Ho un pinguino dentro al letto e io non sono Bruce Willis.

Pinguino canottieraOggi vorrei cercare di scrivere un nuovo capitolo nella categoria “uomini e donne”, è da un po’ che mi frulla in testa e dopo aver aperto almeno quattro bozze e averle tutte cestinate vediamo se stavolta è quella buona. Anche perchè se continuo così avrò una maggiorazione della tassa sui rifiuti e sinceramente non è proprio il momento migliore.

Care donne, stavolta tocca a voi essere messe sotto torchio, che dai, non posso mica prendermela sempre con i maschietti, su.

Ecco, inizio subito sparando una sentenza: Secondo me una delle cause di divorzio, interruzione di relazione, bruschi addii, è la biancheria da notte femminile. E in particolare, lui, l’abito serale per eccellenza…il pigiama.!
Ho come la sensazione di sentire un caricamento di munizioni in una carabina (quasi quasi cestino anche questa bozza).

I più gettonati sono con gli orsetti, i cuoricini, le bamboline, gattini …in cotone, o peggio flanella, con colori che più che riposo evocano mal d’auto.

Cavolo ma esiste un bon ton anche per la vita di coppia ! Il problema principale è che il consolidamento di una relazione è inversamente proporzionale all’uso di sottovesti e perizomi. La mancanza di formalità di solito porta a lasciarsi andare alle peggio cose e diciamocelo, un pigiamone di flanella è una delle cose peggiori che un maschio sano possa incontrare durante il tragitto dal bagno al materasso. Ma anche per noi uomini adagiarsi è deleterio, quindi è vietatissimo girare per casa con i calzini di spugna bianchi e la tuta bucata, che tanto non ci vede nessuno. Cristo santo, ci vede lei!

E’ un discorso vecchio come il mondo, la relazione inizia in seta frusciante e pizzo e poi finisce sempre in mutandoni a coste e scialle della nonna. Questa decadenza, da entrambe le parti, dovrebbe essere considerato un reato penale. Passare dalla trascuratezza estetica a quella sentimentale è un attimo, perchè dai, anche se brutto da dire, noi uomini (ma anche voi donne, ne son sicuro) abbiamo continuamente bisogno di stimoli “giusti”. Quando nasce una storia il desiderio è bello vivo e vegeto, basta uno sguardo per accendere una miccia e siamo pronti a saltarci addosso anche se uno indossa un parka della Lapponia e l’altra uno sarong cambogiano, dopo qualche anno il desiderio vegeta e basta. E’ necessario quindi dargli un aiutino e uno scafandro di pile (detto pail) con la facciona di un animaletto non è sicuramente la cura migliore. Che poi già ti vedi nella posizione del missionario con quel maledetto pinguino che ti fissa con occhi sbarrati e tu ti deconcentri facendo di tutto per evitare il suo sguardo. Senza successo. Così lui raggiunge il suo scopo e tu che pensi “non scopo” (vi lascio il libero artitrio sulla tonalità degli accenti).

Adesso non voglio fare l’elogio del perizona,degli slip brasiliani o del filo interdentale,  ma ogni tanto belle signore sacrificatevi un minimo, per noi, ma anche per voi, perchè alla fine avrete anche voi la vostra dose di soddisfazione e anche se immagino (e ripeto…immagino) che possa dare fastidio avere qualcosa che si incastra dove non batte il sole, fateci contenti, vi assicuro che il tempo del disagio sarà limitato, certi indumenti non sono fatti per essere indossati a lungo. E noi uomini…dai, noi cadiamo nei soliti luoghi comuni, su, diamoci una pettinata, ora non dico di lavarsi i piedi, ma almeno una sciacquata alle ascelle ogni tanto non ci farebbe male e poi vogliamo deciderci a buttare nella spazzatura quella canottiera bianca da muratore moldavo? Vi svelo un segreto: non siamo sexy con quell’affare addosso, non assomigliamo affatto a Bruce Willis in die hard, ma ad Umberto Bossi col sigaro alla festa della Padania, inoltre passare le domeniche sul divano con la barba incolta, i capelli pettinati con i petardi e le pantofole della squadra del cuore non è sicuramente la terapia d’urto ottimale per risvegliare la libido della partner.

Organizzare un pigiama party con il compagno puo’ essere un’idea carina, ammesso che sia attuata massimo una volta al mese, perchè ritrovarsi una sera si e l’altra pure a sbriciolare croste di pane nel letto e addormentarsi con pezzetti di pizza nei capelli non è romantico, è da senzatetto.

Diamo una rinfrescata al nostro guardaroba notturno e la nostra intimità ci farà un applauso, e se proprio sentiamo il desiderio di vedere animaletti coccolosi non cerchiamoli nell’armadio, facciamoci un giro al bioparco.

Oh, qui si brilla…mica cotiche.

Shine awards

Allora, confesso che da un po’ di giorni sono a corto di idee, si, cioè. le idee ci sarebbero anche, ma non riesco ad argomentarle come vorrei, insomma la regola d’oro è sempre quella: “piuttosto che scrivere scemenze meglio non scrivere”, magari aspettando tempi migliori, diciamo che è un periodo di raccolta di idee, cerco spunti interessanti nella vita quotidiana o “spippolando” nel web. Non ne faccio un problema, ormai ci sono abituato aglii andamenti altalenanti delle mie sinapsi.

Detto questo, oggi lo spunto per scrivere me l’ha dato la Paola, regina incontrastata del blog Paroledisole , mi ha nominato per lo Shine Award, si si, lo so, non si vince niente, sono inventati da blogger/nerd brufolosi e occhialuti che si chiudono in camera e quando escono è consigliabile non stringere loro la mano, so benissimo che in fondo servono solo a farsi pubblicità a vicenda, dai, lo scopo finale è quello, ma sinceramente, non ci vedo niente di male. Si, insomma, che male c’è a far conoscere il proprio blog e quello degli altri?, che problema è riuscire magari a conquistarsi un paio di nuovi followers con questo giochino? si, perchè i followers in questione, non sono numeri, sono persone in carne ed ossa, e magari con alcuni di loro stringi dei rapporti, ci scambi opinioni e se proprio ti ci trovi bene, ci fai dei figli (no, oh, scherzo, non fate quelle facce, non vi ho scoperto, dai, era così per dire, non mi riferivo a nessuno in particolare).

