Tutta colpa della corteccia parietale.

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Parliamo di luoghi comuni. Wow che argomento originale. Tranquilli, non voglio assolutamente sfatarli, anche perchè sono quasi tutti veri, ma da uomo ci tenevo a sviscerarne alcuni che ci riguardano da vicino. Inizio a parlare al plurale perchè, se le amiche si vedono nel momento del bisogno (e infatti vanno al bagno in coppia), la solidarietà maschile serve a confortarci e a darci ragione l’un l’altro.

Noi uomini amiamo il calcio, le auto, le moto, la lotta, le costruzioni della Lego e i film di azione, si ok, anche film di “altro” genere, basta che ci sia movimento.

L’aspetto che ci differenzia maggiormente dalle donne è: il modo di comunicare!
Le donne comunicano tramite la parola, eh lo so, bella scoperta, raccontano cosa stanno vivendo, chiedendo consiglio, piangendo o sorridendo.
Noi uomini no. O almeno, non così tanto.
Non è che non proviamo emozioni e sentimenti, solo che non ci piace raccontarli. La maggior parte delle volte ci fan sentire esposti, indifesi, attaccabili.
La nostra corteccia parietale prende possesso del pensiero e noi non ci sentiamo a nostro agio a raccontarvi il nostro animo.
È allora che entra in ballo il calcio, l’auto e la Lego creator.
Noi ci esprimiamo così, è così che vi raccontiamo come stiamo. Può sembrare qualcosa di animale, forse anche sciocco, ma saremo così sempre, e si può solo accettare.

Se avremo voglia di stare con voi, di sentirvi parte di noi, non verremo a sederci sul divano raccontandovi quanto sia gioia per noi la vostra presenza, ma vi abbracceremo da dietro, o vi terremo la mano in strada.
A volte si pensa che noi uomini siamo chiusi, che abbiamo paura di esporci, che non abbiamo cuore.
Ricredetevi.
Ricredetevi perché, se imparerete a conoscerci, capirete che uomini e donne fanno la stessa cosa, solo si esprimono con linguaggi diversi. E mentre voi chiederete scusa noi laveremo magari i piatti a casa, o porteremo dei fiori, forse solo vi baceremo.
Mentre voi nella rabbia piangerete o urlerete noi prenderemo l’iphone e lo scaglieremo per terra mandandolo in frantumi, o saliremo in macchina guidando a centonovanta all’ora o a giocare a pallone con gli amici.

E se davanti ad un problema voi chiederete consigli alle amiche, noi andremo davanti alla nostra auto e ci sporcheremo le mani con l’olio del motore.
Certo, alcuni uomini parlano a parole più di altri, a seconda della sicurezza che hanno, ma se starete attente vi accorgerete che nei piatti lavati in silenzio, in quel calcio al pallone troppo forte perché entri in rete, quelle ore spese davanti ad un motore perfettamente funzionante armeggiando solo per sistemare ciò che è già sistemato, ci saranno le nostre scuse più sincere, tutta la foga della nostra rabbia, e l’ansia dei nostri problemi.
Vi svelo però un segreto.
Non chiedeteci mai come stiamo.
Non forzateci a raccontarvi nel dettaglio i tormenti della nostra anima e nei nostri pensieri.
Volete capirci?
Guardateci in quella partita di pallone, anche se magari il calcio non v’interessa. Asciugate i piatti che laveremo, e sapremo che avrete compreso le nostre scuse, chiedeteci come va il motore, e sapremo che ci siete accanto.
Alcune donne dicono che vorrebbero che i propri uomini le parlassero di più, raccontassero loro tutto ciò che sentono.
State attente a quello che desiderate, perché non lo volete davvero.
Sinceramente non volete davvero che il vostro amico, fratello, ragazzo o marito vi racconti qual è il suo tormento, cosa lo genera e come vorrà risolverlo. Non volete perché vi piace essere ascoltate, e noi uomini, se ci impegniamo, siamo anche bravi a farlo. Se fossimo noi quelli da ascoltare, se fossimo noi quelli che a volte han bisogno di piangere, i ruoli sarebbero invertiti, e a voi toccherebbe il calcio, la macchina e tutto il resto, e non lo volete davvero.

A volte serve un uomo per capire un uomo, non c’è altro da fare.
Voi stateci accanto, osservateci senza farci sentire sotto esame, e imparerete a comprenderci, a risponderci secondo il nostro linguaggio, noi ci impegneremo ad assumere il vostro e pian piano i linguaggi si mescoleranno, ma con calma.
Ogni cosa ha i suoi tempi.

A voi il compito di farci un solo, semplicissimo favore: accettare le nostre scuse come reali. Sappiamo, voi e noi, che non son vere, ma fingete di sì.
Vogliamo essere il principe, nella storia, nessuno spera di diventare il re.

Raccomandazioni per farmi arrivare lontano.

io e me

Ciao, Tu ancora non mi conosci, o meglio mi conosci già, ma non lo sai, in realtà siamo due facce della stessa medaglia, due linee parallelle che non si incontreranno mai. E se si incontrano, comunque non si salutano.

Tu sei un bambino di sei anni, vivi nel 1980, io sono lo stesso bambino ma ne ho quasi 40, ho già vissuto la tua vita e sono qui per darti un paio di dritte.

Quest’anno Babbo Natale ti porterà il Diaclone e diventerà pazzo per trovartelo, costerà una fortuna, ma anche se ha il mutuo da pagare riuscirà a fartelo avere, perchè Babbo Natale è infallibile, non ci son cazzi. Sarà l’ultimo natale in cui scriverai la tua letterina, dai non fare quella faccia, sono almeno sei mesi che non ci credi più, ma hai capito che per il momento ti conviene tenere segreta la cosa, si ma non preoccuparti, i regali continueranno ad arrivare, ah a proposito…anche della befana…ne vogliamo parlare? va bhe dai, ormai per quest’anno appendi la calza al termosifone, ma poi diglielo a quel pover’uomo di tuo padre che non importa che esca fuori a mezzanotte senza il piumino addosso per andare a prenderti le caramelle che tiene nascoste in garage da almeno sei mesi. Che poi a te quelle schifezze gommose manco ti piacciono, ma ormai devi stare al gioco e farai finta di mangiarle. invece le sputerai nella ciotola del gatto, che povera bestia, sta lievitando come le labbra di Moira Orfei.

A proposito del gatto: fossi in te eviterei di dargli una martellata sulla zampa, no, non fare quel broncio dispiaciuto, ti assicuro che lo farai, fra meno di un anno, mentre stai giocando con i playmobil, entrerà in camera tua e tu lo farai prigioniero costringendolo a dirti la parola d’ordine…che ovviamente sarà sbagliata. Si comunque sarà una botta lieve, se la caverà con poco, ma diciamo che un certo bonus di vite se l’è giocato.

