Il volo del gabbiano.

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C’è un’età in cui inizia una spasmodica ricerca della felicità, non è una data precisa sul calendario, direi piuttosto che è una lenta presa di coscienza che comincia a farsi sentire , come un rumore di fondo, quasi impercettibile che cresce ad un ritmo costante, fino ad arrivare al punto di non poterlo più ignorare. Inizia da quando siamo bambini e non ci abbandonerà mai più.

A vent’anni ero convinto che la felicità fosse contenuta nelle grandi imprese, non c’erano mezze misure, era buio e luce, il caldo ed il gelo, il niente ed il tutto, disfatta e vera gloria. Il successo, quella era l’unica unità di misura della nostra felicità, di quanto riusciamo ad emergere dalla massa, di quanto la nostra persona si distingue dalle altre, di quanto la nostra aquila volerà in alto, di quante emozioni forti avremo nel più breve tempo possibile Tanto più avremo successo, tanto più saremo felici.

Crescendo ho imparato ad apprezzare le piccole cose, ho realizzato che la felicità non è contenuta solo nelle epiche imprese, ma risiede nei piccoli gesti quotidiani, è lì, alla portata di tutti, basta saperla cogliere.

E’ nella mattina che profuma di caffè, nella radio che passa una musica che vibra, nel rientro a casa la sera e avere qualcuno che ti regala un sorriso.

La felicità è nelle piccole emozioni, quelle in punta di piedi, nelle parole ascoltate al momento giusto, nelle grida dei bambini all’uscita di scuola, nella stretta di mano di un amico che ritorna. E’ in un libro letto seduto all’ombra di ciliegio.

Ho Imparato che la felicità è camminare in una pineta dopo che è piovuto, fare un viaggio in due cantando a sguarciagola, è un bambino che si addormenta fra le tue braccia, ricevere un messaggio inaspettato e stare ore con le bocche incollate al telefono a chilometri di distanza.

Ho imparato che la felicità sta in un foglio bianco da riempire di parole, in un mare in tempesta che ti fa bruciare i polmoni di libeccio e salmastro, nella tua città alle tre di notte silenziosa e ammaliante.

Ho imparato che la felicità è voltarsi e trovarla nel letto e passeresti ore a guardarla cercando di indovinare i suoi sogni

Ho imparato che la felicità non si misura in numero di successi ottenuti, ma in numero di attimi di gioia regalati a qualcun altro.

Ho imparato che la tua aquila non volerà mai più in alto se non ha il cuore di Jonatan Livingston.

Ho Imparato che la mia lotta per ottenere la felicità era un gioco troppo esagerato e spietato perchè il cuore delle persone come me potesse contenerlo senza esplodere. E allora ho iniziato ad apprezzare quel formicaio di piccoli entusiasmi, cambiando i miei modelli, realizzando che il valore di un gladiatore è pari a quello di Peppino Impastato, che per sentirmi un uomo realizzato non mi serviva l’approvazione delle folle ma il sorriso di mia figlia, non c’era bisogno di uno stadio pieno, era sufficiente un campetto di periferia, che per realizzare il grande trionfo ci sarà bisogno di infinite piccole, quasi insignificanti vittorie.

E allora vado avanti così, cercando di rimanere il più a lungo possibile nella mia provinciale semplicità.

“La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive”. Banana Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita.

 P.s. per una strana coincidenza la mia amica PennyVLane ha scritto un pezzo, come sempre di grande spessore, che parla dello stesso argomento, non è stata una cosa concordata, ma mi fa comunque piacere menzionare il suo blog, perchè come direbbe lei…”E’ bello creare legami con persone che stimo. Oppure: se non la conoscete non sapete cosa vi perdete”.

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