Un’altra giornata di vento forte

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Foto presa sul web

Forse scorrono piano fra un silenzio e un senso di sabbia nelle scarpe, le persone che non si sono accontentate.

Seguono il profilo della vita fra le cose minori, leggono i dettagli e non si lasciano sopraffare dal tempo che passa, perché per loro i minuti trascorsi pensando a “come sarebbe stato se” non hanno molto senso.
Sono loro, le riconosci da lontano, sono le donne forti, che non si sono accontentante di “un uomo purchè sia”, che hanno incendiato i progetti di una vita che solo a pensarla il loro stomaco si conterceva, che hanno scavato fino a spellarsi le mani, ma alla fine lo hanno trovato il loro vento di scirocco, quello che le porta al largo, oltre il faro di Gorgona, fiere, e decise ad affrontare la traversata. Comunque vada.
Sono le donne che non lo dicono ma vorrebbero uscire da quel vento forte, che non si sono vendute, che continuano a scommettere su se stesse. Nonostante tutto.
Che ad ogni passo pensano di mollare, di adeguarsi, che sarebbe tutto più semplice, che non accontentarsi è quasi una condanna, che sognano, come tutti, ma vivono a modo loro.

Quelle persone lì, quelle donne lì, non vogliono uomini “altrove”, distratti, scostanti, no, loro pretendono impegno di vita nelle vene, di un buio che serve ad immaginare, vogliono uno straccio di ragione che le inviti a provarci.
Non cercano amori sicuri, preferiscono il caos, gli equilibri precari, i silenzi da interpretare, i sussulti incontrollati. Loro cercano l’anima, quella vera. E sarà sempre così.
Quelle donne lì, brillano, di luce propria, anche se non vorrebbero farlo, anche se qualcuno ripete loro “ma chi te lo fa fare”, anche se alla fine della giornata si ritrovano ad affogare in un pensiero, dentro ad un maglione e sul fondo di una tisana al biancospino. Si stringono nelle spalle, guardano oltre la siepe e aspettano che arrivi domani.

Ci sono uomini che non si accontentano, che lottano per un’emozione senza nome, per un motivo che li convinca a continuare a farlo,. Sono quelli che scelgono di amare e farsi male, che non basta sopravvivere, che non vogliono il male minore, che rischiano, e sa va male pazienza, che non lasceranno mai che qualcuno possa vivere la loro vita.
Sono quelli che hanno i lividi e i cazzotti li hanno presi talmente forte che dio solo sa come facciano a reggersi ancora in piedi. E come facciano ancora a sorridere, ecco, quello non lo sa neanche dio.

Sono gli uomini che “se io ho bisogno tu devi esserci”, quelli a cui non servono prove di coraggio per sapere che esistono, che scelgono, cadono, ma continuano a tirare su i guantoni.
Sono quelli che hanno rinunciato a godersi il viaggio per prendere in mano il timone, si portano dietro due o tre giorni terribili che premono ancora tra il collo e la spalla, ma cercano di non farci caso. Non riuscendoci, peraltro.
Gli uomini che non si accontentano hanno bisogno di confeme, sanno che ad ingannarli non è l’amore, ma hanno una paura fottuta a buttarsi di testa in una storia, si strappano il petto con i “ti prego, un’altra botta no”, con i “se devi spararmi, prendi la mira e fallo adesso, che se aspetti poi mi uccidi davvero”, che vivere per loro è come tirare a sorte.
Sono uomini che bestemmiano contro la loro natura, perché di notte urla più forte e stanno finendo i soffitti da fissare e dopo sarà impossibile non essere sbranati dalla vita.
E anche il loro vento soffia forte, così forte che lascia i segni e fanno un male boia, ma più il dolore sale più loro decidono di non cedere, perchè hanno imparato a godersi sulla lingua il sapore di ogni spillo di felicità, perchè sanno che stanno sputando sangue per riuscire ad accerttarsi, che a forza di andare in salita i muscoli bruciano e la vetta sta diventando un pensiero evanescente, ma non si rassegnano a vivere al riparo dalle passioni.

