E’ nato prima Babbo Natale o Bruno Vespa?

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E’ indubbiamente (quasi) Natale.

In questo particolare periodo dell’anno il genere umano si divide in due grandi categorie. Voi lo amate, lo aspettate per undici mesi con ansia e siete convinti che sia un periodo magico, giusto?
Ottimo. Siete festività-compatibili.

E’ splendido sentirsi così, immersi nella gioia degli acquisti, impazienti di addobbare la sala con festoni, ghirlande, angioletti, comprare l’abete i primi di settembre e piazzarlo fiero e maestoso vicino al divano già a metà novembre. C’è tutto un universo da vivere, fatto di regali, pacchettini, luminare, cene, panettoni aziendali e bottiglie di spumante. Ecco, se in questo tripudio di bontà, euforia, manicaretti e tanti cari auguri vi dovesse avanzare un briciolo di tempo, dedicate un pensiero, una parola gentile e una fetta di pandoro anche a noi: i festività-incompatibili.
Perchè, il nostro spirito natalizio è leggermente diverso. E’ vero, siamo incompatibili, ma ci stiamo lavorando su.

Di solito ci rendiamo conto che sta arrivando il Natale perchè vediamo Bruno Vespa che va a fare propaganda, quasi a reti unificate,al suo nuovo libro. Lo vedi dappertutto: a tutti i telegiornali, alle previsioni del tempo, ai programmi di cucina…Ieri sono entrato in un bar e ho chiesto un caffè macchiato, da dietro il bancone è spuntato Bruno Vespa dicendo “macchiato freddo o caldo?. A proposito, lo sai che ho scritto un nuovo libro?” Ecco, l’appuntamento con Vespa(siano), è seguito a ruota dal nuovo film di merda di Cristian De Sica, che dopo aver rotto le balle ai villaggi turistici di tutto il mondo, ora ha finalmente cambiato genere, niente più vacanze di natale, no, si è evoluto, ha deciso di rompere le balle proprio a tutti, in effetti, perchè limitarsi solo alle località turistiche?

Comunque sia, l’incombere della madre di tutte le festività, è per noi sempre motivo di ansia e spesso di liti familiari. Il nodo assoluto da sciogliere è sempre il solito: Natale dai miei, dai tuoi o da noi?. Questo argomento richiede spiccatissime doti diplomatiche, perchè creare tensioni insanabili ed essere estromessi dal testamento è un attimo. Il problema è che, per ogni festività-incompatibile c’è un intero nucleo famigliare che nutre sogni di zampognari, cornamuse e vestiti di babbo natale.

Insieme all’organizzazione logistica, viene il problema dei regali. Una tragedia per noi incompatibili.

Intendiamoci: ci piace fare i regali, anzi, ci piace il gesto di porgere il dono, ma non sopportiamo il gesto dell’acquisto, e non solo per mere questioni economiche.

Prima di tutto dobbiamo decidere cosa regalare, e più parenti abbiamo più testate nel muro dobbiamo battere. Di solito si cerca di prendere informazioni stando attenti agli apprezzamenti che vengono espressi, tipo “bella quella sciarpa…” perciò cari parenti e amici, occhio a quello che dite, perchè dal dieci di settembre in poi, siamo tutti con le orecchie alzate e potreste ritrovarvi sommersi di maglie e guanti. Per la serie “fai attenzione ai desideri che esprimi, potrebbero avverarsi”.  Se proprio non siamo riusciti a carpire informazioni utili (che nel mio caso avviene sistematicamente), facciamo la domanda diretta “cosa ti piace?” e di solito la risposta altrettanto diretta è “non mi serve niente”, che tradotto, sarebbe “ti ho fatto un regalo strepitoso e se tu non mi regali niente ci fai un figura di merda stratosferica”. Insomma, diciamocelo, è cattiveria bella e buona.

Perciò ci adoperiamo e con il morale di un cammello al polo nord, usciamo fuori con il termometro che segna meno due (ma ne percepiamo meno 127) e ci ritroviamo a naufragare in un mare di gente che da tanta parte delle vetrine il guardo esclude, come se non bastasse è tutto un tripudio di Jingle Bells e altre canzoncine di tal guisa cantate da Al Bano, che secondo me dopo l’Epifania viene smontato e rimesso in soffitta come gli abeti di plastica. Il pensiero corre veloce all’opzione “acquisti online”, ma visto che è il 24 (sera) i tempi di consegna non giocano a nostro favore. Comunque scegliamo il regalo, lo diamo alla persona di turno, emozionati e soddisfatti, con aspettative di apprezzamento altissime. Lui/lei lo scarta, lo scruta e…”ah, si, bellino, bellino, grazie” riponendolo di nascosto in un cassetto.

Vogliamo parlare di presepe e albero?. Ok, se ci tenete parliamone.

Il nostro albero è sempre lo stesso, da dodici anni a questa parte, lo riesumiamo dalla soffitta già con le palline appese ai rametti, è alto 12 centimetri, come puffo brontolole, con addobbi microscopici ma con al vertice una cometa a grandezza naturale.

Per non parlare del presepe: è fatto con statuine acquistate nel corso degli anni, da negozi diversi, comprese le ferramenta,  con il bambinello delle dimensioni di cicciobello, il bue e l’asinello in scala uno a centoventi milioni e tre scaricatori di porto di un metro e novanta che per arrotondare si vestono da re magi. Certo, se riesci a guardarlo dalla giusta prospettiva, tipo dalla cima dell’Everest, il complesso non è malaccio. Ecco, poi entri in casa del tuo vicino per fargli gli auguri, lui ti da una bottiglia di Cesarini Sforza e tu una di Bosca Anniversary comprata al discount per un euro e venti. Ispezioni la sua sala e vedi una perfetta ricostruzione di tutta la Terra Santa in scala 1:1 e un albero talmente grande che è visibile anche dalla Luna, come la muraglia cinese.

Per i compatibili il momento del pranzo poi è l’apoteosi del gusto. Nella mia famiglia andava di moda cucinare la faraona (non so perchè parlo al passato), che non ho mai capito che cavolo di animale sia, una gallina? una qualità di ovino? una mummia egizia?. Visto il sapore che aveva direi…risposta C. Con l’avvento dei vari Master chef, Clerici e sorella sfigata della Parodi, le abitudini sono cambiate (ecco perchè parlavo al passato): è tutto un fiorire di termini francesi, tipo “topinambur” e “sac a poche”. Il risultato è che continuo a non sapere cosa sto per mangiare, in compenso mi sta venendo la erre moscia.

