Il carro dell’Orsa Maggiore.

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C’è una distanza incolmabile, una misura infinita, un punto perso nel nulla, fra la disfatta e la vera gloria.
Sono i millimetri che ci separano da un bacio.

Quella è l’unità di misura dell’anima, il confine fra un sorriso e un sospiro, la chiave che serve ad aprire il carcere del cuore.
È lo spazio tra un pianeta e il suo satellite, lo squarcio di un’emozione messa a lutto, la distanza fra il vivere e il sopravvivere.
È il percorso che separa i respiri, il sogno allo specchio di un salto senza rete, il secondo più lungo di un giorno immortale.

Sono quelli, i millimetri che ci impediscono di mescolare le nostre esistenze, è la voglia che urla di non stare più soli, quel battito improvviso come nella notte un tuono, un passaggio di stelle fra l’anima e la pelle, il sentiero che ci lascia qui, liberi e servi.

È quel tempo meschino, che fa crescere una fame incessante al gusto di rivolta e rassegnazione, quel vento di uragani che ci sfiora le mani, è l’attimo eterno prima di staccarsi piano per salpare via da un molo, il nostro sguardo intatto di latitudini da esplorare, la realtà di marciapiedi che si scontra con le vertigini di un’illusione clandestina.

È quello spazio di cielo più sereno, dove tirare tardi fra sbuffi di incoscienza e di impaziente frenesia, è la buona compagnia dentro una cantina d’inferno, un’esistenza passata in attesa fino a scordarsi per quale motivo dover respirare.
Sono gli anni passati a guardare il nostro brivido di fronte, il percorso di un viaggio indeciso contro un richiamo ammaliante.

È quella, la distanza più difficile, quella che separa due labbra, che non sono due labbra, sono due vite, non sono due bocche, sono due costellazioni e se le guardi vedi il carro dell’orsa maggiore, non sono due corpi, sono due voci che vibrano insieme e se le ascolti senti Maria Callas in Casta Diva.

Quel bacio è lì, in attesa, aspetta solo un atto di coraggio.
Io di strada ne ho fatta e sono arrivato fin qui, di quel bacio ne sento il sapore, però ti prego, questi due millimetri adesso falli tu.

“Beato cioccolato, che dopo aver corso il mondo, attraverso il sorriso delle donne, trova la morte nel bacio saporito e fondente delle loro bocche.” (Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto).

O vinci o vai a casa.

Mi chiamo Carlo e son morto che avevo vent’anni, era un giorno d’Ottobre in un tramonto un po’ stanco. Perché la regola è questa: o vinci o vai a casa.

Ho lasciato i discorsi e gli sguardi d’intesa, di chi guardava e rideva del mio passo indeciso, ho gettato in un fosso la mia corazza da uomo, che l’involucro non conteneva la mia vera natura. Ho incendiato i vestiti da persona perbene e non serviva più a niente gridare “non è vero” e non serviva più a niente dare pugni sul muro, la mia battaglia interiore doveva finire, non restava che accettare ciò che ero davvero.

Avevo sogni diversi, dovevo solo capirlo, non riuscivo più ad ignorare ciò che mi rimandava lo specchio, non c’era cura al mio male che mi mangiava i respiri, dovevo lasciare per sempre i miei giochi in soffitta. Avevo preso gli schiaffi, le pedate e gli insulti e quest’ultimi lo giuro, facevano male davvero.
Ho capito che era finita quando ho visto quegli occhi profondi, il mio cuore impazziva su quelle labbra di cera e quelle mani di neve mi strappavano via gli ultimi istanti di vita.
Non c’era niente da fare potevo solo morire. Chiedo scusa ad oltranza per non essere riuscito a mentire a me stesso, ci ho provato davvero a continuare ad essere un uomo, ho tentato ad alzarmi quando mi urlavano contro “mettiti in piedi soldato”, ma le gambe tremavano e tornavo al tappeto.

Non capisco davvero cosa sia andato storto, volevo solo essere uguale a chi mi stava vicino, ed invece il destino ha alzato la posta, ma lo accetto e sorrido che in fin dei conti sto bene. Anche se sto per morire.