Ok, veniamo alla parte ludica del programma.

Regolamento:
– Inserire il logo dell’Award sul front del post;
– Riportare il nome del blog che ti ha nominato all’ inizio del post;
– Indicare 7 cose su noi stessi;
– Nominare 15 bloggers per questo premio e riportare il link del loro blog;
– Notificare a questi blogger la nomination.

Le prime due dovrebbero essere fatte, passiamo alla fase 3, le cose su di me: le domande sono uguali per tutti, e si, anche qui alla fine sono sempre le stesse che si ripetono di award in award, ma noi ce ne battiamo le balle e cambiamo le risposte.

7 cose su di me

1. Perché hai iniziato questo blog?
Perchè avevo iniziato a lavorare a maglia ma temevo di fare questa fine, ed essendo un uomo non oso pensare dove potesse finire il gomitolo.

2. Qual è la cosa più importante nella tua vita?
Il caffè delle 7 di mattina.

3. Il cibo di cui non puoi fare a meno?
Escluso la Nutella, il cioccolato fondente, le patatine fritte, la pizza, gli hot dog, la mionese…ecc?, direi sicuramente il diger seltz.

4. Il tuo posto del cuore?
Il mare. Tutto. E il lago di Garda, di Piediluco, di Massaciuccoli, Trasimeno, di Bolsena…….fino ad arrivare alle pozzanghere del parcheggio di fronte a casa.

5. Come ti vedi nei prossimi 10 anni?
Invecchiato, spero.

6. Tre cose senza le quali non esci di casa?
Le sigarette, l’accendino e possibilmente anche un paio di pantaloni…che non guastano mai. (si lo so, lo so, sono un pazzo incosciente, il fumo fa male…bla bla…ma come direbbe Woody Allen “ho smesso di fumare, vivrò una settimana di più e in quella settimana pioverà a dirotto”.)

7.Una citazione che ti caratterizza?
Non fare oggi una cosa che puoi tranquillamente rimandare a domani. (si, forse non era proprio così, questa è la mia versione).

E ora…Via con le NOMINATION: (cercherò di nominare coloro che  l’hanno scampata negli Awards precedenti, praticamente sto provando a farmi odiare da più persone possibili).

  • Gynepraio : oh, oh, poche storie, lei è ganza abbestia, abbiamo pure collaborato insieme, una volta (e siccome è intelligente e sveglia dubito che me lo proporrà una seconda). E’ una pazza scatenata, per questo ci vogliamo così bene.
  • Meunexpected: qui c’è un’alternanza di post seri e ridanciani, tutti notevoli e degni di nota. Da farci un salto assolutamente.
  • Zone Errogene: un nome una garanzia. Oh, non ridete sotto i baffi, leggete bene è con due “erre”…uff, sempre i soliti maliziosi. Andate tranquilli e dite che vi mando io, se i proprietari sono di buon umore vi offrono la bevuta.
  • EcoArcobaleno: davvero un bel blog, scoperto da poco, ma è nata subito una reciproca simpatia (almeno spero), andate lì e siate educati, non buttate le cartacce per terra, non attaccate i chewingum sotto la sedia, insomma, lì è tutto in ordine, non come qua, ok?, mi raccomando non ci facciamo riconoscere subito.
  • Così è se vi pare: parole che ti catturano, si sciolgono in bocca e non ti lasciano più andar via. Provate e poi mi saprete dire.
  • Idiosincrasie quotidiane: ti obbliga a riflettere, ti guarda dentro e inspiegabilmente tira fuori sempre qualcosa di buono.
  • Vetrocolato: ecco, anche qui andate sul sicuro, bimba davvero in gamba, si mette in gioco fino in fondo (da ammirare, beata lei che ci riesce) scrivendo pezzi da incorniciare.
  • Il bandolo della matassa: lui è un fenomeno, disquisisce sui massimi sistemi della  vita con una leggerezza e una capacità unica nel suo genere. Da non perdere.
  • Sex and the cït Turin: scoperta da pochissimo, strappa sorrisi e riflessioni Sulle dinamiche della vita di coppia, e non solo. Da visitare muniti di blocchetto per prendere appunti.
  • Il mondo di stella: un diario di bordo, un quaderno di riflessioni, un posto sicuro  in cui fermarsi a guardare come gira il mondo.
  • Migrazioni interne: non ci sono parole per definirlo e di solito è buon segno. Qui c’è di tutto, la famiglia, l’amore, la vita, insomma c’è lei, la padrona di casa ed è un piacere mettersi al tavolino a chiacchierare con lei.
  • Diversamente intelligente: qui è uno spasso, sembra di camminare per le strade strette di un mercato della. Tunisia, come volti lo sguardo vedi cose strane e meravigliose e vorresti portartele tutte a casa. Venghino signori il bazar è aperto, tutto bello niente caro.
  • Con il tacco rotto: blog nato da poco ma con un grande potenziale, la padrona di casa è spettacolare, ironica, pungente, romantica, insomma un vero spasso. Quando uscite da lì non sarete più gli stessi, io adesso sono biondo e con i capelli lisci…per dire.
  • PindaricaMente: se cercate uno sguardo tagliente sulle vicende umande, questo blog fa al caso vostro, non mancheranno risate, citazioni erudite e francesismi vari.

Ok, dai, ho dato il mio contributo, anche perchè sono del partito di “aiutiamoci, almeno fra di noi”, quindi prendete il cencino, lo Chantecler e date una lucidatina ai vostri blog.

La sveglia è suonata. Fattene una ragione.

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Capita all’improvviso. Una domenica mattina qualunque ti svegli di soprassalto alle 8 e 30, saltando giù dal letto come un’anguilla e imprecando perchè non ha suonato la sveglia. Giusto il tempo di accendere il cervello e realizzare che non devi andare a lavorare, ti rimetti giù e torni a dormire.

