Alcune pecore hanno bisogno di un pastore…maremmano.

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Per un automobilista di città, stressato, nervoso e con quotidiane pulsioni omicide, il raggiungimento del Nirvana consiste nel percorrere strade di campagna, possibilmente asfaltate.

E così ti lasci indietro semafori, rotatorie e vecchiette col cane sulle strisce pedonali, che asfalteresti volentieri ma temi di farti svariati anni di galera. Specialmente se asfalti il cane. Abbandoni tutto questo alle tue spalle e ti immergi nel paesaggio agricolo.

Imbocchi la provinciale e oltrepassi la bottega di Cecco Furia, strampalato personaggio del quale non hai mai saputo il vero nome, nella zona è conosciuto con il suo nome d’arte conquistato sul campo, è un tipo che “se la prende comoda”, per farti un panino al prosciutto puo’ impiegarci dalle tre alle cinque ore, a volte sparisce nel retrobottega e te hai il forte sospetto che debba ancora ammazzare il maiale, poi se sciaguratamente gli chiedi di infarcirlo con un paio di fette di formaggio è la fine, non esci più, ti conviene portarti direttamente la canadese (intesa come tenda, non come signora proveniente dal Canada, che comunque se ne conosci una e la porti, male non faresti) da casa, ti costringe a seguirlo in cantina, perchè, come dice lui, “si fa presto a dire formaggio”, alla fine scegli una forma con la data di questo secolo e compri una vocale. Lui è un tipo preciso, prima pesa le fette del pane, poi il prociutto, poi il formaggio, infine compone tutto il panino e lo pesa nuovamente, per controllare che torni il totale. E’ il classico tipo che gira in macchina col navigatore, conosce perfettamnte la strada, vuole solo mettere alla prova il tom tom. Insomma, farsi preparare un panino da lui è come guardare Schindler’s list al moviolone di Biscardi.

Ok, non ti fermi, dai un colpo di clacson al buon Cecco e ti immergi respirando a pieni polmoni nel paesaggio che ti si para di fronte. Intorno a te campi di grano e di girasoli, la strada si fa più stretta affronti la piccola salita spingendo sul gas, chiudi gli occhi una frazione di secondo….cazzo frena….c’è il trattore!!!!!. Un mostro metallico di tre metri, con ruote dentate di cinque, sta procedendo ad una velocità di sei metri al quarto d’ora, non c’è verso di sorpassarlo, va bhe, ti rassegni abbassi il finestrino e ti rilassi.  Peccato che il suddetto trattorone trasporti con se un cilindro di fieno delle dimensioni di un pilone autostradale e ovviamente le pagliuzze svolazzano ovunque. Tempo trenta secondi il tuo abitacolo si trasforma in un deposito di fieno, terra, zecche e nidi di rondine. Per fortuna lo vedi svoltare in direzione del campo e sparire in una nuvola di svolazzamenti infiniti.

Dai, è normale, il trattore sta alla campagna come Silvio alla Corte di Cassazione. Rilassati e goditi il viaggio.

Il sole batte forte, ma non vuoi accendere l’aria condizionata, preferisci viaggare sentendo i profumi e i rumori che ti circondano. No, che palle, è entrata un’ape. Ma si, pazienza, tanto esce subito. E invece no. La senti ronzare, ti si posa sullo sterzo e punta minacciosa verso il tuo pollice destro, tu la scacci e lei s’incazza, il ronzio si fa più arrogante, ti sfida, la segui con lo sguardo, stai per spiaccicarla sul sedile con il volantino delle offerte di Acqua e Sapone..ecco, ci siamo, inizia a dire le tue preghiere bastarda….frena!!!! il gregge di pecore sta attraversando la strada!!!! Cazzo, per un pelo non beccavi i due pastori maremmani, uno di razza umana e l’altro di razza canina.

Le fai passare, il pastore (umano) ti guarda come per dire “senti Fernando Alonso, è inuile che fai quella faccia, qui da noi funziona ancora così, quando si parla di pecore si intende l’animale. Non la posizione”

Aspetti che il corteo ovino liberi la carreggiata e cerchi di ripartire, ingrani la prima e inizi a muoverti come se stesse guidando Cecco Furia. L’asfalto è completamente ricoperto di palline nere e sei pronto a scommettere che dentro non ci sia la foto di Moser o di Saronni.  Viaggi su un soffice tappeto di sterco per svariati metri, probabilmente il “nero gomme” che hai dato ai tuoi pneumatici questo fine settimana, ha terminato la sua funzione.

Riparti, non sei neanche a metà percorso e ti stai ambientando perfettamente alla vita bucolica. Riduci la veloità per evitare ulteriori sorprese, ti andrebbe anche una sigaretta, ma non vuoi rompere l’incantesimo, dai, per oggi facciamo i salutisti.

Pensi questo mentre scorgi una nube nera all’orizzonte, man mano che ti avvicini, realizzi che non è un temporale in arrivo, ma il risultato del gas di scarico di un autobus di linea che sta tentando di fare manovra, in quanto in direzione opposta c’è un TIR che trasporta (sicuramente) letame e i due mezzi non riescono ad incrociarsi , la strada è troppo stretta. Immediatamente la signora che abita nel podere di fronte si affaccia alla finestra e con ampi gesti cerca di guidare le operazioni di manovra, il risultato è che l’autobus sbarbica un paio di ulivi e il TIR trancia di netto un ramo del ciliegio su cui si trovava il marito della signora, la quale si dispera maggiormente per la dipartita dell’albero che per quella del consorte.

Arrivi al tuo appuntamento di lavoro con un’ora di ritardo, fai tutto il percorso a ritroso, con l’aria condizionata a manetta e la radio che ti spara musica da centomila decibel.

Giusto per chiudere in bellezza in un rettilineo ti ferma una pattuglia della polizia, controlla i documenti e l’agente ti chiede “lei non è di queste parti, giusto?” tu annuisci facendo lo sguardo da telegattone, lui sospira un laconico “la capisco, ha avuto una giornataccia…vada a casa”. Tu ringrazzi e parti a razzo facendo urlare le gomme dalla disperazione.

Torni verso casa, quasi quasi ti fermi a comprare un panino, sono dodici ore che non mangi, l’unico lato positivo è che potresti fare il bagno tranquillamente, ma a parte questo, realizzi che ognuno di noi ha un suo ambiente ideale in cui vivere e se fin da bambino la campagna ti è sempre stata sui coglioni un motivo ci dovrà pur essere.

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15 pensieri su “Alcune pecore hanno bisogno di un pastore…maremmano.

      • io ci sono nata… però andando sempre a trovare la nonna in città, stavo bene pure là, mi abituavo subito..
        della campagna mi piaceva la possibilità di avere spazio dove camminare o correre senza dover stare attenta a come vestirmi… i fiori poi, o meglio i papaveri, e i fichi dell’albero…il nonno e la nonna… le galline… i cani dello zio…. son cose che mi mancano… per il resto l’essere quasi isolata e al buio mi ha sempre terrorizzato!

    • Ahahah, no assolutamente, anche se devo dire che li fa squisiti, diciamo che….il mangiare è buono, è il servizio che lascia un pò a desiderare :-). Ciao, benvenuta, sono felice di averti tra noi. Hai un blog pittoresco che cattura la mia curiosità. Ok ora la smetto di darmi un tono e di parlare come Marzullo e torno a fare il cialtrone 🙂

  1. Ohibò, che giornataccia!
    Certo però che ne é uscito un post divertente…

    Sono felice che tu abbia risparmiato i pastori maremmani: mi sarebbe dispiaciuto per quello canino.

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