Fosse per noi i preparativi per il pranzo natalizio si ridurrebbero ad un paio di sofficini di sottomarca preparati al microonde. Ma si sa, quando il Natale “comanda pietanza” noi rispondiamo solo….crostini!

Capite cari festività-compatibili? noi facciamo una fatica del diavolo per cercare di “natalizzarci”, perciò dai, dateci una mano, almeno a fare l’albero dai, appendete giusto un paio di palline, evitate di fare i preziosi e diteci che regalo desiderate veramente e se ci riuscite, non ci umiliate con un pranzo da centomila portate da far venire il magone a Joe Bastianich (vuoi che muoro?). Insomma, fate qualche cazzata anche voi, che so, fate finta di sbagliare apparecchiando la tavola con il coltello a sinistra. Cose così.

Dai. è Natale, siate buoni.

La baby box. Ovvero: italians do it better.

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Allora la questione è questa: pare che oggi sia uscito un articolo sul Corriere della sera, pare che questo articolo parli di un’abitudine del governo finlandese che consiste nel donare ad ogni nuovo nato una scatola di cartone contenente oggetti utili per il bambino, pare, e dico pare, che una certa Tiasmo e una certa Claire (ma probabilmente anche altri), abbiano voluto dimostrare ai finlandesi che, anche se curano l’igiene orale biascicando il vivident xylit, noi italiani ce ne battiamo le balle e facciamo la nostra scatola (virtuale) mettendoci dentro quello che ci pare. Nel frattempo ci laviamo i denti con la pasta d’acciughe.

Detto questo, quella che segue è la mia personalissima lista di cose che mettere nello scatolone di un neonato.

– una penna e un foglio. Perché se usati bene possono fare più male di una mazza chiodata.

– una foto di Benigni che tiene in braccio Berlinguer. Perché restare un pò bambino ti salverà.

– un cuscino e una coperta. Perché sognare ti renderà libero.

– un plettro. Per far vibrare le corde delle persone che incontrerai.

– un pugno di Cassius Clay. Per ricordarti che i dolori più grandi saranno quelli che ti faranno crescere.

– la borsa del ghiaccio. Perché dopo il cazzottone di Clay credo che ne avrai bisogno.

– una cuffia da piscina. Perché prima o poi nella vita ti devi buttare.

– un biglietto della lotteria, non vincente. Perché la fortuna devi creartela da solo, i soldi facili spesso sono una disgrazia.

– una mappa stradale. Perché è un attimo perdersi in questo mondo e chiedere ai passanti non è consigliabile.

– una chiave. Ma starà a te scoprire quale porta apre. Perché io posso darti gli strumenti, ma dovrai essere tu a saperli usare bene.

– un film di Troisi. Perché a essere sempre seri….sai che due coglioni.

– un pallone di cuoio. Così se incontrerai un bimbo finlandese potrete fare una partita e dato che i finlandesi a calcio sono negati, gli farai un culo così.

– un termometro. Per simulare una febbre improvvisa la mattina, prima del compito di matematica.

– un libro di grammatica. Perché potresti essere anche un genio, ma se coniughi male i verbi non sarai credibile. (Se lo avrei avuto anch’io potrei essere un fenomeno).

– Un mazzo di carte e un bicchiere di vino. Perché, in compagnia di un buon amico ti faranno stare bene. Anche se sa tanto di casa del popolo.

– un cd originale. Anche se non sarà facile trovarlo. Vederne uno equivale a fotografare lo Yeti.

– il numero di telefono della figlia della portinaia. Perché se assomiglia alla madre…ti darà grandi soddisfazioni.

– un biglietto di sola andata. Perché io devo lasciarti libero, sarai tu a decidere se tornare. In ogni caso sarò sempre qui.

Si, direi che la scatola è pronta. Solo una cosa, vorrei dire al bambino che verrà di non avere troppa fretta, di prendersela comoda, anche perché qui, obiettivamente, la situazione non è buona.

Ok, ora che ho completato la mia lista passo la palla a voi. Mi aspetto un bel tiro all’incrocio dei pali.

Tutta colpa della corteccia parietale.

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Parliamo di luoghi comuni. Wow che argomento originale. Tranquilli, non voglio assolutamente sfatarli, anche perchè sono quasi tutti veri, ma da uomo ci tenevo a sviscerarne alcuni che ci riguardano da vicino. Inizio a parlare al plurale perchè, se le amiche si vedono nel momento del bisogno (e infatti vanno al bagno in coppia), la solidarietà maschile serve a confortarci e a darci ragione l’un l’altro.

Noi uomini amiamo il calcio, le auto, le moto, la lotta, le costruzioni della Lego e i film di azione, si ok, anche film di “altro” genere, basta che ci sia movimento.

L’aspetto che ci differenzia maggiormente dalle donne è: il modo di comunicare!
Le donne comunicano tramite la parola, eh lo so, bella scoperta, raccontano cosa stanno vivendo, chiedendo consiglio, piangendo o sorridendo.
Noi uomini no. O almeno, non così tanto.
Non è che non proviamo emozioni e sentimenti, solo che non ci piace raccontarli. La maggior parte delle volte ci fan sentire esposti, indifesi, attaccabili.
La nostra corteccia parietale prende possesso del pensiero e noi non ci sentiamo a nostro agio a raccontarvi il nostro animo.
È allora che entra in ballo il calcio, l’auto e la Lego creator.
Noi ci esprimiamo così, è così che vi raccontiamo come stiamo. Può sembrare qualcosa di animale, forse anche sciocco, ma saremo così sempre, e si può solo accettare.

Se avremo voglia di stare con voi, di sentirvi parte di noi, non verremo a sederci sul divano raccontandovi quanto sia gioia per noi la vostra presenza, ma vi abbracceremo da dietro, o vi terremo la mano in strada.
A volte si pensa che noi uomini siamo chiusi, che abbiamo paura di esporci, che non abbiamo cuore.
Ricredetevi.
Ricredetevi perché, se imparerete a conoscerci, capirete che uomini e donne fanno la stessa cosa, solo si esprimono con linguaggi diversi. E mentre voi chiederete scusa noi laveremo magari i piatti a casa, o porteremo dei fiori, forse solo vi baceremo.
Mentre voi nella rabbia piangerete o urlerete noi prenderemo l’iphone e lo scaglieremo per terra mandandolo in frantumi, o saliremo in macchina guidando a centonovanta all’ora o a giocare a pallone con gli amici.