Mi chiamo Carlo e ho vent’anni e da quando sono morto mi sento felice, non ho più paura dei sorrisi beffardi, ho alzato i guantoni e so schivare gli insulti e continuo a volare in questo tramonto un po’ stanco, e la brezza leggera mi riempie i polmoni, ora riesco a vedere i miei passi sicuri e della strada che ho davanti non si vede la fine, posso amare davvero quei due occhi inquietanti e la voglio gridare questa voglia di vita, perchè il cuore non fa caso alle convenzioni del mondo.
Sono Carlo. E da ieri amo Giulio, sono dovuto morire per poterlo accettare, ho dovuto spogliarmi del ricordo di me, ma ne è valsa la pena, sono rinato me stesso, sì, ne è valsa la pena perché ho vinto la vita.
E in questo mondo si sa: o vinci o vai a casa.

“Sedevo accanto alla creatura amata, e ascoltavo le sue parole. La mia anima prese a vagare tra gli spazi infiniti e da lì l’universo appariva simile a un sogno, e il corpo simile a un’angusta prigione.”KAHLIL GIBRAN

Dedicato a tutti quelli che hanno cambiato pelle, che sono stati feriti a morte e che portano in giro il loro diritto di essere felici. – I’do anything for love

#lasciamisognareinpace.

Esistono cose che non riusciamo a vedere, ma questo non significa che non ci siano.

Quando ti imbatti in una di esse, meravigliati. Sono le illusioni, i sogni, i desideri.
E quindi stupisciti che son fatti per quello, per essere vissuti per quello che sono: punte di spilli di magia assoluta e la magia non va spiegata.

E allora assaporale le gioie infinite, ma anche i dolori, che serve comunque per imparare a gestirli, come quei mostri che ti mangeranno il sonno, come quel senso di vuoto assordante che sentirai ogni volta che perderai il passo, per fermarti a guardare due occhi graffianti, che ti prendono alle spalle e non ti molleranno più.

E allora innamorati e gridalo al mondo, che c’è bisogno di un po’ di frastuono, che a fare silenzio si prendono spintoni, che a fare silenzio si viene calpestati.
Innamorati e vivilo all’ultimo respiro che in questo caso è magia davvero e se il tuo illusionista non saprà stupirti, fatti rimborsare, che certe occasioni vanno prese di faccia, che se non lasciano segni saranno giorni sprecati.

E allora sgrana gli occhi e portali in giro, che fa sempre comodo avere più luce, tu portali in giro e scrivilo sui muri “ok sono strana, ma lasciami sognare in pace”.
E non ti stancare di essere curiosa, che cose da capire ce ne sono a milioni, ma ci saranno alcune che non saprai spiegarti, e sarà inutile cercare un motivo, perché il trucco stavolta davvero non c’è.

E prenditi il tempo per goderti lo spettacolo, che i prestigiatori sono sul palcoscenico e loro lo sanno che c’è la voglia di restare a bocca aperta, che la realtà ogni tanto si ferma a guardare e saranno minuti che ti resteranno addosso, perché certe illusioni ti serviranno davvero.

E allora fregatene di rimanere con i piedi per terra, che le cose invisibili sono la vera magia. E faglielo capire che abbiamo bisogno di essere ingannati.
E non farci caso a chi ti dice “fai piano”, tu sogna più forte e lasciali parlare, che i bambini lo sanno ciò che conta davvero, fai la brava prosegui e tutto andrà bene.
E se non sai cosa fare agisci d’istinto, fai l’inchino e sorridi.
E abracadabra.

“Non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze : sarebbe una tragedia se lo credesse.” (Paulo Coelho

Qualunque cosa accada, fai sempre A modo tuo.

Alla corte di Madame Sitrì.

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C’è l’anima di un gatto ammaliante dentro ognuno di noi.

Ne senti la presenza, si aggira sinuoso fra un ideale tradito e un principio venduto al mercato rionale, rimane in agguato e non sai mai quando uscirà allo scoperto, in realtà preghiamo sempre che resti al suo posto, ma non sarà così. ci cammina dentro silenzioso, si muove furtivo attorno ai nostri ideali, ci tenta, ci seduce, ci rende instabili, ci rassicura, come un bacio lento che vorresti non finisse mai

È il nostro mistero, il nostro lato in penombra, ci graffia con i ricordi e ci ammalia con gli entusiasmi.
È il nostro riflesso imprevedibile, seducente e profumato come le prostitute del bordello di Madame Sitrì, ci illude, ci regala l’impressione di poterlo controllare, si sdraia docile ai nostri piedi, per poi sbranarci nei momenti meno opporuni.

