La baby box. Ovvero: italians do it better.

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Allora la questione è questa: pare che oggi sia uscito un articolo sul Corriere della sera, pare che questo articolo parli di un’abitudine del governo finlandese che consiste nel donare ad ogni nuovo nato una scatola di cartone contenente oggetti utili per il bambino, pare, e dico pare, che una certa Tiasmo e una certa Claire (ma probabilmente anche altri), abbiano voluto dimostrare ai finlandesi che, anche se curano l’igiene orale biascicando il vivident xylit, noi italiani ce ne battiamo le balle e facciamo la nostra scatola (virtuale) mettendoci dentro quello che ci pare. Nel frattempo ci laviamo i denti con la pasta d’acciughe.

Detto questo, quella che segue è la mia personalissima lista di cose che mettere nello scatolone di un neonato.

– una penna e un foglio. Perché se usati bene possono fare più male di una mazza chiodata.

– una foto di Benigni che tiene in braccio Berlinguer. Perché restare un pò bambino ti salverà.

– un cuscino e una coperta. Perché sognare ti renderà libero.

– un plettro. Per far vibrare le corde delle persone che incontrerai.

– un pugno di Cassius Clay. Per ricordarti che i dolori più grandi saranno quelli che ti faranno crescere.

– la borsa del ghiaccio. Perché dopo il cazzottone di Clay credo che ne avrai bisogno.

– una cuffia da piscina. Perché prima o poi nella vita ti devi buttare.

– un biglietto della lotteria, non vincente. Perché la fortuna devi creartela da solo, i soldi facili spesso sono una disgrazia.

– una mappa stradale. Perché è un attimo perdersi in questo mondo e chiedere ai passanti non è consigliabile.

– una chiave. Ma starà a te scoprire quale porta apre. Perché io posso darti gli strumenti, ma dovrai essere tu a saperli usare bene.

– un film di Troisi. Perché a essere sempre seri….sai che due coglioni.

– un pallone di cuoio. Così se incontrerai un bimbo finlandese potrete fare una partita e dato che i finlandesi a calcio sono negati, gli farai un culo così.

– un termometro. Per simulare una febbre improvvisa la mattina, prima del compito di matematica.

– un libro di grammatica. Perché potresti essere anche un genio, ma se coniughi male i verbi non sarai credibile. (Se lo avrei avuto anch’io potrei essere un fenomeno).

– Un mazzo di carte e un bicchiere di vino. Perché, in compagnia di un buon amico ti faranno stare bene. Anche se sa tanto di casa del popolo.

– un cd originale. Anche se non sarà facile trovarlo. Vederne uno equivale a fotografare lo Yeti.

– il numero di telefono della figlia della portinaia. Perché se assomiglia alla madre…ti darà grandi soddisfazioni.

– un biglietto di sola andata. Perché io devo lasciarti libero, sarai tu a decidere se tornare. In ogni caso sarò sempre qui.

Si, direi che la scatola è pronta. Solo una cosa, vorrei dire al bambino che verrà di non avere troppa fretta, di prendersela comoda, anche perché qui, obiettivamente, la situazione non è buona.

Ok, ora che ho completato la mia lista passo la palla a voi. Mi aspetto un bel tiro all’incrocio dei pali.

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Royal Baby e Fernet

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Facciamo un pò di gossip, vi va?…ok lo prendo per un “si”.

non so se qualcuno di voi ne è a conoscenza, anche perchè nessun mezzo di comunicazione ne ha parlato, ma è nato il Royal Baby.

Confesso che per la prima mezz’ora ho pensato che si trattasse di un nuovo cornetto Algida, sono anche sceso al bar sotto casa e con passo deciso e fiero mi sono avvicinato al bancone “Ehi Dalmazio, mi dai un paio di Royal Baby?”, lui guardandomi minaccioso “senti palle (termine strettamente provincial-livornese), se sei venuto a prendermi per il culo (termine internazionale), ti avverto che non è aria, mi è arrivata la bolletta della luce, il bimbo (suo figlio) ha scartavetrato la macchina nuova e la stronza (sua moglie) mi fa le corna, perciò fatti la solita sambuchina e sparisci”
Cavolo, altro che sambuchina, qui ci vuole almeno un Fernet. Vorrei chiedergli come l’ha scoperto, anche per avere un’informazione utile…non si sa mai, ma lui mi anticipa e mi fornisce tutti i dettagli. Lei era sempre distratta, col telefono in mano cenava spesso fuori con amiche, fatto sta che l’altro giorno è rientrato a casa un pò prima del previsto e…come dire…ha trovato un signore che aiutava sua moglie a fare le pulizie, lei passa il mocio e lui la scopa! Ascolto il suo sfogo e vorrei tanto dirgli “senti Dalmazio, non è per essere scortese, ma qui nel quartiere, tua moglie è conosciuta come ATL (azienda trasporti livornese), si insomma…ci montano tutti sopra (presenti esclusi, ovviamente)”, ma lo trovo già abbastanza provato di suo e mi sembrerebbe di sparare sulla croce rossa.

