Un’altra giornata di vento forte

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Foto presa sul web

Forse scorrono piano fra un silenzio e un senso di sabbia nelle scarpe, le persone che non si sono accontentate.

Seguono il profilo della vita fra le cose minori, leggono i dettagli e non si lasciano sopraffare dal tempo che passa, perché per loro i minuti trascorsi pensando a “come sarebbe stato se” non hanno molto senso.
Sono loro, le riconosci da lontano, sono le donne forti, che non si sono accontentante di “un uomo purchè sia”, che hanno incendiato i progetti di una vita che solo a pensarla il loro stomaco si conterceva, che hanno scavato fino a spellarsi le mani, ma alla fine lo hanno trovato il loro vento di scirocco, quello che le porta al largo, oltre il faro di Gorgona, fiere, e decise ad affrontare la traversata. Comunque vada.
Sono le donne che non lo dicono ma vorrebbero uscire da quel vento forte, che non si sono vendute, che continuano a scommettere su se stesse. Nonostante tutto.
Che ad ogni passo pensano di mollare, di adeguarsi, che sarebbe tutto più semplice, che non accontentarsi è quasi una condanna, che sognano, come tutti, ma vivono a modo loro.

Quelle persone lì, quelle donne lì, non vogliono uomini “altrove”, distratti, scostanti, no, loro pretendono impegno di vita nelle vene, di un buio che serve ad immaginare, vogliono uno straccio di ragione che le inviti a provarci.
Non cercano amori sicuri, preferiscono il caos, gli equilibri precari, i silenzi da interpretare, i sussulti incontrollati. Loro cercano l’anima, quella vera. E sarà sempre così.
Quelle donne lì, brillano, di luce propria, anche se non vorrebbero farlo, anche se qualcuno ripete loro “ma chi te lo fa fare”, anche se alla fine della giornata si ritrovano ad affogare in un pensiero, dentro ad un maglione e sul fondo di una tisana al biancospino. Si stringono nelle spalle, guardano oltre la siepe e aspettano che arrivi domani.

Ci sono uomini che non si accontentano, che lottano per un’emozione senza nome, per un motivo che li convinca a continuare a farlo,. Sono quelli che scelgono di amare e farsi male, che non basta sopravvivere, che non vogliono il male minore, che rischiano, e sa va male pazienza, che non lasceranno mai che qualcuno possa vivere la loro vita.
Sono quelli che hanno i lividi e i cazzotti li hanno presi talmente forte che dio solo sa come facciano a reggersi ancora in piedi. E come facciano ancora a sorridere, ecco, quello non lo sa neanche dio.

Sono gli uomini che “se io ho bisogno tu devi esserci”, quelli a cui non servono prove di coraggio per sapere che esistono, che scelgono, cadono, ma continuano a tirare su i guantoni.
Sono quelli che hanno rinunciato a godersi il viaggio per prendere in mano il timone, si portano dietro due o tre giorni terribili che premono ancora tra il collo e la spalla, ma cercano di non farci caso. Non riuscendoci, peraltro.
Gli uomini che non si accontentano hanno bisogno di confeme, sanno che ad ingannarli non è l’amore, ma hanno una paura fottuta a buttarsi di testa in una storia, si strappano il petto con i “ti prego, un’altra botta no”, con i “se devi spararmi, prendi la mira e fallo adesso, che se aspetti poi mi uccidi davvero”, che vivere per loro è come tirare a sorte.
Sono uomini che bestemmiano contro la loro natura, perché di notte urla più forte e stanno finendo i soffitti da fissare e dopo sarà impossibile non essere sbranati dalla vita.
E anche il loro vento soffia forte, così forte che lascia i segni e fanno un male boia, ma più il dolore sale più loro decidono di non cedere, perchè hanno imparato a godersi sulla lingua il sapore di ogni spillo di felicità, perchè sanno che stanno sputando sangue per riuscire ad accerttarsi, che a forza di andare in salita i muscoli bruciano e la vetta sta diventando un pensiero evanescente, ma non si rassegnano a vivere al riparo dalle passioni.

Qualcuno un giorno mi ha detto “le persone che non si accontentano alla fine restano da sole”.
Non lo so, forse si o forse no, forse hanno vinto comunque, forse alla fine avranno perso tutto. Tutto. Tranne la dignità. E sapranno sostenere lo sguardo di quell’immagine che lo specchio rimanda.

Le persone che non si accontentano continueranno a scorrere piano fra un silenzio e un senso di sabbia nelle scarpe, ma con il sorriso consapevole di chi ha imparato a convivere con quel vento forte.

“Nel momento in cui ti accontenti di meno di quanto meriti, ottieni ancora meno di quello per cui ti sei accontentato.” MAUREEN DOWD

Ok, oggi mi è presa così, sono un po’ Evanescente

Se non ti conosco ti svelo un segreto.

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Stamani ho letto una notizia curiosa: una donna su quattro non sa mantenere un segreto.

Considerate che l’articolo continuava dicendo che in media ogni donna viene a conoscenza di tre segreti ogni sette giorni. In poche parole tutto il genere femminile sa i cavoli nostri.
Lo so, cari compagni di sventura maschili, credevamo di essere al sicuro e invece siamo sulla bocca di tutti, anzi…di tutte, che è pure peggio.

La realtà è che ognuno di noi ha bisogno di “raccontarsi”, abbiamo tutti un’urgenza spasmodica che qualcuno ci ascolti, che diventi un nostro confidente e che, possibilmente, ci dica ciò che noi ci vogliamo sentir dire.

Si, perchè quando abbiamo un segreto, che poi spesso è anche un problema da risolvere, diventiamo forse più ricettivi, ascoltiamo i consigli, ma allo stesso tempo molto siamo più selettivi, chi non la pensa come noi non è visto di buon occhio e mettiamo subito le mani avanti dicendo che non ha capito la situazione. E invece magari la “situazione” l’ha capita eccome, forse anche meglio di noi, perché riesce a vederla con occhio distaccato e soprattutto non ha coinvolgimenti, che nella maggior parte dei casi sono sempre sentimentali.