Invece dovresti alzarti, perchè in realtà la sveglia è suonata da un pezzo e tu l’hai volutamente ignorata. E’ arrivato il giorno in cui realizzi che nel giro di poche stagioni tua figlia passerà alla “fase 2”. Abbandonerà i canali del pacchetto “cartoons” per passare a quelli che trasmettono gli episodi di Violetta e parlano di prime cotte, prime ribellioni, in un altre parole: primi veri e propri problemi esistenziali. TUOI! Arriverà il giorno in cui ti chiederà di uscire con le amiche e tu capirai che sta diventando autonoma, la guarderai seduto dal divano e lei sulla porta di casa ti darà una coltellata usando le tue stesse vecchie parole.”ciao, mi raccomando non far arrabbiare la mamma”.

Ma non è il caso di farsi prendere dalla disperazione e abbandonarsi ad un pianto dirotto, che diamine, siamo adulti, dobbiamo dare l’esempio, perciò sguardo fiero, petto in fuori e caliamoci nella nostra nuova condizione di ex giovanotti di belle speranze.

Tu guarderai tua moglie, la televisione sta trasmettendo “c’è posta per te” e in cuor tuo stai maledicendo che quella sera non ci sia nessun posticipo da vedere, e inizi a inveire contro le amichevoli della Nazionale che obbligano a rispettare la sosta del campionato, che poi chi vuoi che se  la guardi Burkina Faso – Italia? La tua signora è in sala con te e sta stirando una nuova minigonna nera, che ovviamente non è sua e dio solo sa quanto vorresti che fosse almeno tua. Poi abbandona il ferro da stiro e con gli occhi gonfi, corre in soffitta a cercare i vestitini rosa da neonato, le prime scarpine, i pannolini usati e tenuti come cimeli (ecco cos’era quell’odore di capra marcia che aleggiava nell’aria), non contenta inizia a sfogliare le vecchie foto e a spolverare la cornice, quella buona, che custodisce la foto del battesimo.

Ma veramente, non facciamone un dramma. Sarete più liberi, rinascerete come coppia, potrete andare a vedere i film vietati ai minori, sarà l’occasione per riprendere da dove avevate interrotto, certo con venticinque anni in più sul groppone sarà più difficile salire in cima all’armadio e gettarsi sul letto vestito da Batman, ma qualche altra follia  ve la potrete ancora permettere. Perciò, usate il metodo ” ‘sticazzi” e iniziate a godervela, lasciate perdere il bricolage e il vaporetto e organizzare un bel viaggio all’estero, come meta vale anche San Marino. Preparatevi a cenette al lume di candela a base di fois gras ed escargot, e fregatevene se non parlate francese, in certi casi è meglio così, che ordinare chiocciole e fegato potrebbe farvi schifo.

Insomma, per qualcuno la vita inizia a quarant’anni, per altri alla prima uscita senza figli.

Tutto quello che ho detto fino ad ora non mi riguarda, per fortuna, mia figlia è ancora piccola, sono al sicuro per almeno altri vent’anni, ma che dico venti, facciamo pure trenta,  anche se stamattina mi ha chiamato per mostrarmi il suo primo reggiseno, eh, si, carino, le stava proprio bene…uhm, davvero…si, la mia bambina. No no, ma sto benissimo eh.

Lettera aperta al dio del matrimonio

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Caro dio del matrimonio ti scrivo, così mi distraggo un po’…

Sono ormai una dozzina di anni che ci frequentiamo, che oh, di questi tempi non è mica roba da ridere, si insomma dai, lo sai benissimo che non è facile, ci son certi giorni in cui ti rammento spesso, accostandoti di solito a qualche specie animale, ma lo sai benissimo anche tu, che qui fra sindromi pre-mestruali, figli, suocere, madri e parentame vario è un delirio.

E poi diciamocelo chiaramente, anche te non ci aiuti mica tanto. Mandi giù dei demoni mica da ridere, Con tacchi troppo alti e gonne troppo corte. Ecco, se ogni tanto potessi inviarci qualche satanassa di un metro e trenta per centoventi chili sarebbe tutto un po’ più semplice. Che noi, oh, ce la mettiamo tutta per resistere (si, insomma, chi più chi meno), ma spesso è una vera faticaccia.

Poi, dato che siamo a dircele tutte, potresti mica provare a parlarci tu con le nostre gentili consorti? lo so che se qualcuno parla con te sta pregando e se invece tu parli con qualcuno lui è considerato schizofrenico, ma tu provaci ugalmente.

Dovresti cercare di far capire loro che se ci voltiamo a guardare la stangona di turno o se rispondiamo ad un messaggio su facebook non siamo necessariamente dei traditori seriali, siamo semplicemente uomini e non sempre il nostro organo pensante è quello attaccato al collo. Se ci riesci prova anche a spiegare che se facciamo battute idiote sugli amici single o sui loro matrimoni andati a rotoli non è invidia, sono semplicemente rigurgiti di adolescenza, non sono cose che pensiamo veramente, anzi, la verità è che abbiamo seriamente paura che possa succedere anche a noi.

Prova a far presente che in qualche modo siamo in grado di gestire la situazione, certo per un breve periodo, perciò possono concedersi il lusso di prendersi un’influenza e stare a letto un paio di giorni, ecco, magari se ci avvisano prima, possiamo stipulare un’assicurazione sulla casa, furto e incendio compreso, specialmente incendio. Poi non importa che siano perennemente a dieta, che noi neanche ci facciamo caso a quei tre o quattro chili in più, e di solito un bel perizoma fa sparire più cellulite delle alghe di Wanna Marchi.

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Ecco, poi, dato che sei lì a parlare, potresti pure far tornare alla mente, di entrambi, quel cinque giorni a letto chiusi al quinto piano di un hotel in Portogallo, o quando progettavamo la nostra casa e passavamo pomeriggi a sognare in tutti i mobilifici della provincia, quando è arrivata vestita di bianco mi ha sorriso e io non riuscivo a respirare, quando abbiamo attraversato la Spagna su strade assolate e mappe stradali comprate per poche pesetas, quando si contorceva in un letto di corsia con la mano nella mia, mentre pregavo con tutta l’anima che avevo per lei e per la nuova vita che stava arrivando, quando abbiamo passato il primo capodanno insieme in un alberghetto vuoto e gelido, con una pizza rancida e uno spumante di sottomarca e tutto era grigio e meraviglioso, quando facciamo l’amore e i suoi sguardi si fanno più larghi e il respiro più gonfio di un vento in salita.

