Piero alla fine del cielo.

E poi ci sono quelli come Piero, quelli che sognano ancora.

Quelli che vivono fra cielo e mare, cercando di capire se tutto quello spazio possa avere una fine. Se tutto quel cielo possa avere una fine. Perché il mare, è sicuro, che una fine non ce l’ha.

Piero parla di cose che ha visto, di persone che ha conosciuto, poco importa se siano esistite davvero o siano frutto della sua fantasia, la cosa importante, quella che conta veramente è che Piero, mentre parla, sogna. E cerca la fine del cielo.

E allora, come fai a disilluderli, quelli come lui, come fai a mandare in frantumi tutte le loro speranze, sarebbe un reato, qualcuno direbbe perfino, un peccato mortale.
E allora li lasci parlare. Quelli come Piero non puoi fare a meno di starli a sentire. E alla fine glielo dici che hanno ragione loro, anche se non sei convinto del tutto, glielo dici lo stesso.

Quelli che sognano ancora non si trovano, in tutto questo mondo, non si trovano. E’ tutto “troppo”. Troppo grande, troppo dispersivo, troppo uguale a sé stesso. Troppo diverso, indubbiamente, troppo diverso dal loro mondo interiore. Hanno bisogno di confini definiti, quelli come Piero, perché vivono con il bisogno disperato di riuscire a superarli, di andare oltre. Hanno bisogno di muri da scavalcare, sono alla ricerca ossessiva della fine delle cose, per voglia, ossessiva, di smentirne il perimetro. Cercano un limite, orribile e attraente, terrificante e sublime, loro cercano l’orlo del burrone, per oltrepassarlo in volo. Loro sono un passo oltre l’orizzonte. E cercano la fine del cielo.

Piero, a guardarlo, neanche lo diresti che sta cercando qualcosa, dice parole senza leggere, muove le mani come fossero nuvole che attraversano i pensieri, sorride, di un sorriso sincero e discreto. E quando cammina lo fa senza fretta, come se stesse contando ogni passo, come se stesse misurando la distanza da un traguardo nebbioso. Come se il metro successivo lo portasse alla fine del cielo.

E te ne rendi conto pian piano, che di quelli come Piero ce ne sono abbastanza. E’ un pensiero che ti rassicura, perché realizzi che sono loro a sostenere questo granello di universo, sono loro che danno ossigeno al mondo. Che se c’e ancora vita su questo pianeta è solo merito loro. Che se li guardi passare non lo diresti neanche, non vanno in giro a fare gli eroi. Ma se il mondo ancora respira è solo perché ci sono loro, quelli come Piero, che continuano a soffiare ossigeno nell’aria.
Perché Piero ti guarda negli occhi ed è capace di dirti “Io una volta le ho viste davvero le stelle a mezzogiorno”. E te lo dice in un giorno qualunque, uno di quei giorni che non promettono niente di buono, che non promettono nuove sorprese. Uno di quei giorni che sei obbligato a vivere perché è così che si fa, ma se anche potessi saltarlo, di netto, la tua vita non cambierebbe di una virgola.
E invece, lui si siede di fronte, quasi ti sfiora le mani, quasi ti sfiora i sogni, ti guarda negli occhi. E te lo dice “Le ho viste davvero le stelle a mezzogiorno”. Come se lo sapesse che quello era uno dei tuoi giorni inutili, come se lo sapesse che avevi bisogno di sentirtelo dire. Come se lo sapesse che volevi sognare davvero. Perché quel giorno avevi un bisogno smisurato di andare oltre la fine del cielo.

Quelli come Piero si rifugiano lì, fra cielo e mare, in quel punto preciso. Dove tutto si confonde, dove le tonalità di azzurro si toccano davvero. E allora non c’è più cielo e non c’è più mare. Respirano un vento che aria non è, si bagnano le mani in un’onda che acqua non è. Si rifugiano lì e per un tempo che sa d’infinito smettono di cercare. Per tutto quel tempo che li protegge come un ventre di madre, smettono di cercare. E finalmente, con le illusioni stremate e lo stupore nel cuore la trovano davvero. La loro fine del cielo.

Piero era così e da quando se ne è andato l’aria è un po’ più pesante, il respiro un po’ più affannato. Perché quelli come lui te lo dicono che hanno visto le stelle a mezzogiorno e tu non puoi far altro che amarle le persone così. Quelle che cercano la fine del cielo.

“Viviamo tutti sotto lo stesso cielo, ma non tutti abbiamo il medesimo orizzonte.” (Konrad Adenauer)

Questo racconto l’ho scritto per la rivista WRITERS. Ringrazio infinitamente la direttrice Elena Brilli per avermi coinvolto in questo progetto. Il nuovo numero è online.

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46 pensieri su “Piero alla fine del cielo.

  1. L’avevo già letto ieri…dalla rivista scaricata, ma ho aspettato che la pubblicassi tu oggi: sono una “strana” anch’io, ci tengo ai “riti”, quando i riti servono per “preparare il cuore”, come diceva la volpe di Antoine de Saint-Exupéry. Piero , in fondo, è un po’ come la nostra volpe: se la sai addomesticare può regalarti un pezzo del suo cielo…lì fra cielo e mare, in quel punto preciso.
    Come sempre, speciale. Come una calda coperta quando fuori è freddo.

    • Quella volpe lì va saputa prendere, come certe persone un po’ così, meno esplicite, ma che hanno comunque qualcosa da dire.
      Grazie Sola, grazie davvero, anche per aver letto la rivista. Sono un gruppo di persone che si impegnano davvero tanto.

  2. L’ha ribloggato su ♥ ♥ ♥ Io e il mio oltre ♥ ♥ ♥e ha commentato:
    Quelli come Piero si rifugiano lì, fra cielo e mare, in quel punto preciso. Dove tutto si confonde, dove le tonalità di azzurro si toccano davvero. E allora non c’è più cielo e non c’è più mare. Respirano un vento che aria non è, si bagnano le mani in un’onda che acqua non è. Si rifugiano lì e per un tempo che sa d’infinito smettono di cercare. Per tutto quel tempo che li protegge come un ventre di madre, smettono di cercare. E finalmente, con le illusioni stremate e lo stupore nel cuore la trovano davvero. La loro fine del cielo.

  3. E’ bellissimo, menomale che abbiamo i sogni, nessuno ce li puo’ togliere, almeno quelli, un abbraccio e grazie per le belle emozioni che ci regali, 🙂

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