Il rosario delle pheeghe.

Pheega 2

Ieri navigavo senza mèta nel web. Oh, cos’è questo coro di “seeeeeee”?!?!?. Ok, lo confesso, stavo cercando gli scatti selfie di Martina Colombari (ma dopo mi son pentito e ho fatto l’abbonamento a Famiglia Cristiana), ok, dicevo, mentre ero lì, ho realizzato che sto iniziando ad avere difficoltà a relazionarmi con le altre persone. Ora non saprei dire se a scatenare questi pensieri profondi siano state le tette della Colombari o il fatto che la mia connessione ci mettesse un secolo a caricarle, ma gli eventi sono lì a dimostrare la mia tesi.

Da quando sono diventato un essere “tecnologicamente avanzato”, le mie interazioni con il mondo esterno sono fatte prevalentemente di “mi piace”, emoticon di whatsapp o al massimo commenti insulsi su argomenti di pubblico interesse. L’uso della parola orale sta diminuendo a vista d’occhio e di conseguenza anche il modo di rapportarmi alle persone in carne e ossa diventa più faticoso.
Il problema di fondo è che nella maggior parte dei casi mi trovo a parlare con gente che io chiamo “veggenti”, cioè riescono a sapere cose sul mio conto prima ancora che gliele dica io. Precisiamo, non sono il tipo che mette proprio tutti gli affaracci sui su facebook, si, insomma, ci scrivo qualche cavolata cercando di fare il brillante, evito per esempio di pubblicare cose tipo “ho un callo sotto i piedi” oppure “oggi piove, governo ladro”, provo in qualche modo a mantenere un minimo alone di mistero. Con scarsissimi risultati a quanto pare.  Non mi preoccupo, per esempio, di togliere l’opzione “localizzazione”, così quando incontro qualche amico “feisbucchiano” fuori dal recinto dell’etere, la prima cosa che mi dice è “o cosa ci facevi l’altra sera alla trattoria di Alvato lo zozzone?”. Già, che ci facevo…forse il ragazzo immagine?

Praticamente mi viene a mancare “l’effetto sorpresa” che è da sempre uno dei miei cavalli di battaglia. E rimango così, senza parole, oppure con argomenti già inflazionati dalla rete. Qualunque cosa esca dalla mia bocca, la risposta è sempre la stessa “ah si si, lo so, l’ho letto su facebook”. Ok, allora di cosa ti parlo? Provo con l’argomento a piacere?

La verità è che forse ci stiamo abituando a comunicare solo attraverso i tasti, stiamo un po’ perdendo il dono della parola, che per qualcuno non sarebbe neanche un male.

Sei lì, dal tuo parrucchiere di fiducia, il mio per esempio è un coiffeur per signore, e non sai che dire. Cavolo, una volta il parrucchiere/barbiere sapeva più peccati del parroco del paese, insomma, i giornalisti di novella 2000 andavano da lui per avere nuovi gossip, non ti giudicava, ascoltava i tuoi peccati e non ti dava la penitenza, te la cavavi con uno shampoo alla camomilla e il dopobarba Aqua Velva, che ti sembrava di mettere il viso nel forno a microonde da quanto ti bruciava e dopo ti venivano due gote rosse come il babbuino della Guinea durante la stagione degli amori. Non a caso il serial killer Gary Ridgway la usava come antisettico per coprire l’odore delle vittime. Per dire.
Se prima era una specie di barbiere di Siviglia, adesso sembra uno sciampista di Orbetello: niente confessioni, niente sputtanamenti di coppie fedigrafe, niente di niente, solo una carrellata di teste fonate, mesciate, rasate, tutte rigorosamente mute e chine. Si chine sullo smartphone. Sembra di stare alla messa del 2 novembre in una chiesina dell’entroterra siciliano, tutte queste comari col capo basso, solo che invece di snocciolare il rosario, scandagliano la lista degli amici per taggarli nella foto postata con il nuovo taglio di capelli sulla bacheca. Così, prima che il solerte parrucchiere abbia finito la messa in piega, loro hanno già collezionato 127 mi piace e 34 commenti, tutti uguali: “wow sei pheega” (che questo nuovo slang mi sta contagiando e per essere alla moda inizio a scrivere phorno, phagioli e phiglio…anzi, grandissimo phiglio…). Se vi capita di passare di fronte ad un parrucchiere e vedere il negozio vuoto, state tranquilli, probabilmente è bravissimo a fare il suo lavoro, semplicemente gli manca il wi-fi.