Per una decina d’anni sarai un bambino estremamente timido, occhialuto, con una pettinatura assurda a “leccata di mucca”. Non spaventarti, considera che a 40 sarai ancora discretamente timido, la pettinatura sarà sempre decisamente assurda, ma con un certo brizzolato che fa tanto George Clooney “de’ noartri”, sarai occhialuto a tratti, perchè non li hai mai amati e non li amerai mai, ma non si puo passare tutta la vita andando a tastoni. O magari si puo’.
 Ma vai tranquillo, a 17 anni sboccerai. Andrai in giro con “il chiodo” (la giacca di pelle intendo, l’altro chiodo fisso lo avrai già da un paio d’anni), capelloni che sanno tanto di Napo Orsocapo e stivali Camperos neri che indosseresti anche in pieno Luglio. Che ho detto? “sbocciato”?…ecco, forse ho esagerato un po’. Certo però che la Ibanez blu elettrico che comprerai nel 1997 renderà il quadro più confortante, C’è da dire che non ti montaterai la testa, assolutamente no, ti sentirai direttamente Dio. L’amerai, come solo una cosa irraggiungibile puo’ essere amata, sentirla vibrare sotto le tue dita sarà come tuffarsi nella neve con la febbre a quaranta. Con lei romperai le palle a tutti i tuoi amici, suonerai in un liceo femminile di Copenaghen vestito da vichingo e strapperai un paio di baci ad una tipa sulla spiaggia. Vorrai strapparle anche altro, ma l’arrivo del suo ragazzo renderà tutto un tantino più complicato. Ecco, un suggerimento: anzichè correre verso il molo, prendi in direzione della pineta, magari sarai più fortunato ed eviterai di girare per una settimana con un occhio degno di un panda cinese.

A luglio dell’anno dopo fumerai la tua prima sigaretta, vomiterai anche i tortellini del veglione di capodanno, giurerai che non lo farai mai più. Eh, com’è andata?…meglio non sapere…cazzo, aspetta m’è cascata la cenere sulla tastiera…ok, dicevamo?…. Proverai anche un paio di sigarette…come dire…”addizionate”, si ok, un po’ più di un paio, ma durerà poco, come dici? se io ho smesso?, certo che ho smesso…da quanto?..oddio…ok, te lo dico da quanto…dunque…che ore sono?. No davvero ne fumerai meno di sei in tutta la tua vita. L’ultima da militare la notte del congedo. Giuro. Croce sul cuore.

Ti romperai una caviglia un primo maggio, il naso l’ultimo giorno di scuola e il crociato del ginocchio a trentasei anni facendo lo scemo sui rollerblade, che dai, lo sappiamo entrambi che a senso dell’equilibrio siamo davvero messi male.

Avrai pochissime ragazze, forse è anche per questo che continuerai a portare gli occhiali, sarai un po’ stronzo e un po’ vittima, direi che tutto sommato ci puoi anche stare, poteva andarti peggio.

Che altro…vediamo…ah si, un giorno aprirai un blog, come?, cos’è un blog?, eh, magari te lo dico fra una ventina d’anni, quando l’avrò capito anch’io.

Dai, è il momento dei saluti. Un giorno ci incontreremo e capiremo se siamo vissuti per davvero. Nel frattempo, cerca di fare buon viaggio. Prendila un po’ più con filosofia e non arrenderti. Mai.

Studia, mi raccomando, fammi arrivare il più lontano possibile, sano e salvo. E non mangiare tutta quella cioccolata, sennò arriverai a quarant’anni con un quindicina di chili da smaltire. Trattami bene,  

Ciao.

Fai il bravo.

 

 

Il coniglio Jack e l’arrosto con patate.

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Vai, questa volta si parla di sesso! Ecco, lo sapevo che avrei attirato la vostra attenzione, se avessi detto “si parla di astrofisica” avreste tirato dritto, magari lasciando un “like” da intrepretarsi come “si, bravo…ho visto che hai scritto qualcosa, qualcuno lo leggerà prima o poi”.

E invece no, oggi ci vado giù pesante, si insomma, cercherò di essere discreto, ma non prometto niente.

L’argomento per qualcuno è tabù, perchè pur essendo nel terzo millennio, super emancipati, moderni, e social-muniti, ci sono ancora alcuni aspetti della nostra normale vita quotidiana (e sottolineo normale) di cui è meglio non parlare, il classico “si fa ma non si dice”, tipo come quando il panettiere non emette lo scontrino. Ecco, i sex toys sono uno di questi argomenti.

Oggetto tanto discusso quanto nascosto, il vibratore fa gemere le donne di piacere e sudare gli uomini di terrore

Perchè diciamocela tutta, come idea di fondo potrebbe anche stuzzicarci la fantasia, si insomma, dai, una variazione sul tema, ogni tanto, non sarebbe neanche male, ma temiamo, tutti, indistintamente, che quel surrogato del nostro amichetto possa diventare il “titolare dell’azienda”. Detto in parole povere, abbiamo il terrore concreto del “questo regno un giorno sarà tuo”…e cioè esiste in noi, in tutti noi maschi alfa,  il timore che le donne possono arrivare  alla consapevolezza, non troppo remota, che di noi uomini, in fondo in fondo si possa anche farne a meno.

Non solo, siamo perdenti su vari fronti: Il giocattolo prende il nostro posto senza chiedere permesso, ed è rigorosamente sempre più grosso del suo collega,

Insomma qualcosa deve essere andato storto durante la creazione, forse…c’è stata una divinità onnipotente che si è inventata il principio maschile e quello femminile: ma poi nota che qualcuno non fa bene il suo dovere e cerca di sopperire alla sua mancanza.? Forse, oppure più probabilmente, la colpa di tutto questo fiorire di sollazzi alternativi è da imputare a Charlotte di “Sex and the city” e al suo stramaledettissimo Jack Rabbit, lontano parente di Roger ma con un impatto molto più devastante sull’autostima maschile.

Ci sono dei veri e propri esperti, luminari della scienza o del ca….(ehm, ho promesso di non essere volgare) che rincarano la dose, indicando alcuni sex toys che le donne non sanno di avere in casa…e qui la cosa è davvero grave, è come se il direttore del carcere di Sollicciano dicesse ai detenuti “non riuscite ad evadere da soli?, tranquilli, stasera vi lascio aperta la porta sul retro” (il doppio senso in questo caso era involontario). Ecco, ora io vorrei proprio fare il perfido e lasciarvi con la curiosità, care donne, ma in fondo, ho un animo nobile e vi risparmierò la fatica di andare a cercare su Google ( tanto lo so che lo avreste fatto e forse lo farete comunque).

