L’aquila e lo sciacallo.

Quelli come noi sono mine antiuomo, o antidonna. Vampiri di emozioni, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, assetati di adrenalina e vite altrui.

Da quelli come noi è meglio stare alla larga, siamo mangiatori di sogni altrui, entriamo da una ferita mai sanata, da una piccola screpolatura della vita e vi rubiamo le illusioni, spegnendole con sorrisi e veleno. Siamo capaci di promesse giurate in eterno per poi rinnegarle l’istante successivo. Siamo la luce abbagliante, la cascata d’acqua di flashdance, il volo del deltaplano sopra Eliat. Siamo le parole che aspettavate di sentire, il messaggio del mattino e quello della notte, la morfina della vostra infelicità. Quei sospiri che creano dipendenza più della migliore cocaina. Siamo il vostro incubo più scuro vestito da angelo salvatore, siamo il predatore più spietato con le ali di farfalla. Siamo l’aquila e lo sciacallo. Siamo il Joker nei panni del boyscout.

Vi svuotiamo dall’interno, succhiando via la linea dell’orizzonte, vi sequestriamo nella nostra ragnatela e vi restituiamo al mondo con gli occhi velati, in uno stato di esistenza apparente.

Quelli come noi dormono poco perché se chiudiamo gli occhi incontriamo i nostri demoni. Quelli come noi non lasciano mai del tutto i sogni dentro al letto, quelli come noi puntano tutto sulla prima impressione, sono i velocisti dei pensieri, danno tutto nei primi metri per poi godersi il vantaggio accumulato.

Quelli come noi sono indovini e cartomanti, conoscono le frasi più efficaci, sono imbonitori, venditori di inutili speranze. Sono solo fenomeni da baraccone che si credono santoni.

Quelli come noi non trovano mai pace, hanno le termiti nel cuore e lo spirito di lava. Quelli come noi hanno ventidue anni, da almeno vent’anni e ne avranno ancora per almeno altri venti.

Quelli come noi lo sanno di essere sbagliati, sono consapevoli di essere un pericolo, andrebbero rinchiusi e torturati finché non chiedono pietà, finché non chiedono perdono.

Quelli come noi nascondono il disagio sotto milioni di parole, nascondono la paura dell’insuccesso evitando la competizione, giocano solo quando hanno l’assoluta certezza di vincere.

Quelli come noi si sentono braccati, non riescono a dare direzioni precise al loro percorso, sbattono continuamente contro un vetro ma non cambiano traiettoria.

Quelli come noi si sentono sempre fuori posto, sempre come fossero in galera, sempre come se l’ossigeno non bastasse. Sono gli assassini a piede libero, con una condanna che resterà impunita, ma il rimorso sarà la loro pena da scontare.

Quelli come noi sono clandestini, come se non esistesse un posto in questo mondo dove mettersi seduti. Sono i fuggiaschi da una realtà che li spaventa.

Quelli come noi si sentono morire, ma continuano a rovinarsi l’esistenza, come i tossici sempre alla spasmodica ricerca di una nuova dose di veleno, sperando nel profondo, che sia quella letale.

Quelli come noi sono da soli, anche tra milioni di persone, sono da soli. Ma a differenza di altri, la loro solitudine se la sono scelta, la cercano di continuo, la bramano come se fosse il premio più ambito.

Quelli come noi non vogliono essere salvati, non provateci neanche, ve la faremmo pagare in eterno. Lasciateci in pace, mantenete le distanze, condannateci come fossimo eretici in un monastero.

Quelli come noi, vi trattano malissimo, vi urlano di andarvene, vi spingono lontano. Lo facciamo ogni volta, con una belva che ci fa a brandelli l’anima.

Lo facciamo ogni volta che vogliamo salvarvi la vita.

Quelli come te, che hanno due sangui diversi nelle vene, non trovano mai riposo né contentezza; e mentre sono là, vorrebbero trovarsi qua, e appena tornati qua, subito hanno voglia di scappar via. Tu te ne andrai da un luogo all’altro, come se fuggissi di prigione, o corressi in cerca di qualcuno; ma in realtà inseguirai soltanto le sorti diverse che si mischiano nel tuo sangue, perché il tuo sangue è come un animale doppio, è come un cavallo grifone, come una sirena. E potrai anche trovare qualche compagnia di tuo gusto, fra tanta gente che s’incontra al mondo; però, molto spesso, te ne starai solo. Un sangue-misto di rado si trova contento in compagnia: c’è sempre qualcosa che gli fa ombra, ma in realtà è lui che si fa ombra da se stesso, come il ladro e il tesoro, che si fanno ombra uno con l’altro. (Elsa Morante – L’isola di Arturo)

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Il volo del gabbiano.

