Capovolgi Portofino e inizia a sognare.

A pensarci mi sembra impossibile, ma sono stato anch’io un bambino. E come tutti i bambini sognavo.

Tutti i miei amichetti volevano essere piloti di Formula Uno, perchè andare veloci era roba da grandi, roba da maschi, Fede voleva fare il calciatore, il Sama l’astronauta, Roby il pilota d’aerei. Ma nessuno, neanche il figlio del preside che abita dall’altra parte della strada, avrebbe voluto guadagnarsi da vivere scrivendo. Nessuno. Oddio, proprio nessuno nessuno, no….uno c’era. Ma si vergognava a dirlo.

Si, lo ammetto, ero un bambino poco socievole, che faceva sogni atipici, uno di quelli che si sente sempre fuori posto, anche se sta da solo in una stanza. Erano i primi anni ottanta, resistevano gli ultimi rigurgiti degli anni di piombo, Moro, Pasolini, L’Italicus, la stazione di Bologna, erano ancora ricordi accesi nella memoria dei miei genitori. Pure la mia data di nascita coincideva con la strage di Piazza della Loggia a Brescia. C’era una certa inquietudine nell’aria, nella mia cittadina di provincia, nello sguardo di mia madre quando dicevo che sarei andato a tirare due calci al campetto dell’oratorio. Intuivo che ci fosse qualcosa di strano, si, avevamo da poco alzato la coppa del mondo, ma qualcosa ancora non andava. Dovevo assolutamente trovare un modo per incanalare il mio stato d’animo. E così prendevo un foglio e iniziavo a buttare giù parole. Frasi di un bambino di nove anni, niente capolavori della letteratura, solo io, una pagina bianca e la mia penna con su scritto “Portofino” con all’interno la barchetta che navigava verso il molo non appena la capovolgevo. E scrivevo, spaziando dagli aneddoti scolastici, alla sensazione di formicolio dentro lo stomaco che provavo ogni volta che dalla mia finestra vedevo la Valentina che scendeva le scale. Che aveva sempre la coda e rideva nel suo cappottino rosa e bianco.

Quello era il mio angolo segreto, il posto dove chiudere a doppia mandata i miei pensieri e le mie ambizioni, volevo contribuire, non sapevo a che cosa, ma lo volevo tanto. Gli altri ragazzini ogni tanto mi guardavano strano, facevo finta di fregarmene, in realtà me ne fregava eccome, volevo solo essere accettato per quello che ero. Ma non mi sentivo una vittima, dovevo solo fingere un po’ di essere come loro, avere la risposta giusta a quella maledettissima domanda “che vuoi fare da grande?”. Certo, vista la mia abilità con la palla fra i piedi il calciatore era da escludere, oddio, portavo occhiali da vista piuttosto spessi, il pilota di aerei o di formula uno sarebbe stato rischioso, insomma i mestieri più fighi mi erano preclusi, alla fine decisi: “costruirò le barche”. Si, mi sembrava un gran bel mestiere, anche i miei amici furono d’accordo, davvero un gran bel mestiere.

Loro erano soddisfatti ed io ero felice perchè le mie barche avrebbero navigato verso uno spazio bianco, verso un un insieme di parole, verso un molo. Bastava solo capovolgere la penna e iniziare a scrivere.
Nessuno di noi è diventato ciò che sognava, ma non importa, ciò che conta è averlo immaginato davvero, non mi mantengo scrivendo, non costruisco barche e non ho sigari cubani, ma circa due volte l’anno, verso le sei del pomeriggio, in un tramonto quasi anonimo, una sigaretta sulla punta estrema del porticciolo me la concedo.

Non si deve mai dire ad un bambino che i sogni sono solo sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse” (Paulo Coelho)

Dedicato a tutti i bambini di quarant’anni ed oltre che si ostinano a sognare. Il violinista sul tetto.

 

 

Il peso specifico dei nostri vasi.

 Bugia

Le persone mentono, ogni giorno, anche più volte al giorno, è un dato di fatto. Gli uomini mentono di più.

E’ un luogo comune, ma, dati alla mano, è la sacrosanta verità. Ci sono centinaia di studi che stanno lì a dimostrarlo. Perciò, facciamoci un bell’esame di coscienza e ammettiamolo: noi uomoni diciamo più bugie delle donne. E non di poco. L’aspetto importante da considerare è la gravità di ogni singola menzogna.

Ci sono bugie dette a fin di bene, tipo dichiarare alla propria compagna di trovarla più bella di un’altra ragazza, quando in realtà non è proprio così. Poi ci sono quelle dette per “darsi un tono”, come ad esempio asserire di essere stato, che so, con dieci donne diverse, mentre in realtà erano cinque, cose dette così, giusto per non sfigurare con gli amici. Si, perchè vi do una notizia: gli uomini mentono molto anche fra di loro, puo’ sembrare assurdo ma è così. Fa parte del nostro dna, è il nostro modo cerare di emergere dal branco, talvolta per diventarne il leader.