Il piumino per spolverare: l’avete presente si? quello con il manico in plastica e la testa di Rod Stewart. L’importante è non invertire il lato da usare, perchè se il vostro uomo fosse allergico agli acari della polvere, quando andrà a ficcare il naso nella vostra “cassaforte” potrebbe iniziare a gonfiarsi come la bocca di Nina Moric.

La collana di perle: pare sia consigliato usarla insiame ad un olio lubrificante. Il flacone da 4 litri di Castrol Gtx 10w40 potrebbe fare al caso, ricordate solo di cambiarlo ogni 20.000 chilometri.

Il pennello da trucco: di quello con le setole ampie, per la cipria o il fard, io non ho la più pallida idea di che cosa sia, ma voi sicuramente lo sapete. Personalmente uso sempre quello da barba, con setole di tasso (inteso come animale e non come percentuale di interesse), ma non mi da grande soddisfazione, anzi, una volta finita la rasatura sembro uno che è caduto di faccia in un cespuglio di pruni. Però oh, contente voi, magari usate un dopobarba senza alcol altrimenti vi si incendia il viso come l’Uomo torcia.

Lo spazzolino elettrico: c’è bisogno di aggiungere qualcos’altro? l’igiene orale è importantissima, infatti ho scoperto che alcune donne fanno di questo strumento roteante un uso, diciamo…”alternativo” al solo scopo di aiutare il partner a combattere l’alitosi. (se non l’avete capita fatemi un cenno che la riscrivo usando un livornesismo).

La spazzola per capelli: ecco, ora uomini l’avete capito perchè le nostre donne hanno la fissazione di pettinarsi continuamente? La prossima volta che ci dicono “caro vado in camera a darmi una pettinata” noi sfondiamo la porta e aiutiamole a fare pure la messa in piega.

La cravatta: da usare come benda per gli occhi. Perciò se rientriamo in casa e la troviamo seduta su una sedia legata e bendata con la cravatta del nostro matrimonio, aspettatiamo un attimo prima di chiamare i carabinieri e denunciare una rapina. Oh svegliamoci, è un nuovo gioco erotico. Ecco, nel dubbio però diamo un’occhiata anche sotto il letto, se siamo fortunati il “rapinatore” è ancora lì sotto.

Il foulard: sembra che serva per fare un po’ di soft bondage. Considerando che non ho ben capito cosa sia il bondage, posso però affermare che l’unica cosa soft che mi da veramente piacere fisico sono i muffin alla nutella della pasticceria “da Otello”. Comunque è fortemente sconsigliato usare foulard di seta, i nodi posso essere difficili da sciogliere, e soprattutto, chiamare il vicino di casa per liberarvi e farvi trovare in canottiera bianca da muratore sloveno, boxer con tutti i personaggi di Spongebob e calzini spaiati, potrebbe essere leggermente imbarazzante.

Le candele: un grande classico che non passa mai di moda, le usava anche mia nonna, ma solo per trovare l’interruttore della luce. Mi sento però di darvi un consiglio, noi uomini dimentichiamo spesso (si, nel mio caso…spesso… e un po’ di più) tutte le ricorrenze, perciò non stupitevi se entrando in casa il vostro compagno vi farà gli auguri di compleanno. Anche se l’avete festeggiato la settimana prima. Ma voi non rassegnatevi, la sera dopo fatevi trovare con le autoreggenti nere, sottoveste nera e possibilmente un mascherina sexy, giusto per creare quell’alone di mistero….uhm, no, forse non è il caso, mi immagino la scena, voi gli aprite vestite in quel modo e lui vi dirà “oh Zorro, che c’è per cena?”…no decisamente meglio non rischiare.

Poi ci sarebbero anche le cinture dei pantaloni, ma quelle ve le sconsiglio proprio, se noi uomini entriamo in casa e vediamo la nostra donna tenere con entrambe le mani la cintola dei nostri calzoni, immediatamente ci buttiamo in ginocchio giurando che non lo faremo più, che è stato solo un colpo di testa e che amiamo solo voi.

Insomma cari colleghi maschi, la situazione non è delle migliori, ma forse ci possiamo ancora salvare, non so, magari proviamo per un attimo a mettere la clava per terra, oh, chiaramente però sempre a portata di mano, intendiamoci, e cerchiamo di accompagnare le nostre…chiamiamole effusioni (si da…ci siamo capiti) con qualche parola che sia leggermente diversa dal grugnito del cinghiale maremmano nella libera campagna toscana, magari andiamo per gradi, iniziamo con frasi brevi, poi piano piano aggiungiamo qualche complemento oggetto (no oggetto no, le donne con la parola “oggetto” ci fanno sempre dei casini), ecco, un bel complemento d’arredo, quello si….e poi dai, cerchiamo di essere pazienti, non andiamo subito al sodo, si, lo so che alle 20:45 c’è il posticipo di campionato, ma di solito nei primi 5 minuti le squadre si studiano, anche se arriviamo sul divano al decimo del primo tempo non sarà un problema, poi oh, se proprio ci va di sfiga, nell’intervallo fanno tutta la sintesi (eh, lo so che non è la stessa cosa…si però oh dai, facciamo un po’ di compromessi, su).

In definitiva: Per  scongiurare la disoccupazione da vibratore, gli uomini dovrebbero recuperare la lentezza del manuale. E il dono della parola.

Ragazzi so che ce la possiamo fare, insieme riusciremo a vincere, come ci diceva il mister prima della sfida con la capolista.

Transennatemi !

coda

 

Io sono da sempre un amante delle file, ma non di quelle da dieci minuti alla posta, che ti sembrano diecimila ore, no, mi riferisco a quelle che durano mezza giornata. Le adoro proprio.

Ecco, detta così, qualcuno potrebbe allarmarsi e chiamare il reparto psichiatrico del più vicino ospedale e forse non avrebbe neanche tutti i torti, ma la mia, chiamamola, passione ha un suo fondamento: si, perchè quello delle file è un microcosmo a parte, è uno spicchio di mondo immobile mentre tutto intorno va veloce, e allora, fra persone immobili ci si conosce meglio, possiamo sbirciare un po’ la vita degli altri e sbuffare insieme per il tempo dell’attesa che non passa.

Di solito mi fermo sempre a studiarli un po’ “quelli” in fila, mi viene sempre la tentazione di accodarmi, così, senza un motivo vero, per il solo gusto di assaporare il “tempo fermo”.  E’ un ambiguo fenomeno sociale che possiede tutte le molteplici caratteristiche delle umane debolezze, comprese quelle più grottesche, ma non per questo, negative. E’ un bacino di raccolta di insoddisfazioni e dietrologie. Ok, ora la smetto di sparare minchiate e inizio a “parlare come mangio”

La fila è (quasi) democratica, non conta la tua estrazione sociale, il tuo vissuto, il ruolo che ricopri in questa società, spesso dei magnaccioni. Devi startene lì, insieme alla massaia che odora di soffritto e al pensionato con la prostata come una mongolfiera, con il tuo numeretto che continui a guardare ad intervalli regolari, nell’incoffessabile speranza che la cifra stampata sopra possa cambiare.

