Penelope non smette di fuggire.

Valigia

Se vai a Breis ci trovi un clandestino, ha un banco di frutta al mercato rionale, ha una moglie che profuma di liquirizia e nuvole e che non smette un attimo di far galoppare il suo cuore di sabbia e salmastro. Se vai a Breis ci trovi la compagnia dell’Ammiraglio, il sabato sera mettono in scena commedie e tragedie, gli altri giorni sono solo artisti di strada, ognuno con la propria vita. E qualche tragedia. Se vai a Breis ci trovi una scuola con quattordici bambini, il maestro tiene nascosto un lutto e un omicidio nel doppiofondo dell’anima. Ogni tanto ingoia un rimorso ed un rimpianto, ma alla fine è felice, indubbiamente. Felice. Se vai a Breis ci trovi Penelope con la schiena appoggiata a due pareti diverse che le lasciano respirare le vertebre, perché, lei dice, è da lì che scorre la vita.

Se ne stava lì, perduta in un angolo di mondo, un angolo nascosto di questo mondo schifoso, che a forza di nuotarci in mezzo quasi ti sembra normale, quasi ti convinci che in fin dei conti te la meriti tutta quella spazzatura in fondo all’anima. Forse te la meriti, ma non ti ci abitui. Che se ti rassegni, se smetti di fuggire. allora sei morta davvero.

Non si ricorda neanche cosa sia successo, ma qualcosa, in un punto indefinito della sua vita, ha preso un percorso alternativo. Una strada maledettamente sbagliata. Che da certi incroci non riesci proprio a riprenderti. Ne sbagli uno e tutto il resto viene di conseguenza.  E allora precipiti, quasi senza sosta, anche se resti immobile. Guardi il mondo, guardi in faccia l’infinito. E precipiti. Cadi giù, da un letto ad un altro, da una camera d’albergo ad un altra. Da un cliente ad un altro. Sempre più soldi. Sempre più schifo.

E quando la misura è colma e il tanfo che viene dal cuore è insopportabile, le rimane una sola cosa da fare. Andare a Breis.

Quando rimane sola, con il sudore addosso e le cosce indolenzite da sesso e umiliazione, si siede sul pavimento, con la schiena appoggiata a due pareti diverse, che si uniscono dietro di lei, lasciandole respirare le vertebre, che da lì scorre la vita. Distende le gambe, chiude il mondo fuori dagli occhi. E va a Breis.

Gliela insegnò un uomo questa cosa, quella di andare a Breis. Un uomo con un destino scritto nel nome, di quelli che puoi fare di tutto, puoi sforzarti quanto vuoi, ma non riuscirai mai a dimenticare. Perché quell’uomo lì l’ha amato. Magari per un anno, una vita o un secondo, ma l’ha amato davvero. – Vieni, dammi la mano che andiamo a Breis -, le diceva così, – che lì siamo al sicuro, che lì le persone hanno la loro vita cucita addosso, hanno una storia da raccontare, che sarà inevitabile tornarci, perché Breis ti entra nelle vene. Sarà la tua droga più pura. Andiamo a Breis, dormiamo sulle sponde del lago, che lì si sta bene. Andiamo a Breis e tieni scoperte le vertebre, che lì la vita scorre davvero. –

E funziona. Sembra incredibile, ma funziona davvero, tutto lo schifo che le sta attorno svanisce. Mentre qualcuno le sta sopra e le fotte i fianchi, lei chiude il mondo fuori dagli occhi. E fotte la vita. Poi, un po’ alla volta tutto il marcio del mondo ritorna, ma intanto, per qualche momento, ha respirato ossigeno, è fuggita. E si è salvata.

Non sa neanche come sia venuto fuori il nome di quel posto, non ha neanche idea se possa esistere davvero un posto come quello. Non sa neanche se possa esistere ancora quell’uomo con il destino scritto nel nome. Forse non è mai esistito, forse l’ha sognato, come un condannato sogna la clemenza del carceriere. L’unica cosa certa è che quell’uomo non è lì. Che certe persone non sono fatte per restare. Certe persone devi lasciarle andare, quelle con l’infinito nell’anima. Sarebbe un crimine cercare di trattenerle, sarebbe una disgrazia averle accanto sperando di farsi salvare da loro.