Poi, purtroppo, ci sono anche le menzogne “gravi”, o almeno, quelle che vi raccontiamo per nascondere un fatto pesante, come un tradimento, un investimento sbagliato o comunque sia, un comportamento altamente scorretto nei vostri confronti o in quelli di un’altra persona. Ecco, queste sono il tipo di bugie che non ci perdonerete mai, non è detto che possano far naufragare un rapporto di coppia, ma sicuramente lo ridimensionano. Sono quelle che romperanno il vaso e anche se vengono raccolti i pezzi e ricomposto, si vedranno sempre le crepe. Vi sforzerete di non pensarci, e lo faremo anche noi, ma sappiamo benissimo che i segni resteranno lì, potremmo girarlo per nasconde il danno alla vista, ma sappiamo che c’è. Il trucco potrà (forse) funzionare con le persone esterne, che magari vedono il nostro vaso e ci fanno i complimenti, addirittura ce lo invidieranno pure e, diciamocelo, questo non farà che accrescere la nostra sofferenza. Queste non sono considerate bugie, ma sono una vera e propria rinuncia alla lealtà e anche se qualcuno di voi non sarà d’accordo con me, dico che sono umilianti sia per chi le dice, sia per chi le riceve, Ovviamente in modo diverso.

Per fortuna la maggior parte delle falsità che diciamo possono essere catalogate come “leggere” e dato che anche voi donne non siete esenti da raccontare balle, più o meno pesanti, potrei azzardare nel dire che se le mettiamo tutte sul piatto della bilancia, forse siamo (quasi) in parità. Ok, lo so, sono stato troppo ottimista e i conti li ho fatti a nostro favore, ma che uomo sarei se non cercassi di avvantaggiare la mia squadra.

Va bene, avete ragione, certe bugie dovremmo proprio risparmiarcele, ma mi viene da dire che più che la bugia in sè per sè, voi sopportate ancora meno ciò che essa nasconde, il motivo vero per il quale abbiamo cercato di aggirare la verità. La possibilità che ci possa essere una donna che non siete voi. E’ questo che vi logora, giustamente aggiungerei. Si, perchè se siamo onesti e non abbiamo niente da nascondere, non ci sarebbe bisogno di usare stratagemmi, ma se così fosse, non saremmo uomini. E voi donne.

Non ci sono scuse, mentiamo perchè fa parte di noi, come accellelare in prossimità del giallo al semaforo o della pizzata con gli amici dopo la partita di calcetto, perchè in fin dei conti, crediamo che la completa sincerità sia di gran lunga meno affascinante. Vi chiedo solo di pensare per un attimo anche a tutte le volte che voi avete fatto la stessa cosa con noi, a dare un peso alle vostre balle e a considerare che, in fondo, in questo campo non siamo poi così diversi. Diamo un peso specifico ad ognuna di esse, valutiamone il danno e la circostanza, non dico di giustificarla, ma di darle l’importanza che merita. Lasciatecene dire qualcuna, perdonateci quelle piu innocue e siate intransigenti con quelle che vi umiliano e pretendete la verità, concedeteci qualche segreto. Sappiate che siamo in grado di distinguere la gravità di ogni singola bugia, che di alcune di esse non riusciremo mai a perdonarci e che ogni tanto ci vergogniamo di essere uomini.

Tutti diciamo menzogne e tutti siamo gelosi di alcune di esse. E dei nostri vasi rattoppati.

Le donne si innamorano di quello che sentono. Gli uomini si innamorano di quello che vedono.
È per questo che la maggior parte delle donne si trucca e la maggior parte degli uomini mente.” (Anonimo)

Dai, stemperiamo un po’ l’atmosfera con questa.

Premi, ringraziamenti e un velo di anarchia.

E’ tempo di premi e di ringraziamenti.

Sono estremamente vagabondo, per natura, e in questo periodo questa condizione si è amplificata enormemente, così, mi accingo a compilare questo post “cumulativo”, per rendere omaggio a coloro che si sono ricordati di me e al grido di “voglia di ringraziare saltami addosso, fammi ringraziare più che posso” mi trascino dal divano al pc e mi metto all’opera.

Ah, spero di non dimenticarmi di nessuno, se così fosse (e probabilmente lo sarà), siate comprensivi, fatemelo notare e, citando lo zio Willy ” Puk Pinocchio i danni vi rifonderà”.

LIEBSTER

ImmagineSono onorato e ringrazio come se non ci fosse un domani:

Fulvialuna: i suoi suggerimenti in fatto di libri sono per me molto preziosi e, cosa più importante, mi fanno sentire un ignorante totale. Sono belle sensazioni.

Pontomedusa: qui si vola alto. Lei ha lo spirito guida, una sua personalissima guida di sopravvivenza e probabilmente anche la guida Michelin. Non so a voi, ma come direbbero dalle mie parti “a me mi fa schiantà da ride” (l’accademia della crusca non credo approverebbe)

Carrie: Che dire…da fan accanito di Sex and the city sto facendo le capriole, anche se, lo ammetto, la mia preferita era Samantha…chissà perchè…

DARDOS

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Carzy Alice: qui c’è tutto ciò che possiamo desiderare, pensieri, citazioni, racconti…se guardate bene potete veder passare il Bianconiglio. Ve lo assicuro.

Laura: un mondo, il suo, che sfugge a qualunque definizione, che personalmente considero una gran dote.