E più l’attesa è lunga, più la vera natura delle persone si manifesta in tutta la sua potenza distruttiva. Infatti se all’inizio i componenti sono tutti degli austeri soldatini disciplinati, impettiti, con lo sguardo fiero e la mascella volitiva, pian piano lo scenario cambia e il livello di sbraco è direttamente proporzionale alla rottura di balle. Gradualmente la tensione si scioglie e i rapporti umani aumentano. Iniziamo a scambiarci confidenze, a darsi ragione l’un l’altro, a spettegolare sulla moglie dell’assessore e a inviare qualche insulto gratuito a Silvio, così, a fiducia, che sul momento potrebbero anche risultare avventati, ma prima o poi torneranno utili. Un po’ come quando la nonna ci faceva le calze di lana lavorate a maglia in pieno luglio.

Puo’ sembrare incredibile ma il tempo che trascorriamo in fila è una manna dal cielo, non facciamo gli ipocriti dai, non è tempo perso, è un’occasione per tirare il fiato e per poter parlare da soli ad alta voce senza essere presi per pazzi. A vederli così mi ricordano sempre il signor Dogale, un personaggio decisamente strampalato che abitava nel mio quartiere, camminava da solo e inveiva contro tutto e tutti, si incazzava perchè faceva caldo, perchè i puffi erano blu, perchè non nascevano i funghi e perchè la fiat aveva creato la Duna (e qui non mi sento di dargli torto), tutti lo guardavano e ridevano, poi un bel giorno qualcuno gli regalò un auricolare bluetooth e nessuno fece più caso a lui. E poi dai, diciamocelo, molti fanno la parte dei sacrificati ma in realtà non hanno una mazza da fare.

Un paio di giorni fa, mi sono fatto ben quattro ore di coda, accompagnando una persona (speciale) che doveva realizzare un suo desiderio (sempre speciale). E così sono stato catapultato in un piovoso martedi pomeriggio, in una libreria nel cuore di Firenze insieme ad altri settecento invasati, anzi invasate. Si perchè la maggior parte delle persone erano donne/ragazze/varia umanità. E dopo circa mezz’ora è iniziato un tripudio di bimbeminkia che si facevano l’auto-foto con l’Iphone 5, io mi vergognavo come un ladro a tirar fuori il mio 4S, acquistato ormai nel lontano Marzo 2013 e appartenente all’era paleozoica. Ma si sa, il divertimento è contagioso e allo scoccare della prima ora di attesa ho iniziato a notare anche una moltitudine di mammeminkia che emulavano le mosse delle giovani pulzelle. A metà della seconda ora le chiacchere si sono fatte più intense e praticamente conoscevo i cazzi di almeno 150 persone, abbiamo iniziato a fidarci l’un l’altro: c’era la ragazzina che ” chi se ne frega se piove, pur di vedere “lui” mi prendo pure la polmonite”, la segretaria quarant’enne che “speriamo che non mi becchi il mio capo perchè dovrei essere a casa malata, ma per “lui” sarei disposta anche a farmi licenziare”, la madre di famiglia che “speriamo che non mi becchi mia figlia sennò faccio una figura di merda stratosferica, ma per “lui” potrei stirare camicie a vita” e il giapponese che “ma come sono  belli tutti questi animali domestici transennati, faranno parte del paesaggio?, nel dubbio scatto foto”. E io che guardavo tutte quelle donne e ripetevo alla mia accompagnatrice “oh, non fare scherzi….chiamami zio”.

Insomma per 4 ore ho condiviso, paure, inquietudini, panini al prosciutto, odore di piedi, sogni svaniti, grandi amori, rotture di palle, canzoni, libri rubati (signor Feltrinelli…io sono innocente), mariti in ciabatte la domenica pomeriggio, amiche mignotte che ti rubano il fidanzato, racconti di concerti, matrimoni passati, ricordi di spiagge, occasioni mancate….e il tempo è passato , “lui” è arrivato dispensando sorrisi e autografi, in 25 secondi eravamo fuori, il  giapponese era ancora dall’altra parte delle transenna a scattare foto, la “mia” persona speciale aveva gli occhi sognanti e io mi sarei fatto altre 10 ore di fila pur di rivedere quegli occhi.

Solo una cosa…senta signor…Marco Mengoni, non per essere pignolo, ma la prossima volta prima di fissare una data a casaccio, potrebbe mica controllare le previsioni del tempo?…no perchè c’ho un raffreddore da urlo.

John e Adelmo, ovvero: barbieri e bagnoschiuma.

marilyn_warhol

Questa volta voglio rischiare grosso, metterò a repentaglio la mia, già peraltro precaria, reputazione.
Chiedo alle signore che seguono questo blog di tapparsi le orecchie, anzi gli occhi, ok tappatevi entrambe le cose, che forse è meglio.
Si perchè questo post parlerà di donne, perciò preparatevi ad affilare i coltelli, caricare i bazooka e a sfoderare lo sguardo di sfida che solo voi avete. E vi vedo già pronte, mani sui fianchi con quell’espressione che dice “avanti, cialtrone che non sei altro, fatti sotto”.
Ok, inizio e vediamo che succede.

Mi sono manifestato a metà degli anni settanta, sicuramente mi sono perso un sacco di cose, una su tutte, le canzoni dei Beatles e quelle dei Rolling Stones e le rispettive schiere di fans che si sfidavano a colpi di “yellow submarine” e “Angie”, ma che diamine, nel bagaglio della mia piccola cultura musicale sono presenti pezzi di entrambe le fazioni. Certo, dovendo scegliere, mi sarei schierato dalla parte del buon vecchio Mick Jagger. Comunque, per non sapere nè leggere nè scrivere, dico solo….  Pink Floyd.

È però un dato di fatto innegabile che John Lennon possedesse una capacità unica: riusciva a raccontare un mondo in tre minuti.
Forse era costantemente in uno stato di beatitudine dantesca, aveva il dono della poesia o più semplicemente conosceva un ottimo pusher. La storia poi ha fatto di lui una leggenda. Di Jonny intendo, del pusher si sono perse le tracce. Purtroppo.
Fatto sta che in “Women” c’era tutto l’amore per Yoko e tutto l’amore per le altre che non si chiamavano Yoko.
Era il 1981 e a risentirla adesso, risuona effettivamente un pò fuori moda, ma oh, ragazzi, ce ne fossero di canzoni così.