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Perchè sono queste le cose che ci salveranno, le piccole cose importanti, quelle che faranno dimenticare piatti lanciati per terra, porte sbattute, nottate sul divano, frasi urlate e pianti nascosti, chè tutte queste cose ci saranno, e non necessariamente in litigate diverse.

Ecco, caro il mio dio del matrimonio, forse non mi ascolterai, forse farai come il tuo più popolare collega, te ne fregherai e continuerai a mietere vittime, andando un po’ a casaccio, ma sai che ti dico, non so cosa avrai in serbo per noi, ma io, nel mio piccolo, inizio a crederci…che sia veramente…”per sempre”. Mi prenderai per pazzo, ma….” La follia è spesso causa di divorzio, ma più spesso è causa di matrimonio.” (anonimo)

Ok, forse presto ci saranno nuovi adepti. confido nella tua benevolenza, prenditi cura delle anime dubbiose tipo Gynepraio,, anzi, ti consiglio proprio di fare un salto da lei potresti trovarci qualcosa di interessante.

Fate l’amore, non fate i Furby.

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Non è solo la fretta ad essere cattiva consigliera, lo è anche la paura.

Da qualche tempo la principessina di casa manifestava richieste di “fratellanza” e non in senso cristiano del termine. Aveva fatto capire a chiare lettere che le sarebbe piaciuto abbandonare il suo status di figlia unica per potersi prendere cura di un nuovo cucciolo. Stavolta umano.

Le tecniche per cercare di convincerla a desistere sono state molteplici, ma vane, lei minacciava ripetutamente di “chiederlo a Babbo Natale”, come fece a suo tempo per Cicciobello pipì popò.
Trovandomi in piena crisi di panico, anche perchè Babbo natale notoriamente non si fa mai i cavoli suoi, ho sfoderato tutte le mie doti diplomatiche, degne un console americano nella striscia di Gaza. “Guarda che poi di notte si sveglia e piange”, “userà tutti i tuoi giocattoli, facendoli a pezzi peggio del mostro di Firenze”, “la mamma non avrà più tempo per te perchè dovrà prendersi cura di lei” (perchè nel frattempo aveva anche deciso che doveva essere una sorellina).

Alla fine la tattica ha dato i suoi frutti: “ok babbo, niente sorellina, voglio il Furby!!!”

“Ottimo, mi pare un giusto compromesso”, pensava il povero uomo illuso.

Passato il terrore di un nuovo periglioso cammino fatto di pappette e pannolini, adesso vivo con l’ansia dell’urto accidentale.
Entrare in casa, stravaccarsi sul divano, dare un colpo con il gomito ad un sacchettino di pulci azzurro di Prussia, sentire una voce aliena che dice frasi sconnesse come l’onorevole Razzi quando parla della patrimoniale e leggere lo sgomento sul viso di mia moglie…è un tutt’uno!
Già, perchè questo stronzetto di robottino è estremamente subdolo, lui non dorme! MAI!!!, lui sonnecchia, come gli operai dello stabilimento Solvay durante il turno di notte. Basta un minimo rumore, tipo il cane che scodinzola e lui si riattiva (come i bambini), dovrai insegnargli a non fare i rutti a tavola (come ai bambini), chiede da mangiare in continuazione (come i bambini), più gli parli e più lui impara (come i bambini) e se gli tiri la coda scoreggia (qui la differenza sta solo nell’avere la coda)…perciò tanto valeva avere un bambino, se non altro la fase di…”inserimento pile” sarebbe stata sicuramente più soddisfacente.
Poi ha molteplici personalità, la più gettonata sembra essere il “figlio di mignotta”: chiede di essere abbracciato e mentre lo fai lui ti sfila il portafoglio e cambia il nome alle cose, tipo “finanziamento pubblico” con “rimborso elettorale” e “ICI” con “imu/tares/tarsi/suppostone”.

Cercando su internet ho trovato testimonianze deliranti: qualcuno l’ha chiuso nell’armadio, ma lui continua a parlare, altri l’hanno messo in punizione perchè ha ruttato in Duomo durante la Santa Messa natalizia, altri ancora stanno pensando di darlo in affido a un’altra famiglia.

Io lo confesso, mi ci sto affezionando, ormai è diventato uno di noi e dopo che si è addormentato durante il pranzo di Natale rincoglionito dai discorsi della suocera, ho deciso di inserirlo di diritto nello stato di famiglia.

Per stare al sicuro però seguo tre semplici regole: mai esporlo alla luce, mai farlo bagnare, mai nutrirlo dopo mezzanotte.
Perchè come dice Giobbe Covatta “nella città di Sodoma nessuno si affacciava al davanzale perchè anche in famiglia ci si fidava poco”.

E se lo dice Paolo Fox…

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Ci siamo! Siamo arrivati (quasi) alla fine di questo anno.

Come tutti i “fine anno” è il tempo dei bilanci, dei buoni propositi per il futuro  e dell’oroscopo di Paolo Fox, che non s’è ancora capito perchè sia sempre vestito di bianco e soprattutto, perchè secondo lui non c’è mai un segno a cui va di schifo. Invece noi abbiamo la sensazione che ci abbiano cagato nello zodiaco.

Personalmente non amo i bilanci, a partire da quello famigliare, in compenso mi diverto un mondo a snocciolare liste di intenti farciti di buone intenzioni e sogni a basso costo, tipo colonizzare Marte..

Ma prima di ammorbarvi con i miei fioretti per l’anno venturo, mi voglio addentrare in un argomento parallelo, ma per questo non meno ammorbante: la notte di capodanno.