E se davanti ad un problema voi chiederete consigli alle amiche, noi andremo davanti alla nostra auto e ci sporcheremo le mani con l’olio del motore.
Certo, alcuni uomini parlano a parole più di altri, a seconda della sicurezza che hanno, ma se starete attente vi accorgerete che nei piatti lavati in silenzio, in quel calcio al pallone troppo forte perché entri in rete, quelle ore spese davanti ad un motore perfettamente funzionante armeggiando solo per sistemare ciò che è già sistemato, ci saranno le nostre scuse più sincere, tutta la foga della nostra rabbia, e l’ansia dei nostri problemi.
Vi svelo però un segreto.
Non chiedeteci mai come stiamo.
Non forzateci a raccontarvi nel dettaglio i tormenti della nostra anima e nei nostri pensieri.
Volete capirci?
Guardateci in quella partita di pallone, anche se magari il calcio non v’interessa. Asciugate i piatti che laveremo, e sapremo che avrete compreso le nostre scuse, chiedeteci come va il motore, e sapremo che ci siete accanto.
Alcune donne dicono che vorrebbero che i propri uomini le parlassero di più, raccontassero loro tutto ciò che sentono.
State attente a quello che desiderate, perché non lo volete davvero.
Sinceramente non volete davvero che il vostro amico, fratello, ragazzo o marito vi racconti qual è il suo tormento, cosa lo genera e come vorrà risolverlo. Non volete perché vi piace essere ascoltate, e noi uomini, se ci impegniamo, siamo anche bravi a farlo. Se fossimo noi quelli da ascoltare, se fossimo noi quelli che a volte han bisogno di piangere, i ruoli sarebbero invertiti, e a voi toccherebbe il calcio, la macchina e tutto il resto, e non lo volete davvero.

A volte serve un uomo per capire un uomo, non c’è altro da fare.
Voi stateci accanto, osservateci senza farci sentire sotto esame, e imparerete a comprenderci, a risponderci secondo il nostro linguaggio, noi ci impegneremo ad assumere il vostro e pian piano i linguaggi si mescoleranno, ma con calma.
Ogni cosa ha i suoi tempi.

A voi il compito di farci un solo, semplicissimo favore: accettare le nostre scuse come reali. Sappiamo, voi e noi, che non son vere, ma fingete di sì.
Vogliamo essere il principe, nella storia, nessuno spera di diventare il re.

Raccomandazioni per farmi arrivare lontano.

io e me

Ciao, Tu ancora non mi conosci, o meglio mi conosci già, ma non lo sai, in realtà siamo due facce della stessa medaglia, due linee parallelle che non si incontreranno mai. E se si incontrano, comunque non si salutano.

Tu sei un bambino di sei anni, vivi nel 1980, io sono lo stesso bambino ma ne ho quasi 40, ho già vissuto la tua vita e sono qui per darti un paio di dritte.

Quest’anno Babbo Natale ti porterà il Diaclone e diventerà pazzo per trovartelo, costerà una fortuna, ma anche se ha il mutuo da pagare riuscirà a fartelo avere, perchè Babbo Natale è infallibile, non ci son cazzi. Sarà l’ultimo natale in cui scriverai la tua letterina, dai non fare quella faccia, sono almeno sei mesi che non ci credi più, ma hai capito che per il momento ti conviene tenere segreta la cosa, si ma non preoccuparti, i regali continueranno ad arrivare, ah a proposito…anche della befana…ne vogliamo parlare? va bhe dai, ormai per quest’anno appendi la calza al termosifone, ma poi diglielo a quel pover’uomo di tuo padre che non importa che esca fuori a mezzanotte senza il piumino addosso per andare a prenderti le caramelle che tiene nascoste in garage da almeno sei mesi. Che poi a te quelle schifezze gommose manco ti piacciono, ma ormai devi stare al gioco e farai finta di mangiarle. invece le sputerai nella ciotola del gatto, che povera bestia, sta lievitando come le labbra di Moira Orfei.

A proposito del gatto: fossi in te eviterei di dargli una martellata sulla zampa, no, non fare quel broncio dispiaciuto, ti assicuro che lo farai, fra meno di un anno, mentre stai giocando con i playmobil, entrerà in camera tua e tu lo farai prigioniero costringendolo a dirti la parola d’ordine…che ovviamente sarà sbagliata. Si comunque sarà una botta lieve, se la caverà con poco, ma diciamo che un certo bonus di vite se l’è giocato.

Per una decina d’anni sarai un bambino estremamente timido, occhialuto, con una pettinatura assurda a “leccata di mucca”. Non spaventarti, considera che a 40 sarai ancora discretamente timido, la pettinatura sarà sempre decisamente assurda, ma con un certo brizzolato che fa tanto George Clooney “de’ noartri”, sarai occhialuto a tratti, perchè non li hai mai amati e non li amerai mai, ma non si puo passare tutta la vita andando a tastoni. O magari si puo’.
 Ma vai tranquillo, a 17 anni sboccerai. Andrai in giro con “il chiodo” (la giacca di pelle intendo, l’altro chiodo fisso lo avrai già da un paio d’anni), capelloni che sanno tanto di Napo Orsocapo e stivali Camperos neri che indosseresti anche in pieno Luglio. Che ho detto? “sbocciato”?…ecco, forse ho esagerato un po’. Certo però che la Ibanez blu elettrico che comprerai nel 1997 renderà il quadro più confortante, C’è da dire che non ti montaterai la testa, assolutamente no, ti sentirai direttamente Dio. L’amerai, come solo una cosa irraggiungibile puo’ essere amata, sentirla vibrare sotto le tue dita sarà come tuffarsi nella neve con la febbre a quaranta. Con lei romperai le palle a tutti i tuoi amici, suonerai in un liceo femminile di Copenaghen vestito da vichingo e strapperai un paio di baci ad una tipa sulla spiaggia. Vorrai strapparle anche altro, ma l’arrivo del suo ragazzo renderà tutto un tantino più complicato. Ecco, un suggerimento: anzichè correre verso il molo, prendi in direzione della pineta, magari sarai più fortunato ed eviterai di girare per una settimana con un occhio degno di un panda cinese.

A luglio dell’anno dopo fumerai la tua prima sigaretta, vomiterai anche i tortellini del veglione di capodanno, giurerai che non lo farai mai più. Eh, com’è andata?…meglio non sapere…cazzo, aspetta m’è cascata la cenere sulla tastiera…ok, dicevamo?…. Proverai anche un paio di sigarette…come dire…”addizionate”, si ok, un po’ più di un paio, ma durerà poco, come dici? se io ho smesso?, certo che ho smesso…da quanto?..oddio…ok, te lo dico da quanto…dunque…che ore sono?. No davvero ne fumerai meno di sei in tutta la tua vita. L’ultima da militare la notte del congedo. Giuro. Croce sul cuore.