Pochi anni dopo un ragazzo sbarbato, pulito e (forse) profumato sarebbe salito sul palco di Sanremo a cantare “Donne”, classificandosi ultimo, o poco più.
In seguito il pezzo di Zucchero ottenne il successo che meritava. In compenso lui dichiarò guerra ai parrucchieri e al sapone.

Chissà se oggi le radio continuano a trasmettere questi due pezzi, forse solo Radio Nostalgia Canaglia con Maurizio Seymandi alla consolle. Ed è un peccato perchè in quei tre minuti di facile ritornello c’era però un bellissimo tratteggio di quello che era, e che è, l’universo femminile. Un mondo difficile da incasellare, che affascina e fa tenerezza, che vuole essere coccolato ma non consolato, che da un lato aspira al potere, dall’altro sogna la galanteria.
Per questo è così difficile parlare delle donne: sono un argomento complesso. Perché non basta conoscerle come un antropologo, bisogna amarle a prescindere. Altrimenti non ne veniamo a capo. E comunque non ne verremo a capo.

Ok, l’idea è questa: improvvisiamoci dei novelli Mogol (o chi volete voi) e proviamo ad aiutare il buon Sugar, a scrivere nuove strofe per il suo pezzo. Sorvolo sulla canzone di John perchè l’inglese riesco a malapena a fischiarlo (nonostante un diploma di liceo linguistico in tasca)

Insomma questi sono i miei tipi di donna, non ho detto le mie preferite, diciamo che sono quelle che colpiscono di più la mia attenzione. Perciò Adelmo, tosati, fatti un bagno e prendi carta e penna.

  • donne perennemente a dieta
  • donne in palestra a spiarsi le tette
  • donne in carriera che vanno al lavoro in corriera
  • donne che abbinano l’orologio a biologico
  • donne che se potessero si tirerebbero i capelli
  • donne che stirano ascoltando De Gregori
  • donne che si ritrovano nelle canzoni di De Andrè
  • donne che quanto cazzo ci mette a comprarsi un paio di scarpe?
  • donne che arrivano e ti cambiano la vita
  • donne che si mordono il labbro aspettando una risposta
  • donne che vogliono più fare figli che allevarli
  • donne che camminano sul bagnasciuga con i pantaloni arrotolati
  • donne in bicicletta che sorridono
  • donne in primavera con un abito a fiori
  • donne nel vento come la sposa di Kokoschka
  • donne che scrivono parole sui vetri
  • donne felici di guardarsi allo specchio
  • donne che sognano ai matrimoni delle amiche
  • donne che ripassano il trucco ai semafori
  • donne che sanno chi è Rocco Dicillo (non lo cercate su wiki sennò vi ritiro il compito)
  • donne coi Ray ban aviator che guidano la Smart
  • donne che odiano la mimosa perchè puzza
  • donne che al primo schiaffo preso non restano a prenderne altri ma se ne vanno sbattendo la porta

Si, lo so, la metrica lascia a desiderare e le liste nei blog iniziano ad essere inflazionate, ma dopo la storia della mela c’ho preso gusto.
Comunque, oh, questo è un cantiere aperto, se volete contribuire siete i benvenuti (uomini e donne intendo), però fate attenzione….le liste creano dipendenza.

La mela

Allora io sono Satana. Dio ha appena creato il mondo, ci ha messo solo sei giorni per un lavoretto davvero niente male. Non ha lasciato nulla al caso e al caos, è tutto ordinatissimo: le piante, i laghi, i fiumi, le cascate, i cerbiatti puffolosi, la volta celeste, i caldi caldi, i freddi freddi, la galaverna, le mezze stagioni, c’è anche lo stupidissimo e gentilissimo dodo. Il mare, mare a perdita d’occhio e in ogni foggia, il mare oceanico, il mare morto, il mare gelato, il mare salato. E da quel mare, le terre emerse, il deserto, la terra fertile, la savana. la steppa, la tundra. Crea anche i muschi e i licheni. E siccome i muschi e i licheni gli sono riusciti bene, crea Adamo ed Eva.

Allora, io sono Satana. No, non Santana, vedete chitarre? No Satana, quello originale. Quello che per un errore giudiziario è stato mandato laggiù, a crepare di caldo come i pizzaioli a ferragosto, dove c’è proprio la crema della bella società: i ladri e le fattucchiere, gli assassini e le meretrici, i golosi, i puttanieri e i furbi del quartierino. Ecco, sembra di stare in parlamento e io sono il presidente del consigl…ehm…del Milan…ehm…l’amministratore di condomino.

Eh certo, si fa presto a giudicare a dire che sono il male assoluto, come no, eppure non è tutto da buttare, ci sono cose interessanti e vorrei tanto metterle di nascosto in quella maledetta mela. Forse non sono così malvagio come sembra, in fin dei conti, anche se decaduto, resto sempre un angelo. Ho fatto delle cose buone. E poi oh, anche Scillipoti avrà detto buongiorno a qualcuno almeno una volta nella vita.

Perciò Adamo, senti me, prima di iniziare a dire cazzate come tuo solito, queste sono le cose che troverai nella mela, e se ti conosco un po’, dopo che le avrai provate, ti mangerai tutto il frutteto.

  • Il gol di Paolo Rossi nell’82
  • i freni a mano nel piazzale dei carabinieri
  • accompagnare un amico a fare una visita prostatica e dopo stringere la mano al dottore
  • la salopett di Woody Guthrie
  • baciare la tua donna tutta sudata
  • il letto che cigola mentre fai l’amore
  • la bottiglia di whisky di Robert Johnson
  • andare allo stadio nella curva avversaria ed esultare di nascosto (oh, erano finiti i biglietti, porco me, cioè, porco diavolo)
  • stare un po’ da solo
  • prendere una multa e offrire una sigaretta la vigile
  • guidare sobrio alle quattro di mattina con tre amici gonfi sui sedili posteriori e sentirti onnipotente
  • spellarsi le falangi suonando una chitarra
  • scoprire che sarà femmina e addormentarsi al saggio di danza
  • Guardarla dormire
  • rompere il vetro di una finestra sul cortile con una pallonata
  • elencare tutte le posizioni del kamasutra che faresti con la strafiga che sta attraversando la strada e scoprire che è la compagna del tuo interlocutore.
  • Caricare un paio di amici, partire senza meta e ritrovarsi a Pavana a suonare il campanello di Francesco. Guccini.
  • L’odore delle auto nuove
  • fare l’amore e non solo scopare
  • non avere tatuaggi e sentirsi comunque un guerriero

Ecco, io sono Satana, questa è la mia mela, Adamo non posso fare altro per convincerti, in fin dei conti esiste il libero arbitrio.

