Il mio giorno che non c’era.

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Sono uno in mezzo a tanti, trasparenti agli occhi dei passanti, qualcuno le attraversa con spiazzante indifferenza, ma loro rimangono impassibili e ci restano vicino. Le persone che ci fanno stare bene.

Restano con noi e ci aiutano a coprire i segreti, li chiudono a spranga senza fare domande. Sono il nostro riscatto da una vita spoglia, sono quelle che ci tirano via dalla periferia dei giorni grigi, danno un motore al nostro mistero per farci reagire, per non lasciarci morire tra un addio e un rinvio.

Sono loro che ci accompagneranno nella nostra corsa brada oltre il confine, stringeranno il nostro braccio mentre viviamo la nostra odissea alla ricerca di chissà che cosa, sono il nostro ballo di quartiere, la barca a vela dietro a un mare grosso di bufera, il respiro dopo aver stramazzato il fiato.

Sono tutte qui e altrove le persone a cui tengo davvero, sono mio padre che dice “se io non sono stato, allora cerca tu, di essere un grand’uomo”, sono io quand’ero un ragazzo di pianura a caccia di un tuono da calmare, sono coloro che mi hanno aiutato a fregare il mio destino mentre mi rubava nel frattempo tutti quanti gli altri me, sono quelli che mi accompagnano nei miei passi all’assalto di un sogno che forse non avrò mai, sono quelli con cui cerco di ingannare la sorte a mani nude, quelli con cui mi siedo un metro dopo l’orizzonte senza dirsi una parola.

Perchè voltarsi e trovarle lì, le persone che mi fanno stare bene, è come vivere un giorno che non c’era, come salpare piano da un molo, come vedere qualcuno che ti aspetta sul marciapiede con un tamburello, come ricevere un messaggio di contrabbando sul precipizio di una serata presa a calci, quando ti senti libero e servo, poco santo e troppo poco peccatore.
Come quando ti baci in bocca una sconvolgente verità.

Sono quelle di cui mi innamoro dentro casa, quelle con cui mi sento libero di sfilare la camicia da dentro i pantaloni, quelle che mi calmano con un sorriso, quelle che non lo sanno neanche quanto mi fanno stare bene, che mi ascoltano, mi prendono per i capelli ma solo per farmi tornare a respirare, quelle che “dimmi solo cosa devo fare”.

E allora vorrei tenermele strette le persone che mi fanno stare bene, perchè riescono a vedere il matto che c’è in me. E non lo giudicano. Seguono il mio vento. E non si lamentano. Perchè sanno che dentro me c’è un pò di un altro uomo. Ma se ne fregano.
Perchè mi somigliano le persone che mi fanno stare bene.
Perchè siamo storie di un secondo e allora quando ne incontro una, ci penso un po’, ma alla fine glielo dico: “Per fortuna che ci sei”.

A questo punto di solito metto una citazione più o meno famosa, giusto per darmi un tono, questa volta cito una persona che non conosco per niente, l’ho scoperta su facebook ed è stata una folgorazione. Lei si firma Sabi e la sua pagina è Via Paolo Fabbri 43.

“Mi piacciono quelli che viaggiano senza valigie.
Mi piacciono quelli che se ne vanno, senza permesso. Quelli che piangono e non ti dicono il perchè.
Mi piacciono quelli che perdonano e quelli che non piangono mai. O almeno così dicono.
Mi piacciono quelli dei romanzi rosa, che poi te lo immagini sempre il protagonista.
Mi piacciono gli eroi, quelli a cui non frega niente del “vivere o morire”, ma ci provano. Provano, col coraggio pauroso, a credersi forti.
Mi piacciono quelli che se ne vanno sempre e lasciano pezzi in giro.
[Sabi

Per essere un po’  meno soli.

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30 pensieri su “Il mio giorno che non c’era.

  1. Ormai è più unico che raro trovare qualcuno che ci faccia stare bene senza cercare di cambiarci ma accettandoci per quello che siamo, pregi e difetti compresi. E solo quando ci si sente liberi di essere se stessi senza segreti ne bugie, quando si riesce a fidarsi e a raccontarsi ad una persona, quando si ride e si piange senza il timore di essere giudicati e quando si riesce a parlare anche senza dire una parola, si ha la certezza di avere di fronte il proprio “per fortuna che ci sei”. Un abbraccio Pinocchio. Felice serata, Barby

    • Si, è esattamente questo il concetto che cercavo di esprimere, l’essere accettati pienamente per quello che siamo e non per ciò che gli altri vorrebbero che fossimo. Ecco, quando incontriamo una di queste persone dobbiamo cercare di tenercele strette.
      Un abbraccio a te amica mia.

  2. Quando ti ho detto che ero felice di averti “incontrato” (a te a qualcun altro…) non sbagliavo.

    Quando ti ho detto che in ogni post salivi di livello non pensavo a tanto, non mi aspettavo tanta bellezza…

    Bello leggerti, bello sentire quanto sei bello dentro, bello sapere che sei vero e che, quello che leggo, non è un (se pur legittimo) esercizio di scrittura, anche perché certa roba non esce per un puro tentativo stilistico, certa roba esce solo se ce l’hai nell’anima.

    Bello il chiaroscuro del tuo cuore.

    E bella la citazione finale.

    Okay, la smetto, ma è tutto bello, eh…

    • Ecco, e io cosa dovrei rispondere ora?
      Sono felice di leggere le tue parole, felice di sapere che ti piace ciò che scrivo, ma la cosa che più di tutte mi rende felice è quella di poterti chiamare “amico”.
      Grazie amico mio.

  3. La corda tesa di un’ancora quando il mare è agitato, impercettibile ma presente quando è calmo. Così mi immagino i legami che descrivi.. rari e preziosi sì. Leggerti prima di cominciare a lavorare mi ha messo di buon umore :). Buona giornata.

  4. Non so, sai… tutte le volte che ho incontrato qualcuno che viaggiava senza valigia, poi finiva che voleva sempre giudicare cosa tengo nella mia… e alla fine aveva nascosto la sua nel deposito bagagli.

  5. Quante emozioni qui in queste parole, con quelle persone … per fortuna che ci sono e sono lì esattamente quando ti volti, nel momento in cui avanti da solo non riesci più a guardare. E allora guardi indietro con un sentimento a metà tra la malinconia, l’inadeguatezza, la solitudine, la paura … e loro sono lì, in silenzio, ma ti abbracciano così forte da far mancare il fiato. E poi è solo … “Per fortuna che ci sei”!

    • Sai, non condivido molto il pensiero di chi dice che non dobbiamo mai voltarci indietro. Io lo faccio, lo faccio spesso, perchè ciò che sono è il frutto di quello che ho vissuto, nel bene e nel male. Ed è straordinario voltarsi e trovare le pochissime persone che ci hanno accompagnato o le nuove, che comunque ci sostengono e ci incoraggiano. Sono loro che mi danno il coraggio di compiere il passo successivo.
      Un abbraccio.

    • Ciaoooooo, cavolo, ti ho cercata dappertutto, mi ero quasi rassegnato, per fortuna mi hai trovato tu. Grazie a te per ciò che scrivi e per come lo fai, non sono molto bravo con i complimenti ma, davvero, leggerti è un piacere per l’anima.

      • sto leggendo il tuo blog, è davvero bellissimo, complimenti vivissimi per ciò che trasmetti, per le parole, per i pensieri, insomma un blog che ho scoperto da poco e che già apprezzo moltissimo!

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