Si impossessa di noi mentre discutiamo animatamente, mentre tiriamo sassi contro un dolore fuori controllo, mentre guardiamo la nostra America allontanarsi asciugandosi il viso. Pilota le nostre parole, quando le frantumiamo contro i muri di due occhi indifesi, esce fuori sfoderando artigli affilati e straccia le vesti di quell’anima che ci aspetta da sempre, si accanisce sulla carne di chi ci ascolta morendo in silenzio.

Nessun rumore, si lascia accarezzare e poi con un balzo improvviso si prende gioco di noi, è la nostra lingua impulsiva che sputa sentenze, la nostra voce alterata che sbandiera rancori, le nostre mani agitate che spostano aria rabbiosa.
Si muove con grazia il nostro gatto lascivo, si strofina indecente come un’amante vogliosa, con il sul manto lucido di una bellezza inquietante, poi svanisce ammiccante dietro la tenda della finta normalità, ci sfida a seguirlo alzando la coda, invita a duello il nostro volere insicuro.
È il nostro sabato ozioso, il nostro istinto più vero, il desiderio straziante di affondare le mani dentro una voglia indecente.

Dà la caccia in eterno al nostro autocontrollo, lo trova, lo sbrana, lo nasconde in soffitta, ogni tanto lo libera per torturarlo di nuovo.
È il nostro grido ovattato, che trova uno sfogo improvviso, è il fuggiasco in attesa di un carcere nuovo, è lo sparo mortale ad un sogno in affitto.
È come quando ti manca talmente qualcuno che ti senti un teatrante senza il suo boccascena.

E allora nel silenzio più totale la sento che si muove con passo felpato, finalmente la guardo e la lascio graffiarmi, mi spaventa e mi cura. L’ anima errante del mio gatto randagio.

“Ognuno di noi è una luna: ha un lato oscuro che non mostra mai a nessun altro.”
Mark Twain, Seguendo l’equatore

Se l’anima del mio gatto avesse una forma, mi piacerebbe che fosse così: Cats In The Cradle

Uno sguardo in Irlanda.

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Ci sono mari sconfinati e ci sono scogliere che li contengono. È così e niente potrà sciogliere l’abbraccio che li unisce.

Vivo da sempre in una città di mare e tutte le volte che mi trovo a passare sulla strada che costeggia la scogliera devo rallentare, a volte fermarmi e guardare verso l’infinito. Succede ogni maledetta volta. E da sempre, in quel preciso istante, nasce un’emozione che mi seduce. Ogni volta.
Ho sempre creduto che esistano due tipi di emozioni, quelle che si fermano agli occhi e quelle che arrivano allo stomaco.

Sì, perché certe sensazioni si piantano dentro, come certi gesti o certi amori.
E non importa se poi il momento passa, il senso di vuoto che toglie per un attimo il fiato ormai è dentro, giù, in fondo. Ormai fa parte di noi e nessuno potrà mai toglierlo da lì. Siamo legati, come il mare e la sua scogliera.

Ci sono emozioni che seducono il nostro stomaco, sono piccole cose, magari piccoli gesti, come una donna che si sposta una ciocca di capelli dagli occhi, ma lo fa in un modo che ci sorprende, lei neanche sa di quanto sia irresistibile in quel momento, di quanta bellezza sia capace di sprigionare, una bellezza che fa quasi male, come fosse un fastidio. Lei non lo sa di aver agitato il nostro mare, di aver fatto nascere una nuova emozione che ci seduce.

E non ci saranno liti o parole sbattute sul tavolo che riusciranno a strappare via quella scheggia dal respiro. Sarà così ogni volta che la guarderai negli occhi e ci vedrai l’Irlanda, o la vedrai sorridere e sentirai l’odore della Normandia, muove le mani e tu sei seduto su uno strapiombo portoghese, con l’Atlantico che minaccia tempeste.
E ti ci perdi in quegli occhi e in quei sorrisi e anche se lei smetterà di guardarti non importa, tu sentirai ancora il mare sotto di te che tira cazzotti agli scogli.

Perchè ormai sei là e se l’amore è volubile, tu non smetterai di pompare il salmastro nei polmoni, né di guardare i vortici dell’acqua, né di sentire le grida della tua emozione che ti seduce.