Tornando a bomba c’è da dire che la nostra smania di confidarci, in alcuni casi ci fa perdere la lucidità e spesso ci porta a mettere il nostro segreto nelle mani sbagliate. Ho notato che questa eventualità è più frequente fra donne.
Difficile spiegarne i motivi, forse l’amicizia fra donne raggiunge un livello di intimità maggiore, fra di loro si considerano sorelle, molto probabilmente anche i livelli affettivi sono diversi, oppure, più semplicemente, le donne si “risparmiano” meno, si raccontano proprio tutto tutto. E allora può succedere che una confidenza che per una di loro è particolarmente riservata possa essere scambiata per un normale segreto da poter condividere con le altre.
Si, lo so cosa state pensando care donne in lettura: alcune sono proprio stronze e lo fanno di proposito. Probabilmente, anzi sicuramente è vero, ma qui si entra in dinamiche che vanno al di la delle mie (limitate) capacità di comprensione. Scusatemi, ma proprio non riesco a spiegarmi come in un rapporto di amicizia si possa arrivare a essere così subdoli. Ok, scusate lo sfogo.

Per noi uomini è, ovviamente, diverso.
Forse lo spirito di cameratismo che alberga dentro di noi ci fa vivere la condivisione dei nostri segreti in una visione completamente diversa. Ci raccontiamo gli eventi in due o tre frasi, possibilmente non troppo lunghe altrimenti chi ascolta perde il filo, una cosa tipo “ieri sera ho conosciuto una tipa” – “splendido, c’è stata?” – “si” – “bene, con chi gioca la Juve domenica?”
Capito la dinamica? Uno spara il colpo, l’altro lo prende al volo e si passa oltre.
Scherzi a parte, non è sempre così, sui problemi davvero importanti ci appassioniamo eccome, ci scambiamo consigli, come voi, solo che i nostri consigli sono più stringati e leggermente più pratici.
La realtà è che noi uomini non ci confidiamo mai completamente, almeno non fra di noi. Raccontiamo il problema a grandi linee, ci riserviamo uno spazio d’azione tutto nostro. È più forte di noi.

Le cose cambiano leggermente quando esponiamo i nostri tormenti ad una donna. Di solito…non la nostra. Lì assumiamo un atteggiamento quasi prestabilito: partiamo cauti, lanciamo il primo sassolino e vediamo la reazione, se lei si appassiona proviamo a lanciarne uno più grande, fino ad arrivare al punto di finire tutti i sassi che abbiamo a disposizione e…vuotiamo il sacco. La cosa strana è che spesso ciò avviene con quelle donne che non fanno parte della nostra cerchia stretta delle cosiddette amicizie, le conosciamo, ma in modo marginale, magari abbiamo iniziato a parlare con loro tramite una chat, instauriamo un rapporto di confidenza tale da sentirsi “al sicuro”, non hanno rapporti con i nostri amici storici, non conoscono le dinamiche che regolano la nostra esistenza, ma sentiamo che possiamo fidarci e soprattutto abbiamo la certezza che non potranno tradirci e questo ci tranquillizza non poco. Concediamo loro di conoscere solo la parte di noi che ci interessa svelare, il resto non conta. Incredibilmente svisceriamo il problema in tutta la sua complessità e siamo estremamente onesti, non abbiamo timore di far uscire i nostri lati oscuri, perchè nella maggior parte dei casi non sono lì per giudicarci, ma semplicemente per leggere la nostra confessione, senza filtri.

Per nostra natura quando abbiamo la possibilità di mostrare le debolezze senza che nessuno ci guardi negli occhi le nostre confessioni sono più autentiche.

Quindi, chiunque voi siate, lasciateci raccontare, non giudicateci, entrate nel nostro confessionale e dateci la vostra opinione, approfittate dello schermo che ci separa per vedere la parte più onesta di noi. Fatene buon uso, non capita spesso.

“A volte è più facile confidarsi con un estraneo. Chissà perché. Forse perché un estraneo ci vede come siamo realmente, e non come vogliamo far credere di essere.”
Carlos Ruiz Zafón.>

L’amante volubile.

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Prima di scrivere questo post vorrei fare una doverosa premessa: è inutile fare finta di niente, quelli che di voi mi seguono da un po’ di tempo si saranno resi conto che ultimamente sto pubblicando articoli “leggermente” diversi da quelli iniziali, si insomma, è un periodo in cui il mio lato “caciarone” sta lasciando il passo a quello un po’ più personale, oh tranquilli, questo non significa che stia diventando una persona seria, ci mancherebbe altro, solo che scrivendo vengono fuori parti di me, un po’ alla volta, adesso è il turno di quella riflessiva. Quello che (a fatica) sto cercando di dire è che spero che nessuno si senta tradito o che lo si possa sentire in futuro quando altri aspetti della ia persona verranno fuori, semplicemente…questo sono io e sarebbe ipocrita da parte mia nasconderlo. Ok, premessa finita, ora veniamo al prossimo “mapaSSone”.

Non lo ammetteremo mai, ma noi uomini abbiamo paura. E’ una verità scomoda da accettare ed è per questo che facciamo di tutto per nasconderla

Se penso a voi donne, mi rendo conto che siete capaci di esternare questo sentimento molto meglio di noi, voi vi disperate, vi incazzate, chiedete di essere aiutate e per questo (come sempre) vi ammiro, perchè non temete di essere sminuite ne tantomeno di mostrare alle persone che vi circondano le vostre fragilità. Voi siete capaci di prendere il mestolo e sbatterlo sul coperchio di una pentola pur di farvi ascoltare, si, se avete paura non riuscite a tenervela dentro. Almeno le donne che ho conosciuto io facevano così.

Noi no, noi abbiamo paura in silenzio. Ecco, il motivo non saprei spiegarlo bene, è come se avessimo un paio di mani che ci stringono alla gola e non lasciano uscire le parole, le teniamo per noi, abbiamo paura del futuro, nostro e dei nostri figli e compagne, paura di fallire sul lavoro e non riuscire a dare alla nostra famiglia le cose che merita, paura di essere giudicati, paura di non essere amati, paura di morire. In una sola parola, paura di vivere. Perchè questa è la nostra unica occasione e la maggior parte di noi non ha nessun piano b.

Poi ci sono le paure “minori”, tipo sbagliare un congiuntivo, fare la figura del fesso mentre pranzi con una vecchia amica (e mentre lo pensi…la stai facendo veramente), paura che il navgatore perda il segnale nel centro di una grande e sconosciuta città.

Ma ci abituiamo così tanto a convivere con le nostre paure che alla lunga ne diventiamo gelosi, non deve vederle nessuno, restano li, due dita sopra il pomo d’adamo, in qualche modo le custodiamo. Sono solo nostre.