Ti romperai una caviglia un primo maggio, il naso l’ultimo giorno di scuola e il crociato del ginocchio a trentasei anni facendo lo scemo sui rollerblade, che dai, lo sappiamo entrambi che a senso dell’equilibrio siamo davvero messi male.

Avrai pochissime ragazze, forse è anche per questo che continuerai a portare gli occhiali, sarai un po’ stronzo e un po’ vittima, direi che tutto sommato ci puoi anche stare, poteva andarti peggio.

Che altro…vediamo…ah si, un giorno aprirai un blog, come?, cos’è un blog?, eh, magari te lo dico fra una ventina d’anni, quando l’avrò capito anch’io.

Dai, è il momento dei saluti. Un giorno ci incontreremo e capiremo se siamo vissuti per davvero. Nel frattempo, cerca di fare buon viaggio. Prendila un po’ più con filosofia e non arrenderti. Mai.

Studia, mi raccomando, fammi arrivare il più lontano possibile, sano e salvo. E non mangiare tutta quella cioccolata, sennò arriverai a quarant’anni con un quindicina di chili da smaltire. Trattami bene,  

Ciao.

Fai il bravo.

 

 

Il Natale a febbraio.

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Chi mi segue da un po’ lo avrà capito, non riesco ad essere puntuale, e non intendo solo come orario, ma più in generale, proprio come date, si tipo, fare il regalo di Natale a febbraio. Arrivo sempre un po’ dopo. Che in alcuni casi puo’ essere pure divertente vedere la faccia di chi riceve il dono in un giorno che non c’entra niente.

Ho immaginato di vivere in un mondo parallelo, capovolto, dove le cose vanno al contrario. In questo mondo il femminismo la fa da padrone. Ed è decisamente un inferno.

Noi uomini siamo esseri umani di serie b, la nostra virilità è castrata dai luoghi comuni e dagli inaccettabili atteggiamenti delle donne che ci sottomettono in ogni modo possibile.

Siamo costretti ad andare in giro con la gonna, perchè se per caso indossiamo un paio di pantaloni un po’ più sgargianti c’è sempre qualcuna che ci tocca il culo sugli autobus, che poi se una di loro ci mette la mano sul “pacco” puoi farci ben poco, te la sei cercata, punto e basta. E’ consigliabile radersi ogni giorno, che la barba incolta fa troppo “sesso”. Se disgraziatamente quella mattina il tuo Gillette bilama ha dato forfait…son davvero cazzi…anzi…fighe.

Ti ritroverai addosso gli sguardi lussuriosi delle passanti, noterai gomitate e risatine d’intesa e commenti del tipo “chissà quello lì quante se ne è fatte, che se le metti tutte in fila ci arrivi a Pechino”.

Entri a prendere un caffè e la barista ti fa subito gli occhi allupati, cercando di sbirciare nella scollatura della tua camicia sbottonata dalla quale spunta un ciuffetto di peli, tipo cinghiale abruzzese. Non azzardarti a mangiare la pizza con le mani e a scolarti una birra tutta d’un sorso con rutto psichedelico a correzione, avrai immediatamente un gruppetto di almeno sei fanciulle che faranno a gara per estorcerti il numero di telefono.

Sei condannato a fare la doccia almeno tre volte al giorno, che se per caso te ne vai a spasso odorando di babbuino bagnato, ti ritroverai a dover fronteggiare uno stuolo di valchirie pronte ad assalirti a colpi di complimenti sboccati e suonate di clacson.

Non farti illusioni, puoi metterti tutti i tacchi a spillo che vuoi, potresti essere pure uno dei sette savi, avere un q.i. pari a “più infinito”, sarai comunque bollato come “bello ma stupido”, dovrai farti un mazzo come un cesto di vimini per dimostrare quanto vali a quella donna seduta davanti a te con l’aria saccente e odiosamente superiore, che ha di te la stessa stima che ha Silvio per Francesco Foti, il giudice di Forum.

E’ inutile che ti affanni a fare straordinari e gesti di riverenza, non riuscirai mai a guadagnare quanto le tue colleghe del piano di sopra, anche perchè, gli uomini, al piano di sopra non ci arriveranno mai, neanche dalla scala anti incendio.

Quando la sera esci dal tuo ufficio ricordati di non passare da quel vicolo buio, o almeno fallo insieme a qualche collega maschio, tenete strette le vostre borse e non rallentate mai il passo, neanche se cade un meteorite, che questo quartiere di notte fa schifo e c’è sempre qualche ronda di bionde arpie bastarde pronte ad approfittare di voi.

Lo so che non avete nessuna voglia di tornare a casa e trovare vostra moglie sul divano che si scaccola con l’alluce del piede sinistro, con la lavatrice ancora da stendere, i piatti del giorno prima da rigovernare e la tavola ridotta come la discarica di Malagrotta. Non vi lamentate, in fondo siete uomini, è compito vostro, dai non fate gli ingenui, lo sappiamo tutti:mutande da lavare, camicie da stirare, pranzi, cene, pulizie, pannolini dei bimbi, spesa…(e potrei continuare per ore) spettano a voi, oh, che volete, lei ha lavorato sei ore piene, poi calcetto, e aperitivo, è stanca morta, mica puo’ fare tutto lei. Ecco, magari evitate di passare l’aspirapolvere sul tappeto di sala durante la partita, che fate un casino bestiale e lei deve pure alzare i piedi. E finitela di rompere i coglioni (ops scusate..le ovaie) con questa storia di portare fuori l’immondizia, non lo vedete che deve terminare il torneo di Fifa 2014?, lasciatela in pace, che il cassonetto mica lo tolgono stanotte.

E smettete di inventarvi finti mal di testa, che cazzo, son donne, hanno le loro esigenze e se non glielo date voi, vanno a dare cinquanta euro al senegalese in tangenziale, così imparate a fare i preziosi.

Sentite, ora ve lo dico chiaramente: avete veramente scocciato con questa storia delle quote azzurre in politica. Ma che capite voi di come gira il mondo. E cosa pretendete, mica possiamo ridurre il parlamento ad una combriccola di mignotti dal petto villoso, rassegnatevi, siete inferiori, accontentatevi di un ministero sulla famiglia e festa finita, anzi, dovreste pure ringraziarle queste donne così magnanime.