Questa è la versione maschile, ma siccome anche gli angeli decaduti non hanno sesso, vi invito a leggere quella della mia amica satanassa Tiasmo

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Paese che vai password che trovi.

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Sono costretto ad ammetterlo, da un po’ di tempo a questa parte la mia memoria mi sta facendo strani scherzi. E quando dico “un po’ di tempo” intendo da 39 anni ad oggi. Oh, intendiamoci non è una patologia, almeno non credo perchè non ho mai idagato, preferisco rimanere nel dubbio, forse ho semplicemente un rincoglionimento genetico, che l’avanzare dell’età matura (ahahah matura…bella questa) non sta certo aiutando a migliorare. Le difficoltà maggiori si presentano nel ricordare i numeri. Considerando che il mondo si muove a password e codici pin ho detto tutto.

Per fortuna ho notato che questo non è solo un problema mio, il che è consolante, una sensazione piacevole, come quando stai per essere incriminato per aver evaso cento euro al fisco e in quel momento entra Silvio.

Ho fatto una piccola indagine e ho scoperto che la maggior parte di noi è molto pigra quando si tratta di dover inventare una sequenza alfanumerica che metta al sicuro i propri dati. Le più usate sembrano essere 0000 1234 e 1111. In perfetto stile Balle spaziali. Il problema principale è rappresentato dalla quantità di chiavi d’accesso segrete, webnaute e non, che siamo costretti a memorizzare, per svolgere le funzioni minime di chi si siede davanti ad un pc o smanetta con lo smartphone.
Purtroppo l’aumento esponenziale, inibisce la fantasia: credoi che saremo tutti d’accordo nell’affermare che sarebbe meraviglioso ingegnarsi nel creare sequenze alfanumeriche che contengano magari anche qualche carattere asiatico tipo “icinesicelhannodi7centimetri”.

Parliamo proprio dell’abc: il pin del telefono.Livello di difficoltà: semplice. Quattro cifre che la maggior parte di noi compone abitualmente almeno una volta al giorno. Ecco, il mio vive attaccato a una qualsiasi forma di cavetto succhia corrente, sembra, un malato terminale con la flebo di elettroni sempre sparata in vena. Non importa che sia la presa del muro o l’accendisigari dell’auto, è di bocca buona, non si formalizza. L’importante è non farlo spengere. Ho un cassetto pieno di telefonini perfettamente funzionanti, ma condannati ad una forzata eutanasia perchè non ho la più pallida idea di quale sia il loro codice pin. Comunque l’esperienza insegna: il codice del mio iphone l’ho salvato direttamente nella rubrica, del telefono stesso ovviamente, ehhh mica so’ fesso.

Bancomat. Livello di difficoltà: teoricamente facile. Ecco, considerate che il mio pin del bancomat è molto, ma molto, ma molto simile a quallo del telefono (giuro!!!), così mi ritrovo alla cassa del Conad con il cellulare in mano a recitare il rosario sull’elenco dei contatti sperando che Sanculo mi faccia la grazia. Perchè, quando ci si mette, il fato sa essere veramente bastardo.

Il Codice puk: livello di difficoltà: mavvaffanculovai. Se qualcuno di voi lo sa a memoria vi prego di non farmelo sapere

La password del pc: e qui sono stato originale. La mia data di nascita. Si bravi, ridete, ridete, la potranno pure scoprire, ma siccome sono un genio, c’ho messo un carattere speciale alla fine, che nessuno saprà mai. Un bel punto esclamativo ! Giusto per renderla particolarmente enfatica.

Password dell’account di posta elettronica personale e di lavoro: La seconda, quando finalmente la ricordo senza difficoltà, scade e, neanche a dirlo, non posso più riutilizzarla (che spreco).

Ma si sa, noi italiani siamo un popolo estroso, a parte Lapo Elkann, e se ci mettiamo d’impegno le cose le sappiamo fare bene. C’è chi predilige blindare i suoi dati con il nome della squadra del cuore, qualcuno un po’ più astioso, utilizza quello della squadra o della città rivale seguito da un insulto, dalle mie parti per esempio quella su Pisa è la più gettonata; c’è chi si rifà al cinema e usa “etrom” come in Shining (inquietante), chi sceglie la targa della macchina (cosa per me assolutamente inconcepibile), chi mette il proprio gruppo sanguigno, come un tizio che conosco che ha messo “Barbera96”,

In tutto questo marasma di codici, parola e nascondigli in stile Matrix, secondo m è meglio andare sul sicuro e usare sempre la stessa password, certo, se qualcuno te la scopre puo’ prosciugarti il conto corrente e telefonare in Nuova Zelanda. Però i cambiamenti in questi casi posso risultare altamente deleteri.

In questo clima, rischi di accendere il tuo computer e digitare infinite volte il codice corretto, fino a quando arriva lei che ti dice “Caro, sai, ho cambiato la password al tuo pc, l’ho sostituita con la data del nostro anniversario”.  Il mondo si ferma. Vedi rotolare un cespuglio come nei film western e l’unica cosa che riesci a pensare è che questa si chiama “cattiveria” !!!

Squillo di trombe e rullo di tamburi.

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Era l’anno del Signore 1996, quello dopo sarebbe stato l’anno del “signorsì”, costellato da piantoni, guardie notturne e altre edificanti mansioni tipo pulire i cessi, ma questa è un’altra storia.
Eravamo nel profondo degli anni novanta, i cellulari pesavano quindici chili, Rocky “spiezzava in due” il russo Drago e se promettevi di fare il bravo la nonna ti regalava una manciata di caramelle Rossana.
In campo musicale imperversava Innuendo dei Queen, Vogue di Madonna, Rhythm Is a Dancer di Snap! (Anche se io preferivo la versione originale, quella di Leone di Lernia).
Ecco, in quel periodo il mio vero e unico idolo musicale era…..(rullo di tamburi)……ELIO.

Conobbi Elio attraverso una musicassetta che mi aveva prestato non so chi, che ovviamente riavvolgevo usando la penna Bic, e altrettanto ovviamente non fu mai più restituita. Conteneva il bootleg (a quei tempi andava di moda) di un loro concerto, a scuola lo ascoltavo col walkman, però da bravo studente volenteroso, appena iniziava l’intervallo lo spegnevo per non disturbare i compagni, ed eravamo ancora (per poco) in quell’età in cui le cose ti fanno ridere se e perché ci sono dentro le parolacce.
Sembrerà impossibile, ma non avevo la più pallida idea di chi fosse John Holmes, perciò nei passaggi tipo “trenta centimetri di dimensione artistica” oppure”non parlo perchè son rapito e poi in faccia non son mai inquadrato” non coglievo appieno la genialità della cosa.

