Michele sa volare.

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Il mondo visto da qui non sembra poi così cattivo, forse a certe altezze i pensieri pesanti faticano ad arrivare, perché quassù l’aria è trasparente, il respiro più affannato. “Fame di ossigeno” la chiamano, forse è soltanto un filtro per le inquietudini terrene, perché quassù sembra tutto, assolutamente, perfetto, maledettamente chiaro ed esatto. Il mondo visto da quassù non è poi così cattivo.

Ma la vita vera è altra cosa, quella che scorre giù, nel mondo percepito, quella vita lì è tutt’altra storia. Lungo quelle strade le parole arrivano dirette e l’aria è satura di ossigeno. Anche se spesso ti manca il fiato. In quel mondo lì capita di perdersi spesso. Puoi arrivare a perdere perfino le tue certezze, puoi veder svanire la tua esistenza e quel mondo lì, quello percepito, picchia forte, difficilmente ti concede il tempo di alzare la guardia. Quel mondo lì mira dritto al mento, è alla costante ricerca del colpo del knockout. Quel mondo lì ti sfinisce e le braccia ti fanno talmente male che preghi iddio di mandarti giù un diretto destro per farla finita.

Michele galleggia In quel mondo lì, in quel tipo di mondo in cui capita di trovarsi una mattina in un ufficio con un paio di persone eleganti, quel tipo di persone a cui la vita ha messo una cravatta intorno collo. Loro hanno l’illusione di sapere come vanno le cose. Quelle persone lì hanno la presunzione di spiegarti la tua vita. Dimenticandosi di viverne una propria. Ecco, le persone che Michele aveva davanti erano così, mastini a far da guardia alla felicità. Che quelli come Michele non possono permettersi di averne troppa, di felicità. Quelli come Michele non sono mica autorizzati ad entrare nel castello. Figuriamoci. Ci sono delle regole da rispettare, che diamine. Ci sono posizioni da tenere e non si è mai visto, che un Michele qualsiasi, riesca ad averne più del dovuto, di felicità. Perciò il mondo, per mantenersi in equilibrio, avevrà sempre bisogno di persone come quelle, con la cravatta intorno al collo, ma solo per essere tenute al guinzaglio dal destino.

E ascoltava, Michele stava ad ascoltare, anche se faceva fatica a capire come quella gente riuscisse a soffiare fuori parole con quel cappio di seta che stringeva le vene della gola. Quando uscì dalla stanza loro erano senza rimorsi .Lui senza lavoro.

Eccolo il diretto destro mandato giù per farla finita.

Quelle frasi, quelle dannate frasi. Fra tutte le parole inventate dagli uomini, loro avevano scelto proprio quelle, quasi come fosse stata solo una stupida fatalità, che magari, se fosse arrivato in fabbrica cinque minuti più tardi, quella gente avrebbe usato parole diverse. Un po’ come quando ti fermi all’incrocio e l’auto dietro ti tampona, che se uscivi di casa un minuto prima magari non sarebbe successo, magari il semaforo sarebbe stato verde. Sarebbero bastati, che ne so, trenta secondi in meno, o in più, cinque secondi, anche cinque secondi sarebbero bastati e magari le persone in quell’ufficio che sapeva di vetro, alluminio e destini al guinzaglio, avrebbero usato parole diverse.

Che poi, a pensarci, la cosa peggiore non è neanche la mancanza di stipendio. E’ la frantumazione dei sogni, è questo che fa male davvero. E’ la voglia di fare progetti che se ne va a puttane e che ti brucia l’anima. E’ la mancanza di uno straccio di dignità che ti fa andare in giro con la cenere in fondo allo stomaco. È trovarsi in mezzo ad altre persone, perfino amici di una vita e sentirti a disagio, inferiore a loro, fino ad arrivare a invidiarne l’esistenza. La loro serenità fatta di sorrisi senza ombre. Che loro sembrano felici. Loro non lo sanno quanto possano spingerti a fondo certi pensieri. Fin dove possa arrivare il cratere della tua disperazione. Che le pareti di certi inferni non mostrano segni di cedimento.

E’ guardare lei e avere la sensazione chiarissima e assoluta che si merita di meglio. Si merita tutto ciò che tu non riuscirai mai a darle.

E allora tutto lo spazio che c’è fuori si comprime, e l’aria ti manca davvero. E non c’è modo di guardare verso il cielo. Quand’è così devi salire, salire proprio fisicamente intendo. Su un albero, su un ponte o sul cornicione di un palazzo di venti piani. Quando tutta la vita ti si rovescia addosso c’è un’unica cosa da fare. Salire.

Che basta davvero poco, un passo, uno soltanto. Cosa sarà mai fare un passo, ne facciamo a milioni e non cambia poi tutto questo granché. Anche questo passo qui lascerà il mondo inalterato, ne sono certo. Magari ogni tanto diranno “ti ricordi di Michele? quello che provò a volare”, ma alla fine, ne sono certo, lascerà il mondo inalterato.

Che poi quassù l’aria è trasparente e il respiro più affannato, che non servirebbe neanche così tanto fegato per fare questo salto. Da quassù è tutto più semplice, il mondo non sembra poi così cattivo. Da quassù puoi scegliere davvero, qui non arriva il guinzaglio del destino.