Non c’è niente da fare, da quello schifo di mondo deve salvarsi da sola. E questo è un pensiero che la spaventa, che quando sei lì, con qualcuno che ti lascia i soldi sulla cassettiera comprandosi il diritto di infilarti le mani sotto al vestito, ecco, in quel momento lì, il pensiero di salvarsi da sola è spaventoso. E allora immagini posti, volti sereni, ma devi farlo bene, deve sembrare vero, ci metti dentro i suoni, i gesti di qualcuno, la storia che si porta addosso. Ci metti dentro un uomo con il destino scritto nel nome e lo chiami Ulisse, un uomo da amare, perché vicino a lui lo senti davvero quel senso di infinito dentro l’anima. Ci metti dentro i suoi occhi di cenere e maremoti, le sue braccia cariche di lampi e vene. Ci metti dentro la sua voce, mentre la realtà te lo strappa dalle mani, che alla fine non ti restano nient’altro che quelle parole lì a scivolarti lungo la schiena. – Tu riuscirai a salvarti da tutto questo. Non smettere di fuggire Penelope. Non smettere mai amore mio. Ci vediamo a Breis. –

Se ne stava lì, perduta in un angolo di mondo, un angolo nascosto di questo mondo schifoso, seduta sul pavimento, con la schiena appoggiata a due pareti diverse, che si uniscono dietro di lei, lasciandole respirare le vertebre, che da lì scorre la vita. Distende le gambe, chiude il mondo fuori dagli occhi. E mentre qualcuno le strappa di dosso i vestiti e una scheggia di vita, lei va a Breis. Perché lei è Penelope. E non vuole smettere di fuggire.

Tutto intorno suona Sing-hiozzo – Negramaro.

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40 pensieri su “Penelope non smette di fuggire.

  1. Ci sono vite che sembrano destini forzati, ci sono persone che sembrano in grado solo di subirli, questi destini. Ma ognuno di noi, io credo, magari in fondo, ben nascosto nel cuore, ha il proprio Ulisse, la propria forza, anche solo sentita, che può riportarlo lontano, che può portarlo alla personale Breis. Che sia per un giorno, un attimo o una vita, non importa: conta solo che da qualche parte esista ancora la Speranza.
    E’ sempre un piacere leggerti….e ne approfitto per dirti che tu devi scrivere per te stesso, ecco perché sono tuoi i tempi, e solo tuoi. Gli altri….gli altri sanno aspettare.

    • Sai, penso che l’idea di salvezza o comunque di un riscatto, sia parte di noi, una sorta di istinto di sopravvivenza che ci spinge ad affrontare le situazioni più difficili e dolorose. Se così non fosse tutto andrebbe alla deriva. È il rumore di sottofondo della vita, dobbiamo solo continuare ad ascoltare.

      Per quanto riguarda la “tempistica”, concordo con te, l’ultima cosa che vorrei è scrivere “tanto per”, credo sia una forma di rispetto verso me stesso e verso le persone che si prendono la briga di leggermi. Detto questo…ti ringranzio, ma davvero tanto.

      • Guarda, la pausa è stata dettata principalmente da impegni di lavoro, ma alla fine sentivo anche un po’ il bisogno di fermarmi un attimo, non so spiegarlo bene, ma l’idea di dare un impegno fisso alle idee e, perché no, alle mie emozioni inizia a crearmi un certo disagio. Lo so, è un discorso un po’ contorto, ma sono certo che hai capito cosa intendo dire.

      • Sì ho capito molto bene la sensazione… la scrittura deve essere principalmente un piacere e se è imposta non diventa più tale. Tu scrivi senza impegno, noi siamo sempre qua a godere di ciò che decidi di donarci. Grazie 🙂

  2. “con la schiena appoggiata a due pareti diverse, che si uniscono dietro di lei, lasciandole respirare le vertebre, che da lì scorre la vita.”
    il tuo scrivere: che scorre sempre d’intensità…
    un saluto e a presto rileggerti

  3. Racconto ntenso. Trovo molto suggestivo l’angolo in cui Penelope riposa le vertebre, è il modo dell’uomo delle caverne che mai se ne resta sdraiato, domina l’ambiente e si protegge. Io penso che abbiamo tutti una nostra Breis, dove fuggire tutto il resto e ritrovare noi stessi, dove andiamo per salvarci. Per me è un paese “reale” dove ho passato giorni felici della mia serena infanzia, c’è persino un divano, oramai solo in sogno, che accoglie la mia stanchezza e, tutto intorno, un’intera amatissima casa che non mi appartiene più e persone meravigliose che, se tornassi davvero, troverei nel piccolo cimitero. Complimenti per i tuoi scritti, ricchi di umanità, ma anche efficaci, vivi, golosi da leggere fino in fondo che lasciano un buon retrogusto che resta, per continuare a pensare…

    • Confesso la mia ignoranza, non sapevo di questa cosa dell’uomo primitivo, ma la cosa incredibile è che nella mia mente contorta, ho immaginato Penelope proprio così: seduta, non troppo comoda, per rimanere sempre in stato di allerta, pronta a prendere la sua forza. E lottare. Sempre.
      Grazie, (e non lo dico tanto per dire), ti ho già detto il mio livello di ammirazione nei tuoi confronti. Insmma…mi ha fatto piacere leggere il tuo commento. Ecco.