Per puro caso, ma il caso non esiste, come diceva la tartaruga di kung fu Panda, per puro caso dicevo, conobbi altre quattro persone, decisamente diverse da loro, che suonavano uno strumento, a caso, e conoscevano a memoria tutti gli accordi di tutte le canzoni del grande Elio. C’è da precisare che, la maggior parte degli accordi erano eseguiti alla cazzo di cane, alcuni inventati sul momento, ma tanto nessuno ci faceva caso, anche perchè…chi cazzo lo conosceva Elio?
Insomma, presi la mia Ibanez nuova di zecca, il mio amplificatore a valvole e mi aggregai a quel gruppo di personaggi irragionevoli.

E questa, siore e siori era la formazione della band:
– al sax Sergio metallurgico ferito nell’onore, un operaio metalmeccanico cassaintegrato di 45 anni che si presentava sul palco con la tuta blu dell’Italsider di Piombino in segno di protesta, diceva lui. Fumava tre pacchetti di sigarette al giorno e non aveva fiato neanche per suonare le trombette di carnevale, una volta prese un “si minore” talmente acuto che sterminò una famiglia di criceti.
– alla tastiera Andy “l’alpino”, chiamato così perchè abitava in via Monte Bianco, in realtà era di Campobasso. Alto un metro e basta si ritrovava spesso a suonare la pianola della Bontempi fregata al suo fratellino di 5 anni, i suoi cavalli di battaglia erano la sigla del mulino bianco e Jingle bells, ma solo perchè la Bontempi l’aveva come brano pre-impostato.
– Al basso Alessandro, un ragioniere alle prime armi appassionato, anzi, fanatico di atletica leggera e in particolare dei cento metri. L’avevamo soprannominato Carl Lewis, su suggerimento della sua ragazza. Sembrava infatti che tutte le sue attività non durassero più di un minuto e 25 secondi. Più che il “figlio del vento” era il “figlio del tento”, ma sicuramente non ce la faccio.
– alla batteria, Jimmy Karma, ci triturava i coglioni con lo Yoga che all’inizio poteva essere pure piacevole, ma dopo che ti eri fatto fuori i 4 barattolini di quel maledetto yogurt iniziavi ad avere dei sinistri rumori intestinali che lui riusciva a mascherare con poderosi colpi di cassa e rullante. Il problema si presentava durante i pezzi lenti, all’improvviso partiva una rullata da brivido, la gente non capiva ma Sergio si allontanava a fiducia smoccolando.
– voce e chitarra erano miei, cantavo di schifo e suonavo dimmerda, ma un rastone davanti ad un microfono faceva sempre la sua porca figura.

L’abbiamo visto tutti e cinque insieme Elio e le sue storie tese, in concerto a Follonica, dopo due giorni la mia ragazza mi lasciò, “senza addurre motivazioni plausibili” come recita Cara ti amo.. Mio padre appresa la notizia mi disse “figliolo mi devi fare un favore, la prossima volta vengo anch’io al concerto con te…ti prego”

Ma le mode passano e i miti restano, Elio fa il giudice a X-Factor, Sergio prende una pensione di millecentoventuno euro al mese, Andy si è laureato in medicina e passa i pomeriggi a giocare con l’allegro chirurgo, Alessandro si è sposato ed ha un bambino, certo, lui biondo, la moglie bionda e il figlio moretto e perennemente abbronzato…mah, misteri, Jimmy si occupa ancora di Yoga, ma quello vero, tiene corsi di meditazione in giro per l’Italia, ma ha sempre con sè le sue bacchette, perchè oh, quando la rullata scappa scappa.

Due giorni fa (per caso) ho ritrovato la cassetta del bootleg e di colpo mi sono sentito, dolcemente e orgogliosamente, tutti i miei (quasi)quaranta.

Ah, dimenticavo: non ho mai portato mio padre a nessun concerto e l’anno prossimo festeggerà trentanove anni di matrimonio. Però ieri mia madre mi ha detto “oh, lo sai che mi piacerebbe andare a vedere un concerto di Mengoni, ma figurati se il tu’ babbo mi ci porta, te per caso ci verresti?” Mamma lascia fare, per Natale ti regalo il DVD.

Esperimenti bloggettari.

Allora, questa per me è una novità. Sono già in ansia e quasi sicuramente, vista la mia capacità organizzativa, farò un casino.
Con una blogger che mi segue su facebook abbiamo deciso di dar vita ad una sorta di collaborazione, una cosa molto semplice, io ospito qualche suo post e lei i miei. Si lo so cosa pensate: povera ragazza, ma chi glielo fa fare?. Già, me lo chiedo anch’io, diciamo che è amante del brivido e probabilmente una buona samaritana che si sacrifica per il prossimo.

Ok, proviamo.
Lei è Lola, il suo blog Lola Garden, offre uno sguardo femminile sul rapporto uomo-donna…ed è tutto un dire.

Questo è il post che ho scelto. Avviso a tutte le donne: non chiedetele il numero di telefono del tipo della foto, non credo che ce l’abbia e anche se fosse, dubito che ve lo darebbe.

L’uomo “O MANGIO O PARLO” : gli appuntamenti disastrosi di Lola

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L’uomo di cui sto per parlarvi è bello, biondo, occhi azzurri, atletico, veste con gusto ed è anche gentile e galante tutto sommato. Per dirvi che un uomo improbabile può nascondersi dentro un ragazzo all’apparenza interessante e anche molto carino..

uno di quelli che le tue amiche vedono in foto o dal vivo e ti battono il cinque : vai amica, grandiosa! questo ragazzo era così carino che ha ricevuto l’appellativo di Uomo Svedese, termine evocante lande dal fascino freddo e biondissimi uomini molto alti e prestanti.

Ecco, lo Svedese era uno di quelli (parliamo di un paio d’anni fa) che non si facevano problemi a pagare cene in locali very cool, scelti appositamente tra i ristoranti più IN della città.

E fin qui tutto bene, l’opera di arricchimento acculturale poteva aspettare, vedevo il ragazzo molto propenso a nuove esperienze e ad abbandonare le vestigia fighette in vista di una nuova -interessante- era.

Quindi, seduti in una pizzeria vista collina, ho pensato bene di intavolare un discorso sui suoi interessi..su cosa lo appassionasse nella vita a parte il calcio, argomento che- Dio mi perdoni- non posso affrontare per più di quattro minuti per volta, o mi addormento con la testa nel piatto.

Lo vedevo sognante e già immaginavo stesse per tirare fuori qualcosa di unico, uno spiraglio, un’ancora che mi avrebbe permesso finalmente di interessarmi davvero allo Svedese rampante.

L’occhio azzurro perso nel vuoto, il ciuffo ribelle.. poi ad un tratto eccolo tornare in sè e affermare, con serietà e convinzione:

senti bella, mi piaci molto, ma mettiamoci d’accordo, io a cena O MANGIO O PARLO! Due cose insieme non le posso fare.