SUPERTELEMINCHIONE

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Ecco, senza nulla togliere agli altri, ma questo premio è sicuramente il più ambito. Appena l’ha saputo Sorrentino mi ha chiamato scongiurandomi di fare uno scambio con il suo misero Oscar…seee..figuriamoci Paolino Sorrentino piccolino…non ci penso neanche. Il merito di tutto questo è di Giacani, e non riuscirò mai a ringraziarlo abbastanza.

Bene, ora capite anche voi che rispondere alle domande sarebbe per me uno sforzo fuori dal normale, perciò non ve la prendete, ma proprio “non ce la posso fa’”

Infine, farò le nomination, ma con criteri tutti miei, senza badare al numero dei nominati, e soprattutto…i premi sono qui, scegliete voi quello che vi piace di più, ora non vorrei influenzarvi, ma Sorrentino…

Mille nuovi orizzonti: rifatevi gli occhi. Invidia pura.

Uhm!: Un nome una garanzia.

Assocorale: quando si dice arte.

Macchiato con zucchero: a suo tempo accettai il consiglio di farci un salto. Fossi in voi farei altrettanto.

Lettera C: squarci di vita quotidiana.

Viaggio al termine della notte: essere ironici senza troppi giri di parole.

Vissi di tacco 12, vissi d’amore: aperto da poco, conosciuto da poco. Colpo di fulmine.

Nata L’altroieri: è un blog nato da poco, ma che ti chiede già le chiavi di casa.

Ve lo dico in un orecchio: il suo nick è Gnappetta. C’è bisogno di aggiungere altro?.

365 giorni senza uomini: Non ci andate, vi prego, il titolo è falso e tendenzioso.

Cronache di un pigiama rosa: si mangia, si ride, si sta davvero bene.

Lara dice no: vestitevi di blu e fatevi avanti.

Hate couture: consigli pratici per sopravvivere nel fantabosco.

Colpo di tacco: donne, andate a farle visita, è un blog di moda, è fashion, trendy…ahahah…prendete esempio…ahahah…fatemi sapere.

Si, ci siamo…quanti blog sono?…boh…va bene così.

Scrive per il Ritrovo: Pinocchio non c’è più – In questo giardino si può stare in mutande

Un bel reblog autoreferenziale… Così vi do un motivo valido per dire che me la tiro. Ah, se volete l’autografo dovete parlare con il mio agente…
Un grazie alla banda di Ritroviamoci per avermi ospitato.

Se non ti conosco ti svelo un segreto.

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Stamani ho letto una notizia curiosa: una donna su quattro non sa mantenere un segreto.

Considerate che l’articolo continuava dicendo che in media ogni donna viene a conoscenza di tre segreti ogni sette giorni. In poche parole tutto il genere femminile sa i cavoli nostri.
Lo so, cari compagni di sventura maschili, credevamo di essere al sicuro e invece siamo sulla bocca di tutti, anzi…di tutte, che è pure peggio.

La realtà è che ognuno di noi ha bisogno di “raccontarsi”, abbiamo tutti un’urgenza spasmodica che qualcuno ci ascolti, che diventi un nostro confidente e che, possibilmente, ci dica ciò che noi ci vogliamo sentir dire.

Si, perchè quando abbiamo un segreto, che poi spesso è anche un problema da risolvere, diventiamo forse più ricettivi, ascoltiamo i consigli, ma allo stesso tempo molto siamo più selettivi, chi non la pensa come noi non è visto di buon occhio e mettiamo subito le mani avanti dicendo che non ha capito la situazione. E invece magari la “situazione” l’ha capita eccome, forse anche meglio di noi, perché riesce a vederla con occhio distaccato e soprattutto non ha coinvolgimenti, che nella maggior parte dei casi sono sempre sentimentali.

Tornando a bomba c’è da dire che la nostra smania di confidarci, in alcuni casi ci fa perdere la lucidità e spesso ci porta a mettere il nostro segreto nelle mani sbagliate. Ho notato che questa eventualità è più frequente fra donne.
Difficile spiegarne i motivi, forse l’amicizia fra donne raggiunge un livello di intimità maggiore, fra di loro si considerano sorelle, molto probabilmente anche i livelli affettivi sono diversi, oppure, più semplicemente, le donne si “risparmiano” meno, si raccontano proprio tutto tutto. E allora può succedere che una confidenza che per una di loro è particolarmente riservata possa essere scambiata per un normale segreto da poter condividere con le altre.
Si, lo so cosa state pensando care donne in lettura: alcune sono proprio stronze e lo fanno di proposito. Probabilmente, anzi sicuramente è vero, ma qui si entra in dinamiche che vanno al di la delle mie (limitate) capacità di comprensione. Scusatemi, ma proprio non riesco a spiegarmi come in un rapporto di amicizia si possa arrivare a essere così subdoli. Ok, scusate lo sfogo.

Per noi uomini è, ovviamente, diverso.
Forse lo spirito di cameratismo che alberga dentro di noi ci fa vivere la condivisione dei nostri segreti in una visione completamente diversa. Ci raccontiamo gli eventi in due o tre frasi, possibilmente non troppo lunghe altrimenti chi ascolta perde il filo, una cosa tipo “ieri sera ho conosciuto una tipa” – “splendido, c’è stata?” – “si” – “bene, con chi gioca la Juve domenica?”
Capito la dinamica? Uno spara il colpo, l’altro lo prende al volo e si passa oltre.
Scherzi a parte, non è sempre così, sui problemi davvero importanti ci appassioniamo eccome, ci scambiamo consigli, come voi, solo che i nostri consigli sono più stringati e leggermente più pratici.
La realtà è che noi uomini non ci confidiamo mai completamente, almeno non fra di noi. Raccontiamo il problema a grandi linee, ci riserviamo uno spazio d’azione tutto nostro. È più forte di noi.