E allora non fa niente se lei se ne andrà, se porterà con sé i sospiri, i silenzi, i giardini d’estate, i baci voluti e quelli mai dati, i morsi alle labbra, le 9 e 40 e i giorni di vento, le strade in campagna e le ore a parlare, i biglietti non scritti i “noi ci sentiamo”, i sogni e i cassetti, i parcheggi assolati, il tempo in attesa di un treno in arrivo, i “dammi le mani, non senti che tremo”, restiamo in silenzio che voglio sognare, che è il nostro modo di fare l’amore.

Ci sono mari e ci sono strapiombi, a volte mancano sia gli uni che gli altri, esistono solo alcuni impercettibili sospiri interrotti, che resteranno dentro lo stomaco in attesa di una scogliera e della sua emozione che ci seduce.

” Ci sono cattivi esploratori che pensano che non ci siano terre dove approdare solo perché non riescono a vedere altro che mare attorno a sé.” Francesco Bacone

Se vi capitasse di viaggiare e incontrare la vostra scogliera, se volete, senza impegno, mandatemi una cartolina

Alla fine sono un uomo “anch’io”.

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Premessa: a casa va tutto bene. No, così, giusto per tranquillizzare parenti e amici.

Non riesco a dire “addio”. Vi posso assicurare che in alcuni casi è un limite davvero problematico.

Capirne il motivo non è cosa semplice, non saprei spiegarlo, nei rapporti con le persone non mi rispiarmio molto, all’inizio potrei sembrare timido e riservato, e forse lo sono veramente, ma una volta preso “coraggio” mi lascio andare e i sentimenti che provo, piacevoli o no che siano, vengono fuori, inevitabilmente. In un rapporto di coppia non mi vergogno a dire “ti amo”, certo, con i miei tempi e centellinati come le gocce del Plasil, ma lo dico. Non posso certo essere definito un uomo “anch’io”, quelli che non si sbilanciano troppo, quelli che quando la loro compagna li guarda negli occhi e pronuncia le fatidiche due parole, loro sorridono e rispondo “anch’io” o “idem” se hanno visto 127 volte Ghost.

Ma quel pesante “addio” proprio non mi esce, non solo, mi rifiuto persino di pensarlo, inconsciamente so benissimo che quella sarà “l’ultima volta” ma mi piace darmi un altro appuntamento, pensare che sono stato bene in luogo e l’anno prossimo potrei anche tornarci. In sostanza, un modo raffinato di prendermi in giro. Non sto parlando solo di saluti definitivi ad amanti, amici, persone comuni, ma anche di lavori, oggetti, luoghi. In ognuna di queste occasioni sarà comunque un distacco doloroso. Spesso mi è capitato anche di lasciare posti e persone senza neanche sapere che li stavo lasciando, convinto veramente che li avrei rivisti e devo ammettere che mi sono sentito pure peggio, perciò, per assurdo, se lascio qualcosa o qualcuno lo voglio sapere.

Quando capita mi comporto in modo strano, divento sfuggente, cerco di prolungare il più possibile il tempo che mi separa dal distacco, come quando ti tieni le mani per trattenerti ancora, si cercano invano bugie più belle tipo “ci sentiamo presto” oppure “appena sono dalle tue parti ti chiamo” ed entrambi sappiamo che non sarà così. Le frasi dei saluti, gira e rigira sono sempre quelle,

Come sempre sto girando intorno al punto cruciale. E’ inutile prenderla alla larga, uno dei distacchi più duri è quello amoroso.

Sia quando siamo noi a decidere, sia quando è l’altra persona a farlo, il momento dell’addio sarà comunque come un lutto e andrà celebrato con solennità e rispetto. Probabilmente lo condivideremo con altre persone, si, perchè è un fardello troppo pesante da portare da soli e non vedremo l’ora che qualcuno venga in nostro soccorso. Per fortuna c’è un universo di facchini, fatto di amici veri pronti a sobbarcarsi un po’ del nostro peso.

Ci sono vari modi per dirsi addio in amore. Uno di questi è fatto di allontanamenti lenti, quasi per rendere meno traumatico il distacco, uno stillicidio di messaggi e chiarimenti, un percorso più o meno lungo, entrambi sappiamo dove ci porterà, ma abbiamo bisogno di convincersi lentamente e in un certo senso, illudersi. Vogliamo credere che ci sia ancora una tranquilla routine che in qualche modo ci fa sentire al sicuro. Sul momento puo’ sembrare un passaggio più soft, ma alla lunga si trasformerà in una sorta di lenta agonia. Lo so, posso sembrare un po’ troppo drastico, ma preferisco la seconda soluzione. Quella del taglio netto.

