L’isola all’orizzonte.

 

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Ai viandanti senza méta, ai fuggiaschi dei respiri, ai sognatori in controluce. A tutti quelli che continuano a cercarla senza sosta.

Non dubitate, esiste davvero, un po’ come Atlantide, un po’ come “Il bacio” di Klimt, come le ossessioni, come le tempeste improvvise, i concerti all’aperto.
Lei è reale, come gli amori nei sonetti di Shakespeare, il senso di vuoto fra le dita, il sapore del vento sulla lingua. Come il mare. Dentro. Che allaga il torace.

Lei si lascia toccare, come un’anima tiepida in un letto disfatto, come un’amante in armatura e calze a rete, come una voglia insoddisfatta, un diamante dietro a un vetro, un odore di ricordi

Tutti la stiamo cercando, anche chi si ostina a non ammetterlo, ognuno a suo modo, anche chi si è arreso, la cerca di nascosto, magari al buio per non farsi vedere, magari protetto da un “io me ne frego”.

La parte più difficile non è trovarla, ma saperla riconoscere. Perché lei è sfuggente, come le idee più segrete, è quasi trasparente, come un bambino che scrive su un vetro.
Lei è devastante, come una vedova di trent’anni che vuol capire, un mercenario senza più nome che vuole amare, un condannato pieno di sogni senza catene.

È intrigante, come un sospiro sul collo scoperto, come infilarsi le mani addosso in mezzo alla gente, come trovarsi in una stazione alle due di notte.

Lei è rabbiosa, ammaliante, testarda, indifesa, capricciosa, leggera, esaltante, sincera, spiazzante, vogliosa. Lei è viva.

Tutti l’abbiamo cercata, molti lo stanno facendo ancora, altri l’hanno lasciata fuggire. In pochi, pochissimi l’hanno trovata sul serio. Sono quelli che si ostinano a dire che esiste davvero.

E allora non importa se siamo viandanti, fuggiaschi, sognatori o magari solo dei poveri illusi, no, non importa, andiamo avanti, che forse da qualche parte esiste davvero la nostra isola all’orizzonte. La nostra forma di America.

“Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America. “ (Alessandro Baricco)

In qualunque direzione stiate andando, fate attenzione, che qui non è Hollywwod.

Uno sguardo in Irlanda.

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Ci sono mari sconfinati e ci sono scogliere che li contengono. È così e niente potrà sciogliere l’abbraccio che li unisce.

Vivo da sempre in una città di mare e tutte le volte che mi trovo a passare sulla strada che costeggia la scogliera devo rallentare, a volte fermarmi e guardare verso l’infinito. Succede ogni maledetta volta. E da sempre, in quel preciso istante, nasce un’emozione che mi seduce. Ogni volta.
Ho sempre creduto che esistano due tipi di emozioni, quelle che si fermano agli occhi e quelle che arrivano allo stomaco.

Sì, perché certe sensazioni si piantano dentro, come certi gesti o certi amori.
E non importa se poi il momento passa, il senso di vuoto che toglie per un attimo il fiato ormai è dentro, giù, in fondo. Ormai fa parte di noi e nessuno potrà mai toglierlo da lì. Siamo legati, come il mare e la sua scogliera.

Ci sono emozioni che seducono il nostro stomaco, sono piccole cose, magari piccoli gesti, come una donna che si sposta una ciocca di capelli dagli occhi, ma lo fa in un modo che ci sorprende, lei neanche sa di quanto sia irresistibile in quel momento, di quanta bellezza sia capace di sprigionare, una bellezza che fa quasi male, come fosse un fastidio. Lei non lo sa di aver agitato il nostro mare, di aver fatto nascere una nuova emozione che ci seduce.

E non ci saranno liti o parole sbattute sul tavolo che riusciranno a strappare via quella scheggia dal respiro. Sarà così ogni volta che la guarderai negli occhi e ci vedrai l’Irlanda, o la vedrai sorridere e sentirai l’odore della Normandia, muove le mani e tu sei seduto su uno strapiombo portoghese, con l’Atlantico che minaccia tempeste.
E ti ci perdi in quegli occhi e in quei sorrisi e anche se lei smetterà di guardarti non importa, tu sentirai ancora il mare sotto di te che tira cazzotti agli scogli.