  4. Mi sono mancati i tuoi “racconti” del lunedi ( si, ci ho fatto caso che li hai quasi sempre scritti di lunedi..).
    Ogni volta che ti leggo mi immagino ogni singola parola raccontata..si tramuta tutto in immagine, come in un cortometraggio..mi immagino anche come sono vestiti i personaggi, sebbene tu non li descriva (sempre).
    Mi piace questa cosa.
    Come mi piace che ai tuoi “personaggi” dai sempre una via d’uscita. Possono aver passato le pene dell’inferno, dolori del corpo e dell’anima, ma offri loro sempre la possibilità di salvarsi.
    🙂

    • Eh, mi siete mancati anche voi. La scelta del lunedì è semplicemente di carattere pratico, il fine settimana ho un po’ più di tempo per scrivere qualcosa. Ecco, tranne l’ultimo periodo. Per quanto riguarda i miei personaggi, di solito sorvolo volutamente sui dettagli fisici, perché nella mia mente sono figure indefinite e credo che ognuno sia libero, se vuole, di immaginarsele come preferisce.
      Detto questo….grazieeeeee 😜

  5. Non si può commentare un testo così…. Ti apre finestre nella mente, da cui puoi guardare il mondo e i drammi che esistono lì fuori e di cui ci si abitua ad ignorare l’esistenza.
    Per qualche attimo riesco persino a ridimensionare i miei crucci e a narcotizzare le mie insoddisfazioni.
    Sei un vero scrittore.

    • Ehhh, non esageriamo, sono solo un tizio che scrive, non uno scrittore. Comunque grazie ti ringrazio tantissimo, per quanto mi riguarda, riuscire a suscitare almeno una piccola riflessione è una grande vittoria. Grazie ancora. Di cuore.

  6. Hai la grande capacità di usare le parole come fossero immagini e di trasportare il lettore nel luogo preciso che stai raccontando. Si riesce a percepirne gli odori, i sapori, a vederne i colori, i volti, le pieghe dell’anima. Si riesce a sentire.
    E’ un piacere ritrovarti e se lo scrivere senza scadenza, cosa che preferisco in assoluto, sortisce un effetto simile… ma vieeeeni 🙂

      • No, no, forse mi sono spiegata male io. Volevo dire che il tuo modo di scrivere porta a immaginare di essere lì lasciando spazio al lettore di immaginare, appunto. Vabbè mi sono capita da sola ma non era un punto a tuo sfavore, anzi. Ok, torno in cantina 😀

      • Ahahah, no, avevo capito benissimo il senso del tuo commento, diciamo che la mia risposta voleva rafforzare il tuo concetto. Insomma, ci siamo capiti. Io torno in soffitta, che sono astemio e la cantina per me è inutile.

    • Non te ne pentirai, ne sono certo. Ma non illuderti, non sarà per niente facile, quel posto lì ti scava dentro e ti costringe a prendere decisioni. No, non sarà facile, ma non te ne pentirai.
      Grazie infinite. Un abbraccio.

  7. La cosa sorprendente della tua scrittura in rete è che somiglia molto a quella del cartaceo e stimola commenti decenti! Non è un fatto comune Pinocchio, lo considero la spia certa del tuo valore.

  8. Me lo sono letta tutto d’un fiato.
    Senza tregua, con la stessa naturalezza con la quale arrivano le tue parole, dritte in fondo, proprio là, tra lo stomaco posteriore e quelle vertebre in cerca di vita.

  9. Sono quasi intimorita dal commentare qui…forse, talora, i commenti sono superflui di fronte a racconti così intensi e rotondi. Sei davvero bravo e mi piace passare di qui ogni tanto e andare a pescare nel tuo archivio alla ricerca di letture che lasciano il segno. Buona giornata.

  10. ho cliccato un mese a caso che volevo leggere qualcosa di bello….
    che fortuna ho avuto a trovare penelope… non perchè non credo che sarei stata comunque fortunata con altri racconti, ma… per avermi insegnato la strada per arrivare a beires!
    per iniziare a risalire si deve sempre trovare la forza dentro di se…
    a volte serve la speranza che esista un posto come beires e quel lago, dove si puo andare anche solo chiudando gli occhi!
    che bello!

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