Le cose cambiano leggermente quando esponiamo i nostri tormenti ad una donna. Di solito…non la nostra. Lì assumiamo un atteggiamento quasi prestabilito: partiamo cauti, lanciamo il primo sassolino e vediamo la reazione, se lei si appassiona proviamo a lanciarne uno più grande, fino ad arrivare al punto di finire tutti i sassi che abbiamo a disposizione e…vuotiamo il sacco. La cosa strana è che spesso ciò avviene con quelle donne che non fanno parte della nostra cerchia stretta delle cosiddette amicizie, le conosciamo, ma in modo marginale, magari abbiamo iniziato a parlare con loro tramite una chat, instauriamo un rapporto di confidenza tale da sentirsi “al sicuro”, non hanno rapporti con i nostri amici storici, non conoscono le dinamiche che regolano la nostra esistenza, ma sentiamo che possiamo fidarci e soprattutto abbiamo la certezza che non potranno tradirci e questo ci tranquillizza non poco. Concediamo loro di conoscere solo la parte di noi che ci interessa svelare, il resto non conta. Incredibilmente svisceriamo il problema in tutta la sua complessità e siamo estremamente onesti, non abbiamo timore di far uscire i nostri lati oscuri, perchè nella maggior parte dei casi non sono lì per giudicarci, ma semplicemente per leggere la nostra confessione, senza filtri.

Per nostra natura quando abbiamo la possibilità di mostrare le debolezze senza che nessuno ci guardi negli occhi le nostre confessioni sono più autentiche.

Quindi, chiunque voi siate, lasciateci raccontare, non giudicateci, entrate nel nostro confessionale e dateci la vostra opinione, approfittate dello schermo che ci separa per vedere la parte più onesta di noi. Fatene buon uso, non capita spesso.

“A volte è più facile confidarsi con un estraneo. Chissà perché. Forse perché un estraneo ci vede come siamo realmente, e non come vogliamo far credere di essere.”
Carlos Ruiz Zafón.>

Alla fine sono un uomo “anch’io”.

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Premessa: a casa va tutto bene. No, così, giusto per tranquillizzare parenti e amici.

Non riesco a dire “addio”. Vi posso assicurare che in alcuni casi è un limite davvero problematico.

Capirne il motivo non è cosa semplice, non saprei spiegarlo, nei rapporti con le persone non mi rispiarmio molto, all’inizio potrei sembrare timido e riservato, e forse lo sono veramente, ma una volta preso “coraggio” mi lascio andare e i sentimenti che provo, piacevoli o no che siano, vengono fuori, inevitabilmente. In un rapporto di coppia non mi vergogno a dire “ti amo”, certo, con i miei tempi e centellinati come le gocce del Plasil, ma lo dico. Non posso certo essere definito un uomo “anch’io”, quelli che non si sbilanciano troppo, quelli che quando la loro compagna li guarda negli occhi e pronuncia le fatidiche due parole, loro sorridono e rispondo “anch’io” o “idem” se hanno visto 127 volte Ghost.

Ma quel pesante “addio” proprio non mi esce, non solo, mi rifiuto persino di pensarlo, inconsciamente so benissimo che quella sarà “l’ultima volta” ma mi piace darmi un altro appuntamento, pensare che sono stato bene in luogo e l’anno prossimo potrei anche tornarci. In sostanza, un modo raffinato di prendermi in giro. Non sto parlando solo di saluti definitivi ad amanti, amici, persone comuni, ma anche di lavori, oggetti, luoghi. In ognuna di queste occasioni sarà comunque un distacco doloroso. Spesso mi è capitato anche di lasciare posti e persone senza neanche sapere che li stavo lasciando, convinto veramente che li avrei rivisti e devo ammettere che mi sono sentito pure peggio, perciò, per assurdo, se lascio qualcosa o qualcuno lo voglio sapere.

Quando capita mi comporto in modo strano, divento sfuggente, cerco di prolungare il più possibile il tempo che mi separa dal distacco, come quando ti tieni le mani per trattenerti ancora, si cercano invano bugie più belle tipo “ci sentiamo presto” oppure “appena sono dalle tue parti ti chiamo” ed entrambi sappiamo che non sarà così. Le frasi dei saluti, gira e rigira sono sempre quelle,

Come sempre sto girando intorno al punto cruciale. E’ inutile prenderla alla larga, uno dei distacchi più duri è quello amoroso.

Sia quando siamo noi a decidere, sia quando è l’altra persona a farlo, il momento dell’addio sarà comunque come un lutto e andrà celebrato con solennità e rispetto. Probabilmente lo condivideremo con altre persone, si, perchè è un fardello troppo pesante da portare da soli e non vedremo l’ora che qualcuno venga in nostro soccorso. Per fortuna c’è un universo di facchini, fatto di amici veri pronti a sobbarcarsi un po’ del nostro peso.