C’è solo un piccolissimo, quasi insignificante particolare: la nostre paura non ne vuole sapere di tacere, parla in continuazione, dio quanto parla, dio quanto grida, ha una voglia matta di essere ascoltata e fa come voi, prende i mestoli e li sbatte sui coperchi. E allora noi arriviamo al punto in cui non è più possibile fare finta di niente, perciò se ci osservate potrete cogliere i segnali della nostra insofferenza. Non avremo voglia di parlare, uscire, ridere, cantare. Quando un uomo ha paura non ha voglia di fare niente. Rimaniamo li in attesa che la paura faccia il suo corso e ci lasci, nel frattempo ci abbracciamo gelosamente a lei, come fosse un’amante volubile e traditrice da proteggere, da nascondere. Una di quelle relazioni clandestine che non potranno mai essere vissute alla luce del sole, ma consumate in amplessi fugaci e intensi di qualche albergo a ore.

Però noi uomini abbiamo trovato il modo giusto per allontanare le nostre paure: la donna.

Non aspettatevi di sentirvelo dire, che a parole non siamo molto bravi, ma ci basta un vostro sguardo, una vostra parola detta al momento giusto e noi ritroviamo il coraggio. Per nostra natura siamo portati a proteggere e con quel gesto voi ci ricordate con chi dobbiamo farlo, perchè se la paura è la nostra amante, voi ci fate capire che non varrà mai quanto la nostra compagna.

E’ un compito arduo il vostro, me ne rendo conto, voi avete già le vostre beghe e dovete accollarvi anche le nostre, ma ci siamo e se noi ci incartiamo con le parole, voi siete bravissime, perciò prendeteci per il bavero e costringeteci a condividere le nostre paure e ad ascoltare le vostre che, sarò il solito illuso sentimentale, ma sono certo che insieme ce la possiamo fare.

Quindi non crediate che gli uomini che avete vicino non abbiano mai paura, il segreto è organizzarsi, magari voi portate il mestolo, noi porteremo il coperchio. E’ tempo di far baccano.

La donna è uscita dalla costola dell’uomo,
non dai piedi perché dovesse essere pestata,
non dalla testa per essere superiore,
ma dal fianco per essere uguale.
Un po’ più in basso del braccio per essere protetta,
e dal lato del cuore per essere amata.

– Talmud –

Que viva que viva el conquistador.

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Dobbiamo essere uomini, comportarci come tali, ce lo sentiamo ripetere in continuazione, fin da quando siamo bambini e nostro padre ci guarda dritto negli occhi, serio e con l’indice alzato. “Sei un uomo”

Sembra una frase fatta, anzi, lo è, può apparire innocua, ma noi uomini la sentiamo maledettamente seria e vera.
E ci spaventa da morire, perchè, diciamolo, non è facile esserlo, almeno, non come il pensare comune ci impone.
Sono parole martellanti, quasi fastidiose, al pari di “tira fuori le palle”, ma non possiamo ammetterlo, la nostra virilità viene messa in discussione, qualcuno dubita della nostra determinazione e noi di solito accusiamo il colpo facendo finta di niente.

Ma, per assurdo, ancora non abbiamo compreso il vero significato di questa espressione.
Su quali basi si misura la capacità di essere uomini? Qual è il metro di giudizio? Forse il nostro essere impavidi?, la sopportazione del dolore? Il numero di donne con le quali siamo stati a letto? Non riusciamo a capirlo.
Sappiamo solo che dobbiamo essere uomini, perché il mondo vuole così, dobbiamo essere in grado di gestire le situazioni critiche, mostrarci forti e decisi, infondere sicurezza e saper prendere decisioni importanti senza esitare, dobbiamo accudire le nostre donne, anche se loro non ne hanno bisogno, ma siamo noi ad avere bisogno di farlo, per sentirci realizzati. Uomini.
Come diceva Fromm “L’uomo è l’unico animale per il quale la sua stessa esistenza è un problema che deve risolvere”.

Non basta aver scritto “maschio” sulla carta di identità, dobbiamo dimostrare di meritare quel titolo e allora impariamo un metodo tutto nostro, un nostro personale linguaggio segretissimo per permetterci di essere noi stessi, con le nostre fragilità e insicurezze, soffrire senza darlo a vedere. E’ indispensabile entrare nel nostro mondo per riuscire a capirci veramente, è necessaria tutta la vostra buona volontà e pazienza, la vostra voglia di conoscerci veramente, perché come voi, abbiamo i nostri codici e le nostre regole che ci imponiamo di rispettare ma che spesso rinneghiamo. Vorremmo piangere anche noi e lasciarci andare alle risate sfrenate, ma non ci è concesso, perché il mondo non ha bisogno di uomini così, perché un uomo che parla dei suoi sentimenti è meno uomo fra gli uomini, è oggetto di scherno e risatine e battute umilianti.

Ma come dicevo prima, voi avete la chiave per aprire la nostra armatura e per capirci davvero, ce la potete fare, ce la fate sempre, quando volete.

Perciò, fateci sentire uomini, i vostri uomini, fateci capire che per voi lo siamo a prescindere dalla forza, dal coraggio e da quanto reggiamo l’alcol. Lo siamo per come vi guardiamo e per come ci impegniamo a cercare di esserlo.
Insomma senza il vostro sostegno, là ci perdiamo.

Essere “maschio” non è faticoso, ci si nasce e tutto segue “il suo corso”, invece essere “Uomini” richiede uno sforzo, ti obbliga ad avere un atteggiamento quasi innaturale, devi prenderti il peso della tua vita sulle spalle, e in molti casi, anche quella degli altri.
Ecco, conosco alcune donne che sotto questo aspetto possono considerarsi dei veri uomini.

Ripetete ai nostri figli di essere uomini, anche se sapete che non saranno contenti di sentirselo dire, renderete loro la vita più facile, saranno accettati nella società del futuro, perché in questo mondo loro devono essere i conquistadores e non l’hombre col sombrero che aspetta immobile sul ciglio della strada che passi qualcuno a cambiargli la vita.

“Dice il padrino: Il mondo si divide in cinque categorie, Uomini che sono rarissimi, mezzi uomini che sono rari anche loro, omminicchi che sono tanti e da ultimo la stragrande maggioranza: i quaquaraquà.
Il capitano a questo non replica.” (Leonardo Sciascia – Il giorno della civetta).

Cari Billy e Mag, io la vedo così…

harry sally

Oggi vorrei affrontare un argomento vecchio come il mondo, e questo già vi fa capire il grado di originalità che mi pervade in questi giorni.

