Rossana alla ricerca del bassista.

Che cos’è quest’aria lenta di polvere e tramonti, pesante, come le mie insicurezze, tremenda e rassicurante. E’ l’aria di quando tremi e non sai perché e quasi ti rassegni in attesa di una sventura. E non sai quale.

Che cos’è questa penombra di intonaco e salmastro, in cui gli occhi cercano l’uscita, come fosse l’unica via di scampo, l’unico sentiero conosciuto per tornare a quel mondo in cui il pronostico di un sorriso sembra quasi impossibile. Il mondo in cui quelli come me respirano in affanno. I passi si fanno pesanti e sempre, ogni maledetta volta, sempre, si fermano. Quelli come me li noti a fatica. Noi siamo quelli che dimentichi con facilità. Noi siamo i rimasti.

Che cos’è questa umidità che bagna le labbra, come se l’anima trasudasse impazienza, Quelli come me faticano persino a trovarla un’anima, come fosse un’immagine sbiadita che ogni giorno perde una sfumatura in più. Quelli come me si lasciano vivere, non danno mai il primo colpo di batteria, quelli come me suonano il basso, che in questo oceano di suoni neanche si sente. Devi sforzarti per percepirne le note, devi farlo, devi volerlo davvero. Devi venirteli a prendere certi accordi. Quelli come me devi venirli a cercare. Fermarti, voltarti un attimo indietro, verso il punto di partenza. E venirli a cercare.

Che cos’è questa mano fra i capelli, come un pavimento ruvido che ti attiva i sensi. Quasi un ostacolo al normale svolgimento delle mie inquietudini. Quel contatto inatteso che mi costringe a prendere coscienza della nuova sfida da affrontare. Quelli come me non ne vogliono sapere di scendere in battaglia. Hanno l’armatura, la spada e tutto il resto, ma non ci pensano neanche a buttarsi nella mischia. Il mio nome è Cyrano ma non sfidatemi a duello. Quelli come me alzano le mani e attendono il colpo in mezzo al petto.

Cosa sono queste dita che mi percorrono il profilo, questo respiro che si avvicina. Fermati ti prego, cos’è questa bocca che mi scende ai lati della faccia, come lava nelle vene. Fermati ti supplico, che così mi mandi in mille pezzi. Lasciami nella mia galera, che se mi baci davvero poi mi costringi a vivere. Quelli come me non sono ancora pronti, lasciami il tempo per convincermi a fare un passo. In fondo non me ne serve neanche molto, giusto la durata di una vita,
Fermati, per l’amor del cielo, togli quella lingua che mi trapassa il respiro, che se scendi ancora un po’, giusto  un paio di secondi eterni, arrivi al cuore. E lì non avrò più scampo.
Fermati che ho impiegato un’esistenza intera per rubare le emozioni che mi regalavano gli occhi dei passanti, le ho rubate tutte. Per un’esistenza intera. Le ho rubate per foderarci il mio cuore di cenere.
Fermati Rossana, che quelli come me non vogliono essere trovati, Lasciami in pace, vattene adesso, che qui ho tutto ciò che mi serve. Ho il mio basso appoggiato a queste pareti di carta vetrata, ho le mie immagini sbiadite, ormai senza altre sfumature, che se le guardo mi perdo ancora un po’ di più. Ho l’armatura e la mia spada con cui mi tormento i polsi, senza avere mai il coraggio di affondare il colpo.
Vattene finché sei in tempo, interrompi questa danza assurda di bocche che si respirano dentro, interrompi questo bacio di sabbia, che già inizio a sentire l’ossigeno nei polmoni. Che poi va finire che apro gli occhi, va a finire che li apro davvero. E se ti vedo, va a finire che muoio. Davvero.

Scappa, vattene lontano, inizio già a sentire il veleno scomparire, la schiena quasi dritta contro il cielo e questa camera di pietra lascia traspirare luce. Vai via, ti prego salvati, almeno tu.

Che cos’è quest’aria lenta di polvere e tramonti, pesante, come le mie insicurezze, tremenda e rassicurante. E’ l’aria di quando tremi e non sai perché e quasi ti rassegni in attesa di una sventura. E non sai quale.
Ma i percorsi possono cambiare e certe attese non concludersi in sventure, perché quelli come noi hanno ancora una speranza, perché se togli il bassista dalla band c’è ancora qualcuno che lo nota. Perché da qualche parte c’è ancora Rossana che non smette di cercarci. Noi che siamo solo dei Cyrano a braccia aperte in attesa del colpo in mezzo al petto. Noi che siamo sparsi a caso per il mondo. Gli immobili. I rimasti.

In giro, sparse in aria le note di Attenta – Negramaro.

Dedicato al cuore grande di ogni Rossana. Compresa la mia.

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