Qualcuno un giorno mi ha detto “le persone che non si accontentano alla fine restano da sole”.
Non lo so, forse si o forse no, forse hanno vinto comunque, forse alla fine avranno perso tutto. Tutto. Tranne la dignità. E sapranno sostenere lo sguardo di quell’immagine che lo specchio rimanda.

Le persone che non si accontentano continueranno a scorrere piano fra un silenzio e un senso di sabbia nelle scarpe, ma con il sorriso consapevole di chi ha imparato a convivere con quel vento forte.

“Nel momento in cui ti accontenti di meno di quanto meriti, ottieni ancora meno di quello per cui ti sei accontentato.” MAUREEN DOWD

Ok, oggi mi è presa così, sono un po’ Evanescente

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58 pensieri su “Un’altra giornata di vento forte

  1. Non lo so Pino’, te lo confesso, poi boh, la prendi come vuoi. Io trovo supponente giudicare se gli altri si accontentano oppure no. Anzi, pure il fatto di creare un concetto di “accontentarsi” da applicare a altre persone, e non a se stessi, mi sembra un’operazione filosoficamente aristocratica. Quello che io chiamo dividere il mondo fra poeti e ragionieri… sarà anche che ho conosciuto un sacco di persone convinte di essere “eroi” di una qualche resistenza, di una qualche verità, ed erano quasi sempre persone senza problemi reali, che potevano riempire i loro impeti di pathos e fiori del male e fiori del bene solo perché alla fine per il loro non-accontentarsi garantivano la banca o la famiglia… resto dell’idea che la vera passione non è cercare il trascendente, ma amare, ad esempio, un corpo altrui al punto da esser pronti a pulirgli il culo se si ammala e non può farlo da solo.

    • Hai perfettamente ragione, non avevo intenzione di erigermi a giudice del giusto o sbagliato, assolutamente no. Questo post nasce da una conversazione che ho avuto qualche giorno fa con una persona che non si è arresa, ho cercato di riprodurre il suo stato d’animo, le sue inquietudini e i suoi momenti esaltanti, che poi sono quelli che viviamo tutti i giorni, solo che alcuni li vivono con un’intensità diversa.
      Grazie davvero per il tuo commento, l’ho apprezzato tanto e ne terrò di conto, anche perchè sto vivendo (non in prima persona) l’ultima frase.

      • non duplico il commento di inteso, con il quale condivido – non accade sempre ma spesso si – un certo disagio a categorizzare. non in assoluto perché ognuno di noi sente con i propri strumenti emotivi e credo conservi il diritto di sentire meno vicine modalità altrui differenti. senza per questo declinarle con categorie di giusto sbagliato, elevato o sufficiente.

        mi pare, pino, piuttosto esplicativo il tuo commento. e non aggiungerò altro quando le parole hanno già riempito gli occhi (le tue e quelle di inteso).

        vi propongo solo una riflessione, che non ci entrerà nulla con le etimologie e le ròbe linguistiche o come si dice (inteso, elpmì).

        accontentarsi, contiene dentro, in un certo modo, la parola contenta. ecco, bòh forse il punto è proprio questo. magari da fuori il secondo piano di un palazzo può sembrare insufficiente, così il terzo, o il quarto per chi concepisce solo il superattico, ma dentro, ci è qualcuno che chiama casa anche un piano terra, ed è contento per questo.

  2. Una volta non mi accontentavo, ma ero solo arrabbiata con la vita. Oggi ho imparato a desiderare ciò che possiedo e tutto è più sano, quieto ed altrettanto denso. Ho imparato ad accettare ciò che è diverso dalle mie aspettative di donna sempre al limite dell’emotività urlante. E’ una questione di punti di vista e di quanti battiti ha il cuore. Il mio è un muscolo d’atleta, forse è per questo che mi sono adattata al concetto di serenità. Ciao ragazzo. Un bacio
    S

    • Saper gioire di ciò che abbiamo credo sia una delle cose che ci fanno stare meglio in assoluto, il mio “non accontentarsi” era riferito più ad un concetto di sentimenti, un po’ come dire “piuttosto che rischiare di stare da solo, mi faccio andare bene quella persona”. E comunque sia, rispetto chi lo fa.