E infine piantatela di fare le vittime, capirai che tragedia se ogni tanto la vostra compagna vi da un ceffone, se le fate saltare i nervi è il minimo che vi possa capitare, che volete, non vi fa mancare niente, siete serviti e riveriti, a costo zero. Quindi, un occhio nero ogni tanto è fisiologico e non date ascolto a vostro figlio di cinque anni, lui è un bambino, che volete che ne sappia di cosa sia la vita vera. Anche se a volte vi dice “papà, se restiamo qui prima o poi la mamma ti uccide”.

Ogni tanto varrebbe davvero la pena fare un giro su questo pianeta parallelo, anche solo una volta nella vita. Sarebbe utile.

Ecco, questo voleva essere il mio contributo, in netto ritardo, alla giornata contro la violenza sulle donne. Il regalo di Natale dato a febbraio.

Il mondo degli “altri”.

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Noi siamo quelli semi trasparenti, che se mancano non se ne accorge quasi nessuno, quelli che potrebbero sparire domani e il mondo avrebbe sempre lo stesso peso. Siamo quelli che passano e non lasciano grandi segni, non alzano troppa polvere, respirano sottovoce, si accontentano di poco, fanno grandi sogni ma tengono le ali arrotolate, si nutrono di sorrisi e si mangiano le speranze.

Siamo quelli che si trovano ogni giorno una ruga nuova nella specchio, si guardano nelle foto e si imbarazzano, quelli che parlano e pensano “chissà se si nota che vorrei essere altrove”, che tirano a sorte le giornate da godersi, che si giocano a testa o croce le convinzioni.

Siamo quelli che “se ci troviamo ti offro il pranzo”, che aprono le braccia contro il vento, che fotografano arcobaleni, che abbassano i finestrini in primavera per mischiare musica e odori, che “anche se io devo andare tu sarai sempre seduta vicina a me”, che si fermano lontano dal centro per godersi i colori dei viali, che vivono in un tempo diverso.

Siamo gli autori di versi mai scritti, che abbiamo fotogrammi impressi a fuoco nell’anima, quelli che se anche gli anni son passati tu sei sempre stata qui davanti, che dedicano canzoni col groppo in gola, che si fidano sempre e rimangono fregati. Sempre. Che gli occhi non riescono a sostenere lo sguardo di fronte ad un tramonto d’ottobre. Quelli che rimarremo amici anche a mille chilometri e fra mille vite, che se non ci son parole va bene lo stesso, che vai avanti tu poi ti raggiungo, che mandami un saluto di nascosto. Siamo quelli che scrivono lettere che non spediranno mai, che non hanno scheletri ma segreti da custodire, che non vinceranno mai contro la sorte, che amami soltanto se avrai voglia, che guardano un ricordo preso a rate.

Siamo gli onesti che vivono a Scampia, che fanno uscire i pensieri coi sospiri, che “in qualche modo ce la faremo”, quelli che abbracciami solo se sei sincera, che la vita prende a schiaffi ma usciamo lo stesso perchè comunque ne vale la pena, che siamo fuori a meno sei, che si son trovati in questo mondo senza volerlo.

Siamo quelli che i sogni non svaniscono al mattino, che il cuore mezzo pieno non ci interessa, che il peso della coscienza fa troppo rumore, che lasciami il tuo ultimo pensiero.

Noi siamo quelli che restiamo, perchè se vai via avranno vinto loro. Quelli che “rimetti quella canzone e regalami uno sguardo, che mi fai stare bene”.

Spudoratamente ispirato da questo brano.

Il coniglio Jack e l’arrosto con patate.

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Vai, questa volta si parla di sesso! Ecco, lo sapevo che avrei attirato la vostra attenzione, se avessi detto “si parla di astrofisica” avreste tirato dritto, magari lasciando un “like” da intrepretarsi come “si, bravo…ho visto che hai scritto qualcosa, qualcuno lo leggerà prima o poi”.

E invece no, oggi ci vado giù pesante, si insomma, cercherò di essere discreto, ma non prometto niente.

L’argomento per qualcuno è tabù, perchè pur essendo nel terzo millennio, super emancipati, moderni, e social-muniti, ci sono ancora alcuni aspetti della nostra normale vita quotidiana (e sottolineo normale) di cui è meglio non parlare, il classico “si fa ma non si dice”, tipo come quando il panettiere non emette lo scontrino. Ecco, i sex toys sono uno di questi argomenti.

Oggetto tanto discusso quanto nascosto, il vibratore fa gemere le donne di piacere e sudare gli uomini di terrore

Perchè diciamocela tutta, come idea di fondo potrebbe anche stuzzicarci la fantasia, si insomma, dai, una variazione sul tema, ogni tanto, non sarebbe neanche male, ma temiamo, tutti, indistintamente, che quel surrogato del nostro amichetto possa diventare il “titolare dell’azienda”. Detto in parole povere, abbiamo il terrore concreto del “questo regno un giorno sarà tuo”…e cioè esiste in noi, in tutti noi maschi alfa,  il timore che le donne possono arrivare  alla consapevolezza, non troppo remota, che di noi uomini, in fondo in fondo si possa anche farne a meno.

Non solo, siamo perdenti su vari fronti: Il giocattolo prende il nostro posto senza chiedere permesso, ed è rigorosamente sempre più grosso del suo collega,

Insomma qualcosa deve essere andato storto durante la creazione, forse…c’è stata una divinità onnipotente che si è inventata il principio maschile e quello femminile: ma poi nota che qualcuno non fa bene il suo dovere e cerca di sopperire alla sua mancanza.? Forse, oppure più probabilmente, la colpa di tutto questo fiorire di sollazzi alternativi è da imputare a Charlotte di “Sex and the city” e al suo stramaledettissimo Jack Rabbit, lontano parente di Roger ma con un impatto molto più devastante sull’autostima maschile.

Ci sono dei veri e propri esperti, luminari della scienza o del ca….(ehm, ho promesso di non essere volgare) che rincarano la dose, indicando alcuni sex toys che le donne non sanno di avere in casa…e qui la cosa è davvero grave, è come se il direttore del carcere di Sollicciano dicesse ai detenuti “non riuscite ad evadere da soli?, tranquilli, stasera vi lascio aperta la porta sul retro” (il doppio senso in questo caso era involontario). Ecco, ora io vorrei proprio fare il perfido e lasciarvi con la curiosità, care donne, ma in fondo, ho un animo nobile e vi risparmierò la fatica di andare a cercare su Google ( tanto lo so che lo avreste fatto e forse lo farete comunque).