Perchè ormai sei là e se l’amore è volubile, tu non smetterai di pompare il salmastro nei polmoni, né di guardare i vortici dell’acqua, né di sentire le grida della tua emozione che ti seduce.

E allora non fa niente se lei se ne andrà, se porterà con sé i sospiri, i silenzi, i giardini d’estate, i baci voluti e quelli mai dati, i morsi alle labbra, le 9 e 40 e i giorni di vento, le strade in campagna e le ore a parlare, i biglietti non scritti i “noi ci sentiamo”, i sogni e i cassetti, i parcheggi assolati, il tempo in attesa di un treno in arrivo, i “dammi le mani, non senti che tremo”, restiamo in silenzio che voglio sognare, che è il nostro modo di fare l’amore.

Ci sono mari e ci sono strapiombi, a volte mancano sia gli uni che gli altri, esistono solo alcuni impercettibili sospiri interrotti, che resteranno dentro lo stomaco in attesa di una scogliera e della sua emozione che ci seduce.

” Ci sono cattivi esploratori che pensano che non ci siano terre dove approdare solo perché non riescono a vedere altro che mare attorno a sé.” Francesco Bacone

Se vi capitasse di viaggiare e incontrare la vostra scogliera, se volete, senza impegno, mandatemi una cartolina

Il mio giorno che non c’era.

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Sono uno in mezzo a tanti, trasparenti agli occhi dei passanti, qualcuno le attraversa con spiazzante indifferenza, ma loro rimangono impassibili e ci restano vicino. Le persone che ci fanno stare bene.

Restano con noi e ci aiutano a coprire i segreti, li chiudono a spranga senza fare domande. Sono il nostro riscatto da una vita spoglia, sono quelle che ci tirano via dalla periferia dei giorni grigi, danno un motore al nostro mistero per farci reagire, per non lasciarci morire tra un addio e un rinvio.

Sono loro che ci accompagneranno nella nostra corsa brada oltre il confine, stringeranno il nostro braccio mentre viviamo la nostra odissea alla ricerca di chissà che cosa, sono il nostro ballo di quartiere, la barca a vela dietro a un mare grosso di bufera, il respiro dopo aver stramazzato il fiato.

Sono tutte qui e altrove le persone a cui tengo davvero, sono mio padre che dice “se io non sono stato, allora cerca tu, di essere un grand’uomo”, sono io quand’ero un ragazzo di pianura a caccia di un tuono da calmare, sono coloro che mi hanno aiutato a fregare il mio destino mentre mi rubava nel frattempo tutti quanti gli altri me, sono quelli che mi accompagnano nei miei passi all’assalto di un sogno che forse non avrò mai, sono quelli con cui cerco di ingannare la sorte a mani nude, quelli con cui mi siedo un metro dopo l’orizzonte senza dirsi una parola.

Perchè voltarsi e trovarle lì, le persone che mi fanno stare bene, è come vivere un giorno che non c’era, come salpare piano da un molo, come vedere qualcuno che ti aspetta sul marciapiede con un tamburello, come ricevere un messaggio di contrabbando sul precipizio di una serata presa a calci, quando ti senti libero e servo, poco santo e troppo poco peccatore.
Come quando ti baci in bocca una sconvolgente verità.

Sono quelle di cui mi innamoro dentro casa, quelle con cui mi sento libero di sfilare la camicia da dentro i pantaloni, quelle che mi calmano con un sorriso, quelle che non lo sanno neanche quanto mi fanno stare bene, che mi ascoltano, mi prendono per i capelli ma solo per farmi tornare a respirare, quelle che “dimmi solo cosa devo fare”.

E allora vorrei tenermele strette le persone che mi fanno stare bene, perchè riescono a vedere il matto che c’è in me. E non lo giudicano. Seguono il mio vento. E non si lamentano. Perchè sanno che dentro me c’è un pò di un altro uomo. Ma se ne fregano.
Perchè mi somigliano le persone che mi fanno stare bene.
Perchè siamo storie di un secondo e allora quando ne incontro una, ci penso un po’, ma alla fine glielo dico: “Per fortuna che ci sei”.

