Guardando verso Macondo

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Ci sono occhi che ti guardano e ti rimangono addosso.

Occhi che ti scrutano e ti si piantano sulla carne, non si scrollano più, ti scavano, ti costringono a tirar fuori le tue paure più inconfessabili, ti si incollano all’anima, come satelliti irrequieti.

Occhi in cui navigare, come mari calmi all’alba di un temporale, come le scogliere d’Irlanda, come vele spiegate in una giornata di maestraele, occhi capaci di calmarti, da tenere sotto al cuscino.
Occhi sinceri come sorrisi di madre, infiniti come arcobaleni costanti, graffianti come unghie sulla pelle salata, come sabbia sulle ferite mai risolte, come lingue che danzano sotto un cielo d’aprile.

Occhi come paure afgane, nascoste sotto al letto mentre fuori scoppia la notte, occhi di frontiere di terre sconosciute, di imprese, di voli in deltaplano sopra le vette del Tibet, che raccontano storie, pieni di persone come le ramblas di Barcellona.

Occhi che non sanno nascondere niente, come pareti trasparenti di musei improvvisati, di girasoli nei deserti dell’Arizona.
Occhi che parlano di Aureliano Buendia quando torna a casa. Perchè una volta nella vita, ognuno ha diritto di arrivare a Macondo. Ne ha diritto. Almeno una volta.

Ci sono occhi che ti si piantano nella testa, che non te ne liberi proprio, che è inutile anche provarci, che tanto, ti spogliano comunque.
Occhi arrabbiati, che ti vomitano parole, assordanti come un concerto degli Iron Maiden, che tirano schiaffi, che lanciano coltelli, che chiudono lo stomaco sfregiando il respiro, che lasciano lividi, che fottono i tuoi errori.

Occhi indiscreti, come porte socchiuse di un bordello parigino, sfacciati, di amanti scandalosi in oasi pubbliche, lascivi, di dita vogliose in luoghi sicuri.
Occhi che scatenano torbidi sospiri di mani dentro i jeans.

Sguardi di donne che se ne vanno senza voltarsi, ma lasciano gli occhi piantati nei tuoi, che spengono le luci dei lampioni alle due di notte.
Occhi traboccanti di imbarazzi smisurati, di lenzuola stese al sole di Amsterdam, di tuoni allo stomaco e fulmini sulle vertebre.
Occhi di “dio ma come sei bella”, di “abitami addosso, che una sola pelle non mi basta”.

Occhi eterni, come i passi a Trinità dei monti, pesanti da sostenere, di fatiche, di fiato grosso come un vento in salita, di giorni irreali come il Natale a ferragosto.

Ci sono occhi che non vogliono vederti, se ne fregano di quello, no, non ti vedono, loro ti guardano. E per una volta nella vita, lo trovi, il tuo Macondo.

Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo. William Shakespeare.

Hay magos, hay acrobates, hay juventud rebelde

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38 pensieri su “Guardando verso Macondo

    • Ogni tanto, per non so quale strano incrocio di eventi, ne incontro una che si mette lì, mi fissa e scava, non saprei spiegarne il motivo, ma la sento grattare da dentro lo stomaco e devo ammettere che è una bella sensazione. Davvero una bella sensazione.

      • Bellissima sensazione, ma a me succede così di rado ( una volta no però) che ho quasi smesso anch’io di guardare negli occhi degli altri, per negligenza.
        Ora che me lo hai fatto ricordare, quanto è bello intendo, riprenderò a farlo.
        Ciao

  1. Ricordo due occhi neri come la pece, in un viso più nero ancora, di un ragazzo del Mali che, a Zagora in Marocco, ci spiegava il senso di quel grande cartello appeso lungo il muro di una casa sulla strada: “52 giorni a Tombouctou.” Era “un Macondo” anche quello, infondo, e questo tuo post me l’ha fatto ricordare.
    E poi si, tutti noi vorremmo, almeno una volta nella vita, trovarlo negli occhi di qualcuno, il ns. Macondo, ecco perché dobbiamo sempre tenerci pronti per….saperlo riconoscere, quando ci capita la fortuna di incontrarlo.
    Leggerti è sempre un piacere sincero.

      • Oh, guarda che quel brivido percorre anche la mia di schiena. Ho sempre timore di fare errori, oppure di scrivere sciocchezze. Del resto certamente non scrivo come sei capace tu e quindi le mie paure sono altamente giustificate. Buona serata. Isabella

  2. Quanti occhi! Perchè gli occhi sono lo specchio del mondo, negli occhi c’è anche il senso della vita.
    Ci sono occhi scuri avvolgenti come un velluto, occhi freddi come il ghiaccio, occhi innocenti, occhi rapiti…Quante versioni ne possiamo dare? Tante, tu lo hai scritto, e in modo meraviglioso.
    i miei sono rapiti da ciò che hanno letto.
    Complimenti, mi hai donato una bellissima emozione.

  3. Beh, ormai siamo d’accordo tutti, qui si migliora a vista d’occhio … e in un post che parla di occhi direi che è perfetto! Complimenti, è davvero intenso questo post, scava a fondo, come gli sguardi di cui parli. E’ pura magia trovare occhi così! Adoro la prima frase: “Occhi che ti scrutano e ti si piantano sulla carne, non si scrollano più, ti scavano, ti costringono a tirar fuori le tue paure più inconfessabili, ti si incollano all’anima …” è l’esperienza più sconvolgente, incontrare chi ti guarda dentro con semplicità e l’immediatezza, come se quello fosse l’unico modo possibile. Ecco, quando si trovano occhi così … val la pena affrontare il viaggio per Macondo.
    Grande Pinocchio, continua a stupirci così!
    E non mi criticare gli Iron eh 😉

  4. Che dire degli sguardi degli occhi che ti penetrano nell anima gli occhi parlano e se si emozionano diventano lucenti la luce degli occhi tutto ti fice e da loro vomprendi grazie occhi luminosi i tuoi saranno sicuramente cosi

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