      Ciao, ragazza, l’invito per il caffè è ancora valido. Però prima vai a darti un’asciugata, che dopo il gavettone rischi la polmonite. Un bacio anche a te.

      • Ma io sono perfettamente asciutta, in ordine ed in abiti da ufficio. Difficile mi venga l’influenza, piuttosto sono una da esofagite da reflusso.
        A metà agosto son venuta giusto 2 gg dalle tue parti, precisamente a Marina di Grosseto. Ho portato mia figlia alla colonia marina di Follonica, il tempo di due giornate e son dovuta rientrare in ufficio.
        Ecco il motivo per cui non ti ho avvisato. Non ho avuto nemmeno il tempo di capire che ero arrivata e son dovuta ripartire.
        L’invito per il caffè lo tengo ben stretto. Un giorno dovrà ben accadere che oltre al gatto (Erre), tu debba incontrare la Fata Turchina:-)

        Ti abbraccio

        S

  3. continui a scoprirti troppo Pinocchio…..occhio che prendi freddo 😉

    mi piace tutto….dal post alla canzone che adoro, nonostante parli di morte.

  4. Wow, quanto pathos. Il pezzo è molto ben scritto, davvero. Ti dirò, in linea teorica sarei anche d’accordo (è il genere di pensiero che applico alla mia vita, ho spesso fatto scelte poco rassicuranti) poi però bisogna fare i conti con la realtà. E, in questo senso, sono completamente d’accordo con Intesomale: rispondiamo solo a noi stessi e basta (eventualmente, in parte, al proprio partner) perché poi chi giudica l’immagine riflessa nello specchio, come dici tu, non sono gli altri.
    Credo che sia tutta una scelta continua e si vada a tentativi e non mi permetterei di dire che qualcuno si accontenta solo perché non sceglie sempre e comunque l’avventura, la strada in salita, il mare in tempesta. Facendo un esempio al di fuori dei sentimenti (lì non ci entro nemmeno): apro la p.iva o mi tengo l’indeterminato? Sarei uno che si accontenta se scelgo la seconda opzione, perché non rischio? Chi lo decide cosa è meglio per me?
    Poi, sì, credo di aver capito che cosa intendevi: il mondo è pieno di gente noiosa e annoiata che non ha il coraggio nemmeno di cambiare la strada per andare al supermercato. E quelli che cercano la verità nei sentimenti e nelle azioni, che hanno meno strati di pelle, non ci riescono ad “accontentarsi” in quel senso 🙂

  5. Ciao. Hai scritto un post molto bello. Sull’accontentarsi non so. E’ che l’espressione “le persone che non si accontentano” mi fa subito pensare anche a chi non è mai contento di quello che ha.

  6. Io sono una di quelle donne lì.
    Di quelle che “si stringono nelle spalle, guardano oltre la siepe e aspettano che arrivi domani”. Di quelle che non “vogliono uomini “altrove”.
    Non avresti potuto descrivermi meglio e leggere il tuo post è stato come guardarmi allo specchio.
    Se volevi farmi piangere ci sei riuscito. E’stato liberatorio, però. Grazie! :*

  7. A volte, chi non si accontenta, è chi non sa vivere. Chi sfugge dal suo quotidiano perché non ha saputo costruirlo e ne immagina sempre uno nuovo e migliore e più bello, in una corsa frenetica che porta ad una naturale insoddisfazione. Che troppo spesso trascina con sé chi ha intorno.
    Io credo nel vivere accettando quello che si ha, tentando di migliorarsi ove possibile, ma senza accanimento. A correre o camminare, alla meta, se sei capace, arrivi comunque.
    E poi, come dice bene Inteso, saper amare e riconoscere il bello che c’è.
    Mi piace molto il tuo modo di scrivere, diretto; pare spontaneo, ma si legge che è curato e raffinato.
    Ciao