Secondo me hanno stufato i nemici del capodanno. Quando una frase la ripetono in tanti bisogna insospettirsi, c’è puzza di luogo comune.”Ah, che noia il capodanno, se potessi me ne starei a casa e me lo vivrei come un giorno normale, e poi cos’è questa storia che bisogna divertirsi a tutti i costi?”. Intendiamoci, il mio concetto di spiritualità è “leggermente” divergente da quello canonico e se ci fosse il buon Savonarola probabilmente finirei sul rogo, Ma la questione di fondo non è divertirsi, ma di fare cerimonia, di santificare una festa (nel senso più caciarone possibile del termine), altrimenti, le feste, che le fanno a fare? Il capodanno va celebrato, per cominciare l’anno nuovo con il giusto mood, perchè con le pieghe della bocca verso il basso, le sopracciglia inarcate, uno sbuffo tediato non si va da nessuna parte. Per me avere davanti un bel foglio bianco è stato da sempre fonte di ispirazione a aspettative, spesso disattese, ma non importa, non è questo che conta veramente, l’importante è averne. E’ l’occasione giusta per darsi appuntamenti positivi, per non lasciarsi trascinare dalla corrente di questi tempi bastardi, per sforzarci di non livellare tutto ad un piattume insopportabile.

L’equivoco sta forse nel fatto di voler caricare la notte di San Silvestro di troppe fantasie, nel cercare a tutti i costi la figata superpazzesca e possibilmente la figa che ci sta dietro. E invece basta un bel bottiglione, un vestito niente male e la solita compagnia di amici, con qualche aggiunta dell’ultimo minuto. Insomma, io faccio parte della categoria del “ci divertiamo con poco” e del “se sposti un po’ la seggiola stai comodo anche tu”, delle tombolate con i ceci e delle incazzature per aver perso il settebello e la primiera.

E’ vero, non è obbligatorio divertirsi a tutti i costi, ma neanche rompersi costantemente i coglioni. Ne abbiamo davanti di giornate senza senso, perché buttare via una notte speciale? Forza allora, muovere le chiappe e truccarsi, parruccarsi, cospargersi di brillantini (che vi ritroverete in posti inconfessabili molti giorni dopo i bagordi). Bisogna apparecchiare facce e tavole, e festeggiare l’ultimo dell’anno con fantasia, perché anche un pigiama-nutella-party può essere un bel capodanno. Anche una pizzata che finisce a Pommery sul comodino e Carlo Conti su Rai Uno puo’ essere un bel capodanno. Anche sperare che questa volta la crema al mascarpone abbia la consistenza (e non solo l’aspetto) commestibile può essere un bel capodanno. Anche cenare in giacca e cravatta con la vostra donna in abito lungo, da soli, nel vostro monolocale puo’ essere un bel capodanno. Si, anche presentarsi a letto con i boxer rossi e la scritta “apri e gusta” potrebbe risultare simpatico.

E ora veniamo ai miei dieci (ma potrei arrivare a cento, non sfidatemi) buoni propositi per il 2014.

  1. Imparare ad appendere un quadro.
  2. Mangiare le tagliatelle al ragù senza ridurre la camicia come la pelliccia della Pimpa.
  3. Capire che diavolo sia l’expo 2015 e soprattutto capire perchè ho una voglia incontrollata di andarci.
  4. Imparare a memoria il pin del bancomat.
  5. Vincere 5 euro al gratta e vinci.
  6. Fare un goal su punizione durante una partita a PES.
  7. Sapere dove si trova lo spinterogeno.
  8. Fare un giro sulle montagne russe di Gardaland senza chiudere gli occhi
  9. Mangiare un Buondì in cinque bocconi (sono esperimenti da non ripetere a casa).
  10. Trovare un Dio, prima che lui trovi me.

Ricordate che secondo la scaramanzia, per avere un anno felice, la prima persona che incontrate uscendo di casa il primo gennaio dovrebbe essere di sesso opposto. Ecco, per noi uomini sarebbe opportuno farlo senza mostrarle a tutti i costi i boxer rossi. O almeno, non nei primi cinque minuti.

Pillole di saggezza livornese

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Ok, dopo un certo numero di post semi-seri è giunto il momento di scriverne uno “cialtrone”.

Allora, ormai credo che sia chiaro a tutti che sono toscano, i più perspicaci avranno capito anche che vivo in provincia di Livorno. Ebbene, questo post vuole essere un omaggio alla mia città/provincia, perciò ho deciso di aumentare le vostre conoscenze culturali illuminandovi su alcuni pittoreschi modi di dire che potrebbero tornarvi utili nel caso vi capitasse di passare da queste parti. Detto in altre parole vi sto fornendo una mini guida per evitare perculeggiamenti trovandovi a parlare con qualche indigeno di queste zone.

Innanzi tutto, evitate assolutamente di “parlare bene” degli abitanti della provincia di Pisa, diciamo che…non corre buon sangue (per usare un eufemismo), in campo culinario potete andare sul sicuro ordinando un bel piatto di cacciucco e poi andare dal Civili (locale che ha fatto la storia di questa città) e ordinare un ponce. Ecco, dopo evitate di guidare e di accendervi una sigaretta…se non ci credete…provate pure, infine c’è un luogo di culto da visitare assolutamente: i 4 mori, monumento di dubbio gusto a cui nessuno sa dare un significato preciso, ma ormai c’è e buttarlo via non è il caso.

Premetto che evitare di essere scurrile sarà una bella faticaccia. Da queste parti non siamo molto raffinati, sono luoghi popolati da gente semplice che va a prendere l’aperitivo col trattore. Ah, dimenticavo, scriverò in dialetto e metterò accanto la traduzione. (forse) Ok,ci provo, auguratemi buona fortuna.