Secondo me il problema non è da sottovalutare, almeno nel mio caso, sono arrivato al punto che preferisco trovarmi in sala d’attesa con sconosciuti piuttosto che con conoscenti per non avere l’obbligo di interagire con loro, oppure di fingere improvvise telefonate quando incontro il mio vicino al cassonetto della differenziata. In certi momenti non solo non so cosa dire, ma addirittura non riesco ad articolare le parole, figuriamoci pronunciare una frase di senso compiuto. Domenica scorsa ero a pranzo dai miei genitori, ad un certo punto il cellulare di mio padre vibra “uffa, chi è che rompe i cogl…ehm le scatole mentre si mangia?”…Ero io, gli avevo mandato un messaggio  “mi passi il sale?”

Uscire di casa sta diventanto una sfida tra le più difficili, leggendo un forum che visito spesso per copiare prendere ispirazione, ho scoperto che ci sono persone che escono di casa e incontrano altre persone. Si guardano senza i filtri di instagram, sorridono senza emoticon, parlano senza digitare e si toccano pure. Ma secondo me è una leggenda metropolitana, come il coccodrillo nelle fogne.

Ho un pinguino dentro al letto e io non sono Bruce Willis.

Pinguino canottieraOggi vorrei cercare di scrivere un nuovo capitolo nella categoria “uomini e donne”, è da un po’ che mi frulla in testa e dopo aver aperto almeno quattro bozze e averle tutte cestinate vediamo se stavolta è quella buona. Anche perchè se continuo così avrò una maggiorazione della tassa sui rifiuti e sinceramente non è proprio il momento migliore.

Care donne, stavolta tocca a voi essere messe sotto torchio, che dai, non posso mica prendermela sempre con i maschietti, su.

Ecco, inizio subito sparando una sentenza: Secondo me una delle cause di divorzio, interruzione di relazione, bruschi addii, è la biancheria da notte femminile. E in particolare, lui, l’abito serale per eccellenza…il pigiama.!
Ho come la sensazione di sentire un caricamento di munizioni in una carabina (quasi quasi cestino anche questa bozza).

I più gettonati sono con gli orsetti, i cuoricini, le bamboline, gattini …in cotone, o peggio flanella, con colori che più che riposo evocano mal d’auto.

Cavolo ma esiste un bon ton anche per la vita di coppia ! Il problema principale è che il consolidamento di una relazione è inversamente proporzionale all’uso di sottovesti e perizomi. La mancanza di formalità di solito porta a lasciarsi andare alle peggio cose e diciamocelo, un pigiamone di flanella è una delle cose peggiori che un maschio sano possa incontrare durante il tragitto dal bagno al materasso. Ma anche per noi uomini adagiarsi è deleterio, quindi è vietatissimo girare per casa con i calzini di spugna bianchi e la tuta bucata, che tanto non ci vede nessuno. Cristo santo, ci vede lei!

E’ un discorso vecchio come il mondo, la relazione inizia in seta frusciante e pizzo e poi finisce sempre in mutandoni a coste e scialle della nonna. Questa decadenza, da entrambe le parti, dovrebbe essere considerato un reato penale. Passare dalla trascuratezza estetica a quella sentimentale è un attimo, perchè dai, anche se brutto da dire, noi uomini (ma anche voi donne, ne son sicuro) abbiamo continuamente bisogno di stimoli “giusti”. Quando nasce una storia il desiderio è bello vivo e vegeto, basta uno sguardo per accendere una miccia e siamo pronti a saltarci addosso anche se uno indossa un parka della Lapponia e l’altra uno sarong cambogiano, dopo qualche anno il desiderio vegeta e basta. E’ necessario quindi dargli un aiutino e uno scafandro di pile (detto pail) con la facciona di un animaletto non è sicuramente la cura migliore. Che poi già ti vedi nella posizione del missionario con quel maledetto pinguino che ti fissa con occhi sbarrati e tu ti deconcentri facendo di tutto per evitare il suo sguardo. Senza successo. Così lui raggiunge il suo scopo e tu che pensi “non scopo” (vi lascio il libero artitrio sulla tonalità degli accenti).