  8. Guarda, di tutto il post solo una cosa non va … il biancospino mi fa davvero schifo … per il resto, io sono esattamente così, mi accodo al commento di Pindarica.
    Io non mi sono accontentata, io ho mandato a puttane molte cose, ho anche ferito persone che sono rimaste incastrate nelle mie decisioni, certo. Purtroppo.
    E non è una questione di vivere con teatralità come fossimo sul palcoscenico, non è “riempire impeti di pathos e fiori del male e fiori del bene”, no, è ascoltare il cuore e a volte il corpo! Mi ci è voluto un attacco di panico (il primo ed ultimo della mia vita) per capire che la scelta che stavo facendo anni fa con una persona non era giusta. Se fossi andata avanti ignorando quel segnale, ora avrei una meravigliosa vita … di quieta disperazione. Anche no, grazie! Non ci riesco non posso. Mi urla la vita nelle vene!
    Poi ha ragione anche Stefania, le aspettative non sono mai sane, ma non è questione di principi azzurri da favola, la mia non è una ricerca frenetica, si tratta della differenza tra persone con cui si sta bene, e persone che ti fanno vibrare l’anima!
    La citazione esprime molto bene il senso di quello che provo.
    Al momento resto da sola a fissare lo specchio, sì, con dignità … ma da sola …

    • In questi casi non so mai cosa dire, posso solo esprimere ciò che riesco a vedere in te, una donna forte, che si sta facendo un mazzo così per stare bene con se stessa, che poi è l’unico modo per stare bene con gli altri, che si mette in discussione, ogni santo giorno e ti assicuro, non è una cosa da tutti. Per il resto non saprei davvero che altro aggiungere, se non che ti abbraccio. Forte.

      • Prendo l’abbraccio e proseguo su questa via. E’ tortuosa, ma non ho certo intenzione di fermarmi. Ieri sera parlavo con un’amica … alla fine – abbiamo ammesso – siamo contente di chi siamo e di dove siamo, di come ci siamo arrivate, nonostante tutto … non avremmo potuto accontentarci e se lo avessimo fatto, ora, non saremmo noi. E questo noi ci piace in fondo e credo sia il primo passo per star bene con noi stesse.
        Intanto continuo a costruire ponti coi sassi che trovo lungo il cammino.
        Grazie, post come questo hanno il pregio di aiutarmi nell’eterna discussione che ho con me stessa.

  9. Verità non ce ne sono. Il solo fatto di rifletterci sempre significa non essersi arresi. Significa cercare una strada. Esiste però un punto di non ritorno, dato dal tempo, dopo il quale ricominciare significa buttar via anche cose buone che si son costruite. Momento in cui fai conti con quanto di orgoglio c’era in quel non accontentarsi mai. Nesuna verità, ripeto. Solo riflessioni.

    • Vedi, non lo so se esiste un limite d’età oltre il quale sarebbe meglio non fare rivoluzioni, forse ê soltanto più difficile farle, anche se le cose buone che ci siamo guadagnati difficilmente ci abbondenerebbero. Ma questa è solo una mia opinione.
      Grazie.

    • … e se l’ennesima rivoluzione, quand’anche fuori quello che tu ipotizzi essere il tempo massimo, il punto del non ritorno … se avessimo il coraggio di farne un’altra di rivoluzione, come possiamo sapere, prima di farla, che ciò che andiamo a compiere non sia ancora più “buono” di quanto ci lasciamo alle spalle? Come possiamo sapere che invece non si tratti di quell’ultima rivoluzione che fa solo del gran bene a noi e all’altro?
      Se non fosse solo orgoglio personale ma benessere collettivo?
      E perchè devo buttare quello che ho costruito? E se invece fosse solo imparare? Sempre imparare, andare avanti, crescere meglio … migliorarsi? Quando miglioriamo, lo possiamo fare anche per gli altri in fondo, non solo per noi stessi …
      🙂
      Nessuna verità nemmeno nelle mie parole, nessuna polemica, solo altre riflessioni. Questo post mi ha coinvolto molto …

      • Qui la questione si fa anche soggettiva. Dipende da ciò che causa delusione o altre aspettative. Dipende anche dal carattere e dal grado di delusione, che può essere diverso per ognuno di noi. L’importante è che non sia una fuga dalle proprie responsabilità: cosa alla quale ho assistito spesso.

