Di camere, pentagrammi e poco rumore. E un po’ di più.

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Immagine presa dal web

Ci sono persone che più di altre hanno bisogno della loro camera del silenzio.

Sono quelli che hanno il buio in fondo agli occhi un po’ più nero, il miele sul palato un po’ più amaro, il mare dentro dentro all’anima più profondo.
Quelli che si perdono dentro un’illusione, che tutte quelle parole nella testa fanno un gran rumore, che vi passano vicino lungo i marciapiedi, ma non sanno neanche loro dove son finiti coi pensieri.

E li vedi seduti in una stanza a fissare un muro, perché non sapendo più dove guardare, si sono rifugiati dietro un orizzonte da inseguire, perché fa male sentirsi fuori posto e non poterlo dire e allora è meglio non avere sguardi da giustificare, sono note sparse sopra un pentagramma senza concerti in cui poter suonare.
Sono quelli che respirano a fatica davanti ad un sorriso inaspettato, perché temono di sgualcire quei secondi di bellezza assoluta che svanisce, quelli che non sanno dove andare ma è tutto perfetto, che non è mica la prima volta che vanno in giro per istinto, che anche se si perdono ormai non ci fanno più caso. E vanno a senso.

Quelli che restano in silenzio perché poi lo sanno, che a parlare da soli un po’ ci si confonde, mentre tutti gli altri fanno la loro parte, loro sono bolle di sapone dentro un vento forte, che basta un gesto insolito per farli svanire.
Sono quelli che fra le loro pareti sanno cosa fare, ma se li metti davanti ad uno sguardo, vorrebbero scappare o incarcerarsi dietro ad un paio di occhiali scuri per poter respirare, quelli che non hanno quasi niente da farsi perdonare, ma nonostante tutto vorrebbero non farsi notare.

Sono quelli che smaniano per provare a parlare, ne hanno un bisogno infinito, ma non è da tutti riuscire a sostenere un ideale senza lasciarsi trucidare dalla paura di non essere all’altezza di aprire bocca ed iniziare a sparare. Sono quelli che chiudono a doppia mandata e gettano la chiave, perché far uscire parole è come stare nudi davanti ad un tribunale, “e signor giudice io nego tutto, lei è un uomo che ha studiato, non le ho mai detto “amore tu mi manchi”, io l’ho solamente urlato”, ma nessuno l’ha sentito, che certe grida è meglio ignorarle, che certe donne non si meritano di fare le infermiere ad un matto, che certe volte è meglio non parlare perché quando va tutto bene non serve dirlo. Quando va tutto bene è meglio non saperlo.

Sono quelli che si sono chiusi fuori dalla confusione, per non sentire il peso di chi vuol sapere, di chi ti chiede se stai bene solo per fare conversazione, ma se poi rispondi non ti stanno neanche a sentire; sono quelli che saprebbero volare, che danno un peso alle parole, che davanti a certe labbra il fiato non ne vuol sapere di riprendere ad uscire.

Ci sono persone che hanno bisogno di rifugiarsi nella loro stanza senza nessun rumore, , dove nessuno li potrà mai trovare, dove osservano il mondo per poterlo affrontare, dove si guardano dentro per capire se va tutto bene, che si trovano sbagliati ma se ne fanno una ragione. È il posto in cui devono imparare a nuotare perché per stare a galla in questo mare devi riuscire a regalarti un sogno,

Ci sono persone che hanno il fiato in salita un po’ più corto, che ci sfiorano lungo i viali ma sono un po’ più lontani, che tengo gli occhi un po’ più chiusi per restare nella loro stanza, un po’ di più.
Ci sono persone che parlano poco, sorridono piano, soffiano i dolori un po’ più lontano da qui.
Continuano a sfiorarci, continuano a sorriderci, continuano a ripetere che stanno bene. Ad ogni passo muoiono un po’. Ma l’importante è non saperlo.

(Questo testo è stato ispirato da un po’ di musica, qualche chiacchiera sparsa e da un post di Harahel, anche se lei non lo sa)

“Si dice che ogni persona è un’isola, e non è vero, ogni persona è un silenzio, questo sì, un silenzio, ciascuna con il proprio silenzio, ciascuna con il silenzio che è.” José Saramago, La caverna

Questa canzone non ci combina niente, lo so, ma mi piaceva…e quindi eccola qua.

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43 pensieri su “Di camere, pentagrammi e poco rumore. E un po’ di più.

  1. Io sono onoratissima e felicissima di aver ispirato un post del genere (senza saperlo). Devo dire che mi ci ritrovo molto in quelle persone. Quelle persone che non tutti riescono a vedere davvero. Bello Pinocchio!

  2. Grazie..te lo devo. e potrei spiegarti ogni singola ragione per farlo…ma io che di parole ne faccio sempre la mia voce ora scelgo di godermi il silenzio, questo silenzio che sono.Soltanto grazie!
    Ti abbraccio
    Giusy

  3. Non credo che non si sappia… ma che sia più facile far finta di non sapere. Comunque penso che quando sono tante le cose da dire, forse si farebbe solo una gran confusione parlando…il silenzio spesso aiuta a far chiarezza…
    Buon pomeriggio.

  4. Ti leggo e sto in silenzio, chiusa nei miei pensieri, ti leggo e fa bene anche a me leggerti…bene, insomma, dai…ci siamo capiti, no? Ti abbraccio, amico mio … Piove, piove sempre…qui!

  5. Un mio amico tempo fa ha scritto:
    “Non ho mai amato il Mondo
    perchè il Mondo non ha mai amato me.
    Forse.
    Ora viene a bussare, piano, alla porta del mio animo,
    e io l’accolgo con un sorriso.”
    Questa bellissima semplice poesia, a mio avviso, rende bene ciò che queste persone possono provare, nel silenzio della loro stanza. Ma parla anche di speranza. Sentirsi soli è uno stato dell’anima, molto più che esserlo, soli. Ma io amo pensare e credere che ci possa sempre essere qualcuno dietro l’angolo pronto a prenderci la mano.Basta voler continuare a camminare…

  6. sono entrata varie volte oggi a leggere qui, ma ogni volta non trovavo le parole circondata di rumori delle mie esistenze, vorrei dire e non posso, a volte succede. Ho avuto un ricordo allora. Mi è capitato di entrare in una stanza ‘installazione artistica’ dove non si poteva sentire alcun suono da fuori era tutto buio e c’era solo il tuo respiro,
    angoscia o liberazione…

    • Direi che quella sarebbe la stanza ideale di questo post. Senza ombra di dubbio. Per quanto riguarda le parole, non preoccuparti, sentiti libera di esprimerti come vuoi.
      P.s. Scusa il ritardo nella risposta, ma ero in ferie in una zona senza segnale. Sono rietrato da poco nella civiltà. O forse no.

  7. (dal chiuso delle mie quattro mura e del mio silenzio ti dico che queste parole sono meravigliose e arrecano sollievo, grazie)

    G.

    • Già, di musica e di silenzio. Di una chitarra che trasmette i tuoi pensieri, di accordi improvvisati, di melodie che ti riportano a momenti di vita. E la voce che esce un’ottava più bassa. Ma tanto nessuno sente. Te lo puoi permettere. Grazie, ha espresso un pensiero meraviglioso.

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