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C’è un’età in cui inizia una spasmodica ricerca della felicità, non è una data precisa sul calendario, direi piuttosto che è una lenta presa di coscienza che comincia a farsi sentire , come un rumore di fondo, quasi impercettibile che cresce ad un ritmo costante, fino ad arrivare al punto di non poterlo più ignorare. Inizia da quando siamo bambini e non ci abbandonerà mai più.

A vent’anni ero convinto che la felicità fosse contenuta nelle grandi imprese, non c’erano mezze misure, era buio e luce, il caldo ed il gelo, il niente ed il tutto, disfatta e vera gloria. Il successo, quella era l’unica unità di misura della nostra felicità, di quanto riusciamo ad emergere dalla massa, di quanto la nostra persona si distingue dalle altre, di quanto la nostra aquila volerà in alto, di quante emozioni forti avremo nel più breve tempo possibile Tanto più avremo successo, tanto più saremo felici.

Crescendo ho imparato ad apprezzare le piccole cose, ho realizzato che la felicità non è contenuta solo nelle epiche imprese, ma risiede nei piccoli gesti quotidiani, è lì, alla portata di tutti, basta saperla cogliere.

E’ nella mattina che profuma di caffè, nella radio che passa una musica che vibra, nel rientro a casa la sera e avere qualcuno che ti regala un sorriso.

La felicità è nelle piccole emozioni, quelle in punta di piedi, nelle parole ascoltate al momento giusto, nelle grida dei bambini all’uscita di scuola, nella stretta di mano di un amico che ritorna. E’ in un libro letto seduto all’ombra di ciliegio.

Ho Imparato che la felicità è camminare in una pineta dopo che è piovuto, fare un viaggio in due cantando a sguarciagola, è un bambino che si addormenta fra le tue braccia, ricevere un messaggio inaspettato e stare ore con le bocche incollate al telefono a chilometri di distanza.

Ho imparato che la felicità sta in un foglio bianco da riempire di parole, in un mare in tempesta che ti fa bruciare i polmoni di libeccio e salmastro, nella tua città alle tre di notte silenziosa e ammaliante.

Ho imparato che la felicità è voltarsi e trovarla nel letto e passeresti ore a guardarla cercando di indovinare i suoi sogni

Ho imparato che la felicità non si misura in numero di successi ottenuti, ma in numero di attimi di gioia regalati a qualcun altro.

Ho imparato che la tua aquila non volerà mai più in alto se non ha il cuore di Jonatan Livingston.

Ho Imparato che la mia lotta per ottenere la felicità era un gioco troppo esagerato e spietato perchè il cuore delle persone come me potesse contenerlo senza esplodere. E allora ho iniziato ad apprezzare quel formicaio di piccoli entusiasmi, cambiando i miei modelli, realizzando che il valore di un gladiatore è pari a quello di Peppino Impastato, che per sentirmi un uomo realizzato non mi serviva l’approvazione delle folle ma il sorriso di mia figlia, non c’era bisogno di uno stadio pieno, era sufficiente un campetto di periferia, che per realizzare il grande trionfo ci sarà bisogno di infinite piccole, quasi insignificanti vittorie.

E allora vado avanti così, cercando di rimanere il più a lungo possibile nella mia provinciale semplicità.

“La vita è fatta di piccole felicità insignificanti, simili a minuscoli fiori. Non è fatta solo di grandi cose, come lo studio, l’amore, i matrimoni, i funerali. Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive”. Banana Yoshimoto, Un viaggio chiamato vita.

 P.s. per una strana coincidenza la mia amica PennyVLane ha scritto un pezzo, come sempre di grande spessore, che parla dello stesso argomento, non è stata una cosa concordata, ma mi fa comunque piacere menzionare il suo blog, perchè come direbbe lei…”E’ bello creare legami con persone che stimo. Oppure: se non la conoscete non sapete cosa vi perdete”.