Ci sono vari modi per dirsi addio in amore. Uno di questi è fatto di allontanamenti lenti, quasi per rendere meno traumatico il distacco, uno stillicidio di messaggi e chiarimenti, un percorso più o meno lungo, entrambi sappiamo dove ci porterà, ma abbiamo bisogno di convincersi lentamente e in un certo senso, illudersi. Vogliamo credere che ci sia ancora una tranquilla routine che in qualche modo ci fa sentire al sicuro. Sul momento puo’ sembrare un passaggio più soft, ma alla lunga si trasformerà in una sorta di lenta agonia. Lo so, posso sembrare un po’ troppo drastico, ma preferisco la seconda soluzione. Quella del taglio netto.

Sono per il cassetto chiuso a chiave, da non riaprire, sai che c’è, che rimarrà lì per sempre, ma per il bene di entrambi è meglio non aprirlo. Il distacco netto, puo’ sembrare terribile, ma è la premessa migliore per un nuovo inizio. Tendenzialmente non amo pensare che “il tempo è un gran dottore”, ma è innegabile che il tumulto che abbiamo nell’anima alla lunga si poserà, farà un nuovo sedimento e noi continueremo ad andare avanti, anche se ci resterà il nodo alla gola per ciò che sarebbe potuto essere e non sarà mai.

E allora non ci resta che accusare il colpo, raccogliere tutti i nostri pezzi e salutarsi come fanno gli scout, auguranosi “Buona strada” e con i nostri tempi cercare di proseguire, con qualche ammaccatura in più, un po’ più cinici un po’ meno sognatori, ma sarà una nuova occasione per tornare ad amarci. E magari capiremo che il mondo non è fatto solo di addii.

Si, il mondo degli addii è decisamente molto complesso e soprattutto doloroso, ecco, forse è per questo motivo che non riesco a dirlo, probabilmente mi manca il coraggio di ammettere che quell’istante segnerà un punto definitivo di chiusura. Ed è in quel preciso momento che, per una volta, quando qualcuno mi dirà “ti dico addio” io risponderò “anch’io”.

“Con ogni addio impari.

E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.

E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.

E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto
non con il dolore di un bimbo.

Ed impari a costruire tutte le strade oggi
perché il terreno di domani è troppo incerto
per fare piani. Dopo un po’ impari che il sole scotta,
se ne prendi troppo.

Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima,
invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare,
che sei davvero forte, e che vali davvero.”
Jorge Luis Borges.

L’amante volubile.

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Prima di scrivere questo post vorrei fare una doverosa premessa: è inutile fare finta di niente, quelli che di voi mi seguono da un po’ di tempo si saranno resi conto che ultimamente sto pubblicando articoli “leggermente” diversi da quelli iniziali, si insomma, è un periodo in cui il mio lato “caciarone” sta lasciando il passo a quello un po’ più personale, oh tranquilli, questo non significa che stia diventando una persona seria, ci mancherebbe altro, solo che scrivendo vengono fuori parti di me, un po’ alla volta, adesso è il turno di quella riflessiva. Quello che (a fatica) sto cercando di dire è che spero che nessuno si senta tradito o che lo si possa sentire in futuro quando altri aspetti della ia persona verranno fuori, semplicemente…questo sono io e sarebbe ipocrita da parte mia nasconderlo. Ok, premessa finita, ora veniamo al prossimo “mapaSSone”.

Non lo ammetteremo mai, ma noi uomini abbiamo paura. E’ una verità scomoda da accettare ed è per questo che facciamo di tutto per nasconderla

Se penso a voi donne, mi rendo conto che siete capaci di esternare questo sentimento molto meglio di noi, voi vi disperate, vi incazzate, chiedete di essere aiutate e per questo (come sempre) vi ammiro, perchè non temete di essere sminuite ne tantomeno di mostrare alle persone che vi circondano le vostre fragilità. Voi siete capaci di prendere il mestolo e sbatterlo sul coperchio di una pentola pur di farvi ascoltare, si, se avete paura non riuscite a tenervela dentro. Almeno le donne che ho conosciuto io facevano così.

Noi no, noi abbiamo paura in silenzio. Ecco, il motivo non saprei spiegarlo bene, è come se avessimo un paio di mani che ci stringono alla gola e non lasciano uscire le parole, le teniamo per noi, abbiamo paura del futuro, nostro e dei nostri figli e compagne, paura di fallire sul lavoro e non riuscire a dare alla nostra famiglia le cose che merita, paura di essere giudicati, paura di non essere amati, paura di morire. In una sola parola, paura di vivere. Perchè questa è la nostra unica occasione e la maggior parte di noi non ha nessun piano b.

Poi ci sono le paure “minori”, tipo sbagliare un congiuntivo, fare la figura del fesso mentre pranzi con una vecchia amica (e mentre lo pensi…la stai facendo veramente), paura che il navgatore perda il segnale nel centro di una grande e sconosciuta città.

Ma ci abituiamo così tanto a convivere con le nostre paure che alla lunga ne diventiamo gelosi, non deve vederle nessuno, restano li, due dita sopra il pomo d’adamo, in qualche modo le custodiamo. Sono solo nostre.