Adesso non voglio fare l’elogio del perizona,degli slip brasiliani o del filo interdentale,  ma ogni tanto belle signore sacrificatevi un minimo, per noi, ma anche per voi, perchè alla fine avrete anche voi la vostra dose di soddisfazione e anche se immagino (e ripeto…immagino) che possa dare fastidio avere qualcosa che si incastra dove non batte il sole, fateci contenti, vi assicuro che il tempo del disagio sarà limitato, certi indumenti non sono fatti per essere indossati a lungo. E noi uomini…dai, noi cadiamo nei soliti luoghi comuni, su, diamoci una pettinata, ora non dico di lavarsi i piedi, ma almeno una sciacquata alle ascelle ogni tanto non ci farebbe male e poi vogliamo deciderci a buttare nella spazzatura quella canottiera bianca da muratore moldavo? Vi svelo un segreto: non siamo sexy con quell’affare addosso, non assomigliamo affatto a Bruce Willis in die hard, ma ad Umberto Bossi col sigaro alla festa della Padania, inoltre passare le domeniche sul divano con la barba incolta, i capelli pettinati con i petardi e le pantofole della squadra del cuore non è sicuramente la terapia d’urto ottimale per risvegliare la libido della partner.

Organizzare un pigiama party con il compagno puo’ essere un’idea carina, ammesso che sia attuata massimo una volta al mese, perchè ritrovarsi una sera si e l’altra pure a sbriciolare croste di pane nel letto e addormentarsi con pezzetti di pizza nei capelli non è romantico, è da senzatetto.

Diamo una rinfrescata al nostro guardaroba notturno e la nostra intimità ci farà un applauso, e se proprio sentiamo il desiderio di vedere animaletti coccolosi non cerchiamoli nell’armadio, facciamoci un giro al bioparco.

Oh, qui si brilla…mica cotiche.

Shine awards

Allora, confesso che da un po’ di giorni sono a corto di idee, si, cioè. le idee ci sarebbero anche, ma non riesco ad argomentarle come vorrei, insomma la regola d’oro è sempre quella: “piuttosto che scrivere scemenze meglio non scrivere”, magari aspettando tempi migliori, diciamo che è un periodo di raccolta di idee, cerco spunti interessanti nella vita quotidiana o “spippolando” nel web. Non ne faccio un problema, ormai ci sono abituato aglii andamenti altalenanti delle mie sinapsi.

Detto questo, oggi lo spunto per scrivere me l’ha dato la Paola, regina incontrastata del blog Paroledisole , mi ha nominato per lo Shine Award, si si, lo so, non si vince niente, sono inventati da blogger/nerd brufolosi e occhialuti che si chiudono in camera e quando escono è consigliabile non stringere loro la mano, so benissimo che in fondo servono solo a farsi pubblicità a vicenda, dai, lo scopo finale è quello, ma sinceramente, non ci vedo niente di male. Si, insomma, che male c’è a far conoscere il proprio blog e quello degli altri?, che problema è riuscire magari a conquistarsi un paio di nuovi followers con questo giochino? si, perchè i followers in questione, non sono numeri, sono persone in carne ed ossa, e magari con alcuni di loro stringi dei rapporti, ci scambi opinioni e se proprio ti ci trovi bene, ci fai dei figli (no, oh, scherzo, non fate quelle facce, non vi ho scoperto, dai, era così per dire, non mi riferivo a nessuno in particolare).

Ok, veniamo alla parte ludica del programma.

Regolamento:
– Inserire il logo dell’Award sul front del post;
– Riportare il nome del blog che ti ha nominato all’ inizio del post;
– Indicare 7 cose su noi stessi;
– Nominare 15 bloggers per questo premio e riportare il link del loro blog;
– Notificare a questi blogger la nomination.