Ok, non ci girerò intorno e andrò dritto al punto. Puo’ esistere l’amicizia fra uomo e donna? si, lo so, potrei già chiudere qui questo post. ma sto diventando davvero cattivo e quindi proseguirò nei miei vaneggiamenti. Mi dispiace per voi.

La risposta più gettonata di solito è: no, non puo’ esistere, non c’è verso, prima o poi subentrano i sentimenti forti e l’amicizia si trasforma in qualcosa di diverso, spesso chiamato amore. Sembra un dogma, un concetto marchiato a fuoco, e i film e le serie tv non fanno altro che avvalorare questa affermazione. Billy Cristal e Mag Ryan in “Harry ti presento Sally” ne sono un esempio lampante.

Il mio punto di vista è, ovviamente, diverso, tanto per cambiare.
Credo che uomini e donne possano essere amici, grandi amici addirittura.

Ma non voglio fare l’ipocrita, è ovvio che ci siano differenze fra amicizie uomo-uomo e quelle uomo-donna. Il primo caso è indubbiamente più semplice, tra di noi spesso ci consideriamo i fratelli che non siamo mai stai o che non abbiamo mai avuto, possiamo parlare di donne, calcio, politica, ma anche di sentimenti. Solo che quest’ultimi sono esposti in modo diverso rispetto a come si farebbe parlando con una donna. Tra uomini affrontiamo le questioni sentimentali in termini molto più pratici, usando parole “da uomini” per l’appunto, perchè di solito ragioniamo su un livello emotivo identico e non abbiamo bisogno di preoccuparci troppo di urtare la sensibilità di chi ci ascolta. Alla fine quasi sempre, chiudiamo il discorso con una battuta maschilista a sfondo sessuale di fronte ad una birra media.

Con un’amica donna non può e non deve essere così. Qui è tutto diverso, è una questione di equilibri. E ognuno ha i suoi. I rischi, enormi, in questo rapporto sono due: quello di innamorarsi e quello di scoprirci a essere gelosi.
Quando il legame diviene particolarmente forte, c’è la possibilità, molto concreta peraltro, che si insinui in noi il dubbio di essersi invaghiti l’uno dell’altra. E qui iniziano i dolori.
Questa circostanza, non scontata ma probabile, nasce da convinzioni, spesso di natura culturale, secondo le quali quello fra uomo e donna è l’espressione massima di amore.
Permettetemi di dissentire. Non sono mai stato un amante delle classifiche in generale (tranne di quella di serie A degli ultimi tre anni…ma questo è un altro discorso), tantomeno in campo sentimentale. L’amore ha varie forme e trovo assurdo catalogarle all’interno di una scala gerarchica. La forza di un sentimento è data dalle persone che lo vivono, siano esse amanti, coniugi, amici, fino ad arrivare ai genitori e figli. Non ci sono amori di serie b.

Tornando all’amicizia uomo – donna, dicevo che la questione di fondo è riuscire a distinguere il tipo di rapporto che ci lega, pur forte che sia, non è detto che sia per forza amore.
Certo, capita spesso che due buoni amici, anche di lunga data, finiscano per stare insieme come coppia, e non c’è assolutamente niente di male in questo, però secondo me, esisteva già una forma latente di, chiamiamola, attrazione fisica, infatuazione, magari anche a livello inconscio o che più semplicemente  abbiamo cercato di non far uscire, di soffocare, con evidenti scarsi risultati.
Per la gelosia è un discorso diverso. Può manifestarci anche nell’amicizia fra uomini, magari perché uno dei due inizia una relazione di coppia e tralascia, anche involontariamente, il rapporto con l’amico. E allora ci possiamo sentire trascurati se non addirittura traditi.
Figuriamoci fra uomo e donna. Basta una parola pronunciata con un’inflessione diversa, più distaccata, oppure una faccina neutra all’interno di un messaggio altrettanto neutro per far scattare la paranoia seguita da enormi dubbi esistenziali.

Come dicevo all’inizio, è importate che ognuno trovi il giusto equilibrio. Imparare a dosare ben la frequenza degli incontri o dello scambio di messaggi.
Personalmente mi piace gestire le amicizie a “corrente alternata”, prendendomi delle pause, più o meno lunghe per poi concentrare magari in un pomeriggio gli scambi di opinione, prendendomi tutto il tempo necessario per ascoltare e raccontarmi. È il mio metodo per evitare di “correre rischi”. Tendo ad essere auto ironico, soprattutto per sentirmi meno attraente, anche se vi assicuro che non ce ne sarebbe bisogno.

Alcuni sostengono anche la teoria secondo la quale l’amicizia fra i due sessi puo esistere solo se uno dei due ha un aspetto fisico, diciamo, discutibile. Ecco, questa mi pare onestamente una cattiveria bella e buona. Qui si scade nella mancanza di rispetto ed è una delle cose che mi danno più fastidio in assoluto. E’ come dire che con le persone che non hanno un aspetto che a me piace posso sentirmi libero di frequentarle senza correre il rischio di rimanerne coinvolto. Già…e dell’altra persona ne vogliamo parlare?, dei sentimenti che puo’ provare o che comunque rischiamo di fargli provare. Si, più ci penso e più la cosa mi distruba (e mi fa anche un po’ schifo, se proprio devo dirla tutta).

Ognuno deve trovare il suo metodo per mantenere il giusto equilibrio, non ce n’è uno giusto o sbagliato, è importante capire fin dove vogliamo arrivare, conoscere le nostre linee di confine e, magari, anche quelle dell’altra persona.
E’ un po’ come giocare a golf: la direzione del vento, la scelta del ferro, la pendenza del terreno e la potenza del tiro, tutto deve essere calibrato. All’inizio non sarà facile, ma imparando a conoscersi tutto verrà più naturale.

Avere un’amicizia vera con una donna puo’ essere un’esperienza entusiasmante nella vita di un uomo. E’ una pallina che devi solo imparare a colpire.

“Ti rendi conto vero che non potremo mai essere amici.
Perché no?
Beh ecco… e guarda che non ci sto provando in nessunissimo modo. Uomini e donne non possono essere amici perché il sesso ci si mette sempre di mezzo.
No non è vero, io ho tantissimi amici maschi e il sesso non c’entra per niente.
Non è così.
Sì, invece.
No invece.
Si invece.
Tu credi sia così.
Stai dicendo che io ci vado a letto senza accorgermene?
No, sto dicendo che loro vogliono venire a letto con te.
Non è vero.
È vero.
Non è vero.
È vero.
E come lo sai?
Perché nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente, vuole sempre portarsela a letto.
Allora stai dicendo che un uomo riesce ad essere amico solo di una donna che non è attraente?
No, di norma vuole farsi anche quella.
Ma se lei non vuole venire a letto con te?
Non importa, perché il click del sesso è già scattato quindi l’amicizia è ormai compromessa e la storia finisce li.
Credo che non saremo amici allora.
Credo di no.
Ah è un peccato. Eri l’unica persona che conoscevo a New York.” (cit. dal film “Harry ti presento Sally”).