        Comunque, anche dal mio punto di vista, riconosco che la tua considerazione ci sta.

        Nella pratica spesso prevale il fatalismo e il lasciarsi trasportare… giusto per autocitarmi, mi torna in mente questo http://papillon1961.wordpress.com/2014/05/15/prima-e-dopo-2/ così, “pour parler” 🙂

      • Sì, generalizzare non è mai cosa buona …
        Vero anche che non deve essere una fuga in senso stretto, giusto. Ma è anche vero che spesso allontanarsi da certe situazioni/persone ci rende “migliori”, più equilibrati, più sereni, più propositivi, anche più liberi di esprimere il nostro essere, dettaglio non trascurabile …

        Ho letto il tuo post e la prima considerazione che mi è balzata in testa è stata: davvero può la vita scegliere per noi? O alla fine “Faber est suae quisque fortunae”?

        * State seguendo i pomeriggi filosofici di Canale Pinocchio * Stay tuned!

        Pinocchio scusa l’invasione, Papillon grazie per il confronto!
        🙂

  10. Mi pento sempre di non venire a trovarti più spesso. Trovo una risorsa di umano che pochi riescono ad avere. Non mi sono mai accontentata in vita mia di uomini facili, sarò un’inguaribile romantica ma cerco ancora l’uomo che sarà in grado di farmi battere il cuore. Anche se dovessi cercarlo per tutta la vita. Per contrastare il vento farò finta di essere in una barca a vela .. grazie Pinocchio! 🙂

    • Credo che non sia solo l’essere romantici, il non scendere a patti con i propri sentimenti è una scelta, ognuno fa la sua e la vive di conseguenza, certo, il nostro modo di essere ha un ruolo fondamentale in questa scelta. Perciò, tieni la barra a dritta e porta “il fiocco” sopravento.
      Un abbraccio.

  11. Sono donna che, in merito ai sentimenti, non si accontenta. In amicizia, in amore, in passione e passionalità per tutto ciò che mi coinvolge. Fin da ragazzina ho invidiato chi si accontenta perché non resta solo ma oggi posso affermare che ho avuto e ho la vita nelle mie mani. Mi guardo allo specchio, Pinocchio, e non mi sento sola perché ricca di ricordi, di battaglie, di sconfitte e vittorie di scelte fatte e realizzate e se dovessi morire ora so che gli ultimi istanti saranno pieni di grandi sensazioni 😉
    Non ho percepito alcun tono sentenzioso nel tuo post e mi ha meravigliato che alcuni blogger abbiano notato qualcosa che non c’è. Forse, mi dico, i più si accontentano e hanno il timore di esser giudicati. 😉
    Kiss

    • Guarda, come ho già detto, mi fa piacere che ci siano pareri e punti di vista differenti, peraltro tutto nel massimo rispetto.
      Ok, detto questo, ciò che dici è quello che ho cercato di esprimere, il fatto di poter stare da soli, senza sentirsi soli.
      Grazie davvero.

  12. Io, faccio mia la sintesi che deriva dal tuo post e dai commenti dei miei amici inteso e Bratinez, ho colto, dopo averlo riletto due volte, il senso del tuo pensiero che poteva però essere anche leggermente travisato. Ti conosco bene, sia per i post che scrivi sia di persona, e so che non sei certo il tipo da puntare il dito o da mettersi a giudicare l’umanità stigmatizzando in modo becero, gretto o qualunquista. La sintesi a cui si è arrivati con i contributi mi rappresenta molto. Inoltre, trovo gli scambi con gli amici che ho citato, e con altri, costruttivi ed estremamente civili, se pur ognuno abbia espresso il suo punto di vista, in alcuni tratti, anche molto dissonante dal suo interlocutore. Insomma, tutto bene. Tutto molto bello.

