagno giusto a cui passare la palla. La pallavolo, il rugby, basket, tamburello, calcio balilla, nuoto sincronizzato, softball, palla avvelenata, strega comanda colore, tutto proibito, tutto categoricamente vietato.

L’insicuro passa le sue giornate così, con la minaccia costante di una mostruosa crisi di nervi, ma non sua eh, no, di chi gli sta accanto. L’insicuro ha la naturale capacità di portare tutto e tutti all’esasperazione, inevitabilmente.

Ma ogni tanto arriva qualcuno che riesce a vederli con occhi diversi, gli insicuri. Qualcuno che ha la voglia e la sensibilità di trovarli smarriti, come i fanti della prima guerra, indifesi e bellissimi. Qualcuno che si prende la briga di abbracciarli nel sonno di rimboccare loro le coperte, di passare una mano nei capelli e dire pianissimo «Dormi ti prego, non svegliarti ancora, dormi tesoro, che la guerra potrebbe tornare». Ma l’insicuro in realtà non sta dormendo, cerca solo di godersi quell’istante di pace e nel frattempo pensa «Avrò fatto bene a puntare la sveglia alle sei? Faccio le sei meno dieci? cinque e mezza?»…niente, non ne usciamo.

Commenti

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12 pensieri su “La guerra degli indecisi

  1. E così mi hai fatto conoscere un tizio di cui ignoravo l’esistenza e che in più ha anche la faccia da mona.
    Quanto agli insicuri, sai qual è la tragedia? Quando te li trovi davanti allo stop, e fin quando non hanno la certezza che la strada sia totalmente sgombra dal Brennero a Reggio Calabria non si schiodano neanche se gli punti una pistola alla tempia.
    Bentornato.

    • Facciamo così? Noi insicuri intendo, facciamo così? Rimaniamo inchiodati agli incroci? Non ci ho mai fatto caso, o magari sono un insicuro atipico, spericolato ecco.
      (Ho trascurato il blog, troppo, tanto, farò il possibile per recuperare, lo prometto).

  2. Mi hai fatto sorridere, ma in alcuni punti un insicuro potrebbe trovarlo quasi offensivo, capisco l’ironia ma “L’insicuro ha la naturale capacità di portare tutto e tutti all’esasperazione” mi sembra un tantino esagerato

    • Intanto grazie per il commento, non lo dico chiaramente ma è una riflessione su me stesso, sono un insicuro cronico e spesso mi sto antipatico da solo. Diciamo che è un brano in alcuni tratti volutamente esagerato, che sfiora il grottesco. O almeno, l’intenzione era quella.
      Grazie mille ancora. Apprezzo tantissimo osservazioni di questo tipo. Grazie.

      • Grazie a te per il chiarimento! Immaginavo fosse questo l’intento, ho voluto sottolineare solo quei pochi passaggi che secondo me potevano ospitarlo, ma per il resto – da insicura cronica – mi sono divertita a leggerlo 😄

  3. Penso che si viva male continuamente nell’incertezza, oddio di sicuro non c’è niente a questo mondo questo è vero però quando c’è da fare qualcosa o prendere una decisione credo che prima si fa e si agisce e meglio sia. Certo dopo averci pensato ma in maniera razionale senza esagerare, anche perché quale sia la cosa giusta non lo sa nessuno, ci si prova 😉
    Buon fine settimana, sono mancati i tuoi post.

    • Sono assolutamente d’accordo con te, decidere, muoversi o comunque, in generale, agire è la scelta migliore. Noi insicuri facciamo più fatica e ci creiamo spesso un numero esagerato di problemi, nella maggior parte dei casi immotivati. Comunque ho scritto questo brano basandomi semplicemente sulla mia esperienza di vita, spolverandolo un po’ con l’ironia. (Almeno quello era l’intento).
      P.s. Anche a me è mancato il blog, nel frattempo ho portato avanti un po’ di progetti (fra cui un libro e un altro in elaborazione, ma niente di serio eh 😜) l’intenzione è quella di riprendere il percorso, quindi…ci ritroveremo qui. Grazie mille per esserci ancora.

  4. Mia figlia maggiore è così. Infatti sia per noi adulti, costretti nostro malgrado a buttarci fin da bambini, sia per la secondogenita, che invece a 5 anni è pronta a comandare un esercito e guai a discutere, risulta veramente esasperante 😂

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