Il piumino per spolverare: l’avete presente si? quello con il manico in plastica e la testa di Rod Stewart. L’importante è non invertire il lato da usare, perchè se il vostro uomo fosse allergico agli acari della polvere, quando andrà a ficcare il naso nella vostra “cassaforte” potrebbe iniziare a gonfiarsi come la bocca di Nina Moric.

La collana di perle: pare sia consigliato usarla insiame ad un olio lubrificante. Il flacone da 4 litri di Castrol Gtx 10w40 potrebbe fare al caso, ricordate solo di cambiarlo ogni 20.000 chilometri.

Il pennello da trucco: di quello con le setole ampie, per la cipria o il fard, io non ho la più pallida idea di che cosa sia, ma voi sicuramente lo sapete. Personalmente uso sempre quello da barba, con setole di tasso (inteso come animale e non come percentuale di interesse), ma non mi da grande soddisfazione, anzi, una volta finita la rasatura sembro uno che è caduto di faccia in un cespuglio di pruni. Però oh, contente voi, magari usate un dopobarba senza alcol altrimenti vi si incendia il viso come l’Uomo torcia.

Lo spazzolino elettrico: c’è bisogno di aggiungere qualcos’altro? l’igiene orale è importantissima, infatti ho scoperto che alcune donne fanno di questo strumento roteante un uso, diciamo…”alternativo” al solo scopo di aiutare il partner a combattere l’alitosi. (se non l’avete capita fatemi un cenno che la riscrivo usando un livornesismo).

La spazzola per capelli: ecco, ora uomini l’avete capito perchè le nostre donne hanno la fissazione di pettinarsi continuamente? La prossima volta che ci dicono “caro vado in camera a darmi una pettinata” noi sfondiamo la porta e aiutiamole a fare pure la messa in piega.

La cravatta: da usare come benda per gli occhi. Perciò se rientriamo in casa e la troviamo seduta su una sedia legata e bendata con la cravatta del nostro matrimonio, aspettatiamo un attimo prima di chiamare i carabinieri e denunciare una rapina. Oh svegliamoci, è un nuovo gioco erotico. Ecco, nel dubbio però diamo un’occhiata anche sotto il letto, se siamo fortunati il “rapinatore” è ancora lì sotto.

Il foulard: sembra che serva per fare un po’ di soft bondage. Considerando che non ho ben capito cosa sia il bondage, posso però affermare che l’unica cosa soft che mi da veramente piacere fisico sono i muffin alla nutella della pasticceria “da Otello”. Comunque è fortemente sconsigliato usare foulard di seta, i nodi posso essere difficili da sciogliere, e soprattutto, chiamare il vicino di casa per liberarvi e farvi trovare in canottiera bianca da muratore sloveno, boxer con tutti i personaggi di Spongebob e calzini spaiati, potrebbe essere leggermente imbarazzante.

Le candele: un grande classico che non passa mai di moda, le usava anche mia nonna, ma solo per trovare l’interruttore della luce. Mi sento però di darvi un consiglio, noi uomini dimentichiamo spesso (si, nel mio caso…spesso… e un po’ di più) tutte le ricorrenze, perciò non stupitevi se entrando in casa il vostro compagno vi farà gli auguri di compleanno. Anche se l’avete festeggiato la settimana prima. Ma voi non rassegnatevi, la sera dopo fatevi trovare con le autoreggenti nere, sottoveste nera e possibilmente un mascherina sexy, giusto per creare quell’alone di mistero….uhm, no, forse non è il caso, mi immagino la scena, voi gli aprite vestite in quel modo e lui vi dirà “oh Zorro, che c’è per cena?”…no decisamente meglio non rischiare.

Poi ci sarebbero anche le cinture dei pantaloni, ma quelle ve le sconsiglio proprio, se noi uomini entriamo in casa e vediamo la nostra donna tenere con entrambe le mani la cintola dei nostri calzoni, immediatamente ci buttiamo in ginocchio giurando che non lo faremo più, che è stato solo un colpo di testa e che amiamo solo voi.

Insomma cari colleghi maschi, la situazione non è delle migliori, ma forse ci possiamo ancora salvare, non so, magari proviamo per un attimo a mettere la clava per terra, oh, chiaramente però sempre a portata di mano, intendiamoci, e cerchiamo di accompagnare le nostre…chiamiamole effusioni (si da…ci siamo capiti) con qualche parola che sia leggermente diversa dal grugnito del cinghiale maremmano nella libera campagna toscana, magari andiamo per gradi, iniziamo con frasi brevi, poi piano piano aggiungiamo qualche complemento oggetto (no oggetto no, le donne con la parola “oggetto” ci fanno sempre dei casini), ecco, un bel complemento d’arredo, quello si….e poi dai, cerchiamo di essere pazienti, non andiamo subito al sodo, si, lo so che alle 20:45 c’è il posticipo di campionato, ma di solito nei primi 5 minuti le squadre si studiano, anche se arriviamo sul divano al decimo del primo tempo non sarà un problema, poi oh, se proprio ci va di sfiga, nell’intervallo fanno tutta la sintesi (eh, lo so che non è la stessa cosa…si però oh dai, facciamo un po’ di compromessi, su).

In definitiva: Per  scongiurare la disoccupazione da vibratore, gli uomini dovrebbero recuperare la lentezza del manuale. E il dono della parola.

Ragazzi so che ce la possiamo fare, insieme riusciremo a vincere, come ci diceva il mister prima della sfida con la capolista.

Transennatemi !

coda

 

Io sono da sempre un amante delle file, ma non di quelle da dieci minuti alla posta, che ti sembrano diecimila ore, no, mi riferisco a quelle che durano mezza giornata. Le adoro proprio.

Ecco, detta così, qualcuno potrebbe allarmarsi e chiamare il reparto psichiatrico del più vicino ospedale e forse non avrebbe neanche tutti i torti, ma la mia, chiamamola, passione ha un suo fondamento: si, perchè quello delle file è un microcosmo a parte, è uno spicchio di mondo immobile mentre tutto intorno va veloce, e allora, fra persone immobili ci si conosce meglio, possiamo sbirciare un po’ la vita degli altri e sbuffare insieme per il tempo dell’attesa che non passa.

Di solito mi fermo sempre a studiarli un po’ “quelli” in fila, mi viene sempre la tentazione di accodarmi, così, senza un motivo vero, per il solo gusto di assaporare il “tempo fermo”.  E’ un ambiguo fenomeno sociale che possiede tutte le molteplici caratteristiche delle umane debolezze, comprese quelle più grottesche, ma non per questo, negative. E’ un bacino di raccolta di insoddisfazioni e dietrologie. Ok, ora la smetto di sparare minchiate e inizio a “parlare come mangio”

La fila è (quasi) democratica, non conta la tua estrazione sociale, il tuo vissuto, il ruolo che ricopri in questa società, spesso dei magnaccioni. Devi startene lì, insieme alla massaia che odora di soffritto e al pensionato con la prostata come una mongolfiera, con il tuo numeretto che continui a guardare ad intervalli regolari, nell’incoffessabile speranza che la cifra stampata sopra possa cambiare.