Sono per il cassetto chiuso a chiave, da non riaprire, sai che c’è, che rimarrà lì per sempre, ma per il bene di entrambi è meglio non aprirlo. Il distacco netto, puo’ sembrare terribile, ma è la premessa migliore per un nuovo inizio. Tendenzialmente non amo pensare che “il tempo è un gran dottore”, ma è innegabile che il tumulto che abbiamo nell’anima alla lunga si poserà, farà un nuovo sedimento e noi continueremo ad andare avanti, anche se ci resterà il nodo alla gola per ciò che sarebbe potuto essere e non sarà mai.

E allora non ci resta che accusare il colpo, raccogliere tutti i nostri pezzi e salutarsi come fanno gli scout, auguranosi “Buona strada” e con i nostri tempi cercare di proseguire, con qualche ammaccatura in più, un po’ più cinici un po’ meno sognatori, ma sarà una nuova occasione per tornare ad amarci. E magari capiremo che il mondo non è fatto solo di addii.

Si, il mondo degli addii è decisamente molto complesso e soprattutto doloroso, ecco, forse è per questo motivo che non riesco a dirlo, probabilmente mi manca il coraggio di ammettere che quell’istante segnerà un punto definitivo di chiusura. Ed è in quel preciso momento che, per una volta, quando qualcuno mi dirà “ti dico addio” io risponderò “anch’io”.

“Con ogni addio impari.

E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.

E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.

E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto
non con il dolore di un bimbo.

Ed impari a costruire tutte le strade oggi
perché il terreno di domani è troppo incerto
per fare piani. Dopo un po’ impari che il sole scotta,
se ne prendi troppo.

Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima,
invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare,
che sei davvero forte, e che vali davvero.”
Jorge Luis Borges.

Cari Billy e Mag, io la vedo così…

harry sally

Oggi vorrei affrontare un argomento vecchio come il mondo, e questo già vi fa capire il grado di originalità che mi pervade in questi giorni.

Ok, non ci girerò intorno e andrò dritto al punto. Puo’ esistere l’amicizia fra uomo e donna? si, lo so, potrei già chiudere qui questo post. ma sto diventando davvero cattivo e quindi proseguirò nei miei vaneggiamenti. Mi dispiace per voi.

La risposta più gettonata di solito è: no, non puo’ esistere, non c’è verso, prima o poi subentrano i sentimenti forti e l’amicizia si trasforma in qualcosa di diverso, spesso chiamato amore. Sembra un dogma, un concetto marchiato a fuoco, e i film e le serie tv non fanno altro che avvalorare questa affermazione. Billy Cristal e Mag Ryan in “Harry ti presento Sally” ne sono un esempio lampante.

Il mio punto di vista è, ovviamente, diverso, tanto per cambiare.
Credo che uomini e donne possano essere amici, grandi amici addirittura.

Ma non voglio fare l’ipocrita, è ovvio che ci siano differenze fra amicizie uomo-uomo e quelle uomo-donna. Il primo caso è indubbiamente più semplice, tra di noi spesso ci consideriamo i fratelli che non siamo mai stai o che non abbiamo mai avuto, possiamo parlare di donne, calcio, politica, ma anche di sentimenti. Solo che quest’ultimi sono esposti in modo diverso rispetto a come si farebbe parlando con una donna. Tra uomini affrontiamo le questioni sentimentali in termini molto più pratici, usando parole “da uomini” per l’appunto, perchè di solito ragioniamo su un livello emotivo identico e non abbiamo bisogno di preoccuparci troppo di urtare la sensibilità di chi ci ascolta. Alla fine quasi sempre, chiudiamo il discorso con una battuta maschilista a sfondo sessuale di fronte ad una birra media.

Con un’amica donna non può e non deve essere così. Qui è tutto diverso, è una questione di equilibri. E ognuno ha i suoi. I rischi, enormi, in questo rapporto sono due: quello di innamorarsi e quello di scoprirci a essere gelosi.
Quando il legame diviene particolarmente forte, c’è la possibilità, molto concreta peraltro, che si insinui in noi il dubbio di essersi invaghiti l’uno dell’altra. E qui iniziano i dolori.
Questa circostanza, non scontata ma probabile, nasce da convinzioni, spesso di natura culturale, secondo le quali quello fra uomo e donna è l’espressione massima di amore.
Permettetemi di dissentire. Non sono mai stato un amante delle classifiche in generale (tranne di quella di serie A degli ultimi tre anni…ma questo è un altro discorso), tantomeno in campo sentimentale. L’amore ha varie forme e trovo assurdo catalogarle all’interno di una scala gerarchica. La forza di un sentimento è data dalle persone che lo vivono, siano esse amanti, coniugi, amici, fino ad arrivare ai genitori e figli. Non ci sono amori di serie b.