  • Sei simpati’o come un gatto attaccato a’ ‘oglioni – La tua antipatia mi sta enormemente infastidendo.
  • Si stava meglio quando si cenava co’ la paglia delle seggiole – Si stava meglio quando si stava peggio (un classico) spesso accompagnato da: “quando c’era Lui, caro lei…” il “lui” in questione è uno dei più famosi dittatori italiani, no…non quello contemporaneo…l’altro.
  • A entrà son zucchini a uscì son coomeri – ( coomeri = cocomeri/angurie) si dice riferito ad una situazione apparentemente facile da gestire che poi invece si rivela altamente impegnativa. (l’orfizio di entrata e (soprattutto) quello di uscita credo siano chiari a tutti)
  • Se le maiale volassero a te ti darebbero da mangià con la fionda – Se le fanciulle di facili costumi avessero il dono della levitazione, le altre persone ti fornirebbero il cibo tramite una piccola arma da lancio manuale. C’è anche una versione, per così dire, maschile:”se i cornuti volassero sarebbe sempre nuvoloso”.
  • Ma vòi insegnà a babbo a pipà? – non vorrai mica istruire tuo padre circa l’atto del concepimento?. Di solito si usa in presenza di una persona che pretende di insegnarti qualcosa di cui tu sei già docente universitario.
  • Vento di ponente: acqua fino a ‘oglioni e pesci niente. – Quando spira il vento di tramontana, il livello dell’acqua si alza e l’incauto pescatore potrebbe ritrovarsi con i genitali sommersi, del tutto o in parte, e con nessun pesce catturato.
  • Conti vanto ir 2 di brisca – (vanto=quanto)  Il tuo potere decisionale è praticamente nullo. Durante una partita, con il 2 di briscola non ci prendi neanche il biglietto del tram.
  • Tutto fà, disse quello che pisciava in mare – ho cercato di dare il mio contributo, anche se piccolo. Puo’ essere anche usato nella versione “meglio poco che niente”.
  • Te voi mangià l’ovo in culo alla gallina – (voi=vuoi) Tu sei troppo impaziente, i risultati arrivaranno, ma devi sapere aspettare.
  • Brutta di viso ma sotto ‘r paradiso.  – Dicesi di donna dai lineamenti poco piacenti, presupponendo che per bilanciare la cosa, la natura l’abbia dotata di fascino in zone meno visibili.
  • Meglio lei ignuda ‘he te vestit’ a festa! – E’ piu piacevole alla vista il corpo desnudo di quella fanciulla piuttosto che il tuo con abiti eleganti.
  • A Livorno, ‘r peggio portuale sona ‘r violino ‘o’ piedi.- A Livorno, siamo tutti veramente raffinati, basti pensare che il portuale più indecoroso suona il violino con gli arti inferiori.

Boia dhe bimbi, io c’ho provato, spero d’esse stato un ber ganzone. Che qui…un si frigge mi’a coll’acqua (questa era per i miei amici livornesi che sicuramente mi faranno un sacco di critiche…)

Per terminare l’opera vi invito a consultare il vocabolario livornese, edito in tutte le lingue del mondo. La leggenda narra che abbia venduto un paio di copie in più della Bibbia, ma non lo dicono in giro per timore di ritorsioni da parte di qualcuno in alto….molto in alto.

Infine vi invito caldamente ad allargare lo sguardo e gustarvi questa canzone de “i Licantropi”, probabilmente capirete “il giusto”..e forse è anche meglio così. Comunque se siete curiosi…son qui per rispondere a tutte le domande.

Naturalmente mi aspetto una lauta ricompensa da parte della pro-loco livornese.

Il Capostazione azzurro.

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Qualche settimana fa ho scritto questo post che conteneva alcune informazioni utili per decodificare il comportamento della maggior parte degli uomini. Bene, diciamo che c’ho preso gusto, perciò care donne, prendete carta e penna potrebbero servirvi. E non solo per fare la lista della spesa.

Che ci crediate o no, anche noi uomini siamo cresciuti con le favole, chi più chi meno. Ma, mentre voi avete passato la vostra adolescenza ad aspettare il principe azzurro, noi, abbiamo passato la nostra a cercare di diventarlo, ognuno a suo modo. E diciamocelo chiaramente, voi siete (e siete state) nettamente avvantaggiate, dovevate semplicemente aspettare, Certo, essere la più bella del reame, con tutti gli annessi e connessi e con l’ansia che ciò si porta con sè non deve essere stata una passeggiata di salute.

Noi ci siamo dovuti sbattezzare parecchio, anche perchè per essere principi serve un padre re. Il mio ad esempio faceva il ferroviere, cavolo, al massimo potevo diventare controllore. Se avevo fortuna, capostazione.

Le favole poi hanno uno schema ben preciso: il re di solito è malato e muore (babbo, è il momento di fare gesti scaramantici), la regina cattiva (mamma tranquilla, te sei buonissima, infatti nelle favole sei già nell’aldilà e babbo s’è sposato la matrigna) e la principessa indifesa da salvare. Che detto fra noi, non è indifesa proprio per niente, se la caverebbe benissimo, ma Cenerentola, Biancaneve, Raperonzolo e compagnia cantante ci hanno insegnato come va il mondo. Poi c’è il principe che è sempre bello, forte e giovane.

In questo quadro capite che non è colpa nostra se abbiamo abbinato l’idea di vecchiaia a quella di sfortuna e soprattutto l’idea di giovinezza a quella di successo. Questo stranamente ci porta a non essere molto contenti di invecchiare. Mai. Già a tredici anni ci spaventiamo dei primi peli sul viso, non li vogliamo, siamo ancora troppo giovani. Nello stesso momento la nostra futura principessa si sta sforzando di farsi crescere il seno.

Ma non sarà l’unico compromesso che dovremo fare con il nostro fisico, e soprattutto non sarà sicuramente quello più doloroso. Il vero e proprio dramma esistenziale coinciderà con la caduta dei primi capelli. All’inizio saremo solo un po’ stempiati e nessuno ci farà caso più di tanto. Per alcuni sarà una lenta decadenza, per altri più repentina. In entrambi i casi non è facile farsene una ragione, perchè anche coloro che resteranno con un certo numero di capelli non saranno felici di vederseli imbiancare.

E care principesse, non credeteci quando vi diciamo che comunque sia per noi non è un problema. Lo è eccome, stiamo solo cercando di accettare la nostra nuova condizione. Senza peraltro riuscirci.

Un altro favore. Non vi mettete a ridere quando ci vedete leggere il giornale con gli arti allungati fino all’impossibile. Non ci è calata la vista, si sono semplicemente accorciate le braccia. Questo è il terrore di tutti i ragazzi “dieci decimi”. Sappiatelo. E poi dai, sono le lobby della carta stampata che tendono a scrivere gli articoli con le sillabe sempre più piccole, per risparmiare. Insieme agli oculisti formano una vera e propria associazione a delinquere.

