Aurora è stata qui.

F/Wv1.80

I momenti migliori per partire son quelli in cui tutti sono avvolti da una sorta di fermento, impegnati in qualcosa, momenti in cui nessuno sembra avere il tempo di fermarsi e riflettere, fermarsi e osservare. Una febbrile e dolce malinconia, dove quasi piangi. E non sai perché, ti convinci che quello sia l’attimo perfetto per andare oltre. E non sai dove.

Ricordo che pioveva quel giorno, il giorno in cui Aurora ha deciso di partire, pioveva di una pioggia strana, forse perché quella non era la stagione dei temporali, forse era solo un insulso tentativo di trattenerla in questa insulsa città, perché in fondo si somigliavano, lei e questa città, aspra e sincera, che si veste elegante nei giorni solenni e poi corre a bere vino nelle balere del porto, che sorride, con gli occhi nocciola e una ruga d’intesa agli angoli della bocca, che compra collane sulle bancarelle del lungomare e fa un giro di valzer con un ragazzo di settant’anni, che guarda qualcuno partire e sorride sapendo di avergli nascosto un pezzetto di vita nelle tasche del cappotto. Perché puoi allontanarti da qui, ma non potrai mai andartene. Vive così questa città, vive così anche Aurora.

Alla fine di un cammino fatto insieme possiamo soffermarci su due cose: su quello che è stato o su quello che resta. Aurora, ovunque sia, da sempre, guarda a quello che è stato. E’ il suo modo di incatenare i luoghi e le persone, perché lasciarle andare per sempre è un pensiero che non riesce a concepire, è la sua scatola di vetro trasparante in cui nascondere le strette di mano e gli sguardi imbarazzati. Un bisogno pungente ed ostinato di non sentirsi mai completamente da sola, che a stare troppo da soli rischiamo di perderci e lei lo sa bene.
In quello che è stato ci sono gli sbuffi d’allegria, le parole scambiate con la gente del porto, ci sono labbra da assaggiare e un buio pesto in cui potersi riconoscere.
E allora sì, decisamente, si sofferma su ciò che è stato, che fa meno male, decisamente. Che quello che resta inganna la mente e peggiora i ricordi. Decisamente. Sarebbe come camminare per i giardini di Granada e guardarsi le scarpe. Come baciare qualcuno senza chiudere gli occhi.

Perché in quello che resta lei rivive i profumi e la voce graffiante di magnolia e tabacco, di quel mattino d’Aprile in cui lui venne a dirle che non ci sarebbe più stato e lei lo guardò con un paio di occhi limpidi, quasi come a dire “abbi cura di te”, perché in quello che resta c’è un’altra partenza senza voltarsi, altri incroci da evitare, altri segnali di divieto. In quello che resta ci sono abitudini da scordare, o almeno, abitudini a cui dover rinunciare. Con quello che resta è costretta a farci i conti e lei, i conti, proprio non riesce a farli. Neanche con se stessa.
Non sa proprio che farsene, di tutto quello che resta.

Sono passati diversi anni da quando sei andata via, hai mantenuto la parola e non sei più tornata, che via da qui c’era una vita da inseguire, ma da qui non te sei mai andata, lo capisci parlando con la gente del porto, che sono immobili da tutta una vita e sembra quasi che non riescano a vedere il mondo che li attraversa, invece a quel mondo gli rubano il segreto, gli rubano perfino l’aria dai polmoni e sul momento neanche lo capisci, te ne accorgi solamente quando ti avvicini ad uno loro e chiedi “ti ricordi di Aurora?” E tra un colpo di tosse e una boccata al sigaro, quello ti risponde “Aurora è sempre stata qui” appoggiandosi due dita sopra al petto, proprio all’altezza del cuore.
Perché anche la gente di questa città ha scelto di puntare su ciò che è stato, proprio come ha fatto Aurora, perché si somigliano davvero, lei e questa città.

Oggi è uno di quei giorni che piove, se osservi bene te ne accorgi che è una pioggia strana, proprio uno di quei giorni in cui ti chiedi che farà quella donna che scelse l’attimo perfetto per partire e la immagini appoggiata ad un lampione, avvolta nel calore di un cappotto fuori moda, che mette le mani in tasca per essere sicura di trovarci un pezzetto di vita tenuto nascosto da chissà quanti anni. Sorride e come sempre, si sente meno sola.
Non ha bisogno di tornare, Aurora è sempre stata qui.

“Abbiamo tutti un pezzettino di passato che va in rovina o che viene venduto pezzo per pezzo. Solo che per la maggior parte delle persone non è un giardino; è il modo in cui pensavamo a qualcosa o qualcuno.” (Amor Towles).

A proposito di donne che lasciano il segno Roxanne – Police

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32 pensieri su “Aurora è stata qui.

  1. il tuo scrivere de-scrivendo si va facendo sempre più preciso, delineando pur sottotraccia caratteri e visioni,
    …chissà se quelle aurore di rosso sono ancor più visibili dal mare che non dalle città turrite
    feliz dia

    • Dalle “città turrite” lo spettacolo deve essere notevole, di quelle qui sul mare ne ho la certezza.

      Anche se la “tua” città turrita e la “mia” idrodotata (ahahah m’è venuta così) sono antagoniste io ti stimo ugualmente, d’altronde…nessuno è perfetto.
      Un abbraccio amica mia.

  2. Leggevo e intanto capivo. Capivo che io ho sempre puntato su ciò che è stato, e non sono mai riuscita, proprio per questo, a dimenticare mai nulla. Ma era quello che volevo, in fondo. Che ogni pezzo di me è fatto anche dei pezzi di ciò che ho incontrato e perso, ma mai perso del tutto. Però il tempo passa e segna, lascia cicatrici che sono rughe dell’anima e ora mi ritrovo, forse per la prima volta, a pensare a quello che resta.

    Grazie Pinocchio, ogni cosa che scrivi è stimolo e riflessione, piacere e sofferenza.
    Ogni cosa che scrivi fa parte di ciò che chiamiamo vita.

  3. Questo racconto è davvero meraviglioso,
    sarà che sento così vicina Aurora, ma è scritto davvero benissimo complimenti, mi hai fatto sognare,
    leggerò tutto :),

    buona giornata

  4. Sono sempre belle le cose che scrivi, Pinocchio. E leggerti é piacevole, rilassante, quasi catartico.
    “Su quello che è stato o su quello che resta”, non ci avevo mai pensato in questi termini. Grazie per avermi fatto riflettere sull’andare e sul lasciare andare.

  5. Certe persone ti rimangono incollate dentro, appiccicate sul corpo. Anche grattando la pelle con la spugna sotto la doccia..ti restano addosso. e Va bene così. Forse.A volte.

    Scrittura deliziosa, come sempre.
    🙂

  6. Meraviglioso, come sempre del resto….esserci fisicamente non è poi essenziale quando si è lì con il cuore, l’anima e la nostra essenza…
    Buon inizio settimana! 🙂

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