E più l’attesa è lunga, più la vera natura delle persone si manifesta in tutta la sua potenza distruttiva. Infatti se all’inizio i componenti sono tutti degli austeri soldatini disciplinati, impettiti, con lo sguardo fiero e la mascella volitiva, pian piano lo scenario cambia e il livello di sbraco è direttamente proporzionale alla rottura di balle. Gradualmente la tensione si scioglie e i rapporti umani aumentano. Iniziamo a scambiarci confidenze, a darsi ragione l’un l’altro, a spettegolare sulla moglie dell’assessore e a inviare qualche insulto gratuito a Silvio, così, a fiducia, che sul momento potrebbero anche risultare avventati, ma prima o poi torneranno utili. Un po’ come quando la nonna ci faceva le calze di lana lavorate a maglia in pieno luglio.

Puo’ sembrare incredibile ma il tempo che trascorriamo in fila è una manna dal cielo, non facciamo gli ipocriti dai, non è tempo perso, è un’occasione per tirare il fiato e per poter parlare da soli ad alta voce senza essere presi per pazzi. A vederli così mi ricordano sempre il signor Dogale, un personaggio decisamente strampalato che abitava nel mio quartiere, camminava da solo e inveiva contro tutto e tutti, si incazzava perchè faceva caldo, perchè i puffi erano blu, perchè non nascevano i funghi e perchè la fiat aveva creato la Duna (e qui non mi sento di dargli torto), tutti lo guardavano e ridevano, poi un bel giorno qualcuno gli regalò un auricolare bluetooth e nessuno fece più caso a lui. E poi dai, diciamocelo, molti fanno la parte dei sacrificati ma in realtà non hanno una mazza da fare.

Un paio di giorni fa, mi sono fatto ben quattro ore di coda, accompagnando una persona (speciale) che doveva realizzare un suo desiderio (sempre speciale). E così sono stato catapultato in un piovoso martedi pomeriggio, in una libreria nel cuore di Firenze insieme ad altri settecento invasati, anzi invasate. Si perchè la maggior parte delle persone erano donne/ragazze/varia umanità. E dopo circa mezz’ora è iniziato un tripudio di bimbeminkia che si facevano l’auto-foto con l’Iphone 5, io mi vergognavo come un ladro a tirar fuori il mio 4S, acquistato ormai nel lontano Marzo 2013 e appartenente all’era paleozoica. Ma si sa, il divertimento è contagioso e allo scoccare della prima ora di attesa ho iniziato a notare anche una moltitudine di mammeminkia che emulavano le mosse delle giovani pulzelle. A metà della seconda ora le chiacchere si sono fatte più intense e praticamente conoscevo i cazzi di almeno 150 persone, abbiamo iniziato a fidarci l’un l’altro: c’era la ragazzina che ” chi se ne frega se piove, pur di vedere “lui” mi prendo pure la polmonite”, la segretaria quarant’enne che “speriamo che non mi becchi il mio capo perchè dovrei essere a casa malata, ma per “lui” sarei disposta anche a farmi licenziare”, la madre di famiglia che “speriamo che non mi becchi mia figlia sennò faccio una figura di merda stratosferica, ma per “lui” potrei stirare camicie a vita” e il giapponese che “ma come sono  belli tutti questi animali domestici transennati, faranno parte del paesaggio?, nel dubbio scatto foto”. E io che guardavo tutte quelle donne e ripetevo alla mia accompagnatrice “oh, non fare scherzi….chiamami zio”.

Insomma per 4 ore ho condiviso, paure, inquietudini, panini al prosciutto, odore di piedi, sogni svaniti, grandi amori, rotture di palle, canzoni, libri rubati (signor Feltrinelli…io sono innocente), mariti in ciabatte la domenica pomeriggio, amiche mignotte che ti rubano il fidanzato, racconti di concerti, matrimoni passati, ricordi di spiagge, occasioni mancate….e il tempo è passato , “lui” è arrivato dispensando sorrisi e autografi, in 25 secondi eravamo fuori, il  giapponese era ancora dall’altra parte delle transenna a scattare foto, la “mia” persona speciale aveva gli occhi sognanti e io mi sarei fatto altre 10 ore di fila pur di rivedere quegli occhi.

Solo una cosa…senta signor…Marco Mengoni, non per essere pignolo, ma la prossima volta prima di fissare una data a casaccio, potrebbe mica controllare le previsioni del tempo?…no perchè c’ho un raffreddore da urlo.

John e Adelmo, ovvero: barbieri e bagnoschiuma.

marilyn_warhol

Questa volta voglio rischiare grosso, metterò a repentaglio la mia, già peraltro precaria, reputazione.
Chiedo alle signore che seguono questo blog di tapparsi le orecchie, anzi gli occhi, ok tappatevi entrambe le cose, che forse è meglio.
Si perchè questo post parlerà di donne, perciò preparatevi ad affilare i coltelli, caricare i bazooka e a sfoderare lo sguardo di sfida che solo voi avete. E vi vedo già pronte, mani sui fianchi con quell’espressione che dice “avanti, cialtrone che non sei altro, fatti sotto”.
Ok, inizio e vediamo che succede.

Mi sono manifestato a metà degli anni settanta, sicuramente mi sono perso un sacco di cose, una su tutte, le canzoni dei Beatles e quelle dei Rolling Stones e le rispettive schiere di fans che si sfidavano a colpi di “yellow submarine” e “Angie”, ma che diamine, nel bagaglio della mia piccola cultura musicale sono presenti pezzi di entrambe le fazioni. Certo, dovendo scegliere, mi sarei schierato dalla parte del buon vecchio Mick Jagger. Comunque, per non sapere nè leggere nè scrivere, dico solo….  Pink Floyd.

È però un dato di fatto innegabile che John Lennon possedesse una capacità unica: riusciva a raccontare un mondo in tre minuti.
Forse era costantemente in uno stato di beatitudine dantesca, aveva il dono della poesia o più semplicemente conosceva un ottimo pusher. La storia poi ha fatto di lui una leggenda. Di Jonny intendo, del pusher si sono perse le tracce. Purtroppo.
Fatto sta che in “Women” c’era tutto l’amore per Yoko e tutto l’amore per le altre che non si chiamavano Yoko.
Era il 1981 e a risentirla adesso, risuona effettivamente un pò fuori moda, ma oh, ragazzi, ce ne fossero di canzoni così.