C’è solo un piccolissimo, quasi insignificante particolare: la nostre paura non ne vuole sapere di tacere, parla in continuazione, dio quanto parla, dio quanto grida, ha una voglia matta di essere ascoltata e fa come voi, prende i mestoli e li sbatte sui coperchi. E allora noi arriviamo al punto in cui non è più possibile fare finta di niente, perciò se ci osservate potrete cogliere i segnali della nostra insofferenza. Non avremo voglia di parlare, uscire, ridere, cantare. Quando un uomo ha paura non ha voglia di fare niente. Rimaniamo li in attesa che la paura faccia il suo corso e ci lasci, nel frattempo ci abbracciamo gelosamente a lei, come fosse un’amante volubile e traditrice da proteggere, da nascondere. Una di quelle relazioni clandestine che non potranno mai essere vissute alla luce del sole, ma consumate in amplessi fugaci e intensi di qualche albergo a ore.

Però noi uomini abbiamo trovato il modo giusto per allontanare le nostre paure: la donna.

Non aspettatevi di sentirvelo dire, che a parole non siamo molto bravi, ma ci basta un vostro sguardo, una vostra parola detta al momento giusto e noi ritroviamo il coraggio. Per nostra natura siamo portati a proteggere e con quel gesto voi ci ricordate con chi dobbiamo farlo, perchè se la paura è la nostra amante, voi ci fate capire che non varrà mai quanto la nostra compagna.

E’ un compito arduo il vostro, me ne rendo conto, voi avete già le vostre beghe e dovete accollarvi anche le nostre, ma ci siamo e se noi ci incartiamo con le parole, voi siete bravissime, perciò prendeteci per il bavero e costringeteci a condividere le nostre paure e ad ascoltare le vostre che, sarò il solito illuso sentimentale, ma sono certo che insieme ce la possiamo fare.

Quindi non crediate che gli uomini che avete vicino non abbiano mai paura, il segreto è organizzarsi, magari voi portate il mestolo, noi porteremo il coperchio. E’ tempo di far baccano.

La donna è uscita dalla costola dell’uomo,
non dai piedi perché dovesse essere pestata,
non dalla testa per essere superiore,
ma dal fianco per essere uguale.
Un po’ più in basso del braccio per essere protetta,
e dal lato del cuore per essere amata.

– Talmud –

Que viva que viva el conquistador.

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Dobbiamo essere uomini, comportarci come tali, ce lo sentiamo ripetere in continuazione, fin da quando siamo bambini e nostro padre ci guarda dritto negli occhi, serio e con l’indice alzato. “Sei un uomo”

Sembra una frase fatta, anzi, lo è, può apparire innocua, ma noi uomini la sentiamo maledettamente seria e vera.
E ci spaventa da morire, perchè, diciamolo, non è facile esserlo, almeno, non come il pensare comune ci impone.
Sono parole martellanti, quasi fastidiose, al pari di “tira fuori le palle”, ma non possiamo ammetterlo, la nostra virilità viene messa in discussione, qualcuno dubita della nostra determinazione e noi di solito accusiamo il colpo facendo finta di niente.

Ma, per assurdo, ancora non abbiamo compreso il vero significato di questa espressione.
Su quali basi si misura la capacità di essere uomini? Qual è il metro di giudizio? Forse il nostro essere impavidi?, la sopportazione del dolore? Il numero di donne con le quali siamo stati a letto? Non riusciamo a capirlo.
Sappiamo solo che dobbiamo essere uomini, perché il mondo vuole così, dobbiamo essere in grado di gestire le situazioni critiche, mostrarci forti e decisi, infondere sicurezza e saper prendere decisioni importanti senza esitare, dobbiamo accudire le nostre donne, anche se loro non ne hanno bisogno, ma siamo noi ad avere bisogno di farlo, per sentirci realizzati. Uomini.
Come diceva Fromm “L’uomo è l’unico animale per il quale la sua stessa esistenza è un problema che deve risolvere”.

Non basta aver scritto “maschio” sulla carta di identità, dobbiamo dimostrare di meritare quel titolo e allora impariamo un metodo tutto nostro, un nostro personale linguaggio segretissimo per permetterci di essere noi stessi, con le nostre fragilità e insicurezze, soffrire senza darlo a vedere. E’ indispensabile entrare nel nostro mondo per riuscire a capirci veramente, è necessaria tutta la vostra buona volontà e pazienza, la vostra voglia di conoscerci veramente, perché come voi, abbiamo i nostri codici e le nostre regole che ci imponiamo di rispettare ma che spesso rinneghiamo. Vorremmo piangere anche noi e lasciarci andare alle risate sfrenate, ma non ci è concesso, perché il mondo non ha bisogno di uomini così, perché un uomo che parla dei suoi sentimenti è meno uomo fra gli uomini, è oggetto di scherno e risatine e battute umilianti.

Ma come dicevo prima, voi avete la chiave per aprire la nostra armatura e per capirci davvero, ce la potete fare, ce la fate sempre, quando volete.

Perciò, fateci sentire uomini, i vostri uomini, fateci capire che per voi lo siamo a prescindere dalla forza, dal coraggio e da quanto reggiamo l’alcol. Lo siamo per come vi guardiamo e per come ci impegniamo a cercare di esserlo.
Insomma senza il vostro sostegno, là ci perdiamo.