Buoni o cattivi. Ovvero: Chinotto vs Cuba Libre.

Bravi ragazzi

Gli uomini posso essere divisi in innumerevoli categorie, ma proprio tante, e tutte agli antipodi fra di loro.  Due delle piu gettonate sono: ragazzi bravi e ragazzi stronzi.

L’argomento è già stato sviscerato a lungo e da persone molto più in gamba del sottoscritto e il rischio di cadere in banali luoghi comuni è dietro l’angolo, quindi eviterò accuratamente di dire che le donne preferiscono gli stronzi ma sposano i bravi ragazzi, che poi è la versione maschile del “gli uomini preferiscono le bionde ma sposano le more”, magari per scoprire due ore dopo che la tua nuova moglie mora “fiammante” è in realtà una bionda platinata…e di solito non lo scopri togliendole il velo dalla testa.

L’idea di fondo è che ci sia un perfetto equilibrio tra ragazzi bravi e ragazzi meno bravi. Ma non è così, quello succede nelle trame dei film, nella realtà le cose sono diverse, non vincono sempre i buoni…anzi.

Il problema principale secondo me è che non esiste una distinzione netta fra un bravo e uno stronzo. Potenzialmente siamo tutti gentiluomini, pieni di attenzioni, amorevoli oppure menefreghisti e meschini. Credo che ognuno di noi nella vita sia stato tutte queste cose, certo c’è una tendenza predominante che ci caratterizza più delle altre e che ci fa apparire ad un primo impatto più o meno bravi o più o meno stronzi.

E le donne chi preferiscono?

Eh bella domanda, tendenzialmente entrambi…..ovviamente, il difficile è far combaciare le due cose, di solito infatti quelle affascinate dal rude insensibile menefreghista incontrano solo romanticoni dalla lacrima facile e viceversa.

In realtà in entrambi i casi c’è un pericolo concreto: sono semplicemente atteggiamenti e in quanto tali posso cambiare.
Ecco, a questa affermazione son sicuro che tutti gli integralisti maschi orgogliosi del loro status di cacciatori staranno sbraitando facendo roteare le loro clave e con vigore diranno in coro: “assolutamente no, noi non cambiamo il nostro comportamento per farci apprezzare dalle donne, noi siamo così se non ci vogliono…chissenefrega”.

Eh…non è proprio così. State attente care donne, vi do una dritta: più farete stare bene il vostro cattivo ragazzo più lui tenderà ad essere meno cattivo. Non lo ammetterà mai, ma smetterà di tenervi sulla porta dell’anima e vi inviterà ad entrare. Ecco, a quel punto potrete scoprire che la loro “stronzaggine” era un modo per farsi notare, per essere alternativi, perchè se sei poco sensibile e molto misterioso risulterai sicuramente più interessante. Come il tipo della discoteca che se ne sta appoggiato alla colonna col bicchiere di cuba libre.
Ecco, io ero uno di quei ragazzi lì, solo che stavo appoggiato perchè ero negato a ballare e nel bicchiere al posto del cuba libre c’era un chinotto di seconda marca. Infatti non ho mai “beccato” nessuna. Probabilmente sbagliavo semplicemente colonna…chissà.

Dovendo sbilanciarmi direi che mi rispecchio molto di più nella categoria “dei buoni” e confesso che mi riesce difficile spiegarmi i motivi che inducono una donna ad essere attratta da un uomo rude, che la considera solo quando ne ha voglia, ma non voglio assolutamente dare giudizi su che cosa sia giusto o sbagliato, ci mancherebbe altro. Perciò largo ai cattivi ragazzi e alle donne che li preferiscono.

Per quanto mi riguarda io rimango nella mia categoria, sono un romanticone?, ebbene si lo ammetto, e ammetto anche che mi prende il nodo alla gola tutte le volte che vedo la scena finale de “l’attimo fuggente”, quella dei ragazzi in piedi sul banco a gridare “o capitano mio capitano”, pubblico canzoni melodiche sulla mia bacheca facebook e dispenso “like” a pioggia alle frasi smielate, no, non sono bravo a menare le mani, l’unica volta che c’ho provato mi son fatto una settimana in ospedale con il naso rotto e il tipo era pure un piccoletto grassoccio.

Perciò va bene così, ad ognuno la sua parte e anche se non siamo in un film e i bravi non viceranno, bè, poco importa.
Come direbbe Guccini “io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare […] un tipo perso dietro le nuvole e la poesia

Il rosario delle pheeghe.

Pheega 2

Ieri navigavo senza mèta nel web. Oh, cos’è questo coro di “seeeeeee”?!?!?. Ok, lo confesso, stavo cercando gli scatti selfie di Martina Colombari (ma dopo mi son pentito e ho fatto l’abbonamento a Famiglia Cristiana), ok, dicevo, mentre ero lì, ho realizzato che sto iniziando ad avere difficoltà a relazionarmi con le altre persone. Ora non saprei dire se a scatenare questi pensieri profondi siano state le tette della Colombari o il fatto che la mia connessione ci mettesse un secolo a caricarle, ma gli eventi sono lì a dimostrare la mia tesi.

Da quando sono diventato un essere “tecnologicamente avanzato”, le mie interazioni con il mondo esterno sono fatte prevalentemente di “mi piace”, emoticon di whatsapp o al massimo commenti insulsi su argomenti di pubblico interesse. L’uso della parola orale sta diminuendo a vista d’occhio e di conseguenza anche il modo di rapportarmi alle persone in carne e ossa diventa più faticoso.
Il problema di fondo è che nella maggior parte dei casi mi trovo a parlare con gente che io chiamo “veggenti”, cioè riescono a sapere cose sul mio conto prima ancora che gliele dica io. Precisiamo, non sono il tipo che mette proprio tutti gli affaracci sui su facebook, si, insomma, ci scrivo qualche cavolata cercando di fare il brillante, evito per esempio di pubblicare cose tipo “ho un callo sotto i piedi” oppure “oggi piove, governo ladro”, provo in qualche modo a mantenere un minimo alone di mistero. Con scarsissimi risultati a quanto pare.  Non mi preoccupo, per esempio, di togliere l’opzione “localizzazione”, così quando incontro qualche amico “feisbucchiano” fuori dal recinto dell’etere, la prima cosa che mi dice è “o cosa ci facevi l’altra sera alla trattoria di Alvato lo zozzone?”. Già, che ci facevo…forse il ragazzo immagine?