Le prime due dovrebbero essere fatte, passiamo alla fase 3, le cose su di me: le domande sono uguali per tutti, e si, anche qui alla fine sono sempre le stesse che si ripetono di award in award, ma noi ce ne battiamo le balle e cambiamo le risposte.

7 cose su di me

1. Perché hai iniziato questo blog?
Perchè avevo iniziato a lavorare a maglia ma temevo di fare questa fine, ed essendo un uomo non oso pensare dove potesse finire il gomitolo.

2. Qual è la cosa più importante nella tua vita?
Il caffè delle 7 di mattina.

3. Il cibo di cui non puoi fare a meno?
Escluso la Nutella, il cioccolato fondente, le patatine fritte, la pizza, gli hot dog, la mionese…ecc?, direi sicuramente il diger seltz.

4. Il tuo posto del cuore?
Il mare. Tutto. E il lago di Garda, di Piediluco, di Massaciuccoli, Trasimeno, di Bolsena…….fino ad arrivare alle pozzanghere del parcheggio di fronte a casa.

5. Come ti vedi nei prossimi 10 anni?
Invecchiato, spero.

6. Tre cose senza le quali non esci di casa?
Le sigarette, l’accendino e possibilmente anche un paio di pantaloni…che non guastano mai. (si lo so, lo so, sono un pazzo incosciente, il fumo fa male…bla bla…ma come direbbe Woody Allen “ho smesso di fumare, vivrò una settimana di più e in quella settimana pioverà a dirotto”.)

7.Una citazione che ti caratterizza?
Non fare oggi una cosa che puoi tranquillamente rimandare a domani. (si, forse non era proprio così, questa è la mia versione).

E ora…Via con le NOMINATION: (cercherò di nominare coloro che  l’hanno scampata negli Awards precedenti, praticamente sto provando a farmi odiare da più persone possibili).

  • Gynepraio : oh, oh, poche storie, lei è ganza abbestia, abbiamo pure collaborato insieme, una volta (e siccome è intelligente e sveglia dubito che me lo proporrà una seconda). E’ una pazza scatenata, per questo ci vogliamo così bene.
  • Meunexpected: qui c’è un’alternanza di post seri e ridanciani, tutti notevoli e degni di nota. Da farci un salto assolutamente.
  • Zone Errogene: un nome una garanzia. Oh, non ridete sotto i baffi, leggete bene è con due “erre”…uff, sempre i soliti maliziosi. Andate tranquilli e dite che vi mando io, se i proprietari sono di buon umore vi offrono la bevuta.
  • EcoArcobaleno: davvero un bel blog, scoperto da poco, ma è nata subito una reciproca simpatia (almeno spero), andate lì e siate educati, non buttate le cartacce per terra, non attaccate i chewingum sotto la sedia, insomma, lì è tutto in ordine, non come qua, ok?, mi raccomando non ci facciamo riconoscere subito.
  • Così è se vi pare: parole che ti catturano, si sciolgono in bocca e non ti lasciano più andar via. Provate e poi mi saprete dire.
  • Idiosincrasie quotidiane: ti obbliga a riflettere, ti guarda dentro e inspiegabilmente tira fuori sempre qualcosa di buono.
  • Vetrocolato: ecco, anche qui andate sul sicuro, bimba davvero in gamba, si mette in gioco fino in fondo (da ammirare, beata lei che ci riesce) scrivendo pezzi da incorniciare.
  • Il bandolo della matassa: lui è un fenomeno, disquisisce sui massimi sistemi della  vita con una leggerezza e una capacità unica nel suo genere. Da non perdere.
  • Sex and the cït Turin: scoperta da pochissimo, strappa sorrisi e riflessioni Sulle dinamiche della vita di coppia, e non solo. Da visitare muniti di blocchetto per prendere appunti.
  • Il mondo di stella: un diario di bordo, un quaderno di riflessioni, un posto sicuro  in cui fermarsi a guardare come gira il mondo.
  • Migrazioni interne: non ci sono parole per definirlo e di solito è buon segno. Qui c’è di tutto, la famiglia, l’amore, la vita, insomma c’è lei, la padrona di casa ed è un piacere mettersi al tavolino a chiacchierare con lei.
  • Diversamente intelligente: qui è uno spasso, sembra di camminare per le strade strette di un mercato della. Tunisia, come volti lo sguardo vedi cose strane e meravigliose e vorresti portartele tutte a casa. Venghino signori il bazar è aperto, tutto bello niente caro.
  • Con il tacco rotto: blog nato da poco ma con un grande potenziale, la padrona di casa è spettacolare, ironica, pungente, romantica, insomma un vero spasso. Quando uscite da lì non sarete più gli stessi, io adesso sono biondo e con i capelli lisci…per dire.
  • PindaricaMente: se cercate uno sguardo tagliente sulle vicende umande, questo blog fa al caso vostro, non mancheranno risate, citazioni erudite e francesismi vari.