Tornando all’amicizia uomo – donna, dicevo che la questione di fondo è riuscire a distinguere il tipo di rapporto che ci lega, pur forte che sia, non è detto che sia per forza amore.
Certo, capita spesso che due buoni amici, anche di lunga data, finiscano per stare insieme come coppia, e non c’è assolutamente niente di male in questo, però secondo me, esisteva già una forma latente di, chiamiamola, attrazione fisica, infatuazione, magari anche a livello inconscio o che più semplicemente  abbiamo cercato di non far uscire, di soffocare, con evidenti scarsi risultati.
Per la gelosia è un discorso diverso. Può manifestarci anche nell’amicizia fra uomini, magari perché uno dei due inizia una relazione di coppia e tralascia, anche involontariamente, il rapporto con l’amico. E allora ci possiamo sentire trascurati se non addirittura traditi.
Figuriamoci fra uomo e donna. Basta una parola pronunciata con un’inflessione diversa, più distaccata, oppure una faccina neutra all’interno di un messaggio altrettanto neutro per far scattare la paranoia seguita da enormi dubbi esistenziali.

Come dicevo all’inizio, è importate che ognuno trovi il giusto equilibrio. Imparare a dosare ben la frequenza degli incontri o dello scambio di messaggi.
Personalmente mi piace gestire le amicizie a “corrente alternata”, prendendomi delle pause, più o meno lunghe per poi concentrare magari in un pomeriggio gli scambi di opinione, prendendomi tutto il tempo necessario per ascoltare e raccontarmi. È il mio metodo per evitare di “correre rischi”. Tendo ad essere auto ironico, soprattutto per sentirmi meno attraente, anche se vi assicuro che non ce ne sarebbe bisogno.

Alcuni sostengono anche la teoria secondo la quale l’amicizia fra i due sessi puo esistere solo se uno dei due ha un aspetto fisico, diciamo, discutibile. Ecco, questa mi pare onestamente una cattiveria bella e buona. Qui si scade nella mancanza di rispetto ed è una delle cose che mi danno più fastidio in assoluto. E’ come dire che con le persone che non hanno un aspetto che a me piace posso sentirmi libero di frequentarle senza correre il rischio di rimanerne coinvolto. Già…e dell’altra persona ne vogliamo parlare?, dei sentimenti che puo’ provare o che comunque rischiamo di fargli provare. Si, più ci penso e più la cosa mi distruba (e mi fa anche un po’ schifo, se proprio devo dirla tutta).

Ognuno deve trovare il suo metodo per mantenere il giusto equilibrio, non ce n’è uno giusto o sbagliato, è importante capire fin dove vogliamo arrivare, conoscere le nostre linee di confine e, magari, anche quelle dell’altra persona.
E’ un po’ come giocare a golf: la direzione del vento, la scelta del ferro, la pendenza del terreno e la potenza del tiro, tutto deve essere calibrato. All’inizio non sarà facile, ma imparando a conoscersi tutto verrà più naturale.

Avere un’amicizia vera con una donna puo’ essere un’esperienza entusiasmante nella vita di un uomo. E’ una pallina che devi solo imparare a colpire.

“Ti rendi conto vero che non potremo mai essere amici.
Perché no?
Beh ecco… e guarda che non ci sto provando in nessunissimo modo. Uomini e donne non possono essere amici perché il sesso ci si mette sempre di mezzo.
No non è vero, io ho tantissimi amici maschi e il sesso non c’entra per niente.
Non è così.
Sì, invece.
No invece.
Si invece.
Tu credi sia così.
Stai dicendo che io ci vado a letto senza accorgermene?
No, sto dicendo che loro vogliono venire a letto con te.
Non è vero.
È vero.
Non è vero.
È vero.
E come lo sai?
Perché nessun uomo può essere amico di una donna che trova attraente, vuole sempre portarsela a letto.
Allora stai dicendo che un uomo riesce ad essere amico solo di una donna che non è attraente?
No, di norma vuole farsi anche quella.
Ma se lei non vuole venire a letto con te?
Non importa, perché il click del sesso è già scattato quindi l’amicizia è ormai compromessa e la storia finisce li.
Credo che non saremo amici allora.
Credo di no.
Ah è un peccato. Eri l’unica persona che conoscevo a New York.” (cit. dal film “Harry ti presento Sally”).