Praticamente mi viene a mancare “l’effetto sorpresa” che è da sempre uno dei miei cavalli di battaglia. E rimango così, senza parole, oppure con argomenti già inflazionati dalla rete. Qualunque cosa esca dalla mia bocca, la risposta è sempre la stessa “ah si si, lo so, l’ho letto su facebook”. Ok, allora di cosa ti parlo? Provo con l’argomento a piacere?

La verità è che forse ci stiamo abituando a comunicare solo attraverso i tasti, stiamo un po’ perdendo il dono della parola, che per qualcuno non sarebbe neanche un male.

Sei lì, dal tuo parrucchiere di fiducia, il mio per esempio è un coiffeur per signore, e non sai che dire. Cavolo, una volta il parrucchiere/barbiere sapeva più peccati del parroco del paese, insomma, i giornalisti di novella 2000 andavano da lui per avere nuovi gossip, non ti giudicava, ascoltava i tuoi peccati e non ti dava la penitenza, te la cavavi con uno shampoo alla camomilla e il dopobarba Aqua Velva, che ti sembrava di mettere il viso nel forno a microonde da quanto ti bruciava e dopo ti venivano due gote rosse come il babbuino della Guinea durante la stagione degli amori. Non a caso il serial killer Gary Ridgway la usava come antisettico per coprire l’odore delle vittime. Per dire.
Se prima era una specie di barbiere di Siviglia, adesso sembra uno sciampista di Orbetello: niente confessioni, niente sputtanamenti di coppie fedigrafe, niente di niente, solo una carrellata di teste fonate, mesciate, rasate, tutte rigorosamente mute e chine. Si chine sullo smartphone. Sembra di stare alla messa del 2 novembre in una chiesina dell’entroterra siciliano, tutte queste comari col capo basso, solo che invece di snocciolare il rosario, scandagliano la lista degli amici per taggarli nella foto postata con il nuovo taglio di capelli sulla bacheca. Così, prima che il solerte parrucchiere abbia finito la messa in piega, loro hanno già collezionato 127 mi piace e 34 commenti, tutti uguali: “wow sei pheega” (che questo nuovo slang mi sta contagiando e per essere alla moda inizio a scrivere phorno, phagioli e phiglio…anzi, grandissimo phiglio…). Se vi capita di passare di fronte ad un parrucchiere e vedere il negozio vuoto, state tranquilli, probabilmente è bravissimo a fare il suo lavoro, semplicemente gli manca il wi-fi.

Secondo me il problema non è da sottovalutare, almeno nel mio caso, sono arrivato al punto che preferisco trovarmi in sala d’attesa con sconosciuti piuttosto che con conoscenti per non avere l’obbligo di interagire con loro, oppure di fingere improvvise telefonate quando incontro il mio vicino al cassonetto della differenziata. In certi momenti non solo non so cosa dire, ma addirittura non riesco ad articolare le parole, figuriamoci pronunciare una frase di senso compiuto. Domenica scorsa ero a pranzo dai miei genitori, ad un certo punto il cellulare di mio padre vibra “uffa, chi è che rompe i cogl…ehm le scatole mentre si mangia?”…Ero io, gli avevo mandato un messaggio  “mi passi il sale?”

Uscire di casa sta diventanto una sfida tra le più difficili, leggendo un forum che visito spesso per copiare prendere ispirazione, ho scoperto che ci sono persone che escono di casa e incontrano altre persone. Si guardano senza i filtri di instagram, sorridono senza emoticon, parlano senza digitare e si toccano pure. Ma secondo me è una leggenda metropolitana, come il coccodrillo nelle fogne.

Ho un pinguino dentro al letto e io non sono Bruce Willis.

Pinguino canottieraOggi vorrei cercare di scrivere un nuovo capitolo nella categoria “uomini e donne”, è da un po’ che mi frulla in testa e dopo aver aperto almeno quattro bozze e averle tutte cestinate vediamo se stavolta è quella buona. Anche perchè se continuo così avrò una maggiorazione della tassa sui rifiuti e sinceramente non è proprio il momento migliore.

Care donne, stavolta tocca a voi essere messe sotto torchio, che dai, non posso mica prendermela sempre con i maschietti, su.

Ecco, inizio subito sparando una sentenza: Secondo me una delle cause di divorzio, interruzione di relazione, bruschi addii, è la biancheria da notte femminile. E in particolare, lui, l’abito serale per eccellenza…il pigiama.!
Ho come la sensazione di sentire un caricamento di munizioni in una carabina (quasi quasi cestino anche questa bozza).

I più gettonati sono con gli orsetti, i cuoricini, le bamboline, gattini …in cotone, o peggio flanella, con colori che più che riposo evocano mal d’auto.

Cavolo ma esiste un bon ton anche per la vita di coppia ! Il problema principale è che il consolidamento di una relazione è inversamente proporzionale all’uso di sottovesti e perizomi. La mancanza di formalità di solito porta a lasciarsi andare alle peggio cose e diciamocelo, un pigiamone di flanella è una delle cose peggiori che un maschio sano possa incontrare durante il tragitto dal bagno al materasso. Ma anche per noi uomini adagiarsi è deleterio, quindi è vietatissimo girare per casa con i calzini di spugna bianchi e la tuta bucata, che tanto non ci vede nessuno. Cristo santo, ci vede lei!

E’ un discorso vecchio come il mondo, la relazione inizia in seta frusciante e pizzo e poi finisce sempre in mutandoni a coste e scialle della nonna. Questa decadenza, da entrambe le parti, dovrebbe essere considerato un reato penale. Passare dalla trascuratezza estetica a quella sentimentale è un attimo, perchè dai, anche se brutto da dire, noi uomini (ma anche voi donne, ne son sicuro) abbiamo continuamente bisogno di stimoli “giusti”. Quando nasce una storia il desiderio è bello vivo e vegeto, basta uno sguardo per accendere una miccia e siamo pronti a saltarci addosso anche se uno indossa un parka della Lapponia e l’altra uno sarong cambogiano, dopo qualche anno il desiderio vegeta e basta. E’ necessario quindi dargli un aiutino e uno scafandro di pile (detto pail) con la facciona di un animaletto non è sicuramente la cura migliore. Che poi già ti vedi nella posizione del missionario con quel maledetto pinguino che ti fissa con occhi sbarrati e tu ti deconcentri facendo di tutto per evitare il suo sguardo. Senza successo. Così lui raggiunge il suo scopo e tu che pensi “non scopo” (vi lascio il libero artitrio sulla tonalità degli accenti).