Ok, dai, ho dato il mio contributo, anche perchè sono del partito di “aiutiamoci, almeno fra di noi”, quindi prendete il cencino, lo Chantecler e date una lucidatina ai vostri blog.

La sveglia è suonata. Fattene una ragione.

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Capita all’improvviso. Una domenica mattina qualunque ti svegli di soprassalto alle 8 e 30, saltando giù dal letto come un’anguilla e imprecando perchè non ha suonato la sveglia. Giusto il tempo di accendere il cervello e realizzare che non devi andare a lavorare, ti rimetti giù e torni a dormire.

Invece dovresti alzarti, perchè in realtà la sveglia è suonata da un pezzo e tu l’hai volutamente ignorata. E’ arrivato il giorno in cui realizzi che nel giro di poche stagioni tua figlia passerà alla “fase 2”. Abbandonerà i canali del pacchetto “cartoons” per passare a quelli che trasmettono gli episodi di Violetta e parlano di prime cotte, prime ribellioni, in un altre parole: primi veri e propri problemi esistenziali. TUOI! Arriverà il giorno in cui ti chiederà di uscire con le amiche e tu capirai che sta diventando autonoma, la guarderai seduto dal divano e lei sulla porta di casa ti darà una coltellata usando le tue stesse vecchie parole.”ciao, mi raccomando non far arrabbiare la mamma”.

Ma non è il caso di farsi prendere dalla disperazione e abbandonarsi ad un pianto dirotto, che diamine, siamo adulti, dobbiamo dare l’esempio, perciò sguardo fiero, petto in fuori e caliamoci nella nostra nuova condizione di ex giovanotti di belle speranze.

Tu guarderai tua moglie, la televisione sta trasmettendo “c’è posta per te” e in cuor tuo stai maledicendo che quella sera non ci sia nessun posticipo da vedere, e inizi a inveire contro le amichevoli della Nazionale che obbligano a rispettare la sosta del campionato, che poi chi vuoi che se  la guardi Burkina Faso – Italia? La tua signora è in sala con te e sta stirando una nuova minigonna nera, che ovviamente non è sua e dio solo sa quanto vorresti che fosse almeno tua. Poi abbandona il ferro da stiro e con gli occhi gonfi, corre in soffitta a cercare i vestitini rosa da neonato, le prime scarpine, i pannolini usati e tenuti come cimeli (ecco cos’era quell’odore di capra marcia che aleggiava nell’aria), non contenta inizia a sfogliare le vecchie foto e a spolverare la cornice, quella buona, che custodisce la foto del battesimo.

Ma veramente, non facciamone un dramma. Sarete più liberi, rinascerete come coppia, potrete andare a vedere i film vietati ai minori, sarà l’occasione per riprendere da dove avevate interrotto, certo con venticinque anni in più sul groppone sarà più difficile salire in cima all’armadio e gettarsi sul letto vestito da Batman, ma qualche altra follia  ve la potrete ancora permettere. Perciò, usate il metodo ” ‘sticazzi” e iniziate a godervela, lasciate perdere il bricolage e il vaporetto e organizzare un bel viaggio all’estero, come meta vale anche San Marino. Preparatevi a cenette al lume di candela a base di fois gras ed escargot, e fregatevene se non parlate francese, in certi casi è meglio così, che ordinare chiocciole e fegato potrebbe farvi schifo.

Insomma, per qualcuno la vita inizia a quarant’anni, per altri alla prima uscita senza figli.