Pochi anni dopo un ragazzo sbarbato, pulito e (forse) profumato sarebbe salito sul palco di Sanremo a cantare “Donne”, classificandosi ultimo, o poco più.
In seguito il pezzo di Zucchero ottenne il successo che meritava. In compenso lui dichiarò guerra ai parrucchieri e al sapone.

Chissà se oggi le radio continuano a trasmettere questi due pezzi, forse solo Radio Nostalgia Canaglia con Maurizio Seymandi alla consolle. Ed è un peccato perchè in quei tre minuti di facile ritornello c’era però un bellissimo tratteggio di quello che era, e che è, l’universo femminile. Un mondo difficile da incasellare, che affascina e fa tenerezza, che vuole essere coccolato ma non consolato, che da un lato aspira al potere, dall’altro sogna la galanteria.
Per questo è così difficile parlare delle donne: sono un argomento complesso. Perché non basta conoscerle come un antropologo, bisogna amarle a prescindere. Altrimenti non ne veniamo a capo. E comunque non ne verremo a capo.

Ok, l’idea è questa: improvvisiamoci dei novelli Mogol (o chi volete voi) e proviamo ad aiutare il buon Sugar, a scrivere nuove strofe per il suo pezzo. Sorvolo sulla canzone di John perchè l’inglese riesco a malapena a fischiarlo (nonostante un diploma di liceo linguistico in tasca)

Insomma questi sono i miei tipi di donna, non ho detto le mie preferite, diciamo che sono quelle che colpiscono di più la mia attenzione. Perciò Adelmo, tosati, fatti un bagno e prendi carta e penna.

  • donne perennemente a dieta
  • donne in palestra a spiarsi le tette
  • donne in carriera che vanno al lavoro in corriera
  • donne che abbinano l’orologio a biologico
  • donne che se potessero si tirerebbero i capelli
  • donne che stirano ascoltando De Gregori
  • donne che si ritrovano nelle canzoni di De Andrè
  • donne che quanto cazzo ci mette a comprarsi un paio di scarpe?
  • donne che arrivano e ti cambiano la vita
  • donne che si mordono il labbro aspettando una risposta
  • donne che vogliono più fare figli che allevarli
  • donne che camminano sul bagnasciuga con i pantaloni arrotolati
  • donne in bicicletta che sorridono
  • donne in primavera con un abito a fiori
  • donne nel vento come la sposa di Kokoschka
  • donne che scrivono parole sui vetri
  • donne felici di guardarsi allo specchio
  • donne che sognano ai matrimoni delle amiche
  • donne che ripassano il trucco ai semafori
  • donne che sanno chi è Rocco Dicillo (non lo cercate su wiki sennò vi ritiro il compito)
  • donne coi Ray ban aviator che guidano la Smart
  • donne che odiano la mimosa perchè puzza
  • donne che al primo schiaffo preso non restano a prenderne altri ma se ne vanno sbattendo la porta

Si, lo so, la metrica lascia a desiderare e le liste nei blog iniziano ad essere inflazionate, ma dopo la storia della mela c’ho preso gusto.
Comunque, oh, questo è un cantiere aperto, se volete contribuire siete i benvenuti (uomini e donne intendo), però fate attenzione….le liste creano dipendenza.

…di speranze e di sogni.

padre

Nella mia vita ho fatto veramente poche cose giuste, ma una di queste l’ho cercata, fortemente voluta e infine, quando tutto sembrava perduto, ottenuta.

E’ una di quelle situazioni che quando ti accandono ti stravolgono la vita, ti fanno passare notti insonni e sono le notti più belle che avrai mai in tutta la tua vita, ti faranno sporcare le mani e non vedi l’ora che succeda per sentirti utile.

Sono quel tipo di cose che ti faranno tirar fuori le palle e gestire situazioni che neanche immaginavi di essere in grado di gestire, dovrai essere duro anche se la voglia di dare un bacio a stampo sarà incontrollabile, ti sentirai veramente utile e alcune volte indispensabile.

Ti assumerai responsabilità molto più grandi di te, troppo più grandi di te, che anche se hai un po’ di capelli bianchi cavolo mica te la senti la tua età e nessuno si è ricordato di darti le istruzioni e allora improvvisi e incroci le dita, perchè anche se hai un po’ di gente intorno, alla fine dovrai dire la tua, e non sarà una cosa da poco.

Ti ritroverai ad uscire in piena notte con i nervi a fior di pelle e l’angoscia che non ti fa respirare, con una rabbia dentro che si scioglierà al primo sguardo.

E cercherai di dare sempre il meglio di te o almeno, il meglio di ciò che hai imparato, ma non potrai comunque evitare dolori, saprai esattamente come andranno le cose e tu non potrai far niente per evitarlo e questo ti strapperà l’anima, ma lo accetterai.

Dovrai mascherare sofferenze insopportabili, dare una dimensione accettabile ai tuoi sentimenti, perchè certi gesti che fino a qualche anno prima erano naturali, ad un certo punto diventeranno quasi fastidiosi.

Dovrai imparare a vedere il mondo attraverso altri occhi e insieme a quegli occhi imparerai cose nuove e ne dimenticherai altre e sarai un po’ più grande, e loro con te.

Farai un sacco di errori e combinerai casini, a volte vorresti davvero mollare tutto e dire “grazie, ci ho provato, sarà per la prossima volta”, ma non puoi permettertelo, ma cristo, a volte vorresti davvero essere altrove, a volte.

Dirai cose che non pensi e accetterai compromessi, riceverai sorrisi e daresti qualunque cosa perchè quei sorrisi non finissero mai

Dovrai gridare e riceverai grida, dio quante grida, di rabbia, di gioia, di affetto, di amore assoluto, parole vomitate a fiumi, pesanti come macigni che sarai obbligato a dimenticare.

Dovrai insegnare cose che non sai, cambiare idea, rimangiarti la parola e farti odiare per questo, spiegare, crecare il perdono senza poterlo chiedere.

Arriverai a compredere che non sei stato affatto un grand’uomo e spererai con tutto il tuo dannato cuore che almeno tua figlia possa essere migliore di te, che riesca ad essere veramente felice, che abbia una vita piena, perchè se fosse così, se veramente fosse così, allora forse, una piccolissima cosa giusta nella vita l’avrai fatta davvero.