Quando eravamo ragazzi ci dicevamo sempre che prima di fidanzarsi con una ragazza sarebbe stato meglio vedere la madre, perchè tra quarant’anni sarebbe stata come lei. Ebbene, si dice che un uomo capisce che sta invecchiando quando si rende conto di assomigliare sempre di più a suo padre. Però per noi non è riferito esclusivamente all’aspetto fisico.

Perciò la regola d’oro è questa: non dite mai ad un uomo che sta invecchiando, vale per voi come per noi. Anche a nostra madre è concesso di dirci solo che stiamo crescendo fino a venti/venticinque anni, quando abbiamo ancora buone probabilità di riuscire a sconfiggere il drago e salvare la principessa. Insomma, noi evitiamo di fare battute sulla vostra età ( se non siamo particolarmente stronzi), voi fate altrattanto, quindi amate la nostra pancetta, passateci una mano fra i capelli brizzolati e diteci che assomigliamo a George Clooney, sorvolate sulla questione “occhiali”, inutile illuderci dicendo che ci donano, non ci crediamo e se prendiamo il borsone per andare a giocare a calcetto non diteci “attento a non farti male” ma più semplicemente “divertiti e cerca di fare tantissimi gol”. Voi trattateci come quindici anni fa e non preoccupatevi, saremo noi a trovare scuse per andare a letto presto o per evitare di uscire per l’aperitivo delle sei di sera. Perchè ci rendiamo conto che stiamo diventando re, giorno dopo giorno, e la cosa non ci piace affatto. Lo sappiamo noi e lo sapete voi.

Forse quasi nessuno sarà un vero principe, molti si accontenteranno di essere un semplice capostazione. La cosa che conta davvero è che per noi sarete sempre “la più bella del reame”.

Stasera mi ha fatto compagnia questa.

E’ nato prima Babbo Natale o Bruno Vespa?

babbo-natale-maniaco

E’ indubbiamente (quasi) Natale.

In questo particolare periodo dell’anno il genere umano si divide in due grandi categorie. Voi lo amate, lo aspettate per undici mesi con ansia e siete convinti che sia un periodo magico, giusto?
Ottimo. Siete festività-compatibili.

E’ splendido sentirsi così, immersi nella gioia degli acquisti, impazienti di addobbare la sala con festoni, ghirlande, angioletti, comprare l’abete i primi di settembre e piazzarlo fiero e maestoso vicino al divano già a metà novembre. C’è tutto un universo da vivere, fatto di regali, pacchettini, luminare, cene, panettoni aziendali e bottiglie di spumante. Ecco, se in questo tripudio di bontà, euforia, manicaretti e tanti cari auguri vi dovesse avanzare un briciolo di tempo, dedicate un pensiero, una parola gentile e una fetta di pandoro anche a noi: i festività-incompatibili.
Perchè, il nostro spirito natalizio è leggermente diverso. E’ vero, siamo incompatibili, ma ci stiamo lavorando su.

Di solito ci rendiamo conto che sta arrivando il Natale perchè vediamo Bruno Vespa che va a fare propaganda, quasi a reti unificate,al suo nuovo libro. Lo vedi dappertutto: a tutti i telegiornali, alle previsioni del tempo, ai programmi di cucina…Ieri sono entrato in un bar e ho chiesto un caffè macchiato, da dietro il bancone è spuntato Bruno Vespa dicendo “macchiato freddo o caldo?. A proposito, lo sai che ho scritto un nuovo libro?” Ecco, l’appuntamento con Vespa(siano), è seguito a ruota dal nuovo film di merda di Cristian De Sica, che dopo aver rotto le balle ai villaggi turistici di tutto il mondo, ora ha finalmente cambiato genere, niente più vacanze di natale, no, si è evoluto, ha deciso di rompere le balle proprio a tutti, in effetti, perchè limitarsi solo alle località turistiche?

Comunque sia, l’incombere della madre di tutte le festività, è per noi sempre motivo di ansia e spesso di liti familiari. Il nodo assoluto da sciogliere è sempre il solito: Natale dai miei, dai tuoi o da noi?. Questo argomento richiede spiccatissime doti diplomatiche, perchè creare tensioni insanabili ed essere estromessi dal testamento è un attimo. Il problema è che, per ogni festività-incompatibile c’è un intero nucleo famigliare che nutre sogni di zampognari, cornamuse e vestiti di babbo natale.

Insieme all’organizzazione logistica, viene il problema dei regali. Una tragedia per noi incompatibili.

Intendiamoci: ci piace fare i regali, anzi, ci piace il gesto di porgere il dono, ma non sopportiamo il gesto dell’acquisto, e non solo per mere questioni economiche.

Prima di tutto dobbiamo decidere cosa regalare, e più parenti abbiamo più testate nel muro dobbiamo battere. Di solito si cerca di prendere informazioni stando attenti agli apprezzamenti che vengono espressi, tipo “bella quella sciarpa…” perciò cari parenti e amici, occhio a quello che dite, perchè dal dieci di settembre in poi, siamo tutti con le orecchie alzate e potreste ritrovarvi sommersi di maglie e guanti. Per la serie “fai attenzione ai desideri che esprimi, potrebbero avverarsi”.  Se proprio non siamo riusciti a carpire informazioni utili (che nel mio caso avviene sistematicamente), facciamo la domanda diretta “cosa ti piace?” e di solito la risposta altrettanto diretta è “non mi serve niente”, che tradotto, sarebbe “ti ho fatto un regalo strepitoso e se tu non mi regali niente ci fai un figura di merda stratosferica”. Insomma, diciamocelo, è cattiveria bella e buona.

Perciò ci adoperiamo e con il morale di un cammello al polo nord, usciamo fuori con il termometro che segna meno due (ma ne percepiamo meno 127) e ci ritroviamo a naufragare in un mare di gente che da tanta parte delle vetrine il guardo esclude, come se non bastasse è tutto un tripudio di Jingle Bells e altre canzoncine di tal guisa cantate da Al Bano, che secondo me dopo l’Epifania viene smontato e rimesso in soffitta come gli abeti di plastica. Il pensiero corre veloce all’opzione “acquisti online”, ma visto che è il 24 (sera) i tempi di consegna non giocano a nostro favore. Comunque scegliamo il regalo, lo diamo alla persona di turno, emozionati e soddisfatti, con aspettative di apprezzamento altissime. Lui/lei lo scarta, lo scruta e…”ah, si, bellino, bellino, grazie” riponendolo di nascosto in un cassetto.