Tutto quello che ho detto fino ad ora non mi riguarda, per fortuna, mia figlia è ancora piccola, sono al sicuro per almeno altri vent’anni, ma che dico venti, facciamo pure trenta,  anche se stamattina mi ha chiamato per mostrarmi il suo primo reggiseno, eh, si, carino, le stava proprio bene…uhm, davvero…si, la mia bambina. No no, ma sto benissimo eh.

Lettera aperta al dio del matrimonio

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Caro dio del matrimonio ti scrivo, così mi distraggo un po’…

Sono ormai una dozzina di anni che ci frequentiamo, che oh, di questi tempi non è mica roba da ridere, si insomma dai, lo sai benissimo che non è facile, ci son certi giorni in cui ti rammento spesso, accostandoti di solito a qualche specie animale, ma lo sai benissimo anche tu, che qui fra sindromi pre-mestruali, figli, suocere, madri e parentame vario è un delirio.

E poi diciamocelo chiaramente, anche te non ci aiuti mica tanto. Mandi giù dei demoni mica da ridere, Con tacchi troppo alti e gonne troppo corte. Ecco, se ogni tanto potessi inviarci qualche satanassa di un metro e trenta per centoventi chili sarebbe tutto un po’ più semplice. Che noi, oh, ce la mettiamo tutta per resistere (si, insomma, chi più chi meno), ma spesso è una vera faticaccia.

Poi, dato che siamo a dircele tutte, potresti mica provare a parlarci tu con le nostre gentili consorti? lo so che se qualcuno parla con te sta pregando e se invece tu parli con qualcuno lui è considerato schizofrenico, ma tu provaci ugalmente.

Dovresti cercare di far capire loro che se ci voltiamo a guardare la stangona di turno o se rispondiamo ad un messaggio su facebook non siamo necessariamente dei traditori seriali, siamo semplicemente uomini e non sempre il nostro organo pensante è quello attaccato al collo. Se ci riesci prova anche a spiegare che se facciamo battute idiote sugli amici single o sui loro matrimoni andati a rotoli non è invidia, sono semplicemente rigurgiti di adolescenza, non sono cose che pensiamo veramente, anzi, la verità è che abbiamo seriamente paura che possa succedere anche a noi.

Prova a far presente che in qualche modo siamo in grado di gestire la situazione, certo per un breve periodo, perciò possono concedersi il lusso di prendersi un’influenza e stare a letto un paio di giorni, ecco, magari se ci avvisano prima, possiamo stipulare un’assicurazione sulla casa, furto e incendio compreso, specialmente incendio. Poi non importa che siano perennemente a dieta, che noi neanche ci facciamo caso a quei tre o quattro chili in più, e di solito un bel perizoma fa sparire più cellulite delle alghe di Wanna Marchi.

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Ecco, poi, dato che sei lì a parlare, potresti pure far tornare alla mente, di entrambi, quel cinque giorni a letto chiusi al quinto piano di un hotel in Portogallo, o quando progettavamo la nostra casa e passavamo pomeriggi a sognare in tutti i mobilifici della provincia, quando è arrivata vestita di bianco mi ha sorriso e io non riuscivo a respirare, quando abbiamo attraversato la Spagna su strade assolate e mappe stradali comprate per poche pesetas, quando si contorceva in un letto di corsia con la mano nella mia, mentre pregavo con tutta l’anima che avevo per lei e per la nuova vita che stava arrivando, quando abbiamo passato il primo capodanno insieme in un alberghetto vuoto e gelido, con una pizza rancida e uno spumante di sottomarca e tutto era grigio e meraviglioso, quando facciamo l’amore e i suoi sguardi si fanno più larghi e il respiro più gonfio di un vento in salita.

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Perchè sono queste le cose che ci salveranno, le piccole cose importanti, quelle che faranno dimenticare piatti lanciati per terra, porte sbattute, nottate sul divano, frasi urlate e pianti nascosti, chè tutte queste cose ci saranno, e non necessariamente in litigate diverse.