Riuscite a immaginare la mia faccia? NON CREDO. Perchè diavolo mi porti a cena se già sai che non potrai parlare perchè non sai fare due cose per volta?!

EPILOGO: Ho mangiato come se non ci fosse un domani, e ho dato un’ultima disperata possibilità allo Svedese, che insisteva per accompagnarmi il giorno dopo alla fiera del libro.

Una volta lì, lui tutto spaesato come Bambi nel bosco dei cacciatori, siamo andati a sentire una conferenza di Margaret Mazzantini. Prudentemente ho scelto un posticino in fondo, defilato, onde evitare brutte figure.

Ma lui NO! Lo Svedese voleva conquistarmi con i suoi effetti speciali e mi ha tracinata per un braccio IN PRIMA FILA.

Qualche minuto dopo il bellimbusto dormiva russando lievemente.

Si sveglia di soprassalto, si gira verso un vicino e fa :

Scusi, è qui per la MAZZOTTINI??

Se la terra mi avesse inghiottita in quell’esatto momento, vi giuro, non mi sarei ribellata.

Perchè gli inglesi la sanno lunga in fatto di suine.

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So che detto così puo’ risultare un proclama estemporaneo, ma per il mio lavoro (si vabbè…lavoro) è consigliabile guardare i cartoni animati.
Fra tutte le diavolerie che cerco di vendere per portarmi a casa un tozzo di pane e mezza razione di croccantini per il cane (anche se lui è di gusti difficili perciò a volte ci scambiamo la cena) c’è il meraviglioso mondo dei giocattoli, perciò spesso mi sparo un paio d’ore di Ray Gulp. Yoyo, Disney Channel e altri dai nomi impronunciabili per studiare le pubblicità con le quali i grandi geni del marketing manipolano la volontà dei piccoli spettatori. Probabilmente lo scopo finale è quello di aiutare le famiglie che vivono al limite della soglia di povertà a scendere definitivamente sotto tale soglia. Così senti bambini di sei anni che fanno le bizze per il Clem Pad da centocinquanta euro dicendo al povero genitore di turno: “tanto se non me lo compri tu, lo chiedo a Babbo Natale”.
Ecco, questo è un accorato appello ai bambini di tutto il mondo. Sentite piccoli ingegneri del Lego Creator, Babbo Natale si fa un mazzo così per raccattare un po’ di mangime per le sue renne, il capo dei folletti gli scartavetra le palle tutti i santi giorni facendogli presente che non ha ancora raggiunto il badget del fatturato, il direttore del Monte dei Paschi di Rovaniem gli ricorda che la rata del muto incombe. Il povero vecchio non puo’ far altro che prendere atto di tutto ciò, meditare sulle possibili soluzioni e alla fine proclamare un laconico “si vabbè….’sticazzi”. Perciò attenti, che quest’anno Babbo Natale potrebbe prendersi gioco di voi, quindi anche se vi sentite grandi perchè avete la stessa taglia di pantaloni di Brunetta, state in campana.

Comunque, Santa Claus a parte, guardando i cartoni della new generation non riesco a trattenermi dal fare confronti con quelli della nostra. La medioeval generation.

Negli anni ottanta io ero un bambino, come dire, semi trasparete, nel senso che non si notava la mia presenza, quando capitava di essere invitato ai compleanni dei miei colleghi scolaretti, dopo circa ventisette secondi tendevo a prendere i colori della carta da parati. Spesso mi vestivo direttamente come la tappezzeria del divano. E vaffanculo. Cercavo di colmare la mancanza di vita sociale rifugiandomi nella grande madre televisiva, perciò il pomeriggio dalle 14 alle 18 non mi facevo trovare da nessuno. Anche perchè nessuno aveva la minima intenzione di cercarmi, (ok, la smetto con questa atmosfera da piccola fiammiferaia).

E allora si iniziava con quelli fanta sentimentali tipo  Il fantastico mondo di Paul dove il protagonista insieme alla sua Nina sfidava tutta una serie di mostri con l’aiuto di un orsacchiotto che sputava raggi laser dagli occhi. Ecco in quel periodo mi regalarono l’orsetto di Coccolino che si trovava insieme al flacone, lo decapitai all’istante.
Oppure la Dolce signora Minù che se usava un particolare cucchiaino da caffè si rimpiccioliva di brutto. Quando veniva la vicina dell’Abruzzo con l’alito che sapeva di cane bagnato tiravo fuori tutta l’argenteria e gliela sventolavo davanti. Lei non si rimpiccioliva mai, ma mi guardava con aria compassionevole e poi consigliava a mia madre di portarmi da un esorcista.

Poi c’erano quelli sportivi come Grand Prix il campionissimo oppure il mitico Judo Boy che aveva un sigla fantastica di cui comprendevo metà delle parole tipo “Judo boy judo” per me era “Judo va ‘gnudo” e infatti non capivo per quale motivo fosse sempre vestito…

Infine i robot, si ok, Ufo Robot,  Jeeg Robot, Mazinga…tutta roba commerciale, no, il mio preferito in assoluto era Astroganga, che a guardarlo adesso mi rendo conto che assomiglia decisamente a Calderoli e infatti, lo ammetto, faceva decisamente cagare, ma mi piaceva essere alternativo.

Che dire, devo veramente fare un confronto con quelli di oggi?, sarò buono, ne prendo uno a caso…Peppa Pig.  E’ bello vedere i bambini completamente invasati seguire le gesta di una famigliola di maiali dalla testa con una forma equivoca. Se si perdono un episodio diventano come i Gremlins una volta bagnati. E’ un cartone animato inglese e praticamente la famiglia reale britannica sta sterminando le giovani menti tramite un maiale (femmina). Che se avessero un po’ di pazienza i maschi del futuro se la caverebbero benissimo da soli, fa più danni un maiale (femmina) di uno sciame di cavallette. Il padre di Peppa poi, è lo stereotipo del padre perfetto: gioca sempre con i figli, impacciato, ingrassato e bonario. Vedo padri alti e prestanti che hanno fatto apposta tre figli perchè giochino fra di loro e li lascino in pace Non c’è partita, sono perdenti su tutti i fronti

Ci stiamo tutti “pinkizzando”, perciò non ci resta che riderci sopra,  non prima di esserci buttati per terra a pancia all’aria. Ma a 40 anni alla lunga il mal di schiena poi rischia di non passare più.

Perciò rassegnamoci, ai nosti tempi ci mettevamo l’asciugamano sulle spalle a mo’ di mantello e lanciavamo i raggi gamma. I nostri figli probabilmente inizieranno a grugnire, c’è solo da sperare che almeno lo facciano in inglese. “God save the Queen. But also Peppa Pig”