A questo punto di solito metto una citazione più o meno famosa, giusto per darmi un tono, questa volta cito una persona che non conosco per niente, l’ho scoperta su facebook ed è stata una folgorazione. Lei si firma Sabi e la sua pagina è Via Paolo Fabbri 43.

“Mi piacciono quelli che viaggiano senza valigie.
Mi piacciono quelli che se ne vanno, senza permesso. Quelli che piangono e non ti dicono il perchè.
Mi piacciono quelli che perdonano e quelli che non piangono mai. O almeno così dicono.
Mi piacciono quelli dei romanzi rosa, che poi te lo immagini sempre il protagonista.
Mi piacciono gli eroi, quelli a cui non frega niente del “vivere o morire”, ma ci provano. Provano, col coraggio pauroso, a credersi forti.
Mi piacciono quelli che se ne vanno sempre e lasciano pezzi in giro.
[Sabi

Per essere un po’  meno soli.

Cercando un accordo in La minore.

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Questa è una storia cattiva, iniziata in una notte cattiva.

Una di quelle notti in cui cerchi il profilo della vita fra le cose sconosciute, e il buio serve a fantasticare, una notte in cui l’anima può gridare per risvegliare la tua coscienza dal torpore. Una di quelle notti in cui l’unica cosa giusta da fare è partire.

E ti trovi lì in mezzo fra peccatori e santi e tu non sei mica Dio, non cerchi niente, e rimani lì in bilico fra l’essere il boia o il condannato.
Una di quelle notti in cui devi scegliere se vivere e farti male o stordirti e ovattare l’inquietudine.
Perchè è sempre quello il punto: scegliere.
E ogni scelta comporta una rinuncia, è un compromesso che devi fare con la tua esistenza e alcune persone proprio non ci riescono a fare compromessi.

Scegli il vestito da mettere, le strade da percorrere, le persone da frequentare. E ti senti libero, o almeno, hai l’impressione di esserlo, che comunque non è poco.

Ma come dicevo, questa è una storia cattiva e in quella notte cattiva qualcuno scelse di vivere e farsi male, almeno quella sera e uscì da un locale alla moda, pieno di gente alla moda, con bicchieri colmi di cocktails alla moda.
Uscì con l’intenzione di vedere il mare, che poi, vedere il mare alle tre di notte in una sera di novembre non è neanche tutta questa bellezza, però era il suo modo di lucidare un sogno.
Ma quelli come noi ad alcuni sogni non possono neanche avvicinarsi, forse perchè troppo vicini al cielo o più semplicemente perchè c’è qualcuno che sceglie per noi, magari mimetizzato fra le persone comuni, magari nascosto dentro un Suv con gente che quella notte, come altre notti, ha scelto di affogare le sue paure dentro un paio di bottiglie di vodka. E all’incrocio dell’esistenza tira dritto. E investe il tuo sogno mandandolo in frantumi. E mentre sei lì a capire cose che ti sfuggono ti viene da sorridere pensando “cazzo…proprio stasera no!”.

No, io non c’ero, in quella notte cattiva ero altrove, a parlare di scemate a lucidare altri sogni, a cercare accordi in La minore, che era l’unico modo che avevo per rimanere a galla. Lo conoscevo bene il protagonista di questa storia cattiva e si, ok, non era un santo, ma come direbbe Vecchioni “se l’hai messo vicino a un assassino toglilo di lì Signore”, che in fin dei conti voleva solo vedere il mare alle tre di notte.