Ecco, caro il mio dio del matrimonio, forse non mi ascolterai, forse farai come il tuo più popolare collega, te ne fregherai e continuerai a mietere vittime, andando un po’ a casaccio, ma sai che ti dico, non so cosa avrai in serbo per noi, ma io, nel mio piccolo, inizio a crederci…che sia veramente…”per sempre”. Mi prenderai per pazzo, ma….” La follia è spesso causa di divorzio, ma più spesso è causa di matrimonio.” (anonimo)

Ok, forse presto ci saranno nuovi adepti. confido nella tua benevolenza, prenditi cura delle anime dubbiose tipo Gynepraio,, anzi, ti consiglio proprio di fare un salto da lei potresti trovarci qualcosa di interessante.

Fate l’amore, non fate i Furby.

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Non è solo la fretta ad essere cattiva consigliera, lo è anche la paura.

Da qualche tempo la principessina di casa manifestava richieste di “fratellanza” e non in senso cristiano del termine. Aveva fatto capire a chiare lettere che le sarebbe piaciuto abbandonare il suo status di figlia unica per potersi prendere cura di un nuovo cucciolo. Stavolta umano.

Le tecniche per cercare di convincerla a desistere sono state molteplici, ma vane, lei minacciava ripetutamente di “chiederlo a Babbo Natale”, come fece a suo tempo per Cicciobello pipì popò.
Trovandomi in piena crisi di panico, anche perchè Babbo natale notoriamente non si fa mai i cavoli suoi, ho sfoderato tutte le mie doti diplomatiche, degne un console americano nella striscia di Gaza. “Guarda che poi di notte si sveglia e piange”, “userà tutti i tuoi giocattoli, facendoli a pezzi peggio del mostro di Firenze”, “la mamma non avrà più tempo per te perchè dovrà prendersi cura di lei” (perchè nel frattempo aveva anche deciso che doveva essere una sorellina).

Alla fine la tattica ha dato i suoi frutti: “ok babbo, niente sorellina, voglio il Furby!!!”

“Ottimo, mi pare un giusto compromesso”, pensava il povero uomo illuso.

Passato il terrore di un nuovo periglioso cammino fatto di pappette e pannolini, adesso vivo con l’ansia dell’urto accidentale.
Entrare in casa, stravaccarsi sul divano, dare un colpo con il gomito ad un sacchettino di pulci azzurro di Prussia, sentire una voce aliena che dice frasi sconnesse come l’onorevole Razzi quando parla della patrimoniale e leggere lo sgomento sul viso di mia moglie…è un tutt’uno!
Già, perchè questo stronzetto di robottino è estremamente subdolo, lui non dorme! MAI!!!, lui sonnecchia, come gli operai dello stabilimento Solvay durante il turno di notte. Basta un minimo rumore, tipo il cane che scodinzola e lui si riattiva (come i bambini), dovrai insegnargli a non fare i rutti a tavola (come ai bambini), chiede da mangiare in continuazione (come i bambini), più gli parli e più lui impara (come i bambini) e se gli tiri la coda scoreggia (qui la differenza sta solo nell’avere la coda)…perciò tanto valeva avere un bambino, se non altro la fase di…”inserimento pile” sarebbe stata sicuramente più soddisfacente.
Poi ha molteplici personalità, la più gettonata sembra essere il “figlio di mignotta”: chiede di essere abbracciato e mentre lo fai lui ti sfila il portafoglio e cambia il nome alle cose, tipo “finanziamento pubblico” con “rimborso elettorale” e “ICI” con “imu/tares/tarsi/suppostone”.

Cercando su internet ho trovato testimonianze deliranti: qualcuno l’ha chiuso nell’armadio, ma lui continua a parlare, altri l’hanno messo in punizione perchè ha ruttato in Duomo durante la Santa Messa natalizia, altri ancora stanno pensando di darlo in affido a un’altra famiglia.

Io lo confesso, mi ci sto affezionando, ormai è diventato uno di noi e dopo che si è addormentato durante il pranzo di Natale rincoglionito dai discorsi della suocera, ho deciso di inserirlo di diritto nello stato di famiglia.

Per stare al sicuro però seguo tre semplici regole: mai esporlo alla luce, mai farlo bagnare, mai nutrirlo dopo mezzanotte.
Perchè come dice Giobbe Covatta “nella città di Sodoma nessuno si affacciava al davanzale perchè anche in famiglia ci si fidava poco”.