Essere “maschio” non è faticoso, ci si nasce e tutto segue “il suo corso”, invece essere “Uomini” richiede uno sforzo, ti obbliga ad avere un atteggiamento quasi innaturale, devi prenderti il peso della tua vita sulle spalle, e in molti casi, anche quella degli altri.
Ecco, conosco alcune donne che sotto questo aspetto possono considerarsi dei veri uomini.

Ripetete ai nostri figli di essere uomini, anche se sapete che non saranno contenti di sentirselo dire, renderete loro la vita più facile, saranno accettati nella società del futuro, perché in questo mondo loro devono essere i conquistadores e non l’hombre col sombrero che aspetta immobile sul ciglio della strada che passi qualcuno a cambiargli la vita.

“Dice il padrino: Il mondo si divide in cinque categorie, Uomini che sono rarissimi, mezzi uomini che sono rari anche loro, omminicchi che sono tanti e da ultimo la stragrande maggioranza: i quaquaraquà.
Il capitano a questo non replica.” (Leonardo Sciascia – Il giorno della civetta).

Io ho l’aloe e tu la 500. Sorrentino, tiè, rosica.

Allora, questa ve la devo proprio racontare.

Alcuni blogger veramente bravi, avete presente, quelli con migliaia di seguaci, ecco, quelli, con il loro blog riescono a guadagnarci dei soldi. Cavolo,una meraviglia, cioè fai quello che ti piace e c’è qualcuno che ti paga per farlo, come se qualcuno mi dicesse “se stai sul divano tutto il giorno ti do duemila euro al mese”. Un sogno. Ecco, dicevo, loro sono i blogger “cazzuti” poi ci sono i blogger “scazzoni” di cui il sottoscritto è uno dei massimi esponenti, quelli che aprono una bottiglia di spumante ogni volta che riescono ad accalappiare un nuovo adepto, che per scrivere un post ci impegano quattro ore, sudando come Giuliano Ferrara in un bagno turco, quelli (sto parlando sempre di me…sia chiaro) che una volta finito di scrivere un pezzo devono fumarsi una sigaretta per resistere allo stress da “pubblica”. Ecco, questi blogger qui, che hanno la certezza quasi assoluta di non ricavare mai il becco di un quattrino, ma continuano a scrivere perchè li fa stare bene.

Però. a volte, una piccola eccezione ci puo’ stare. Tempo fa scrissi il post sulla mia grottesca disavventura con il mondo dell’aloe, un episodio vero (lo giuro) messo lì per ridere, una dimostrazione pratica di quanto posso essere sfigato e di come sia in grado di riderci su, via dai, diciamocelo, un post -cazzata senza pretese. Ma inspiegabilmente non è passato del tutto inosservato, il mondo dell’aloe si è incaponito e ha deciso di riabilitarsi ai miei occhi.

Circa un mese fa mi contatta un’azienda che commercializza prodotti a base di aloe, e non un’azienda qualunque, ma proprio i leader in Italia, l’azienda si chiama Equilibra,i numeri uno. Come se avessi problemi con la Panda e venisse Marchionne a pulirmi il carburatore. Pare che abbiano letto il mio articolo che abbiano deciso di farmi cambiare idea, in realtà non ho niente contro questa simpatica piantina, e se non la ingurgito non mi da neanche problemi, ma mi dispiaceva deluderli e quindi ho calcato la mano facendo il melodrammatico (oh, quando mi ricapita un’occasione così).

Hanno raccolto un po’ di informazioni su di me, facendomi un po’ di domande (e probabilmente chiedendo anche in questura), solite cose, età, nucleo famigliare, alimentazione, le classiche domande alle quali potresti tranquillamente mentire e invece chissà perchè, dici sempre la verità. Perciò l’idea che ho cercato di dare di me è quella di un tipo sui 25 anni, palestrato, che sta prendendo il brevetto da astronauta. Ma dubito che ci siano cascati.

Così nel giro di un paio di giorni mi son trovato la casa invasa da creme, cremine,

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dentifrici, e oli,

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un po’ di integratori, tipo quello per il fegato, capirai, hanno saputo che sono toscano, e l’associazione di idee con “ciccia, cinghiale, cacciucco e maiale” (quest’ultima spero solo in senso suino del termine) è stata immediata, il festival dei trigliceridi è servito.

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20140307-122711.jpgE ovviamente non poteva mancare la linea dei cosmetici,  con le salviette e una maschera viso. Capirai, sotto carnevale faceva veramente comodo, solo che un giorno mi si è manifestata una persona sconosciuta, sembrava che avesse messo il viso direttamente su un vassoio di maionese. Appena ho cercato di spalmarla sulle patatine fritte ho scoperto dal suo tono con il quale esclamava “cretino!!!” che sotto a quella colata di crema al mascarpone c’era mia moglie.

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E quando ho visto gli integratori per la prostata ho capito che non avevano creduto alla balla sull’età, ho provato a spacciarlo alla mia consorte ma stranamente non ha accettato.

Prostata

un tripudio di benessere e felicità che perfino il cane per un momento ha scordato di essere castrato tentando di accoppiarsi con la gamba del corriere che stava recapitando il pacco.