Non c’ero ma da quella notte ho cercato di aggrapparmi ai miei sogni più ruvidi, perchè questa è la vita che mi sono scelto, questa è la vita che mi seduce, come un’amante che mi scopa e mi addormenta e sparisce al mattino senza lasciare il numero, so che mi ingannerà, che mi leggerà la mano inventando nuove linee e nuove traiettorie, come le zingare da quattro soldi, non ne capirò il senso, non avrò il tempo di farlo, perchè il tempo è una dimensione che non riesco a gestire. Ma voglio continuare a rincorrere onde notturne e a dormire ancora un pò cercando il profumo del mare alle tre di notte.
E allora non mi resta che aspettarla con il cuore in gola e se lei continuerà a scoparmi pazienza. Io continuerò a farci l’amore. Con la mia vita che seduce.

Non so quante altre notti come quella ci saranno, quante altre storie senza uno straccio di lieto fine, davvero non lo so. L’unica cosa che posso fare è continuare a cercare un accordo in La minore in attesa di vedere l’alba che nasce ad oriente.

“La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli” (Nietzsche)

Accompagnato da questa.

Donne che sorridono

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Come l’odore lasciato da un temporale, il silenzio di una sera di fine Marzo, il regalo più bello per gli occhi di chi osserva sono le donne che sorridono con il cuore.

Quel sorriso è una coperta che nasconde il passato, i dolori non si dimenticano mai del tutto, ma almeno durante quei secondi infiniti, si allontanano un pò e smettono di graffiare le pareti dello stomaco. Perchè le donne sanno rinascere, in qualche modo ci riescono sempre, anche quando non vogliono farlo.

E poi le vedi, il loro viso si rilassa, le labbra si espandono e ti accorgi che qualcosa sta salendo dalla terra, le pervade e gli occhi si dilatano per accogliere tutta la forza di quel sorriso.

E tu che guardi distratto realizzi la potenza di quel miracolo.

Si perchè quel sorriso, le donne, se lo sono guadagnato, hanno dovuto ritrovare tutti i piccoli pezzi lasciati in giro per la vita, hanno superato sofferenze che nessuno mai potrà comprendere fino in fondo ed ognuna di loro è stata costretta a dimenticare qualcosa, una maledettissima cosa che proprio non ne voleva sapere di passare.

Perchè tutte, indistintamente, almeno una volta nella vita, anche solo per un istante lungo un secolo, magari riuscendo a nasconderlo, si sono ritrovate ad odiare un uomo.

E lì, in quel preciso istante, vi siete difese, ognuna a vostro modo, alcune avete sopportato, perchè quando una donna ama sopporta, per il bene dei figli, per quello del vostro compagno, perchè in quella storia avete investito tutte voi stesse e ci avete buttato dentro talmente tanto cuore che sarebbe impossibile riprenderselo tutto e andate avanti e vi ripetete che alla fine state bene anche così.
E il mare sotto di voi si alza di un centimetro.
Altre si sono ribellate, hanno chiuso porte, evitando di rimanere incastrate in altre storie, convinte che evitare sarebbe stato sempre meglio di soffrire, sono salite in sella e hanno iniziato a guidare che tanto loro non hanno bisogno di nessun altro, che se la sanno cavare da sole, che la casa vuota e silenziosa non era poi così male, anzi, che si erano abituate a quel vuoto
E le pareti si stringevano di un metro.

Ma siete cresciute, passo dopo passo, per quell’istinto che solo voi avete, di non stare troppo a crogiolarvi nel dolore, che poi magari uno ci si abitua e non lo sente neanche più.

E alla fine è successo. Siete riuscite a sorridere con il cuore ed è iniziato il percorso della vostra nuova vita. Non sorridete per compiacere qualcuno, sorridete per voi, perchè avete imparato ad amarvi di nuovo e ve ne fregate dei giudizi, vi rispettate e niente e nessuno potrà mai cambiare questa condizione, la vostra consapevolezza sarà la prova inconfutabile di ciò che siete riuscite a diventare, potrete subire ancora e soffrire ancora e odiare ancora e incazzarvi ancora, perchè tutto questo fa parte dell’animo umano, ma lo farete con la certezza di non essere inferiori e se accetterete compromessi sarà solo una vostra decisione.

Più di qualunque meraviglia esista in natura, le donne che sorridono con gli occhi ti tolgono il fiato.
E chiunque le incontri dovrà prendersi cura di quel sorriso, perchè se lo sono veramente guadagnato.