    Ciao amichetto mio.

    • Guarda, la penso esattamente come te, cioè, il fatto che questo post sia stato interpretato da punti di vista diversi, mi ha fatto piacere, mi ha dato la possibilità di spiegarmi, ed è comunque un segno di interesse, si insomma, qualcuno legge ciò che scrivo e sente il bisogno di esprimere un’opinione, cavolo, se ci penso, stento a crederci.
      Perciò, colgo l’occasione di ringraziare te e tutti coloro che vengono qui a condividere i pensieri. Grazie davvero.

  13. L’ho riletto….anche alla luce dei commenti, ma davvero non vi ho letto “giudizi”. Alla fine, non ho pensato: lui è uno che non si accontenta….per dire. Ho solo capito che volevi..affrancare dal peso che si porta sulle spalle chi non si accontenta. Peraltro come ha, forse solo più inconsciamente, anche chi, invece, si accontenta. Tutti hanno , in fondo, i loro rimpianti e i loro rimorsi. Tutti cerchiamo, più o meno bene, di galleggiare nel mare turbolento delle nostre contraddizioni. Resta il fatto, per me indubbio, che scrivi nel modo “esatto” per le mie corde… 🙂

    • Certo, per alcuni forse è così, altri invece si accontentano e vivono felici. In ogni caso, ognuno ha una sua storia, un proprio modo di vivere le situazioni e per questo vanno rispettate a prescindere. Grazie mille, ben arrivata.

  14. […] Ieri, dopo mesi, mi sono arrabbiata (e tanto!) per una questione in ufficio. Bellissimo. Cosa c’è di bello? Che la guarigione della mia anima si è compiuta o comunque è vicina. Perché tornare ad utilizzare le emozioni per la normalità della vita, è il segnale che quel viaggio al centro di noi stessi, necessario ma che ci ha fatto tanto soffrire, è finito o, quanto meno, sta per finire. E checché ne dicano, solo il Dalai Lama, dopo un percorso di questo tipo, riesce anche ad avere il giusto distacco dalle cose del mondo. Noi umani, se usciamo vivi dalla centrifuga che tocca subire a chi decide di cambiare percorso per non sopravvivere ma vivere, grasso che cola se la possiamo raccontare. E quando arriva il giorno che si rompe la lavatrice ed invece di piangere a dirotto per la caducità che ci circonda, decidiamo di chiamare il tecnico, venuto un mese prima, e dirgliene quattro, dobbiamo festeggiare alla grande. Vuol dire che siamo tornati. Per quanto mi riguarda, immagino che ci sarà ancora qualche strascico. Ci sono cose a cui, nonostante tutte le riflessioni profonde dedicate, non sono venuta ancora a capo. E le indagini non si fermano. Perché, cosa, come… Ieri, per esempio, dopo lo stranimento lavorativo, ho pensato all’operazione rimandata e ai programmi saltati e poi, per non farmi mancare nulla, ho regalato un morso di approfondimento anche all’ultima delusione. Ma solo perché dopo avevo una riunione, altrimenti sarei risalita indietro, episodio dopo episodio, fino magari ai tempi del liceo. O come dice una mia cara amica, fino a quello stronzo di Adamo. Non devo avere fretta: ho imparato che il dolore non si salta e, peraltro, non credo me ne sia rimasto molto da processare. Ieri sera ho letto un articolo di un blogger che parla del vento forte che avvolge le persone che non si accontentano. Mi è piaciuto. Perché parla anche di uomini. Se vi va, vale la pena: https://pinocchiononcepiu.com/2014/09/08/unaltra-giornata-di-vento-forte/ […]

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