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Comunque i prodotti sono stati testati, e il risultato è stato davvero niente male, innanzi tutto il sapore era decisamente migliore di quello dell’esperienza passata, certo, non è come mangiarsi i maccheroni al ragù di fagiano, ma tutto sommato non sa di morte e non è poco. Ho iniziato a prenderne piccolissimi sorsi e sempre con un brivido lungo la schiena, ma…niente effetti collaterali. Anche la maschera viso di mia moglie ha dato i suoi frutti, era morbida come un koala (si, cioè, lo è ancora,..si insomma…era morbida anche prima…ma dopo di più…sono in un terreno pericoloso…lo so) il problema è stato trovare le piante di eucalipto da farle sgranocchiare, ma non si puo’ avere tutto. Ah infine anche mia figlia, la mia piccina, piccola e innocente…ha usufruito dei benefici effetti dello stick per le labbra, adesso passa le giornate a farsi i selfie con l’iphone della mamma, mandando la sua boccuccia a tutti i contatti…piccola….se lo spalma anche prima di andare a scuola…stella…io nel frattempo sto leggendo un saggio su come fare una strage e uscirne pulito e domani mi devo ricordare di spezzarle le gambe.

Confesso che all’inizio ero un po scettico, mi guardavo intorno cercando di scorgere il canto dell’uccello padulo, invece niente, tutto vero e tutto gratis. Dirò di più: non sono neanche finito al pronto soccorso e soprattutto ho capito dove va l’accento “A-loe”.

Insomma alla luce di questi omaggi mi pareva quantomeno doveroso ringraziarli pubblicamente, perciò: grazie signor Equilibra, chiunque lei sia.
Lo so cosa state pensando, che mi sono prestato a fare pubblicità ad un’azienda, una marchetta insomma, e forse avete pure ragione, ma se Sorrentino dopo l’oscar fa pubblicità alla 500 io posso anche “sporcarmi le mani” con l’aloe, che l’unico premio che ho vinto è stato un prosciutto con l’osso al torneo di calciobalilla del porticciolo. Mica cotiche.

E’ bello sapere che ci sono aziende che hanno a cuore la felicità delle persone comuni e si prodigano per rimediare alle esperienze negative che possono aver avuto. A tal proposito vorrei far sapere a tutto il popolo del blog che ieri ho fatto un giro su una Ferrari Testarossa…è scomodissima mi ha fatto una pessima impressione, sono rimasto veramente deluso.

La donna ha bisogno dell’uomo come il pesce della bicicletta.

pesce bici

E va bene, cedo alla tentazione e mi metto a scrivere questo post in occasione della “Giornata della donna”.

Si esatto, ho scritto proprio “giornata”, perchè è così che è nata nel 1910, solo successivamente è stata trasformata in “festa” e ne fu snaturato il senso, applicando tutti i dogmi che una festività si porta dietro, mettendola al pari della festa del papà, della mamma, dei nonni, e di tutti gli altri parenti. E invece è qualcosa di più solenne, dovrebbe essere una giornata per celebrare l’essenza stessa dello spirito femminile, che non si riduce ad un mazzetto di mimose.

Certo, le donne vanno celebrate tutti i giorni, e bla bla bla, sono d’accordo, ma oggi dovremmo solo fermarci e riflettere, anche solo cinque minuti, provare a smettere un attimo di vederle e mettersi a guardarle, magari da un po’ più lontano, senza farsene accorgere. Guardarle e cercare di comprendere la loro forza. Non è vero che sono fragili, ce lo fanno credere, è il loro modo per sentirsi amate, tutti ne abbiamo bisogno, loro lo manifestano così. Piangono più di noi? non è debolezza è solo coraggio di manifestare le loro emozioni. Se prendono una batosta sono in grado di rialzarsi prima di noi, no no, non ci prendiamo in giro, noi uomini dimostriamo la nostra forza solo nei primi giorni, poi crolliamo, quando realizziamo veramente di averle perse, crolliamo. Loro per i primi tempi non si danno pace, alcune lo nascondono meglio di altre, ma non ci facciamo ingannare, stanno soffrendo, è questa la verità, però poi reagiscono e tornano più forti e più sicure di prima.

Loro riescono a guardare avanti, noi dobbiamo inventarci degli istanti di gioia per resistere, abbiamo bisogno di sentire sotto le dita quei momenti felici passati insieme, noi corriamo dietro una qualche nostalgia e intanto loro vanno decise con passi all’assalto, ti volti e sono già un metro dopo l’orizzonte.

E’ un elogio alle donne? si lo è, e non mi vergogno ad ammetterlo, a costo di passare per ruffiano, lo è, anche se non ne hanno bisogno, solo che oggi, per un attimo, mi sono fermato e ho guardato

La verità è che riescono a fare a meno di noi, e lo sanno fare alla grande, e questo ci spaventa da matti, e allora ci sbatteziamo per cercare di essere importanti per loro, qualche volta ci riusciamo bene, altre volte combiniamo solo dei gran casini, ma questi siamo noi, che spesso ci dimentichiamo che gran giro di fortuna abbiamo ad averle vicine.

E allora lasciamo perdere la “festa” e celebriamo la “giornata”, facciamolo per loro, ma soprattutto per noi.

“La donna, nel paradiso terrestre, ha morso il frutto dell’albero della conoscenza dieci minuti prima dell’uomo: da allora ha sempre conservato quei dieci minuti di vantaggio.” Alphonse Karr, Al sole, 1890.