Adesso non voglio fare l’elogio del perizona,degli slip brasiliani o del filo interdentale,  ma ogni tanto belle signore sacrificatevi un minimo, per noi, ma anche per voi, perchè alla fine avrete anche voi la vostra dose di soddisfazione e anche se immagino (e ripeto…immagino) che possa dare fastidio avere qualcosa che si incastra dove non batte il sole, fateci contenti, vi assicuro che il tempo del disagio sarà limitato, certi indumenti non sono fatti per essere indossati a lungo. E noi uomini…dai, noi cadiamo nei soliti luoghi comuni, su, diamoci una pettinata, ora non dico di lavarsi i piedi, ma almeno una sciacquata alle ascelle ogni tanto non ci farebbe male e poi vogliamo deciderci a buttare nella spazzatura quella canottiera bianca da muratore moldavo? Vi svelo un segreto: non siamo sexy con quell’affare addosso, non assomigliamo affatto a Bruce Willis in die hard, ma ad Umberto Bossi col sigaro alla festa della Padania, inoltre passare le domeniche sul divano con la barba incolta, i capelli pettinati con i petardi e le pantofole della squadra del cuore non è sicuramente la terapia d’urto ottimale per risvegliare la libido della partner.

Organizzare un pigiama party con il compagno puo’ essere un’idea carina, ammesso che sia attuata massimo una volta al mese, perchè ritrovarsi una sera si e l’altra pure a sbriciolare croste di pane nel letto e addormentarsi con pezzetti di pizza nei capelli non è romantico, è da senzatetto.

Diamo una rinfrescata al nostro guardaroba notturno e la nostra intimità ci farà un applauso, e se proprio sentiamo il desiderio di vedere animaletti coccolosi non cerchiamoli nell’armadio, facciamoci un giro al bioparco.

Tutta colpa della corteccia parietale.

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Parliamo di luoghi comuni. Wow che argomento originale. Tranquilli, non voglio assolutamente sfatarli, anche perchè sono quasi tutti veri, ma da uomo ci tenevo a sviscerarne alcuni che ci riguardano da vicino. Inizio a parlare al plurale perchè, se le amiche si vedono nel momento del bisogno (e infatti vanno al bagno in coppia), la solidarietà maschile serve a confortarci e a darci ragione l’un l’altro.

Noi uomini amiamo il calcio, le auto, le moto, la lotta, le costruzioni della Lego e i film di azione, si ok, anche film di “altro” genere, basta che ci sia movimento.

L’aspetto che ci differenzia maggiormente dalle donne è: il modo di comunicare!
Le donne comunicano tramite la parola, eh lo so, bella scoperta, raccontano cosa stanno vivendo, chiedendo consiglio, piangendo o sorridendo.
Noi uomini no. O almeno, non così tanto.
Non è che non proviamo emozioni e sentimenti, solo che non ci piace raccontarli. La maggior parte delle volte ci fan sentire esposti, indifesi, attaccabili.
La nostra corteccia parietale prende possesso del pensiero e noi non ci sentiamo a nostro agio a raccontarvi il nostro animo.
È allora che entra in ballo il calcio, l’auto e la Lego creator.
Noi ci esprimiamo così, è così che vi raccontiamo come stiamo. Può sembrare qualcosa di animale, forse anche sciocco, ma saremo così sempre, e si può solo accettare.

Se avremo voglia di stare con voi, di sentirvi parte di noi, non verremo a sederci sul divano raccontandovi quanto sia gioia per noi la vostra presenza, ma vi abbracceremo da dietro, o vi terremo la mano in strada.
A volte si pensa che noi uomini siamo chiusi, che abbiamo paura di esporci, che non abbiamo cuore.
Ricredetevi.
Ricredetevi perché, se imparerete a conoscerci, capirete che uomini e donne fanno la stessa cosa, solo si esprimono con linguaggi diversi. E mentre voi chiederete scusa noi laveremo magari i piatti a casa, o porteremo dei fiori, forse solo vi baceremo.
Mentre voi nella rabbia piangerete o urlerete noi prenderemo l’iphone e lo scaglieremo per terra mandandolo in frantumi, o saliremo in macchina guidando a centonovanta all’ora o a giocare a pallone con gli amici.

E se davanti ad un problema voi chiederete consigli alle amiche, noi andremo davanti alla nostra auto e ci sporcheremo le mani con l’olio del motore.
Certo, alcuni uomini parlano a parole più di altri, a seconda della sicurezza che hanno, ma se starete attente vi accorgerete che nei piatti lavati in silenzio, in quel calcio al pallone troppo forte perché entri in rete, quelle ore spese davanti ad un motore perfettamente funzionante armeggiando solo per sistemare ciò che è già sistemato, ci saranno le nostre scuse più sincere, tutta la foga della nostra rabbia, e l’ansia dei nostri problemi.
Vi svelo però un segreto.
Non chiedeteci mai come stiamo.
Non forzateci a raccontarvi nel dettaglio i tormenti della nostra anima e nei nostri pensieri.
Volete capirci?
Guardateci in quella partita di pallone, anche se magari il calcio non v’interessa. Asciugate i piatti che laveremo, e sapremo che avrete compreso le nostre scuse, chiedeteci come va il motore, e sapremo che ci siete accanto.
Alcune donne dicono che vorrebbero che i propri uomini le parlassero di più, raccontassero loro tutto ciò che sentono.
State attente a quello che desiderate, perché non lo volete davvero.
Sinceramente non volete davvero che il vostro amico, fratello, ragazzo o marito vi racconti qual è il suo tormento, cosa lo genera e come vorrà risolverlo. Non volete perché vi piace essere ascoltate, e noi uomini, se ci impegniamo, siamo anche bravi a farlo. Se fossimo noi quelli da ascoltare, se fossimo noi quelli che a volte han bisogno di piangere, i ruoli sarebbero invertiti, e a voi toccherebbe il calcio, la macchina e tutto il resto, e non lo volete davvero.