Io non sono un tipo geloso, cioè, si, forse un pò lo sono ma lo nascondo perfettamente, certo che la confessione del mio barman di fiducia mi ha fatto divenire un tantino sospettoso ed ho realizzato che il cambiamento dei tempi ha portato anche un mutamento nelle tecniche di tradimento.

“Comunicazione di servizio”(per la mia incolumità) tengo a precisare che i concetti che seguiranno non sono frutto di esperienze dirette, ma di aneddoti “per sentito dire” e ricorda cara, che ho fatto la spesa, buttato l’immondizia e annaffiato le piante sul terrazzo.

Anni fa poteva capitare, diciamo per caso, di conoscere un esponente dell’altro sesso, c’era una certa sintonia e si…”approfondiva” la conoscenza. Partendo dal presupposto che nessuno dei due fosse libero, c’erano alcuni accorgimenti pratici per evitare epiche scenate coniugali e valige in fondo alle scale.
Lei: niente rossetto, profumo il minimo indispensabile, capelli legati (meglio se completamente calva) e mozzicone di sigaretta rigorosamente gettato fuori dal finestrino.
Lui: barba fatta (non per dare un’immagine di cura, ma per evitare irritazioni sulla pelle di lei, si, lo so, c’eravate arrivati/e anche da soli/e ma partiamo dal presupposto che ci possano essere ancora dei “puri d’animo”), niente profumo, niente profilattici alla fragola.
Gettare qualsiasi ricevuta, scontrino, biglietto e (per sicurezza) bolletta dell’Enel che possa far ricondurre a qualcosa di irreparabile.

Ed oggi?, oggi è molto diverso, ci sono le amicizie virtuali, parli con una persona sconosciuta, potrebbe essere la Madonna di Montenero o il mostro di Milwaukee, ma tutto è ovattato dalla rete e lavora la fantasia e nella fantasia gli uomini sono tutti cavalieri con spade (anche di trenta centimetri) e destrieri bianchi (turbo 150 cavalli) e le donne sono dolcissime pulzelle indifese, insoddisfatte della vita che (guarda caso) aspettavano proprio te. Insomma, vengono raccontate un pò di cose (più o meno romantiche) e tutto finisce li (forse…dite di no?…boh, nel caso, valgono i vecchi sistemi).
Il disagio maggiore, e forse pateticamente più rilevante, nasce in quelle persone che hanno vissuto le regole d’oro di dieci anni fa, ne erano divenuti perfetti conoscitori, qualcuno ha preso pure una laurea honoris causa in specializzazione fedifraga ed ora si trovano a fronteggiare gli ostacoli che i nuovi dispositivi presentano. E sono molto più insidiosi di quelli di un tempo.
Cancelli la cronologia ma parte un messaggio, allora cancelli il messaggio ma ti arriva una notifica da facebook, fai sparire la notifica ma ti si riapre la cronologia. In pratica stanno costringendo il genere umano ad una vita di assoluta monogamia, che a pensarci bene l’unica a rimetterci davvero sarebbe Maria de Filippi, non ci sarebbero più figli illegittimi che spuntano come funghi e magari lei avrebbe più tempo libero da dedicare alla dieta di Maurizio Costanzo (che ad occhio e croce non sta funzionando)

Prima rovistando nelle tasche o annusando camicie si potevano scoprire amori platonici o epiche scopate in motel, con le prime soffrivi, con le seconde sparavi. Ma ora la rete ha introdotto quelli che qualcuno ha definito “affetti elettronici”, un pò più di un’amicizia, un pò meno di una relazione fisica. E allora che fai: soffri o spari?