Dalla ionosfera al grand canyon in un battere di mani.

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Oggi parliamo d’amore, vi va? Lo so, uomini all’ascolto, ci sono argomenti più accattivanti, tipo il derby di domenica scorsa o le tecniche di caccia al cinghiale, vi prometto che i prossimi post saranno su questi argomenti. Parola di Pinocchio.

È da poco passato San Valentino, la festa per eccellenza, il tripudio dei cuori, dei baci Perugina e degli orsacchiottoni. Ve lo dico subito: è una festa che non mi piace e forse anche per questo ne parlo con un voluto ritardo.
Non giudico coloro che la festeggiano, ci mancherebbe altro, però penso che quelli di noi che hanno la fortuna di aver trovato l’altra metà della mela (o che sentono di averla trovata) siano già miracolati così, senza bisogno di sbattere in faccia agli altri la loro felicità, insomma, senza il diritto di avere una festa tutta per loro, come a sottolineare che ce ne sono altri che semplicemente hanno avuto meno fortuna.
E già qui ne ho sparata una grossa, ma è niente rispetto a quella che sto per dire.
Sopporto ancora meno quelli che ostentano a tutti i costi il loro status di single, rivendicando il privilegio della libertà e dell’indipendenza, cercando di persuadere gli altri che vivere senza una persona vicino è meglio.

Siamo stati tutti delusi dall’amore, chi più chi meno, e tutti abbiamo sperimentato le due condizioni di “coppia” e di “single”, abbiamo sofferto da matti? Ci mancava la terra sotto i piedi?, siamo stati traditi, umiliati, usati? Ok, ci sta tutto, avete tutte le ragioni del mondo per essere incazzati con l’amore, tutte…tranne una: non siamo fatti per stare da soli, ognuno di noi ha bisogno di donare qualcosa di sè e di ricevere qualcosa dagli altri. È il mettersi in gioco, il rischiare di uscirne a pezzi, il provare emozioni che le parole non potranno mai descrivere. Parlo di questo, di aspettare ore chiuso in macchina davanti al portone di casa sua solo per vederla/o un attimo, prima che svanisca fra la gente, parlo di sospiri e pianti e promesse e insulti, parlo di Oberon e Titania, de “Il bacio” di Klimt, di un Marco e Piero (qualunque) o di una Martina e Veronica. Qualunque.

Nessuno di noi nasce con il desiderio di stare da solo, è una condizione che ci scegliamo, o nella peggiore delle ipotesi, che siamo costretti a scegliere per essere più forti e meno vulnerabili, per metterci al riparo da sofferenze e ci convinciamo che stiamo bene così. Lo capisco e se facciamo un bilancio probabilmente i dolori superano di gran lunga gli attimi di felicità, o quantomeno fanno un male insopportabile, però…oh…quant’era bello quando era bello?
Di solito la mente umana tende a cancellare i brutti ricordi e a mantenere quelli belli, in amore non è così. Basta un attimo solo, un soffio leggero per spazzare via tutte le promesse che ci siamo fatti e le gioie che abbiamo condiviso e a distanza di tempo le ferite continuano a bruciare e gli attimi di felicità a svanire.
Perchè i sentimenti sono bastardi, un momento ti portano nella ionosfera e il momento dopo ti scaraventano nel grand canyon. E in entrambi i casi fai fatica a capire ciò che ti sta succedendo.

Detto questo, ognuno è libero di vivere i suoi sentimenti come meglio crede, perciò lunga vita agli orsacchiottoni cucciolosi e ai single battaglieri, perchè siamo tutti comunque innamorati di qualcosa, un libro, un film, un animale, una qualsiasi cosa che faccia battere il cuore.
Quindi festeggiamo ciò che ci fa innamorare davvero, fregandocene se è San Valentino, San Faustino o San Siro, strizziamo gli occhi e battiamo le mani per diventare invisibili fra la folla e lasciamoci trasportare dai sentimenti.

Adesso largo ai festeggiamenti, qualunque giorno sia.