A volte serve un uomo per capire un uomo, non c’è altro da fare.
Voi stateci accanto, osservateci senza farci sentire sotto esame, e imparerete a comprenderci, a risponderci secondo il nostro linguaggio, noi ci impegneremo ad assumere il vostro e pian piano i linguaggi si mescoleranno, ma con calma.
Ogni cosa ha i suoi tempi.

A voi il compito di farci un solo, semplicissimo favore: accettare le nostre scuse come reali. Sappiamo, voi e noi, che non son vere, ma fingete di sì.
Vogliamo essere il principe, nella storia, nessuno spera di diventare il re.

Il Natale a febbraio.

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Chi mi segue da un po’ lo avrà capito, non riesco ad essere puntuale, e non intendo solo come orario, ma più in generale, proprio come date, si tipo, fare il regalo di Natale a febbraio. Arrivo sempre un po’ dopo. Che in alcuni casi puo’ essere pure divertente vedere la faccia di chi riceve il dono in un giorno che non c’entra niente.

Ho immaginato di vivere in un mondo parallelo, capovolto, dove le cose vanno al contrario. In questo mondo il femminismo la fa da padrone. Ed è decisamente un inferno.

Noi uomini siamo esseri umani di serie b, la nostra virilità è castrata dai luoghi comuni e dagli inaccettabili atteggiamenti delle donne che ci sottomettono in ogni modo possibile.

Siamo costretti ad andare in giro con la gonna, perchè se per caso indossiamo un paio di pantaloni un po’ più sgargianti c’è sempre qualcuna che ci tocca il culo sugli autobus, che poi se una di loro ci mette la mano sul “pacco” puoi farci ben poco, te la sei cercata, punto e basta. E’ consigliabile radersi ogni giorno, che la barba incolta fa troppo “sesso”. Se disgraziatamente quella mattina il tuo Gillette bilama ha dato forfait…son davvero cazzi…anzi…fighe.

Ti ritroverai addosso gli sguardi lussuriosi delle passanti, noterai gomitate e risatine d’intesa e commenti del tipo “chissà quello lì quante se ne è fatte, che se le metti tutte in fila ci arrivi a Pechino”.

Entri a prendere un caffè e la barista ti fa subito gli occhi allupati, cercando di sbirciare nella scollatura della tua camicia sbottonata dalla quale spunta un ciuffetto di peli, tipo cinghiale abruzzese. Non azzardarti a mangiare la pizza con le mani e a scolarti una birra tutta d’un sorso con rutto psichedelico a correzione, avrai immediatamente un gruppetto di almeno sei fanciulle che faranno a gara per estorcerti il numero di telefono.

Sei condannato a fare la doccia almeno tre volte al giorno, che se per caso te ne vai a spasso odorando di babbuino bagnato, ti ritroverai a dover fronteggiare uno stuolo di valchirie pronte ad assalirti a colpi di complimenti sboccati e suonate di clacson.

Non farti illusioni, puoi metterti tutti i tacchi a spillo che vuoi, potresti essere pure uno dei sette savi, avere un q.i. pari a “più infinito”, sarai comunque bollato come “bello ma stupido”, dovrai farti un mazzo come un cesto di vimini per dimostrare quanto vali a quella donna seduta davanti a te con l’aria saccente e odiosamente superiore, che ha di te la stessa stima che ha Silvio per Francesco Foti, il giudice di Forum.

E’ inutile che ti affanni a fare straordinari e gesti di riverenza, non riuscirai mai a guadagnare quanto le tue colleghe del piano di sopra, anche perchè, gli uomini, al piano di sopra non ci arriveranno mai, neanche dalla scala anti incendio.

Quando la sera esci dal tuo ufficio ricordati di non passare da quel vicolo buio, o almeno fallo insieme a qualche collega maschio, tenete strette le vostre borse e non rallentate mai il passo, neanche se cade un meteorite, che questo quartiere di notte fa schifo e c’è sempre qualche ronda di bionde arpie bastarde pronte ad approfittare di voi.

Lo so che non avete nessuna voglia di tornare a casa e trovare vostra moglie sul divano che si scaccola con l’alluce del piede sinistro, con la lavatrice ancora da stendere, i piatti del giorno prima da rigovernare e la tavola ridotta come la discarica di Malagrotta. Non vi lamentate, in fondo siete uomini, è compito vostro, dai non fate gli ingenui, lo sappiamo tutti:mutande da lavare, camicie da stirare, pranzi, cene, pulizie, pannolini dei bimbi, spesa…(e potrei continuare per ore) spettano a voi, oh, che volete, lei ha lavorato sei ore piene, poi calcetto, e aperitivo, è stanca morta, mica puo’ fare tutto lei. Ecco, magari evitate di passare l’aspirapolvere sul tappeto di sala durante la partita, che fate un casino bestiale e lei deve pure alzare i piedi. E finitela di rompere i coglioni (ops scusate..le ovaie) con questa storia di portare fuori l’immondizia, non lo vedete che deve terminare il torneo di Fifa 2014?, lasciatela in pace, che il cassonetto mica lo tolgono stanotte.

E smettete di inventarvi finti mal di testa, che cazzo, son donne, hanno le loro esigenze e se non glielo date voi, vanno a dare cinquanta euro al senegalese in tangenziale, così imparate a fare i preziosi.

Sentite, ora ve lo dico chiaramente: avete veramente scocciato con questa storia delle quote azzurre in politica. Ma che capite voi di come gira il mondo. E cosa pretendete, mica possiamo ridurre il parlamento ad una combriccola di mignotti dal petto villoso, rassegnatevi, siete inferiori, accontentatevi di un ministero sulla famiglia e festa finita, anzi, dovreste pure ringraziarle queste donne così magnanime.

E infine piantatela di fare le vittime, capirai che tragedia se ogni tanto la vostra compagna vi da un ceffone, se le fate saltare i nervi è il minimo che vi possa capitare, che volete, non vi fa mancare niente, siete serviti e riveriti, a costo zero. Quindi, un occhio nero ogni tanto è fisiologico e non date ascolto a vostro figlio di cinque anni, lui è un bambino, che volete che ne sappia di cosa sia la vita vera. Anche se a volte vi dice “papà, se restiamo qui prima o poi la mamma ti uccide”.

Ogni tanto varrebbe davvero la pena fare un giro su questo pianeta parallelo, anche solo una volta nella vita. Sarebbe utile.

Ecco, questo voleva essere il mio contributo, in netto ritardo, alla giornata contro la violenza sulle donne. Il regalo di Natale dato a febbraio.