Gallette di riso e fiori d’arancio.

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Capita ogni tanto che, per qualche bizzarra congiunzione astrale, trascorra l’ora del pranzo in compagnia di un cliente/amico. Alcuni giorni fa c’era Mercurio in Acquario. Ed è successo.

Ora, mettete un posto a tavola con un giovanotto, celibe, aitante e con un’intolleranza al glutine e un tipo come me da “bocchina scelta” (come dice mia madre) che non mangio verdura, niente frutta, niente pesce, vino neanche a parlarne.

Arriva l’oste con il menù, il mio commensale espone il suo problema, il ristoratore mi guarda “è celiaco anche lei?”, lo squadro da capo a piedi “no, io sono di Cecina, ma ho gusti difficili”. Se ne va indispettito e ho la certezza che mi sputerà nel piatto.

Iniziamo a chiaccherare amabilmente (come dicono nei migliori romanzi d’appendice), solite cose, la crisi, il tempo, il culo della biondona che è appena passata. Insomma, un cocktail di argomenti culturali da premio nobel, ad un certo punto la discussione si sposta sul matrimonio di suo fratello. A suo dire ha incredibilmente trovato una brava ragazza e l’ha convinta, chissà con quali argomenti, a convolare a giuste nozze. Li, su due piedi, l’argomento mi interessa quanto la percentuale di concentrazione di muffe sulle pendici del monte Amiata, poi ha iniziato a descrivere piccolissimi particolari che hanno acceso la mia curiosità.

Innanzi tutto la sua futura cognata è originaria di un paesino della Puglia e da quelle parti i matrimoni durano quanto un giorno polare, è capitato più volte che i piccioncini arrivassero al taglio della torta in concomitanza del loro primo anniversario. Altro aspetto da non sottovalutare è il numero degli invitati. Solitamente, almeno ai miei tempi, i futuri consuoceri  si dividevano democraticamente il costo della cerimonia, senza fare il conto preciso dei rispettivi parenti e amici. In questo caso ho letto una nota di velato astio. Il padre del mio amico ha già mandato un comunicato stampa alla controparte affermando che “oh, noi siamo una ventina, voi quanto gli abitanti di Città del Messico, io porto cento euro, il resto è a carico vostro”. Sarà, ma io prevedo dissapori, anche senza la sfera di cristallo.

Si, perchè quel giorno li, uno dei più belli della tua vita, non va mai tutto liscio, uno dei miei sciamani dice sempre “stai male quel giorno e poi non starai più bene”, e lui s’è sposato tre volte, ma è una tappa importante nella vita delle persone e a te, uomo, ti conviene ricordartela bene, segnati la data ovunque puoi, ti servirà a mandarle dei fiori e fare un figurone per gli anniversari futuri, a ricordarti che sei sposato mentre la cameriera con la scollatura inguinale ti porta l’antipasto e soprattutto ti conviene ricordarlo per evitare di bloccare continuamente l’accesso al tuo Home Banking con password sbagliate.

Ma sarà bellissimo, arriverai in chiesa un’ora prima di lei e tuo padre avrà il tempo per calcolare la spesa approssimativa dei fiori, si sentirà un socio del Vaticano e giusto per ribadire il concetto, si porterà a casa un cero pasquale. Poi ci sarà la cerimonia, vi scambierete gli anelli e tu ovviamente sbaglierai dito, il prete, (che ti ha battezzato, comunionato, cresimato e preso per un orecchio quando andavi in sala giochi) ti darà uno scappellotto alzando gli occhi al cielo, verso il suo titolare, dicendogli “fallo smettere di soffrire e inceneriscilo”. Ok, è fatta ora sei “marito”, ti danno tutti grandi pacche sulle spalle, una tua zia che non vedevi dal tuo battesimo ti dice che è ora di fare un bambino, ma così su due piedi le fai capire che non hai intenzione di avere un piccolo dittatore per casa (che come tutti i dittatori italiani sarà basso e pelato).

Cerimonia finita. Tutti a pranzo, tutti tranne te e la tua moglie nuova di pacca. Dovrete pazientare giusto quelle tre ore, il tempo necessario per fare un milione e mezzo di foto.

Ti sentirai i piedi come due zampogne, gli invitati sono tutti sudati e si mangerebbero un quarto di bue, tua madre è felice e commossa, tuo padre solo commosso, ha polverizzato metà della sua pensione in un giorno solo, prende i cento euro che aveva portato da casa e ci soffia il naso…tanto ormai cento più cento meno…

Insomma, sei seduto al tavolo, con un cliente, terminate entrambi la vostra porzione di gallette di riso, le cose scritte sopra le hai solo pensate, te le tieni per te, sorridi e mangiando l’ultima briciola realizzi che avevi ragione, l’oste c’ha sputato.

Vi alzate, paghi te (tanto deve fare ancora l’ordine, gli aumenterai i prezzi) e dopo aver chiuso l’album mentale del tuo milione di foto sorridenti, pensi che in fin dei conti è semplice basta seguire la regola d’oro: il segreto per un buon matrimonio è non smettere di baciarsi…il segreto di un buon divorzio non ve lo posso dire. Non gratis, almeno. (è copiata, ma non ricordo da dove…boh, ci penserà il mio avvocato).

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12 pensieri su “Gallette di riso e fiori d’arancio.

    • Si, erano circa le una di notte, avevo parecchio sonno, l’ho riletto un paio di volte ma il cervello era da un’altra parte, come al solito. Chiedo perdono e provo a correggerlo.
      P.s. Ma ti riferivi agli errori di battitura o al contenuto particolarmente scarno? (Dai…vacci giù duro…sono pronto a tutto) 😉

      • allo spuntino di lettere che ti sei fatto! 😉
        a cominciare dalla “panza” ho capito che avevi fame! 😉
        poi magari se per “superiore” del prete intendevi Dio, lo metterei con la maiuscola per far capire che parli del Capo, perchè lì mi era sorto il dubbio..
        Sui contenuti non ho nulla da dire, due risate me le faccio sempre XD

        PS
        mai pensato di fare il comico, a Zelig?

  1. bellissimo…e vero…. 😀
    solo che io e marito (che siamo di un paesino del sud) il matrimonio ce lo siamo pagati da soli.

    mi ha fatto ribaltare quella del dittatore basso e pelato…(me la rivendo…posso?) e ti dico che rimane dittatore anche quando non è più pelato!!

  2. WOW!!!!
    Ammazza!!!!
    Devo dire che hai proprio una bella concezione del matrimonio tu, eh????
    Però, ahimè, devo ammettere che non hai tutti i torti….
    Mi piace molto immaginare la scena di te e del cliente a mangiare insieme e tu lì, presente solo con il corpo, e perso nei tuoi voli pindarici con la mente!!!!
    Sarà stata davvero una scena esilarante!!!! 😀
    A presto e buon fine settimana… 🙂

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