Vogliamo parlare di presepe e albero?. Ok, se ci tenete parliamone.

Il nostro albero è sempre lo stesso, da dodici anni a questa parte, lo riesumiamo dalla soffitta già con le palline appese ai rametti, è alto 12 centimetri, come puffo brontolole, con addobbi microscopici ma con al vertice una cometa a grandezza naturale.

Per non parlare del presepe: è fatto con statuine acquistate nel corso degli anni, da negozi diversi, comprese le ferramenta,  con il bambinello delle dimensioni di cicciobello, il bue e l’asinello in scala uno a centoventi milioni e tre scaricatori di porto di un metro e novanta che per arrotondare si vestono da re magi. Certo, se riesci a guardarlo dalla giusta prospettiva, tipo dalla cima dell’Everest, il complesso non è malaccio. Ecco, poi entri in casa del tuo vicino per fargli gli auguri, lui ti da una bottiglia di Cesarini Sforza e tu una di Bosca Anniversary comprata al discount per un euro e venti. Ispezioni la sua sala e vedi una perfetta ricostruzione di tutta la Terra Santa in scala 1:1 e un albero talmente grande che è visibile anche dalla Luna, come la muraglia cinese.

Per i compatibili il momento del pranzo poi è l’apoteosi del gusto. Nella mia famiglia andava di moda cucinare la faraona (non so perchè parlo al passato), che non ho mai capito che cavolo di animale sia, una gallina? una qualità di ovino? una mummia egizia?. Visto il sapore che aveva direi…risposta C. Con l’avvento dei vari Master chef, Clerici e sorella sfigata della Parodi, le abitudini sono cambiate (ecco perchè parlavo al passato): è tutto un fiorire di termini francesi, tipo “topinambur” e “sac a poche”. Il risultato è che continuo a non sapere cosa sto per mangiare, in compenso mi sta venendo la erre moscia.

Fosse per noi i preparativi per il pranzo natalizio si ridurrebbero ad un paio di sofficini di sottomarca preparati al microonde. Ma si sa, quando il Natale “comanda pietanza” noi rispondiamo solo….crostini!

Capite cari festività-compatibili? noi facciamo una fatica del diavolo per cercare di “natalizzarci”, perciò dai, dateci una mano, almeno a fare l’albero dai, appendete giusto un paio di palline, evitate di fare i preziosi e diteci che regalo desiderate veramente e se ci riuscite, non ci umiliate con un pranzo da centomila portate da far venire il magone a Joe Bastianich (vuoi che muoro?). Insomma, fate qualche cazzata anche voi, che so, fate finta di sbagliare apparecchiando la tavola con il coltello a sinistra. Cose così.

Dai. è Natale, siate buoni.

La baby box. Ovvero: italians do it better.

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Allora la questione è questa: pare che oggi sia uscito un articolo sul Corriere della sera, pare che questo articolo parli di un’abitudine del governo finlandese che consiste nel donare ad ogni nuovo nato una scatola di cartone contenente oggetti utili per il bambino, pare, e dico pare, che una certa Tiasmo e una certa Claire (ma probabilmente anche altri), abbiano voluto dimostrare ai finlandesi che, anche se curano l’igiene orale biascicando il vivident xylit, noi italiani ce ne battiamo le balle e facciamo la nostra scatola (virtuale) mettendoci dentro quello che ci pare. Nel frattempo ci laviamo i denti con la pasta d’acciughe.

Detto questo, quella che segue è la mia personalissima lista di cose che mettere nello scatolone di un neonato.

– una penna e un foglio. Perché se usati bene possono fare più male di una mazza chiodata.

– una foto di Benigni che tiene in braccio Berlinguer. Perché restare un pò bambino ti salverà.

– un cuscino e una coperta. Perché sognare ti renderà libero.

– un plettro. Per far vibrare le corde delle persone che incontrerai.

– un pugno di Cassius Clay. Per ricordarti che i dolori più grandi saranno quelli che ti faranno crescere.

– la borsa del ghiaccio. Perché dopo il cazzottone di Clay credo che ne avrai bisogno.

– una cuffia da piscina. Perché prima o poi nella vita ti devi buttare.

– un biglietto della lotteria, non vincente. Perché la fortuna devi creartela da solo, i soldi facili spesso sono una disgrazia.

– una mappa stradale. Perché è un attimo perdersi in questo mondo e chiedere ai passanti non è consigliabile.

– una chiave. Ma starà a te scoprire quale porta apre. Perché io posso darti gli strumenti, ma dovrai essere tu a saperli usare bene.

– un film di Troisi. Perché a essere sempre seri….sai che due coglioni.

– un pallone di cuoio. Così se incontrerai un bimbo finlandese potrete fare una partita e dato che i finlandesi a calcio sono negati, gli farai un culo così.

– un termometro. Per simulare una febbre improvvisa la mattina, prima del compito di matematica.

– un libro di grammatica. Perché potresti essere anche un genio, ma se coniughi male i verbi non sarai credibile. (Se lo avrei avuto anch’io potrei essere un fenomeno).

– Un mazzo di carte e un bicchiere di vino. Perché, in compagnia di un buon amico ti faranno stare bene. Anche se sa tanto di casa del popolo.

– un cd originale. Anche se non sarà facile trovarlo. Vederne uno equivale a fotografare lo Yeti.

– il numero di telefono della figlia della portinaia. Perché se assomiglia alla madre…ti darà grandi soddisfazioni.

– un biglietto di sola andata. Perché io devo lasciarti libero, sarai tu a decidere se tornare. In ogni caso sarò sempre qui.

Si, direi che la scatola è pronta. Solo una cosa, vorrei dire al bambino che verrà di non avere troppa fretta, di prendersela comoda, anche perché qui, obiettivamente, la situazione non è buona.

Ok, ora che ho completato la mia lista passo la palla a voi. Mi aspetto un bel tiro all’incrocio dei pali.