Non cambierà niente, ci saranno giorni orrendi e altri quasi sopportabili, ci saranno ancora sguardi carichi di piombo e delusione da dover sostenere. Ma non importa, Michele continuerà a camminarci in mezzo, a galleggiare in tutto questo mondo percepito,

Che alla fine l’importante non è fare il passo e volare, no, quello che conta davvero è avere la consapevolezza di essere capaci di farlo e nonostante tutto scegliere di vivere.

Anche adesso che cammina per strada con la cenere nello stomaco e le mani in tasca strette a pugno, anche in questo preciso istante che sente la fame di ossigeno prenderlo alla gola, lui puo’ guardare il cielo sopra a questa assurda città e avere una sola, indelebile certezza: Michele sa volare ma sceglie ogni giorno di camminare nel vostro strano mondo. E quando proprio sente di non farcela prende fiato. E sale. Che visto da lassù il mondo non sembra poi così cattivo.

Forse un giorno riusciremo a viverci davvero in questa assurda città. (Bruce Springsteen – Lucky Town)

Dedicato a tutte quelle persone che aprono le braccia ma trovano la forza di non spiccare il volo.

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36 pensieri su “Michele sa volare.

  1. Ti aspettavo..come avrai letto, ero preparata all’argomento. Eppure…eppure tu riesci sempre a darmi qualcosa di più. Riesci a….stupirmi. Che, dopo ridere, è la cosa che amo di più. 🙂
    Tanti di noi , magari per motivi e ragioni diverse, sono stati qualche volta “Michele”, anche io, e nemmeno una volta sola o per un’unica ragione. Ho scelto , sempre, di continuare a camminare lungo il sentiero senza sapere mai esattamente dove potrà portarmi, ma accetto anche i miei momenti di debolezza, dove il pensiero di “volare”, di sapere che, volendo, potrei farlo, mi da una forza incredibile.
    Sei davvero un meraviglioso osservatore della natura umana..

    • Non starò qui a fare discorsi retorici del tipo “dobbiamo reagire ai momenti difficili” o cose simili. No, io penso che ognuno di noi abbia anche il sacrosanto diritto di lasciarsi andare. Ma penso anche che “restare” sia il vero atto di coraggio. Ti ringrazio davvero tanto per la passione che metti nel commentare ciò che scrivo.

  2. Ci sono certi periodi in cui le ali ci spuntano tutti i giorni, ma il Michele che c’è in noi, un vero arcangelo, se le taglia perché sa di non averne bisogno e cammina, vivo e luminoso, in un mondo di morti con la cravatta al collo. Ogni giorno sceglie di vivere, è grande per questo. Il brano è molto bello e terribilmente vero e adatto all’esperienza quotidiana. Proprio oggi parlavo con una persona a me cara di questa continua sopraffazione e supponenza di quelli che sanno tutto, hanno tutto, insegnano tutto, col loro sguardo “amorevolmente” rivolto verso il basso, a carezzare l’altrui pochezza e col sorrisino irridente…

    • Una riflessione su chi trova la forza. Ma anche su coloro che non ce la fanno…e saltano davvero. Ma non è una questione di debolezza, ma di diversa sensibilità, di diversa percezione delle vita. E quella è davvero dura cambiarla. Grazie infinite.

      • forse di una troppo forte sensibilità….
        io aggiungerei di regalare un sorriso a queste persone perché trovino per davvero la forza per restare e perché ne valga la pena.. sai come quando piove e alcune persone molto sensibili pensano che l’acqua serva a dissetare e non a distruggere…e questa è la speranza per andare avanti…
        ma è difficile parlare di cose così delicate…
        grazie per questo post:)

  3. sono iscritta qui da poco, e, fin ora, gli unici articoli che mi sono sentita di ribloggare sul mio blog sono stati i tuoi. Ti faccio i miei più sinceri complimenti, perchè sono bellissimi. Dopo aver letto “Piero alla fine del cielo”, non ho fatto altro che aspettare il capolavoro successivo.
    Inoltre ti ringrazio perchè entrmabi i racconti mi hanno lasciato tanto. Grazie di cuore e complimenti di nuovo, davvero.

  4. Vorrei dirti tante cose…belle
    In fondo però adesso, dopo averti letto io ho bisogno di assorbire ciò che hai scritto… e se succede questo, per me hai dato vita alla magia.
    Grazie e ciao 🙂

  5. Meraviglioso, impossibile leggerlo senza farsi toccare il cuore. E oggigiorno, il mondo è pieno di tanti Michele… che avrebbero bisogno di parole come queste per ricordarsi quanto valgono.

    • Ce ne sono davvero tanti di Michele, troppi. Non ho la presunzione di poterli aiutare con questo racconto, assolutamente no, ma ho sentito il bisogno di esprimere un mio pensiero al riguardo. Credo che trovarsi o meno su quel cornicione sia soprattutto una questione di fortuna.
      Grazie infinite per il commento.

  6. Per amare la vita la devi guardare da punti di vista diversi, come nel mio caso. Ogni giorno è particolare con qualche nodo che si aggiunge e altri che si sciolgono. Stamattina mia mamma piangeva era dispiaciuta di causare un problema…. Il problema era la febbre e nel delirio mi ha scambiata per la sua mamma. Io lo baciata sulla fronte e gli ho detto tu non sei un problema. Tu sei la mia mamma.

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